Durante l’ultima visita a Kiev, la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha firmato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky una nuova intesa militare, relativa alla produzione congiunta di droni. Verranno messe insieme le competenze industriali dell’UE e il know-how sviluppato da Kiev in quattro anni di combattimenti, potenziando la fabbricazione sul territorio ucraino. «Stiamo producendo 10 milioni di droni all’anno. Diventeranno 20 milioni», ha dichiarato Zelensky. L’accordo segue di qualche settimana il via libera, da parte di Bruxelles, del prestito da 90 miliardi di euro, a cui si è aggiunto anche il Regno Unito.
L’accordo punta a unire la capacità industriale europea e le competenze «collaudate sul campo di battaglia» dell’Ucraina nello sviluppo dei droni, attraverso una joint venture tra aziende ucraine ed europee e il trasferimento mirato di tecnologie specifiche e investimenti nei settori a duplice uso in tutta l’Ucraina. Il tutto sempre nel nome della «difesa europea». Il progetto vede in prima fila l’Italia, con Fincantieri, oltre a varie aziende provenienti da diversi Stati UE – la croata ORQA, la spagnola Indra Group, la polacca WB Electronics, la svizzera Destinus, la francese Delair, la lituana RSI Europe, la danese TERMA e la tedesca Quantum Systems.
Nel corso dell’incontro, è stato erogato un ulteriore miliardo per l’acquisto e la produzione di droni, dopo la tranche da 3,9 miliardi già erogata lo scorso 30 giugno. Sono in totale 6 i miliardi da destinare all’acquisto di droni, nell’ambito del presito da 90 miliardi che Bruxelles si è impegnata a erogare a Kiev. Una «capacità fondamentale», dichiara l’UE, per «resistere alla guerra di aggressione della Russia». Nel nome della difesa ucraina ed europea, inoltre, la Commissione UE riferisce di aver approvato l’erogazione di 10 miliardi proprio per finanziare «ulteriori droni, missili e aerei da combattimento».
Secondo quanto rivelato dal Financial Times, tra l’altro, l’UE avrebbe concesso a Kiev una deroga per acquistare le componenti dei droni dalla Cina, dal momento che l’industria europea non disporrebbe delle capacità necessarie per fornire all’Ucraina il supporto necessario. La deroga sarebbe stata concessa in via «del tutto eccezionale», per garantire a Kiev un adeguato supporto in tempi rapidi.
Dal canto suo, l’UE sta facendo di tutto per rafforzare le capacità della propria industria bellica il più rapidamente possibile. Lo dimostrano i numerosi accordi siglati nell’ambito del summit NATO di Ankara tra gli Stati e le principali aziende del settore – da Lockheed Martin a Rheinmetall all’italiana Leonardo. All’inizio della settimana, inoltre, nove Paesi UE (tra i quali l’Italia) hanno annunciato una nuova partnership per la creazione dello scudo antimissile europeo, finalizzata a potenziare la difesa da eventuali attacchi con missili balistici.




