martedì 27 Settembre 2022

Inquinamento atmosferico, nessuna città italiana è in regola

Nessuno dei 102 capoluoghi di provincia italiani è riuscito a rispettare i nuovi limiti soglia d’inquinamento atmosferico imposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Al di sopra di tali valori si parla di concentrazioni rischiose per la salute umana, il quadro che si figura nella nostra Penisola è quindi tutt’altro che rassicurante. In particolare, sono stati oltrepassati i limiti di sicurezza per tutti e tre i parametri suggeriti dall’Oms: una media annuale di 15 microgrammi per metro cubo (μg/mc) per il PM10, di 5 μg/mc per il PM2.5 e di 10 μg/mc per l’N02. In termini di polveri sottili (PM10) sono 17 le città con valori più del doppio oltre la norma. Alessandria ha registrato una media annuale di PM10 pari a 33 µg/mc, seguita da Milano, Brescia, Lodi, Mantova, Modena e Torino. 11 quelle più inquinate dalle polveri ancora più fini (PM2.5), con Cremona e Venezia con picchi record. 13, infine, le città più inquinate da biossido di azoto (NO2). In questo caso, Milano e Torino registrano i livelli più allarmanti.

È quanto è emerso dal nuovo rapporto di Legambiente “Mal’aria di Città” riferito al 2021 appena trascorso. Complice le più stringenti soglie fissate al livello internazionale, la situazione in Italia appare critica. La normativa attuale ha tuttavia dei limiti più accomodanti, ma comunque non si può dire che nelle nostre città si respiri aria salubre. Per il PM10, 56 centraline di monitoraggio distribuite in 31 città (il 24% del totale) hanno superato per più di 35 giorni la media giornaliera di 50 µg/mc, cioè il limite previsto dalla legge vigente. Per il biossido di azoto (NO2), sui dati rilevati in 205 centraline, 13 di queste sono andate oltre la soglia normativa di 40 µg/mc. Per tutti gli inquinanti considerati, al di là del superamento o meno dei limiti, stiamo comunque parlando di valori di concentrazione estremamente alti in tutte le principali città italiane.

Con la regione padana che è la più inquinata al livello europeo, l’inquinamento atmosferico è una piaga per il nostro Paese. Industrie, densità di popolazione, trasporti e conformazione geografica concorrono a fare della più grande pianura italiana un pericoloso hotspot di contaminazione dell’aria. Da Nord a Sud, comunque, non se la passa bene nessuna grande città. E il cambiamenti climatico, con il relativo persistere anomalo di alte pressioni non fa altro che esacerbare la cosa. Nel Bel Paese, nel 2018 – secondo i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente resi noti nel 2020 – i decessi correlati all’inquinamento atmosferico hanno toccato quota 66 mila unità. Con oltre 10 mila vittime, il nostro Paese si colloca in prima posizione per morti da biossido di azoto e, con più di 52 mila decessi, seconda solo alla Germania per vittime da polveri sottili. Per questo motivo, l’Italia è stata già più volte sanzionata dall’Europa e, senza misure immediate e concrete, la nostra posizione potrà solo peggiorare. Presto, infatti, la direttiva Ue sulla qualità dell’aria verrà revisionata in funzione delle nuove soglie suggerite dall’Oms. «Nel giro di pochi anni questi valori diventeranno vincolanti anche dal punto di vista legale – spiega Legambiente – con l’avvio di ulteriori procedure di infrazione per gli Stati membri inadempienti».

[di Simone Valeri]

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