domenica 22 Marzo 2026
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L’ennesima gaffe di Biden: annuncia aiuti militari a Taiwan e poi corregge il tiro

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Dopo un incontro con il primo ministro giapponese Fumio Kishida, Joe Biden ha tenuto una conferenza stampa che ha fatto molto discutere. Alla domanda «Non avete voluto immischiarvi nel conflitto ucraino per ovvie ragioni, ma sareste disponibili ad essere coinvolti militarmente per difendere Taiwan, nel caso succedesse una cosa simile?» rivoltagli da una giornalista, il presidente USA ha risposto: «Sì», aggiungendo poi che gli ipotetici tentativi della Cina di annettere Taiwan «non sarebbe una cosa appropriata». Attraverso le parole di Biden, l’America in mondovisione ha sostanzialmente mostrato un radicale cambio di strategia nei confronti della questione, tant’è che molti esperti hanno definito quel “Sì” una delle più potenti dichiarazioni mai fatte dagli USA nei confronti della Cina.

Per quale motivo? La risposta è abbastanza scontata. Se gli Stati Uniti intervenissero militarmente in difesa di Taiwan, in caso di invasione cinese, sarebbe di fatto una guerra che vedrebbe USA e Cina scontrarsi faccia a faccia. Per evitare che le tensioni arrivino fino a questo punto, è intervenuta la Casa Bianca, che ha cercato di mediare e ridimensionare le parole di Biden con un comunicato stampa: “la nostra linea non è cambiata”. Non è la prima volta che accade: il presidente USA tende spesso a fare delle uscite poco “ponderate”, a cui il suo staff deve porre rimedio in fretta e furia.

Infatti la strategia americana nei confronti di Taiwan è sempre la stessa da molti anni, e si basa su una specie di “ambiguità” e che consiste, di fatto, nel non sbilanciarsi mai né in un senso né nell’altro. In pratica, non si sa davvero in che modo potrebbero intervenire gli Stati Uniti in caso di attacco cinese a Taiwan, un’isola di poco più di 24 milioni di abitanti a sud della Cina. Questa “incertezza” tiene in piedi un precario equilibrio tra Biden e la Cina, notoriamente suscettibile sulla questione Taiwan. Spieghiamola un attimo.

Tra la Cina e l’isola la tensione va avanti almeno dal 1949, anno in cui a Taiwan (il cui nome ufficiale è Repubblica di Cina) trovò rifugio il governo nazionalista cinese cacciato dal comunismo di Mao Zedong, durante una guerra civile. Da quel momento la Cina fu divisa in due: da una parte un governo riconosciuto dall’Occidente (quello rifugiatosi a Taiwan) e dall’altro il Partito comunista appena insediatosi. Ci fu un cambio di rotta solo negli anni ’70, quando prima gli Stati Uniti e poi il resto dell’Occidente cambiarono idea e riconobbero come unico governo quello comunista di Pechino.

Ma la Cina può davvero attaccare Taiwan? Difficile dirlo. Ciò che è certo è che Pechino vuole avere il controllo sull’isola, che di fatto reputa già una sua parte e che il presidente Xi Jinping ha più volte detto di voler risolvere la questione, senza mai escludere totalmente il ricorso alle armi.

Tornando a Biden, poche ore dopo la sua dichiarazione, ha ribadito – probabilmente su suggerimento del suo staff – che al momento la strategia USA continua a seguire quell’ambiguità di cui vi abbiamo parlato sopra. «No, La politica non è cambiata affatto. L’ho detto ieri quando ho fatto la mia dichiarazione».

Ma non è la prima volta che Biden è costretto a correggere il tiro. Gli era già capitato nel 2021, quando durante un’intervista all’ABC News aveva detto che gli Stati Uniti avevano stretto un patto (definito “sacro”) che prevedeva difesa per Taiwan in caso di attacco cinese. In realtà un accordo del genere non c’è mai stato.

Tuttavia, a prescindere da dichiarazioni e smentite, in questi giorni Biden ha presentato in Giappone un piano di investimenti e rafforzamento dei rapporti commerciali chiamato Indo-Pacific Economic Framework (Ipef), che prende il nome dall’area di interesse in cui intende agire. Si tratta, infatti, di una strategia che ha l’obiettivo di rafforzare e ampliare la presenza USA nel Pacifico, arginando e contenendo l’espansione della Cina. È importante mantenere «un Indo-Pacifico libero e aperto», motivo per cui all’accordo «hanno già aderito 13 Paesi», che beneficeranno anche di agevolazioni economiche. Immediata la risposta cinese, secondo cui tale strategia è destinata a fallire, soprattutto se dovesse diventare uno “strumento politico” nelle mani americane.

[di Gloria Ferrari]

Guerra Ucraina: ok Consiglio Ue ad altri 500 milioni di aiuti militari

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Il Consiglio Ue ha “adottato due misure di assistenza” nell’ambito del cosiddetto “Fondo europeo per la pace (EPF)”, che consentiranno all’Unione europea di “sostenere ulteriormente” le forze armate ucraine nonché di “proteggere la popolazione civile dall’attuale aggressione militare russa”. A comunicarlo è stato proprio il Consiglio Ue tramite una nota, nella quale viene specificato che “dopo aver adottato tre tranche di sostegno per un totale di 1,5 miliardi quest’anno, una quarta tranche aggiungerà altri 500 milioni di euro alle risorse già mobilitate nell’ambito dell’EPF per l’Ucraina, portando così l’importo totale a 2 miliardi di euro”.

Dalla crisi ucraina al nuovo ordine internazionale multipolare

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“La Russia oggi è la minaccia più diretta all’ordine mondiale, a causa della sua invasione dell’Ucraina”: così si è espressa la Presidente della Commissione europea Ursula von der Layen in occasione del ventottesimo vertice UE-Giappone a Tokyo lo scorso 12 maggio. Il conflitto tra Russia e Ucraina, infatti, sta mettendo in crisi l’ordine mondiale unipolare e sta accelerando, invece, la costruzione di una nuova architettura internazionale fondata sul cosiddetto multipolarismo: un modello geopolitico che si oppone all’unipolarismo e che prevede una molteplicità di centri decisionali indipendenti...

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Firenze si inventa lo “scudo verde”: ingresso in città vietato alle auto vecchie

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Nella città di Firenze verrà introdotta una zona ad accesso limitato che interdirà il passaggio ai veicoli più inquinanti. Il progetto “scudo verde” del Comune sta così per entrare nella sua fase concreta, dopo anni di progettazioni e analisi. L’idea sarebbe quella di vietare il passaggio di mezzi diesel fino agli Euro 4 e benzina sino agli Euro 2 da subito, per poi aggiungere gradualmente anche gli Euro 5 diesel e gli Euro 3 benzina. Al fine di incentivare l’uso dei mezzi pubblici anche ai veicoli meno inquinanti, potrebbe essere introdotta per tutti una tassa di ingresso in città di 1,50 euro (i residenti ne sarebbero esclusi), corrispondente al prezzo di un biglietto del pullman.

L’introduzione delle nuove regole dovrebbe essere effettuata regolarmente, probabilmente prevedendo un numero iniziale di ingressi in città ai veicoli inquinanti per far fronte alle emergenze. Nella fase successiva, arriveranno le multe a casa a tutti i trasgressori, individuati dalle 81 telecamere che verranno poste agli ingressi in città. Lo “scudo verde” dovrebbe essere reso operativo entro l’estate 2023.

In una città che conta su di un traffico giornaliero di oltre 250 mila mezzi, il Comune prevede un guadagno di circa 15 milioni di euro all’anno, da reinvestire del tutto nel trasporto pubblico. Una misura del genere tuttavia rischia di affrontare il grave problema dell’inquinamento atmosferico in maniera semplicistica e discriminatoria per la cittadinanza. A rimanere tagliati fuori dall’ingresso a Firenze, infatti, vi saranno anche, se non soprattutto, quei cittadini che non dispongono di un veicolo poco inquinante di ultima generazione perché, semplicemente, non possono permettersi di acquistare un’auto nuova.

[di Valeria Casolaro]

Dove vanno gli italiani che emigrano all’estero?

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Si sente parlare spesso dell’emigrazione degli italiani specialmente dei più giovani, la cosiddetta “fuga di cervelli”. Ma quanti sono realmente i cittadini italiani che vivono altrove? E quali sono le mete preferite di chi sceglie di cambiare Paese? Gli ultimi dati dell’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) parlano di 5,6 milioni di persone residenti in Paesi diversi dall’Italia. Sempre più cittadini italiani di diverse età e provenienti da qualsiasi regione decidono di lasciare la penisola, tanto che negli ultimi dieci anni ben un milione di persone è emigrato all’estero. Almeno un cittadino su dieci decide vice dunque fuori dal territorio italiano. Non tutti coloro che partono alla volta di un Paese diverso dall’Italia per iniziare una nuova vita si registrano all’Aire, molti rimangono residenti in Italia e solo domiciliati presso la nuova casa. Allora le statistiche dell’Aire sono in realtà un’approssimazione per difetto, perché i cittadini effettivamente fuori dal Bel Paese sono almeno il doppio di quelli registrati.

Sempre stando alle stime dell’Aire, le mete preferite dai cittadini sono al primo posto l’Europa, dove ad oggi risiedono circa tre milioni di italiani. Segue poi l’America Latina dove vivono invece 1,8 milioni di persone provenienti dall’Italia. Il Paese oltreoceano più gettonato rimane però l’Argentina, luogo in cui l’immigrazione italiana ha avuto inizio fin dal 1870 e oggi circa 900.000 italiani vi risiedono. Anche Brasile, Venezuela, Cile, Uruguay e Colombia sono poi mete molto ambite da chi lascia il territorio italiano. Per quanto riguarda invece il continente Europeo, i Paesi che ospitano più cittadini italiani sono in primis la Germania (con circa 800mila italiani residenti). Seguono poi la Svizzera e la Francia. E l’espressione “gli italiani sono ovunque” non è falsa, perché i restanti 700mila italiani che vivono altrove si trovano sparsi per il mondo. Addirittura in Antartide sono stati registrati come ufficialmente immigrati almeno 83 italiani.

Quando si parla di statistiche si considera la globalità di chi cambia vita e da quanto emerge, italiani di qualsiasi fascia di età e provenienti da ogni regione della penisola si trovano ora fuori dall’Italia. È però in grande crescita il numero dei laureati decisi a lasciare il Paese, soprattutto negli ultimi periodi. Nel 2020 gli emigrati con una laurea sono cresciuti del 5,4 per cento rispetto all’anno precedente e ben del 17 per cento considerando la situazione di cinque anni fa. Un incremento già significativo, ma non è tutto: l’incidenza dei laureati intenti a cancellarsi dall’anagrafe italiana sul totale della popolazione dai 25 ai 34 anni in possesso di un titolo universitario è passata dal 9,9 per cento (2019) al 10,5 per cento (2020). Eppure secondo l’ultimo rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) relativo al 2020, l’Italia sarebbe il Paese con il migliore equilibrio tra vita e lavoro nel mondo.

[di Francesca Naima]

Strage di Capaci, la DIA perquisisce la casa dell’inviato di Report

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Questa mattina la DIA ha perquisito l’abitazione di Paolo Modani, giornalista di Report: lo ha comunicato il conduttore del programma, Sigfrido Ranucci, tramite i social. L’operazione sarebbe volta a sequestrare atti riguardanti l’inchiesta andata in onda lunedì scorso sulla strage di Capaci. Durante il programma è infatti emerso che nel corso delle indagini svolte nel 1992 sarebbero state fornite “preziose informazioni circa la preparazione della strage di Capaci (quindi prima del tragico evento), nonché circa la funzione svolta da Biondino Salvatore quale autista del latitante Salvatore Riina, molti mesi prima che lo stesso venisse catturato in compagnia dello stesso Biondino”, affermazioni “totalmente smentite” dalla Procura. Il decreto di perquisizione, tuttavia, porterebbe la data del 20 maggio, ovvero 3 giorni prima la messa in onda del servizio.

Buitoni nella bufera in Francia: due bambini morti dopo aver mangiato pizze contaminate

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L’azienda Buitoni è al centro di uno scandalo di vasta portata in Francia dopo la morte di due bambini e il ricovero di altre 14 persone presumibilmente causate dalla pizze “Fraîch’Up”, commercializzate dall’azienda e contaminate dal batterio Escherichia coli. Come confermato dalla stessa Procura di Parigi alla radio RMC, è stato dato il via ad un’indagine giudiziaria avente ad oggetto le accuse di: omicidio colposo, ferimento involontario nei confronti di 14 persone, inganno relativo a merci pericolose per la salute umana o animale, esibizione o vendita di un prodotto alimentare falsificato o corrotto e dannoso per la salute, commercializzazione di un prodotto pericoloso per la salute e per gli altri. Lo stabilimento di Caudry, dove venivano prodotte le pizze incriminate, è stato perquisito dalla gendarmeria già lo scorso 13 aprile. A scioccare l’opinione pubblica francese sono state anche le immagini dello stabilimento in questione, dalle quali sono emerse condizioni igieniche penose: cibo a terra, vermi della farina sulle linee di produzione, pezzi di plastica nelle vasche del lievito, sporcizia un po’ ovunque.

Dall’ultimo rapporto pubblicato dalle autorità sanitarie negli scorsi giorni, si apprende infatti che sono 56 i casi confermati di SHU (Syndrome hémolytique et urémique), una malattia generalmente di origine alimentare il cui eziologico batterico della tipica è rappresentato appunto dall’Escherichia coli. Tali casi, verificatisi in 12 regioni francesi, riguardano quasi esclusivamente i giovani (55 soggetti su 56 rientrano nella fascia di età 1-17 anni), con due di loro che hanno perso la vita.

Le pizze “Fraîch’Up” sono state ritirate dagli scaffali dalla stessa azienda quando sono emersi i primi casi, il comunicato con il quale l’azienda chiedeva ai consumatori di non mangiare tali prodotti è del 18 marzo. Tuttavia i magistrati vorranno capire se l’azienda produttrice con sede a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, ma di proprietà della multinazionale svizzera Nestè, abbia delle responsabilità in quanto accaduto. Lo stesso ministro della Salute francese, Olivier Véran, ha chiesto che «vengano prese sanzioni forti contro i produttori che non rispettano le regole».

[di Raffaele De Luca]

Israele, vietato ingresso a deputato Ue: annullata intera missione in Palestina

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Il viaggio di sei deputati del Parlamento europeo in Palestina è stato annullato quando Manu Pineda, capo della delegazione e noto sostenitore della Palestina, ha ricevuto una notifica dal ministero degli Affari esteri israeliano che poneva il divieto per lui di raggiungere il Paese. L’intera delegazione, che avrebbe dovuto incontrare i ministri palestinesi nei territori occupati, ha così deciso di annullare la missione. Tel Aviv non ha fornito alcuna spiegazione ufficiale. La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, in visita in questi giorni in Israele, ha comunicato che chiederà spiegazioni “direttamente alle autorità interessate” e che “Il rispetto degli eurodeputati e del Parlamento europeo è essenziale per avere buone relazioni”.

Lunedì 23 maggio

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9.00 – Biden lancia nuovo piano di investimenti nell’Indo-pacifico “per ostacolare espansionismo cinese”.

11.15 – Ue, in Italia debito pubblico alto e debole crescita della produttività: sospeso patto di stabilità fino al 2024.

13.00 – Kiev, ergastolo a soldato russo ventunenne giudicato colpevole di crimini di guerra: aveva ucciso un civile disarmato.

13.30 – Vaiolo delle scimmie, primo caso in Toscana: è il quarto in Italia.

14.10 – Mosca, ministero degli Esteri sta “valutando il piano di pace dell’Italia”.

14.30 – Il rublo continua la propria crescita raggiungendo i massimi sul dollaro dal 2018.

18.30 – Letta commenta le dichiarazioni di Salvini sulla riforma del catasto affermando: «L’opposizione che sta facendo al governo ha superato il limite».

19.00 – Il governo tedesco non sosterrà misure come il “Next Generation Ue” per la ricostruzione dell’Ucraina.

Ridurre la spesa corrente per accedere al Pnrr: le condizioni di Bruxelles all’Italia

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La Commissione europea ha presentato un documento contenente diverse raccomandazioni rivolte all’Italia e relative all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), misura da 222 miliardi di euro contenuta all’interno di un pacchetto comunitario da 750 miliardi, il Next Generation EU (o Recovery Fund). L’obiettivo dell’Unione europea è di far rispettare ai paesi membri sia la solita disciplina di bilancio, caratterizzata da tagli alla spesa pubblica e/o aumenti di tasse, sia la serie di clausole introdotte con il Recovery Fund, così da permettere loro l’accesso ai fondi stanziati per il secondo semestre del 2022, dopo la prima rata versata ad aprile scorso e consistente per il nostro paese in 21 miliardi di euro. Nello specifico, le raccomandazioni di Bruxelles vertono su tre punti: riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e diversificazione delle importazioni di energia, per cui sarà possibile usare i fondi del RePowerEu (una serie di misure finite già sotto accusa per diverse incongruenze), aderenza alle clausole del piano e limitazione della crescita della spesa corrente in vista di “una politica di bilancio prudente”.

Quest’ultima voce ingloba, tra le altre cose, la spesa per beni e servizi, i redditi del personale della pubblica amministrazione e le prestazioni sociali (come le pensioni). La limitazione alla crescita della spesa corrente, che rischia di abbattere gli ultimi residui di stato sociale e completare la neoliberalizzazione dell’economia italiana, viene giustificata alla luce “dell’elevato debito pubblico e della debole crescita della produzione”, nonostante la stessa Commissione abbia sottolineato la riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL avvenuta nel nostro paese dal 2021. Nel documento, Bruxelles indica che “sulla base delle attuali stime comunitarie, l’Italia non limita in misura sufficiente l’aumento della spesa corrente finanziata nazionalmente nel 2022”. In altre parole, si dovranno regolare le uscite del bilancio pubblico (spese) alla luce di “una situazione in evoluzione”, che non dipende da demeriti italiani ma da eventi esterni, come la crisi in Ucraina e l’inflazione. Nel punto dedicato alla “politica di bilancio prudente”, la Commissione europea ha ribadito poi l’importanza di attuare la legge delega relativa alla riforma fiscale, ferma in Parlamento perché rappresentante un rischio per la tenuta del governo. L’obiettivo della norma, ribadito anche da Bruxelles, sarebbe quello di “allineare i valori catastali ai valori correnti di mercato”, con il pericolo però di un aumento delle imposte sulle abitazioni e di un ritorno dell’IMU sulla prima casa. Il provvedimento è di vitale importanza per l’Unione europea perché rappresenta una sorta di paracadute in vista del 2027, quando i prestiti compresi nel Recovery Fund e quindi nel Pnrr inizieranno a essere ripagati dai paesi membri. Gli esecutivi nazionali futuri dovranno dunque assicurarsi entrate fiscali sufficienti a far fronte ai debiti da ripagare e, visto che la ricchezza principale degli italiani risiede nel loro patrimonio immobiliare, se ce ne sarà bisogno ricorrere a tasse maggiori sulle proprietà.

In attesa di fornire orientamenti sulla possibile riforma dell’intero quadro della governance economica dopo la pausa estiva, la Commissione europea ha deciso di bloccare l’attuazione del Patto di Stabilità e Crescita per tutta la durata del 2023. Si tratta di un accordo internazionale firmato dagli Stati membri e inerente al controllo delle rispettive politiche di bilancio pubbliche nonché al rafforzamento del percorso d’integrazione monetaria e di neoliberalizzazione dell’economia intrapreso nel 1992 con la firma del Trattato di Maastricht. Tuttavia, l’Unione europea continua a guidare e influenzare l’economia dell’Italia attraverso l’aderenza alle condizioni necessarie (ben 528) per accedere ai fondi del Pnrr, divisibili in quattro ambiti principali: la riforma della pubblica amministrazione (che non dovrebbe rafforzare la struttura ma aumentarne la precarietà), la riforma della giustizia, la semplificazione legislativa e la promozione della concorrenza. Su quest’ultimo punto è intervenuto di recente anche l’esecutivo italiano ponendo la fiducia sulla conversione in legge della delega legislativa recante misure in termini di concorrenza, con il presidente del Consiglio Mario Draghi che ha ribadito la necessità di approvare il provvedimento entro fine maggio, altrimenti “sarebbe insostenibilmente messo a rischio il raggiungimento di un obiettivo fondamentale del Pnrr”.

[Di Salvatore Toscano]