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lunedì 18 Ottobre 2021

UK, il governo vuole ampliare i poteri di polizia: proteste in tutto il paese

Nel Regno Unito i cittadini stanno protestando da giorni contro un disegno di legge che si sta discutendo in parlamento, che permetterebbe al Ministero dell’Interno ed alle forze dell’ordine di limitare o interrompere con molta più facilità le manifestazioni.

Il governo ha dichiarato che la legge servirebbe a reprimere le proteste, anche pacifiche, che verranno ritenute potenzialmente procuratrici di gravi disagi al pubblico. In tal senso, il disegno di legge prevede la reintroduzione del reato di disturbo dell’ordine pubblico e l’ampliamento delle pene per alcuni crimini, tra cui il danneggiamento dei monumenti. Inoltre, permetterà alla polizia di stabilire arbitrariamente regole come il livello massimo di rumore consentito o l’orario in cui la protesta potrà essere svolta e consentirà al Ministro dell’Interno di disporre nuovi provvedimenti che indicheranno i comportamenti dannosi per l’ordine pubblico, i quali non dovranno necessariamente essere approvati dal parlamento. Essa è stata fatta sulla scia delle proteste dei movimenti Extinction Rebellion e Black Lives Matter – accusate dai conservatori di aver generato disordini e danni alla proprietà – e andrebbe a sostituire il Public Order Act del 1986, ossia la normativa che regola l’ordine pubblico in Inghilterra e in Galles.

Gli oppositori della proposta di legge, però, si dicono estremamente preoccupati in quanto ritengono che essa andrebbe a ledere le libertà civili, in particolare la libertà di manifestare. In tal senso, il deputato del partito laburista, David Lammy, ha affermato che il disegno di legge sia di natura draconiana e che, se dovesse essere approvato, vi è il rischio che le forze dell’ordine soffocherebbero qualsiasi protesta semplicemente poiché non la gradiscono. Inoltre, alcuni sostengono che la legge servirebbe non solo a placare le manifestazioni per l’ambiente e per l’antirazzismo ma, implicitamente, anche a spegnere le future proteste che probabilmente si terranno a causa dei danni generati dalla gestione della pandemia da Covid-19. Per tutti questi motivi, più di 150 organizzazioni tra cui sindacati ed associazioni di beneficenza per i diritti umani hanno inviato una lettera ai ministri chiedendo al governo di modificare il suo approccio, specificando che la legge non tutelerebbe alcuni diritti fondamentali dei cittadini.

Inoltre, è da un paio di settimane che i cittadini inglesi e gallesi stanno protestando contro questo disegno di legge, al punto tale che si è formato un movimento il cui slogan è  «Kill the bill», ossia «Uccidi la legge». La prima contestazione si è tenuta il 21 Marzo nella città di Bristol dove più di 3000 persone sono scese in strada ed hanno assediato la stazione di polizia di New Bridewell. Da allora, le manifestazioni hanno avuto luogo in molte città provocando scontri e arresti da parte della polizia e nella giornata di sabato i sostenitori di «Kill the bill» hanno protestato in più di 25 città. Tra queste c’è Londra, dove migliaia di persone hanno marciato dietro lo slogan «Proteggiamo i nostri diritti» e sono stati effettuati 26 arresti.

Ma non solo nel Regno Unito la repressione ed il controllo sono in aumento. Anche in Francia negli scorsi mesi è stata proposta la «legge sulla sicurezza», la quale ridurrebbe la possibilità delle persone di diffondere immagini aventi ad oggetto le violenze della polizia ed aumenterebbe i poteri di sorveglianza della stessa attraverso l’utilizzo di droni e videocamere. E nei confronti di questa tendenza l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) si è espressa nel mese di febbraio, affermando che le autorità di alcuni paesi stanno utilizzando la pandemia come pretesto per imporre rigide misure di sicurezza con lo scopo di sopprimere le voci dissonanti ed abolire molte libertà fondamentali.

[di Raffaele De Luca]

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