La cantante e showgirl Raffaella Carrà è morta all’età di 78 anni. A darne notizia un comunicato diffuso dall’ex compagno Sergio Iapino: «Raffaella Carrà si è spenta alle ore 16.20 di oggi, dopo una malattia che da qualche tempo aveva attaccato quel suo corpo così minuto eppure così pieno di straripante energia». Raffaella Carrà era nata a Bologna il 18 giugno del 1943.
Pandemia e controllo: anche il governo spagnolo vuole approvare nuove leggi repressive
Il governo spagnolo potrebbe approvare una riforma della legge sulla sicurezza nazionale in base alla quale tutte le persone maggiorenni sarebbero obbligate ad obbedire agli ordini delle autorità competenti, seguendo le linee guida del Consiglio di sicurezza nazionale, nel caso in cui dovesse essere dichiarato lo stato di emergenza in Spagna. La bozza della riforma, il cui contenuto è stato riportato in esclusiva dal quotidiano El País, è stata vista in prima lettura dal Consiglio dei ministri il 22 giugno ed è in attesa dell’approvazione definitiva, in seguito alla quale essa sarebbe inviata al Congresso. Ad ogni modo, però, il suo contenuto è già stato segnalato alle comunità autonome e ad alcuni gruppi parlamentari.
A tal proposito, nello specifico essa prevede che con lo stato di emergenza le autorità potranno procedere alla requisizione temporanea di tutti i tipi di beni, occupare provvisoriamente o comunque intervenire nei confronti di quelli necessari o ancora sospendere ogni tipo di attività. Coloro che subiscono un danno economico a causa della requisizione dei loro beni o dell’interruzione della loro attività avranno diritto al risarcimento. Il progetto di legge stabilisce anche che i cittadini potranno essere mobilitati per realizzare “servizi personali”. Tuttavia, al momento essa esclude il pagamento di indennizzi nei confronti di questi ultimi. Inoltre, la riforma prevede che anche le imprese e le persone giuridiche avranno il dovere di cooperare con le autorità per superare la crisi, e lo dovranno fare mettendo a disposizione personale o materiale. Infine, un obbligo vi sarà anche per i media: dovranno infatti collaborare con le autorità competenti nella diffusione di informazioni di carattere preventivo o operativo.
Questo progetto di legge, però, è caratterizzato da vari punti critici: innanzitutto, seppur esso chiarisca che le misure da adottare saranno graduali, proporzionate alla situazione da affrontare e limitate al tempo necessario per superare l’emergenza, non specifica se i servizi personali e la requisizione di materiale saranno legati al tipo di crisi in questione, che ovviamente potrebbe essere di vario tipo (ad esempio: sanitaria, ambientale, economica o finanziaria). In più, nonostante la legge preveda l’imposizione di servizi personali e materiali, è di natura ordinaria anziché organica: ciò può costituire un problema a livello giuridico, poiché solo le leggi organiche possono incidere sui diritti fondamentali.
Inoltre, anche la legittimità costituzionale di tale riforma appare dubbia: infatti seppur da un lato si basi sull’articolo 30 della Costituzione, in particolare sul paragrafo 4 per il quale «per legge i doveri dei cittadini possono essere regolati in caso di grave rischio, catastrofe o calamità pubblica», dall’altro essa potrebbe non rispettare altri articoli della Costituzione. Alcuni ritengono che, sulla base di quanto imposto ai media, verrebbe disatteso l’articolo 20 della Costituzione, il quale garantisce garantisce la libertà di espressione. Inoltre sarebbero ignorati anche gli articoli riferiti alle garanzie della proprietà privata ed alla certezza giuridica della libertà individuale. Detto questo, delle critiche sono state mosse anche dall’opposizione: Pablo Casado, leader del Partito Popolare, ha affermato che la «bizzarra agenda» di Pedro Sanchez (Presidente del Governo della Spagna) e la «sua inefficienza non conoscono limiti».
Ad ogni modo, non si tratta della prima volta in cui in Europa, sulla scia dell’emergenza pandemica, i governi decidono di attuare – o prendono in considerazione l’ipotesi di attuare – legislazioni repressive. In Francia, ad esempio, è stata recentemente approvata la legge di “sicurezza globale” che introduce il reato contro chiunque diffonda immagini in grado di «danneggiare l’integrità fisica e morale» degli agenti di polizia, mentre nel Regno Unito vi è una proposta di legge del parlamento che permetterebbe al Ministero dell’Interno ed alle forze dell’ordine di limitare o interrompere con molta più facilità le manifestazioni. E nei confronti di questa tendenza l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) si è espressa nel mese di febbraio, affermando che le autorità di alcuni paesi stiano utilizzando la pandemia come pretesto per imporre rigide misure di sicurezza con lo scopo di sopprimere le voci dissonanti ed abolire molte libertà fondamentali.
[di Raffaele De Luca]
Più di 200 migranti soccorsi al largo del Marocco in 48 ore
Più di 200 migranti sono stati soccorsi nell’arco di 48 ore, precisamente tra la notte di domenica e questa mattina, lungo le coste del Marocco, sia nell’Atlantico che nel Mediterraneo. In base a quanto riportato dall’agenzia di stampa marocchina Map, le navi della guardia costiera hanno condotto le imbarcazioni di fortuna presso i porti più vicini e, nello specifico, sono stati soccorsi 244 africani, la maggior parte dei quali di origine subsahariana. Questi ultimi avevano intenzione di arrivare in Spagna.
Anche la Cina è d’accordo: la tassa minima globale verso l’approvazione
La minimum tax sulle multinazionali è vicina a diventare realtà. Funzionari di 130 paesi hanno dato il loro sostegno alla proposta degli Stati Uniti di richiedere una tassa globale minima per le società a partire dal 15%. L’approvazione è giunta anche da India e Cina, inizialmente contrarie. Una vittoria per Biden – che l’ha proposta – ma certamente anche per le multinazionali, che difatti non stanno avversando la norma, considerata l’aliquota molto basse prevista.
La proposta della minimum tax era stata approvata in prima istanza dai paesi del G7 lo scorso 5 giugno, al fine di arginare lo strapotere fiscale delle grandi aziende multinazionale, l’elusione fiscale e il fenomeno dell’offshoring. L’introduzione della tassa è stata accolta con entusiasmo dall’opinione pubblica nonché dai governi (soprattutto da Biden, che l’ha vista come una vittoria personale). Ma, e la cosa dovrebbe sorprendere, l’accoglienza è stata ottima da parte anche delle multinazionali stesse, in teoria vittime della norma. Perché le multinazionali, che hanno sempre cercato di evitare possibili tassazioni, si sono proclamate a favore? Secondo le voci più critiche, l’aliquota è semplicemente troppo bassa e quindi conveniente per loro. Oltretutto, tassando i profitti offshore, la global corporate tax di fatto li permette.
Secondo l’economista Thomas Piketty, la global corporate tax è perfettamente integrabile nel sistema capitalistico. Negli Stati Uniti, le piccole e medie imprese sono vessate da una varietà di imposte (per un costo cumulativo pari al 50% dei loro profitti), mentre i più ricchi si limitano a pagare un’imposta finale sui profitti (in questo caso, la global corporate tax). Secondo Piketty oltretutto l’aliquota praticamente legittima il trasferimento dei profitti nei paradisi fiscali, ponendo come unica condizione una tassa di entità piuttosto ridotta.
Risentimento verso la global corporate tax è venuto anche da Ong come Oxfam, che in un comunicato stampa ha dichiarato che «il G7 aveva la possibilità di stare con i contribuenti. Invece sta con i paradisi fiscali.» L’organizzazione ha criticato duramente la decisione di imporre una tassa così bassa in un periodo di grande crisi come quello post-pandemico e ha sottolineato che questa tassa avrà effetti disastrosi sulla disuguaglianza globale, spostando enormi capitali dai paesi più poveri verso quelli più ricchi, dove si trovano le principali multinazionali. Insomma, una global corporate tax è un passo avanti di per sé, ma perché non si limiti a rinforzare le disparità già esistenti deve essere alta. Non si può rendere l’intero pianeta un paradiso fiscale.
Nonostante gli aspetti negativi, la tassa almeno rompe un sistema decennale di competizione tra stati, unificando la tassazione a livello globale, e in questo senso l’accordo va comunque accolto con un minimo di ottimismo. L’accordo definitivo avrà luogo il prossimo weekend a Venezia in occasione del G7 dei ministri delle finanze.
[di Anita Ishaq]
Blitz antimafia nel Palermitano: 85 misure cautelari
I carabinieri del Comando provinciale di Palermo e la Direzione Investigativa Antimafia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 85 persone. 63 di loro sono state portate in carcere, 18 sono finite agli arresti domiciliari e 4 sono state sottoposte sottoposte ad obblighi di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria. Gli individui sono accusati a vario titolo di: associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga, reati in materia di armi, corruzione ed estorsione. Tra gli arrestati, anche la collaboratrice di giustizia Giusy Vitale, sorella dei capi del mandamento mafioso di Partinico Leonardo e Vito Vitale.
Filippine: precipita aereo militare con 92 persone a bordo
Un aereo militare filippino è precipitato al suolo durante la fase di atterraggio presso l’isola di Jolo, provincia di Sulu, nel sud del Paese. 92 erano le persone a bordo: fino ad ora – secondo quanto riportato dai media locali – la conta riporta almeno 50 passeggeri tratti in salvo e 29 morti. I piloti dell’aereo (modello C-130) avrebbero cercato di riprendere quota dopo che non erano riusciti ad imboccare correttamente la pista di atterraggio, ma la manovra non è riuscita. I tre piloti sono sopravvissuti ma versano in condizioni definite molto critiche.
Nave israeliana prende fuoco in alto mare: probabile attacco missilistico
Una nave mercantile israeliana è stata colpita da un missile nell’Oceano Indiano. La nave, battente bandiera libanese ma di proprietà del magnate israeliano Eyal Ofer, non ha riportato gravi danni e nessuno tra il personale di bordo risulta ferito. Si tratta tuttavia di un atto di guerra che chiama probabilmente in causa l’Iran. È quanto riferito al New York Times da un funzionario israeliano che ha parlato di «attacco da parte di un drone o di un commando navale iraniano», ed è anche la soluzione più probabile dato il ripetersi dei vicendevoli attacchi marittimi tra le due potenze negli ultimi mesi. Appena un mese fa una nave iraniana aveva preso fuoco in circostanza non chiarite, mentre tra febbraio e marzo lo stesso era accaduto ad almeno due navi israeliane. Nè da Teheran, né da Tel Aviv sono mai arrivati commenti ufficiali in questi mesi.
Norvegia: l’ultima miniera di carbone è diventata un parco nazionale
Dopo che nel 2017 ha cessato le operazioni di estrazione del carbone nell’Artico, oggi la Norvegia sta smantellando la sua ultima miniera, al fine di trasformare l’intera area in un parco nazionale due volte più grande del Grand Teton nel Wyoming. Il tutto per un importante obiettivo: far diventare il fiordo Van Mijen – nell’arcipelago delle isole Svalbard -, una landa selvaggia protetta, dove orsi polari, foche e numerose altre specie artiche possano vivere e riprodursi in quella che gli esperti hanno definito una delle aree più resilienti di fronte al cambiamento climatico.
Qui il carbone è stato estratto intensivamente per più di un secolo e, nonostante la minaccia incombente del surriscaldamento globale, il governo norvegese ha deciso e annunciato la cessazione dell’estrazione del combustibile solo nel 2016. Attualmente nell’area ci sono sette parchi nazionali, quindici santuari per uccelli, un geo-parco e sei riserve naturali; più di 3mila orsi polari sono tornati a vivere nella regione e, durante il periodo estivo, oltre 20milioni di uccelli appartenenti a ben 80 differenti specie vi nidificano alla fine della migrazione. Recentemente il governo ha annunciato l’estensione del Nordenskiöld Land National Park, affinché comprenda anche il fiordo Van Mijen. Questo vuol dire aggiungere 2.914 metri quadrati di area protetta.
Il Ministro dell’Ambiente norvegese Sveinung Rotevatn ha dichiarato di voler rendere l’arcipelago Svalbard una delle aree selvagge migliori al mondo, perfezionando le misure fino ad oggi adottate per fronteggiare i cambiamenti climatici e la pressione provocata dal traffico navale, e tutelare quindi la biodiversità e le specie animali che rischiano l’estinzione a causa di temperature sempre più calde. Si pensi che, nel giugno dello scorso anno, l’arcipelago è arrivato a 21.7° C , la temperatura più alta mai registrata nell’area.
[di Eugenia Greco]









