Crollo del Ponte Morandi: condannato a 12 anni l’ex ad di Autostrade

A quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi, il tribunale di Genova ha emesso la sentenza di primo grado nei confronti di Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, condannandolo a 12 anni di carcere. Il verdetto si inserisce in un processo che vedeva imputate 57 persone: le condanne sono state 32, per reati che comprendono crollo colposo, omicidio colposo e omicidio stradale. Tra i condannati figurano anche diversi ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e di Spea Engineering, le società incaricate della gestione e della manutenzione dell’infrastruttura. Il Ponte Morandi crollò il 14 agosto 2018, quando cedette uno dei tre piloni che sostenevano il viadotto, provocando il collasso di circa 200 metri di carreggiata. Al momento del disastro sul ponte transitavano una trentina di veicoli: morirono 43 persone.

La sentenza del Tribunale di Genova rappresenta il primo pronunciamento giudiziario sui fatti avvenuti quasi otto anni fa. La procura aveva chiesto per Castellucci una condanna a 18 anni e 6 mesi di reclusione. Durante la lettura del verdetto, l’ex amministratore delegato di ASPI non era presente in aula: Castellucci si trova attualmente in stato di detenzione in esecuzione di una condanna a sei anni di carcere per la vicenda del viadotto Acqualonga, a Monteforte Irpino, in provincia di Avellino, dove il 28 luglio 2013 un pullman precipitò a causa di un guasto all’impianto frenante e del cedimento dei guardrail, provocando la morte di 40 persone. I legali di Castellucci hanno annunciato che presenteranno ricorso contro la sentenza.

Con Castellucci sono stati condannati anche l’ex capo delle manutenzioni di Autostrade per l’Italia, Michele Donferri, a cui sono stati inflitti 11 anni di reclusione, e l’ex direttore delle manutenzioni della stessa società, Gabriele Camomilla, condannato a sei anni. Cinque anni e sei mesi sono stati invece inflitti all’ex direttore centrale delle operazioni, Paolo Berti. Tra i condannati figurano anche diversi ex dirigenti di Spea Engineering: Maurizio Ceneri ed Emanuele De Angelis sono stati condannati a 10 anni di reclusione, mentre l’ex amministratore delegato Antonino Galatà a 5 anni e 6 mesi. Condannato infine a 5 anni di reclusione l’ex direttore della vigilanza sulle concessioni del ministero dei Trasporti Mauro Coletta.

Le indagini sul crollo del Ponte Morandi durarono quattro anni. In un primo momento, i tecnici attribuirono il disastro a una serie di «difetti esecutivi» del progetto originario e alla mancata manutenzione della struttura. Nel 2020, gli accertamenti stabilirono che, se i controlli fossero stati eseguiti correttamente, il crollo non si sarebbe verificato. La difesa ha sempre sostenuto la tesi dell’esistenza di un «vizio occulto» nella costruzione del ponte, risalente alla sua realizzazione negli anni Sessanta. Nel 2022 si aprì il processo a carico dei 57 imputati, che vennero rinviati a giudizio, mentre Spea Engineering e Autostrade per l’Italia – all’epoca controllata all’88% dalla holding della famiglia Benetton, Atlantia – patteggiarono il pagamento di 30 milioni di euro, evitando così il processo penale in quanto enti. La notizia del crollo ebbe un forte impatto sull’opinione pubblica e, nel 2021, Atlantia cedette la propria partecipazione in Autostrade per l’Italia a Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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