domenica 22 Marzo 2026
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‘Ndrangheta: colpo alla cosca “Facchineri”, 5 arresti nel Reggino

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Nella giornata di oggi cinque persone ritenute vicine alla cosca “Facchineri”, storica articolazione della ‘Ndrangheta operante nei Comuni di Cittanova e San Giorgio Morgeto, sono state arrestate dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta per: associazione di stampo mafioso, estorsione, ricettazione, trasferimento fraudolento di beni e detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantità di stupefacenti. L’indagine, coordinata dalla Dda, è inoltre stata messa in piedi grazie a quanto denunciato da un imprenditore alberghiero, al quale secondo l’accusa gli individui chiedevano il pagamento del “pizzo”.

Il Ruanda diventa il laboratorio del World Economic Forum in Africa

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Il Ruanda si appresta a diventare il centro africano per lo sviluppo della nuova tecnologia nel continente. Nella capitale del Paese, Kigali, il presidente Paul Kagame ha lanciato ufficialmente il Centro per la Quarta Rivoluzione Industriale (C4IR), frutto della collaborazione tra il suo governo e il World Economic Forum (WEF). Sul sito del WEF leggiamo: “Il Centro per la quarta rivoluzione industriale modella nuove politiche e strategie in settori come l’intelligenza artificiale, la blockchain e le risorse digitali, l’internet delle cose o i veicoli autonomi e consente l’implementazione e l’iterazione agili attraverso la sua rete in rapida crescita di centri nazionali e sub-nazionali. Il Centro è ospitato dal World Economic Forum, l’organizzazione internazionale per la cooperazione pubblico-privato. Il suo approccio è quello di livellare l’esperienza e la proprietà delle politiche locali con l’apprendimento e il ridimensionamento basati sulla rete globale attraverso comunità e iniziative multi-stakeholder, visibilità globale e il suo status di fiducia come organizzazione internazionale”.

Il progetto ha preso avvio nel 2020 durante l’incontro annuale del World Economic Forum a Davos, in cui il governo del Ruanda ha firmato un accordo con il Forum per istituire C4IR nel proprio Paese. Il Ruanda è quindi divenuto parte di una rete composta da altri centri presenti nei seguenti paesi: Emirati Arabi Uniti, Turchia, Sudafrica, Serbia, Arabia Saudita, Stati Uniti, Kazakistan, Giappone, Azerbaigian, Brasile, Colombia, Israele e Italia.

Sul finire di marzo, in occasione della cerimonia di apertura, il Presidente Paul Kagame ha affermato: “Il lancio di questo centro è reso possibile dagli investimenti che noi, come paese, abbiamo fatto nella scienza e nella tecnologia. Spero che il centro si basi su questo facendo della Quarta Rivoluzione Industriale una forza equalizzante e contribuendo a soluzioni ad alcune delle sfide più urgenti di oggi. Siamo molto felici di avere il World Economic Forum come partner in questo sforzo cruciale e in altri sforzi”. Intervenuto alla cerimonia tramite video, il fondatore del WEF, Klaus Schwab ha detto di essere sicuro che il C4IR “annuncerà una nuova era per il Ruanda e il continente”. Børge Brende, Presidente del World Economic Forum, ha invece tenuto il discorso di apertura, con cui ha sottolineato il ruolo delle reti C4IR nell’aiutare i leader ad “anticipare, comprendere e modellare la traiettoria del cambiamento tecnologico per risultati centrati sull’uomo e al servizio della società per sfruttare le tecnologie convergenti per creare un futuro inclusivo e centrato sull’uomo”. Infine, le parole di Crystal Rugege, Managing Director del Centro per la Quarta Rivoluzione Industriale ruandese, la quale ha affermato: “Useremo il centro come catalizzatore per l’Africa per guidare il mondo nel plasmare una quarta rivoluzione industriale più inclusiva che affronti le nostre sfide uniche e sblocchi opportunità più eque per l’innovazione e la crescita che producono un impatto sociale”.

Paula Ingabire, Ministro dell’Informazione e della tecnologia delle comunicazioni e dell’innovazione del Ruanda, durante un’intervista su CNBC Africa, a cui era presente anche Børge Brende, Presidente del WEF, ha detto di ritenere che l’Africa possa, dopo aver perso la prima, la seconda e la terza rivoluzione industriale, saltare all’interno della quarta e portare il continente ad un nuovo livello di vita. In un articolo scritto per il WEF, Ingabire spiega che l’occasione per l’Africa è enorme, vista anche la popolazione molto giovane del continente. Ingabire scrive: “Molti giovani africani sono stati circondati da tecnologie all’avanguardia fin dall’infanzia: potrebbero aver condotto transazioni finanziarie solo utilizzando i loro telefoni cellulari e conoscere i droni come il principale meccanismo di consegna per sangue e forniture mediche”. La Ministro ruandese dice inoltre: “Stiamo sviluppando un’agenda politica nazionale sull’IA con l’ambizione di far progredire la capacità di innovazione dell’Africa e posizionarla in modo univoco per sviluppare sistemi di IA che siano etici e inclusivi fin dalla progettazione”.

Sul sito ruandese si può leggere: “C4IR Ruanda sta plasmando la traiettoria della quarta rivoluzione industriale con conoscenze locali che possono potenziare il cambiamento globale. Informato sulle priorità di sviluppo nazionali, il Ruanda ha deciso di concentrare il lavoro del suo Centro sulla governance dei dati, sull’intelligenza artificiale e sull’apprendimento automatico”.

Una delle prime applicazioni delle nuove tecnologie potrebbe essere nel campo dell’assistenza sanitaria, con il programma Chatbots RESET, diretto dal WEF. Inoltre, a margine dell’evento, il C4IR ha firmato un memorandum d’intesa con la Novartis Foundation (fondazione della multinazionale svizzera del settore farmaceutico, Novartis) e Norrsken East Africa per sostenere il Norvatis HealthTech Hub.

Il Ruanda, il Paese che nel 1994 ha visto consumarsi uno dei più grandi genocidi moderni, con un PIL pro capite di 732 dollari annui – che lo piazzano al 166esimo posto al mondo – e con un indice di sviluppo umano (ISU) che lo vedono al 159esimo posto nel mondo, diviene la prima base operativa del WEF in Africa e si appresta a diventare laboratorio di sperimentazione dell’ideologia del Forum, in collaborazione con gli altri centri presenti nel mondo, Italia inclusa.

[di Michele Manfrin]

Usa, presentato nuovo piano Indo-Pacifico contro economia cinese

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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha presentato a Tokyo l’Indo-pacific economic framework (IPEF), il piano di investimenti volto a rafforzare i rapporti commerciali e la presenza statunitense nell’area. Alla nuova piattaforma economica, «introdotta per ostacolare l’espansionismo cinese», hanno aderito 13 paesi, ha affermato il presidente degli Stati Uniti durante la conferenza stampa svoltasi in presenza del primo ministro giapponese, Fumio Kishida. Biden ha poi aggiunto che gli Usa aiuterebbero Taiwan in caso di invasione cinese, cogliendo impreparato il suo staff che nelle prossime ore dovrebbe pubblicare un comunicato per chiarire la posizione del paese sulla questione. Nel frattempo, il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi ha affermato che «la strategia statunitense per contenere la Cina è destinata a fallire».

Vaiolo delle scimmie: in Belgio quarantena per i positivi, l’OMS invita tutti a seguirlo

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Secondo quanto stabilito dalle autorità sanitarie, in Belgio chi risulta positivo al vaiolo delle scimmie dovrà osservare 21 giorni di quarantena, evitando ogni contatto sociale. È il primo paese europeo a stabilire una misura di questo tipo. Coloro che invece sono entrati a contatto con i positivi non saranno tenuti alla quarantena, ma “dovranno rimanere vigili, soprattutto se sono in contatto con persone vulnerabili”, e segnalare prontamente l’insorgere di eventuali sintomi. La decisione è stata presa dopo che quattro casi sono stati individuati nel Paese e nonostante le modalità di trasmissione, secondo quanto riferito dal Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), siano assai più complesse rispetto al coronavirus: attraverso il contatto con un animale infetto o, da uomo a uomo, attraverso “grandi goccioline respiratorie” (contatto viso a viso prolungato) e scambio di fluidi corporei (sesso non protetto).

Fino ad ora sono pochi i casi riscontrati, secondo l’ultimo comunicato dell’OMS, rilasciato sabato 21 maggio, appena 92 in tutto il mondo e nessun decesso. Il vaiolo delle scimmie, inoltre, è considerato dagli esperti un virus non particolarmente insidioso, particolare testimoniato dal fatto che anche precedenti focolai riscontrati in occidente si sono esauriti rapidamente e non si sono mai verificate epidemie degne di nota nonostante questa forma di vaiolo sia nota dal lontano 1958. Nonostante questo, in una sorta di riflesso incondizionato, la reazione delle autorità tende a seguire quanto già messo in campo in relazione al Covid-19. Lo stesso documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, lascia prefigurare come le restrizioni adottate dal Belgio potrebbero rapidamente essere messe in campo anche in altri Paesi, consigliando agli stati membri di “isolare i casi per prevenire un’ulteriore trasmissione, identificare e gestire i contatti e adattare metodi efficaci di controllo e prevenzione basati sulle vie di trasmissione più comunemente identificate”. Inoltre l’OMS dichiara che sta valutando la possibilità di raccomandare restrizioni sui grandi eventi, seppur ritenendolo al momento non necessario.

Parallelamente sembra essere già partita la corsa ai vaccini, che già esistono e sono approvati. I vecchi vaccini contro il vaiolo, infatti, secondo le autorità sanitarie sono protettivi anche nei confronti della variante delle scimmie, e questi un tempo erano obbligatori. In Italia lo sono stati fino al 1977, e chi è nato prima di quell’anno è considerato protetto. Tra questi rientrano tutti gli anziani, ovvero i soggetti considerati a rischio, per una patologia che secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nella quasi totalità dei casi “si risolve spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche”. Tuttavia la società danese Bavarian Nordic, produttrice dell’unico vaccino specifico contro il vaiolo delle scimmie ha annunciato di essersi già “assicurata un contratto con un paese europeo non divulgato per la fornitura del suo vaccino contro il vaiolo IMVANEX®”. Il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha inoltre raccomandato che “la vaccinazione dei contatti stretti ad alto rischio dovrebbe essere presa in considerazione dopo una valutazione del rapporto rischio-beneficio”. Il presidente statunitense, Joe Biden, ha intanto dichiarato che «tutti dovrebbero essere preoccupati per la diffusione del vaiolo delle scimmie».

L’Unione Europea ha deciso di sanzionare anche l’ambiente bruciando più carbone

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Bruxelles ha dato il via libera all’Unione europea per bruciare più carbone nel prossimo decennio con l’obiettivo di porre fine all’uso di gas e petrolio russi. Si tratta di una misura in clamorosa controtendenza con i piani europei sulla transizione ecologica e che stona all’interno del RePowerEu, una serie di obiettivi che dovrebbero proiettare definitivamente i paesi membri verso la svolta sostenibile. Nonostante il carbone sia il combustibile a più alta intensità di carbonio, la Commissione europea ha affermato che l’Unione utilizzerà il 5% in più di quanto previsto in precedenza nei prossimi 5-10 anni.

Il RePowerEu, presentato di recente dalla Commissione europea e incentrato sul doppio obiettivo di rompere i legami con l’energia russa e salvare il clima, inizia a essere accompagnato da non pochi coni d’ombra. «Non abbiamo scelta», ha commentato il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, in risposta alla domanda sulla (in)compatibilità tra il nuovo piano e il Green Deal europeo, che mira entro il 2050 a decarbonizzare l’economia. Al maggiore utilizzo del carbone, si aggiungono poi i dubbi relativi a uno dei tre pilastri su cui si realizzerà il RePowerEu: la ricerca di nuovi fornitori di energia fossile, in netto contrasto con gli obiettivi della politica ambientale sostenuti dagli altri due cardini del piano, ovvero efficienza energetica e finanziamenti alle fonti rinnovabili.

L’obiettivo a medio-lungo termine di interrompere i legami con l’energia proveniente da Mosca avrà, dunque, un impatto non trascurabile sull’ambiente e sull’Agenda 2030. La Commissione europea ha proposto la vendita di permessi per emissioni aggiuntive di carbone per un totale di 20 miliardi di euro, che consentirebbero il rilascio di circa 250 milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera. L’idea di ricorrere al sistema di scambio di quote di emissioni (EUA), collaudato durante il Protocollo di Kyoto del 1997, ha scatenato la reazione delle associazioni ambientaliste. «Finanziare parte del piano vendendo permessi di inquinamento non solo è incoerente, ma non farà altro che prolungare la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e mettere a rischio gli obiettivi climatici», ha dichiarato Ester Asin, direttrice dell’ufficio politico europeo del WWF.

[Di Salvatore Toscano]

Sardegna, corteo di protesta contro le esercitazioni Nato

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Domenica 22 maggio all’incirca 600 persone si sono ritrovate a Teulada, in Sardegna, per protestare contro le esercitazioni militari della Nato in corso da alcuni giorni davanti al poligono di Teulada e in varie altre zone dell’isola. Le operazioni dell’Alleanza atlantica, denominate “Mare Aperto”, si protrarranno sino al 27 maggio. I manifestanti sono riusciti a tranciare cinque metri della rete che delimita il poligono militare di Teulada, secondo quanto riportato da Radio Onda d’Urto. Nella notte di venerdì era stata lanciata una molotov contro il Comando militare dell’Esercito di Cagliari.

Gli studenti russi in Italia stanno subendo una pesante discriminazione

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Nel bloccare i codici SWIFT alle banche russe si mirava a esercitare pressioni sugli oligarchi di Mosca. Si è colpito il mucchio per raggiungere i poteri economici vicini al Cremlino così da “stimolarli” nell’interessarsi direttamente nella ricerca di una rapida soluzione al conflitto in Ucraina. Come era facile prevedere, questo sbarramento economico coatto ha coinvolto inevitabilmente anche alcuni soggetti che nulla hanno a che vedere col il Governo Putin. Tra questi, non mancano i giovani studenti, i quali vivono oggi in un limbo kafkiano che evidenzia alcune delle criticità nella gestione italiana della crisi bellica.

Seppure non rappresenti un fenomeno particolarmente evidente a un occhio esterno, bisogna considerare che si contano diverse migliaia di studenti provenienti dalla Federazione Russa (nel 2019/2020 erano registrati in 4.190). Molti di questi possono permettersi l’esperienza formativa solamente grazie al supporto della famiglia, che sia nel pagamento delle rette o nelle spese della vita quotidiana, e ora si trovano senza preavviso privi del flusso di introiti su cui facevano affidamento.

Ogni ateneo sta reagendo come può, indipendentemente. Se in molti casi il problema semplicemente non sussiste, negli istituti dalle ambizioni internazionali la cosa viene affrontata secondo differenti gradi di coinvolgimento: la IULM di Milano ha deciso di sospendere la terza rata agli studenti russi, l’Accademia di Belle Arti di Brera ha predisposto un aiuto economico per gli allievi russi e ucraini e l’Università di Torino si è assicurata di agevolare gli studenti colpiti dall’invasione attraverso i bandi per le borse di studio, tuttavia sono molti a non tenere conto delle difficoltà causate dalla guerra agli studenti.

Anche considerando coperti i costi dell’istruzione, restano comunque in attivo quelli di vitto e alloggio, i quali sono tutto meno che secondari, soprattutto per coloro che risiedono a Roma o a Milano. In diversi si sono lanciati sulla ricerca di lavoro, ma i loro contratti d’affitto – spesso non propriamente legali – non consentono loro di firmare un contratto professionale. Agli studenti non resta che desistere o cedere al lavoro in nero, pur di coprirsi le spese quotidiane. Il fatto che il visto studentesco non permette agli stranieri di siglare contratti di lavoro full-time, di certo non aiuta.

A questo punto sarebbe facile suggerire ai soggetti coinvolti di rientrare in patria in attesa di tempi migliori, tuttavia neppure questa opzione risulta particolarmente agile. I voli verso la Russia sono stati bloccati e le alternative a disposizione sono poche: è possibile triangolare il viaggio passando attraverso Paesi terzi, ma i biglietti sono ormai costosissimi, oppure bisogna confidare nell’intervento dell’ambasciata russa, intervento che però non necessariamente potrebbe rappresentare un’opzione desiderabile.

Una fetta non trascurabile di studenti è apertamente critica nei confronti delle manovre militari del Cremlino e teme che un contatto diretto con le autorità di Mosca possa tradursi con grandi noie, se non addirittura in problemi. Bisogna infatti ricordare che il 5 marzo la Federazione Russa ha adottato importanti misure restrittive nei confronti di coloro che diffondono, sulla Rete e non, informazioni che contrastano la narrazione bellica ufficiale. In concreto, chi diffonde “fake news” rischia fino a 15 anni di carcere.

A essere colpiti non sono necessariamente terroristi e nemici dello Stato, ma influencer d’alta visibilità. Questo è almeno quando dichiarato da Veronika Belotserkovskaya, foodblogger con circa un milione di follower, che al The Guardian ha rivelato di essere stata tra i primi bersagli della nuova legge, offrendo una lettura particolare della situazione. «[Putin] vuole dipingere le persone come me come se fossero traditori, la quinta colonna», ha suggerito la donna dalla sua dimora francese. «Vivo una bella vita, pubblico belle immagini di cibo online. Ora vogliono descrivermi come il volto della “decadenza occidentale”».

Belotserkovskaya non ha alcuna intenzione di tornare al suo Paese d’origine fintanto che la legge in questione non verrà abrogata, un’opinione condivisa da tutti i giovani che abbiamo avuto modo di incontrare. Agli studenti russi non resta quindi che stringere la cinghia e attendere che le relazioni nazionali si normalizzano o sperare che il Governo italiano offra una soluzione formale nel gestire i problemi di coloro che sono stati toccati dalla guerra, i quali si trovano più ad avere a che fare con interventi improvvisati che con soluzioni strategiche pensate per reggere nel lungo periodo.

[di Walter Ferri]

Dei microrganismi antichissimi sono stati ritrovati nel sale, forse ancora vivi

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Delle forme di vita antichissime sono state ritrovate nel sale. Si tratta di resti di vita procariotica e algale, che un team di ricercatori della Virginia ha ritrovato all’interno di antichi cristalli di salgemma. Gli organismi avrebbero 830 milioni di anni e potrebbero essere ancora vivi. Il salgemma o halite è un minerale composto da cloruro di sodio, da cui viene estratto il comune sale da cucina. Solitamente si trova in banchi estesi, formatisi nel processo di evaporazione di acqua salata di mari o laghi e, a differenza delle rocce sedimentarie, custodisce la vita in un modo più peculiare. Quando, infatti, si formano dei cristalli in un ambiente di acqua salata, al loro interno possono rimanere intrappolate piccole quantità di liquido fondamentale per ricavare informazioni sia sulla temperatura e le caratteristiche chimiche di acque antiche, sia sulla temperatura atmosferica risalente al momento in cui si è formato il minerale.

I ricercatori hanno prelevato un cristallo di salgemma da un deposito di halite della Browne Formation, nell’Australia centrale, un’area desertica risalente al Neoproterozoico (l’ultima delle tre ere geologiche in cui è suddiviso il Proterozoico che si estende da 1000 milioni di anni prima della nostra epoca a 542 milioni di anni fa) un tempo bagnata dal mare. Non è la prima volta che forme di vita, anche molto antiche e capaci di sopportare un’elevata salinità, siano state rinvenute nel fluido contenuto dai cristalli di salgemma. Tuttavia, fino ad oggi, i metodi utilizzati per le analisi e le ricerche non hanno mai consentito di stabilire con certezza se l’età degli organismi fosse la stessa delle rocce in cui si trovavano. Per effettuare le analisi, infatti, gli esperti hanno utilizzato metodi ottici non invasivi per non danneggiare il minerale e il suo contenuto. Nello specifico, hanno usato la petrografia a luce trasmessa e ultravioletta, prima a basso ingrandimento per identificare i cristalli di salgemma, poi con un ingrandimento fino a 2.000x per studiare le inclusioni di fluido al loro interno.

Il team ha individuato solidi organici e liquidi compatibili con cellule di organismi procarioti (organismi unicellulari molto semplici e privi di nucleo) e alghe. Alcuni dei campioni hanno mostrato colori coerenti con il decadimento organico, mentre altri la stessa fluorescenza degli organismi moderni, suggestiva di materiale organico inalterato: i microrganismi, quindi, potrebbero essere ancora vivi. Ma com’è successo? La risposta, secondo i ricercatori, risiederebbe proprio nel fluido all’interno dei cristalli. A quanto pare, infatti, al suo interno sarebbero presenti le condizioni per permettere a colonie di minuscoli organismi di sopravvivere per intere ere geologiche. Più precisamente, il liquido avrebbe funzionato da microhabitat e avrebbe apportato alcuni cambiamenti al loro metabolismo facendo sfruttare, per esempio, le cellule morte come fonte di nutrimento, o facendo entrare le forme di vita in una modalità di consumo minimale.

La scoperta è indubbiamente importante, poiché suggerisce che il salgemma potrebbe essere una risorsa fino ad oggi poco studiata per la scoperta degli antichi ambienti di acqua salata. Inoltre, se in effetti venisse confermato che gli organismi rivenuti fossero ancora vivi, si aprirebbero altre strade nella ricerca della vita antica, non solo sulla Terra, ma anche su altri pianeti, come Marte, su cui sono stati identificati grandi depositi di salgemma con una composizione della Browne Formation.

[di Eugenia Greco]

Rifiuti radioattivi, Italia rischia la sanzione dell’UE

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L’Italia ha ricevuto, insieme ad altri Paesi europei (Croazia, Estonia, Portogallo e Slovenia) un parere motivato da parte della Commissione europea per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Secondo la Commissione, infatti, l’Italia non disporrebbe di un piano di gestione dei rifiuti radioattivi conforme alla direttiva europea che ne regolamenta la materia. Il parere motivato costituisce il passaggio precedente alla procedura di infrazione, che comporta una vera e propria sanzione.

Domenica 22 maggio

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7.00 – Usa: una sparatoria verificatasi nel sud della California provoca un morto ed otto feriti.

10.00 – Vaiolo delle scimmie: l’Oms comunica che sono 92 i casi confermati e 28 quelli sospetti segnalati da 12 Stati, in cui però la malattia non è endemica.

14.00 – Il presidente polacco Andrzej Duda, in merito alle voci per cui l’Ucraina dovrebbe cedere alle richieste di Putin, ha affermato che «solo Kiev può decidere il suo futuro».

15.00 – Il Parlamento ucraino ha approvato la proroga della legge marziale fino al 23 agosto.

16.00 – Sardegna: in centinaia protestano contro le esercitazioni Nato “Mare Aperto 2022”.

17.30 – Registrata una scossa di terremoto di magnitudo 6.0 al largo della costa orientale di Honshu, in Giappone.

20.00 – Serie A: il Milan è campione d’Italia, si tratta del 19° scudetto per i rossoneri.