DIRETTA – Ucciso soldato UNIFIL – Trump mette nel mirino il petrolio iraniano


“Ho letto interpretazioni totalmente errate sul documento approvato oggi da alcune nazioni europee e non, tra cui l’Italia. Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo”.

Così il ministro della Difesa Guido Crosetto ha commentato le ultime notizie sul comunicato rilasciato da Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone. Con tali parole, arriva la smentita definitiva del fatto che i Paesi non avvieranno iniziative militari sullo Stretto di Hormuz.


Gli Stati Uniti hanno approvato pacchetti di vendita militari per un valore di 16,46 miliardi ai Paesi del Golfo. A dare l’annuncio è l’ufficio del Segretario di Stato USA Marco Rubio, in una serie di note stampa: i pacchetti prevedono la vendita di munizioni da intercettazione, pezzi di ricambio e attrezzatura di difesa e andranno a Kuwait, Emirati e Giordania. Il Segretario, si legge nelle varie note, “ha determinato e fornito una giustificazione dettagliata dell’esistenza di un’emergenza che richiede la vendita immediata” dell’equipaggiamento militare, rinunciando così al requisito dell’approvazione del Congresso.


Dopo le ambigue dichiarazioni rilasciate da Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone, il ministro Tajani è intervenuto per chiarire la natura del documento sottoscritto dai sei Paesi e rilasciato da Londra: “La dichiarazione di Londra è un documento politico, non militare, per cercare di creare le condizioni per garantire la libertà di circolazione marittima, per lavorare insieme parlando con le varie parti, dando messaggi politici. Non siamo parte della guerra, e non vogliamo essere parte della guerra”.

Le dichiarazioni del ministro sembrano insomma smentire l’ipotesi di una possibile missione marittima per garantire il delle petroliere Hormuz, che avrebbe incontrato le richieste del presidente degli USA Trump. Abbiamo parlato della proposta di Trump di formare una “Coalizione Hormuz” in un articolo de L’Indipendente.


Il ministro dell’Energia israeliano Eli Cohen ha annunciato che la raffineria di petrolio di Haifa, appartenente al gruppo Bazan, è stata colpita da un attacco missilistico iraniano. Il ministro ha comunicato che una persona è rimasta leggermente ferita, ma che la struttura non ha riportato danni significativi.


Il Regno Unito, la Francia, la Germania, l’Italia, i Paesi Bassi e il Giappone affermano che adotteranno misure per stabilizzare i mercati energetici e si dichiarano pronti a partecipare agli “sforzi appropriati” per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz. L’annuncio è stato dato in una dichiarazione congiunta apparsa sul sito del governo britannico.

Nel comunicato i leader chiedono all’Iran di cessare gli attacchi contro le navi mercantili e le infrastrutture petrolifere del Golfo. I leader non hanno specificato quali siano le misure che adotterebbero per garantire il passaggio da Hormuz


Secondo un rapporto preliminare diffuso dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, l’aggressione israelo-statunitense ha provocato danni a 44.656 unità abitative, commerciali e uffici del settore privato in 18 province del Paese. Si parla, in totale di 799 unità abitative e commerciali del settore privato completamente distrutte e 44.656 unità danneggiate.


Gli effetti della nuova escalation della guerra in Asia Occidentale iniziano a farsi sentire. Questa mattina, i future sul petrolio Brent hanno superato i 115 dollari al barile, il livello più alto da oltre una settimana. Anche i prezzi del gas sono aumentati del 30%. Nonostante l’annuncio serale di Trump, l’Iran ha continuato la propria ritorsione sui siti energetici dei Paesi limitrofi anche questa mattina, rispondendo agli attacchi israeliani di ieri sul sito di South Pars.

La presa di mira diretta degli impianti petroliferi e del gas alza il livello del conflitto e rischia – come testimoniato dai prezzi di apertura della mattina – di aggravare la crisi del costo del carburante e degli idrocarburi. Ne abbiamo parlato in un articolo de L’Indipendente.


Un parlamentare iraniano ha proposto di imporre pedaggi e tasse alle navi che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz. La proposta deve ancora venire discussa dal Parlamento iraniano.


Un video che circola online mostra l’impatto di un missile iraniano su Tel Aviv. In generale, dalle immagini che girano sui canali indipendenti, pare che la capitale israeliana sia stata colpita diffusamente dagli attacchi di risposta di Teheran.

Intanto le sirene di allarme stanno risuonando su tutta l’area attorno a Tel Aviv.


Due palestinesi sono stati uccisi da un attacco di droni israeliani che ha colpito il quartiere di Zeitoun a Gaza City. A dare la  notizia sono fonti mediche dell’ospedale di al-Shifa al quotidiano qatariota Al Jazeera. In generale, nonostante diminuiti di intensità, gli attacchi israeliani non si stanno fermando, nemmeno a guerra in corso. Sempre questa mattina, è stato riportata l’uccisione di un altro palestinese in seguito a un’ulteriore attacco israeliano con drone; l’attacco ha preso di mira il quartiere Tuffah di Gaza City. Altri attacchi sono stati condotti a Khan Younis.

Intanto, le autorità israeliane hanno comunicato di avere parzialmente riaperto il valico di Rafah. È la prima volta che il confine viene riaperto dall’inizio della guerra all’Iran.


I vigili del fuoco del Kuwait hanno dichiarato che sei squadre di pompieri stanno operando per contrastare due incendi presso le raffinerie di Mina Al-Ahmadi e Mina Abdullah. Le autorità hanno confermato che gli incendi sono seguiti ad attacchi mirati contro gli impianti.


La stampa statunitense e internazionale sta diffondendo diverse indiscrezioni sulla futura gestione dell’amministrazione Trump della guerra. Secondo un articolo del Washington Post, il Pentagono avrebbe chiesto alla Casa Bianca di avanzare una richiesta al Congresso degli Stati Uniti per un finanziamento di oltre 200 miliardi di dollari da indirizzare verso la guerra in Iran. L’agenzia di stampa Reuters, invece, riporta che l’amministrazione Trump starebbe valutando la possibilità di schierare migliaia di soldati per rafforzare le proprie operazioni in Asia Occidentale.


Il Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita afferma che un drone si è schiantato presso la raffineria Samref di Saudi Aramco nel porto di Yanbu. La stima dei danni è ancora in fase di valutazione.


Siamo entrati nel ventesimo giorno di guerra. Ecco i principali fatti della notte.

  • Con 53 voti a favore e 47 contro, il Senato statunitense ha nuovamente respinto una risoluzione che avrebbe obbligato Donald Trump a ottenere l’autorizzazione del Congresso per qualsiasi azione militare contro l’Iran limitandone i poteri.
  • L’ambasciatore iraniano all’ONU ha chiesto un risarcimento agli Emirati Arabi Uniti per il loro coinvolgimento nella guerra e per le perdite provocate alla Repubblica Islamica.
  • La ritorsione iraniana è andata avanti tutta la notte, e si è abbattuta sui Paesi del Golfo, le loro infrastrutture, e le petroliere situate nello Stretto di Hormuz. In Arabia Saudita, l’Iran ha scagliato almeno due attacchi, prendendo di mira una raffineria nell’area meridionale di Riyad. Sulle coste degli Emirati è esplosa una petroliera. Le campane di allarme hanno iniziato a suonare anche in Qatar, dove è stata presa di mira la raffineria Ras Laffan, una delle maggiori al mondo; nel Golfo è stata inoltre colpita una petroliera. In Iraq sono state attaccate le infrastrutture energetiche, oltre alle ormai solite aree a controllo statunitense di Erbil e Baghdad. Attacchi, infine, anche in Kuwait – dove è stata colpita una base americana – e in Bahrein.
  • L’Iran ha lanciato un poderoso attacco missilistico contro Israele, prendendo di mira 118 punti nel nord e nel centro del Paese. Tra gli obiettivi colpiti, la capitale Tel Aviv. Scagliati inoltre attacchi in 80 punti nelle aree centro-meridionale e meridionale del Paese, che hanno bersagliato le zone di  Rishon, Letzion e Ramla, Eilat, Ramat, Gan Bnei Brak, Bat Yam, e Holon; qui sono stati colpiti più bunker e droni distruttivi.
  • I combattimenti tra Hezbollah e Israele nel sud del Libano sono andati avanti tutta la notta. Il movimento libanese reclama di avere distrutto tre carri armati Merkala, portando a sei il numero di carri armati distrutti nelle ultime 24 ore. Scagliato inoltre un attacco con droni congiunto nel nord di Israele.
  • Le IDF hanno continuato ad attaccare tanto il Libano quanto l’Iran. In Libano sono andati avanti scontri e bombardamenti nel sud. In Iran, invece, sono state bombardate Shiraz, la capitale Teheran ed Esfahan, importante impianto nucleare nel Paese.

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