L’Iran uccide due soldati statunitensi in un attacco e si ritira dalle trattative di pace

È stata una notte di escalation quella tra ieri e oggi, 19 luglio, in Iran. Nel mezzo dei combattimenti ripresi ormai da oltre una settimana, gli Stati Uniti hanno confermato che un attacco iraniano è riuscito a penetrare le difese giordane, uccidendo due propri soldati. L’esercito di Washington ha così comunicato il lancio di un’ulteriore ondata di bombardamenti, che si sono concentrati nelle aree meridionali dell’Iran, prevalentemente sulle città costiere e sull’importante isola di Qeshm. Teheran, nel frattempo, ha continuato i propri attacchi di ritorsione contro i Paesi del Golfo, mentre sul fronte diplomatico pare tutto fermo: il viceministro degli Esteri iraniano Gharibabadi ha accusato gli USA di non avere rispettato i termini dell’accordo siglato un mese fa e ha annunciato che, a fronte delle violazioni statunitensi, anche l’Iran ha sospeso i propri impegni nell’ambito del memorandum di Islamabad.

L’uccisione dei due soldati statunitensi in un raid iraniano ha rilanciato ulteriormente i combattimenti nella regione dell’Asia Occidentale, in un momento della guerra che risultava già teso. Secondo quanto comunicato dal Comando Centrale degli USA (CENTCOM), l’attacco iraniano è stato lanciato sabato 17 luglio e, in seguito a esso, un terzo militare risulta disperso. La dichiarazione di Washington segna un punto di svolta nel conflitto: l’annuncio costituisce infatti la prima conferma di vittime da parte degli USA dalla rottura del memorandum di intesa siglato lo scorso 17 giugno. Il comunicato del CENTCOM è arrivato nella sera di ieri, 18 luglio, ed è stato seguito da un ulteriore annuncio, in cui il comando militare ha dichiarato l’avvio dell’ottava operazione aerea contro l’Iran dalla ripresa del conflitto. Sono stati presi di mira diversi snodi strategici dell’Iran meridionale, tra cui il porto di Bandar Abbas e l’isola di Qeshm. Il primo rappresenta una delle più importanti infrastrutture della Repubblica Islamica, poiché si affaccia direttamente sullo Stretto di Hormuz e sulla stessa isola di Qeshm; quest’ultima, invece, risulta la principale piattaforma navale di Teheran e ospita diverse piattaforme missilistiche.

La stessa Repubblica Islamica non ha arrestato i propri attacchi. Nella notte sono stati segnalati attacchi in Kuwait, Bahrein e nella stessa Giordania, ed è stato riportato anche un attacco con droni alla base statunitense di Erbil, nel cosiddetto “Kurdistan iracheno”. In Kuwait, in particolare, è stato denunciato un attacco contro un impianto di produzione di energia e contro le infrastrutture petrolifere del Paese, così come un’offensiva rivolta a un impianto di desalinizzazione; l’Iran non ha commentato tali ricostruzioni. L’escalation notturna è stata accompagnata da una dichiarazione del viceministro Gharibabadi, che, dopo avere accusato gli Stati Uniti di avere disatteso e sospeso tutti i propri impegni nell’ambito del memorandum di Islamabad, ha affermato: «Anche noi abbiamo sospeso i nostri impegni e non li stiamo attuando, e siamo impegnati nella difesa del Paese». Sul fronte diplomatico, insomma, la situazione resta particolarmente tesa e pare non avanzare.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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