DIRETTA – Ucciso soldato UNIFIL – Trump mette nel mirino il petrolio iraniano

Sabato 28 febbraio, Israele ha dato il via a un nuovo attacco contro l’Iran, con missili che hanno colpito diverse zone della capitale Teheran. Centinaia le vittime, compresa la Guida suprema Ali Khamenei, cui è succeduto il figlio, Mojtaba Khamenei. L’attacco è giunto solamente due giorni dopo la ripresa dei colloqui tra Iran e USA, dei quali Trump si era detto non soddisfatto nonostante l’Oman, lo Stato mediatore, avesse parlato di “un’apertura senza precedenti” a nuove idee per un accordo sul dossier sul nucleare. In risposta all’aggressione israelo-statunitense, l’Iran ha bombardato diverse basi statunitensi nei Paesi del Golfo. I raid tra le parti sono andati avanti tutto il fine settimana e per i giorni successivi. Nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 marzo, la milizia libanese Hezbollah ha lanciato un attacco contro una base israeliana ad Haifa, aprendo un nuovo fronte della guerra; nella tarda serata di lunedì 9 marzo, i pasdaran hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, facendo schizzare i prezzi del petrolio. A fine mese si sono uniti al conflitto anche gli Houthi, lanciando diversi missili verso Israele.


Sono due i soldati dell’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano, uccisi dall’attacco di ieri sera. A dare la notizia sono gli stessi caschi blu. Intanto, secondo l’emittente qatariota Al Jazeera un attacco israeliano avrebbe ucciso un soldato libanese nel sud del Paese.


Il segretario di Stato USA Marco Rubio è stato intervistato dall’emittente qatariota Al Jazeera. Rubio ha dichiarato che “i missili a corto raggio lanciati dall’Iran hanno un solo scopo: attaccare l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, il Kuwait e il Bahrein”, e che per tale motivo l’Iran devesmettere di produrre i droni e i missili che abbiamo visto di recente”.

Rubio ha anche affermato che “in un modo o nell’altro”, l’Iran sarà costretto a riaprire lo Stretto di Hormuz, e che gli USA si starebbero preparando a formare – e guidare – una coalizione militare internazionale nell’eventualità in cui dovessero decidere di intervenire militarmente. “Se l’Iran scegliesse di chiudere lo Stretto di Hormuz dopo la fine dell’operazione militare, dovrà affrontare gravi conseguenze”.


Il presidente degli USA Donald Trump ha rilasciato un post sul proprio social Truth in cui torna a minacciare di distruggere “completamente” tutti gli impianti di generazione elettrica e i pozzi petroliferi iraniani se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz; gli USA hanno anche minacciato di distruggere e attaccare l’isola di Khark, il principale centro logistico di idrocarburi dell’Iran e – “forse” – gli impianti di desalinizzazione.


Il governo spagnolo ha disposto la chiusura dello spazio aereo per tutti i velivoli coinvolti nella guerra all’Iran. Il divieto riguarda tanto gli aerei impegnati nei bombardamenti quanto quelli di supporto e rifornimento. Negato l’utilizzo agli USA delle basi aeree di Rota e Morón de la Frontera, nonostante le minacce di un embargo commerciale. Crescono dunque le tensioni tra Madrid e Washington.


A Islamabad, capitale del Pakistan, si è appena concluso un vertice tra i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto che, insieme ai padroni di casa, hanno discusso del conflitto in corso in Asia occidentale.

I quattro Paesi invocano la de-escalation, ponendo enfasi sull’unità del mondo musulmano. Il vertice avrebbe lavorato per porre le basi a un tavolo negoziale tra le parti in guerra. Il Pakistan, Paese ospitante, si candida per questo ruolo. 

Se da un lato il presidente USA Trump oscilla tra aperture a tavoli diplomatici e ipotesi di invasioni terrestri, dall’altro Teheran alza un muro sull’ipotesi negoziale.


Una nuova ondata di missili iraniani è stata lanciata verso Israele. Sirene nel nord del Paese. Colpita la raffineria Bazan ad Haifa.


La missione UNIFIL, dispiegata in Libano, ha comunicato la morte di un peacekeeper e il ferimento di un altro soldato, entrambi indonesiani. Sono stati colpiti da alcuni proiettili, la cui provenienza non è stata ancora specificata da UNIFIL.

Nel frattempo è arrivata la condanna da parte di António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, che invoca il rispetto del diritto internazionale.


Israele ha lanciato un nuovo attacco aereo sulla periferia meridionale di Beirut. Il bilancio delle vittime non è ancora definitivo ma si contano già diversi morti e feriti tra la popolazione civile.

L’Iran ha confermato la morte di Alireza Tangsiri, comandante della marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, ferito nei giorni scorsi durante un bombardamento israeliano.


Le autorità del Kuwait hanno confermato l’attacco iraniano a un impianto di dissalazione, segnalando l’uccisione di un lavoratore indiano. Si tratta della rappresaglia annunciata da Teheran a seguito dei bombardamenti subiti ai siti industriali e strategici, ad opera di Israele e Stati Uniti.


  • Intervistato dal Financial Times nella giornata di ieri, Trump ha detto senza mezzi termini che gli USA vorrebbero “prendere il petrolio iraniano”, similmente a quanto fatto poche settimane fa con il Venezuela di Maduro. “Quello che preferirei è prendere il petrolio in Iran, ma alcune persone stupide negli Stati Uniti dicono: perchè lo stai facendo? Ma sono persone stupide” ha riferito il presidente al quotidiano. Per portare a termine l’obiettivo, sarebbe necessario impadronirsi dell’isola di Kharg, hub di esportazione della maggior parte del petrolio iraniano. “Magari prendiamo l’isola di Kharg, non lo so. Abbiamo molte opzioni” ha dichiarato Trump. Nelle ultime settimane, gli USA hanno schierato circa 10 mila marines in Medio Oriente.
  • Attacchi in tutto l’Iran hanno colpito scuole, infrastrutture energetiche e zone residenziali, mentre Israele ha dichiarato di aver intercettato alcuni missili iraniani. Attacchi con droni sono proseguiti su molti dei Paesi del Golfo.
  • I prezzi del greggio hanno sfiorato questa mattina i 116 dollari a barile, la cifra più alta in due settimane.
  • Un attacco missilistico ha colpito per la prima volta la base USA Victory, a Baghdad: non ci sono feriti perchè l’area era stata recentemente evacuata.

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