Tavolara (Sardegna): autorizzato un resort in un’area protetta ignorando vincoli e proteste

Il governo ha detto sì alla cementificazione di uno dei tratti di costa più tutelati del Mediterraneo. Il 4 giugno il Consiglio dei ministri ha rigettato l’opposizione formale presentata dalla Regione autonoma della Sardegna e dal Ministero della Cultura, riattivando l’autorizzazione unica già rilasciata a febbraio dalla Struttura di missione ZES per il maxi progetto Tavolara Bay sul promontorio di Cala Finanza, nel territorio di Loiri Porto San Paolo, provincia di Sassari: la costruzione di una struttura ricettiva di lusso, preludio a un progetto che prevede un hotel a cinque stelle, decine di ville, ristoranti, un porto turistico, un eliporto e un campo da golf. Il tutto affacciato sull’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, istituita nel 1997 e sottoposta a molteplici livelli di tutela ambientale, in una zona dove il Piano Paesaggistico Regionale sardo vieta qualsiasi edificazione entro trecento metri dalla battigia. Lo ha fatto scavalcando il parere negativo e vincolante della Soprintendenza, l’opposizione della Regione autonoma e le obiezioni dello stesso ministero della Cultura, avvalendosi di una norma pensata per semplificare gli investimenti nel Sud, non per aggirare i vincoli paesaggistici di una regione a statuto speciale.

Il gruppo e il progetto

A portare avanti l’operazione è JHSF, colosso immobiliare e turistico brasiliano guidato da José Auriemo Neto, che nel 2007 ha acquisito la maggioranza del gruppo alberghiero Fasano, fondato nel 1902 a San Paolo dall’emigrato lombardo Vittorio Fasano. Da allora JHSF ha costruito un impero dell’ospitalità di lusso che va da Rio de Janeiro a New York, da Londra a Miami, da Cascais a Punta del Este. La Sardegna è il primo passo in Europa: l’estate scorsa il Fasano Al Mare Beach Club a Cala Finanza ha già aperto in forma riservata per ospiti selezionati. Il resto del progetto, affidato all’architetto brasiliano Isay Weinfeld, è atteso entro il 2028. L’operazione interessa, secondo quanto documentato dal Gruppo d’Intervento Giuridico, un’area di una cinquantina di ettari sul mare fra Cala Finanza e Punta La Greca, con ulteriori decine di ettari nel retroterra. Secondo quanto riportato da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, la sola struttura ricettiva prevista nella prima fase misurerebbe 4.350 metri quadri.

L’iter e i pareri contrari

Il percorso autorizzativo di Tavolara Bay è una sequenza di no istituzionali scavalcati uno dopo l’altro. Nella conferenza di servizi svoltasi tra ottobre 2025 e gennaio 2026, i pareri sono stati pressoché tutti negativi e non superabili: Regione autonoma, Corpo Forestale, Soprintendenza di Sassari e Provincia Nord Est Gallura si sono espressi contro. L’unico via libera politico è arrivato dal consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo, che in novembre 2025 aveva concesso una variante di destinazione d’uso da Zona H, tutela integrale, a Zona F, insediamenti turistici, ma a condizione che non ci fossero incrementi di volumetrie e fossero mantenuti gli accessi al mare. Una disponibilità parziale e condizionata, che il tecnico dello stesso Comune aveva smentito presentando un parere negativo in conferenza di servizi. Ciononostante il 9 febbraio 2026 la Struttura di missione ZES ha rilasciato l’autorizzazione unica. Regione, Corpo Forestale e Ministero della Cultura hanno chiesto l’annullamento in autotutela, ottenendo la sospensione dell’efficacia dell’atto. Il 4 giugno il Consiglio dei ministri ha rigettato tutte le opposizioni, riattivando l’autorizzazione. Nel frattempo, alla fine di marzo, come documentato fotograficamente dal GrIG, erano già iniziati i tagli della macchia mediterranea sul promontorio. Sono in corso accertamenti per i risvolti penali della vicenda.

Il meccanismo è la ZES Unica per il Mezzogiorno, istituita con il decreto-legge 124 del 2023, che consente alla Struttura di missione di rilasciare un’autorizzazione unica sostitutiva di tutti i titoli abilitativi. Come ha scritto il GrIG, si tratta di stabilire se una norma nata per favorire gli investimenti produttivi nel Sud possa diventare «uno strumento di eversione del quadro giuridico di rilievo costituzionale per la tutela del paesaggio». Giuseppe Meloni, vicepresidente della Regione e assessore della Programmazione, nonché ex sindaco di Loiri Porto San Paolo, la definisce senza giri di parole «inaccettabile»: «La struttura di missione ha bypassato tutti i pareri tecnici forniti dal Comune e dagli uffici della Regione. Normativa non superabile con una conferenza di servizi prevista da una legge nazionale che non può superare le prerogative della Regione».

Regione e TAR

La presidente Alessandra Todde ha risposto con un comunicato netto: «Le leggi della Sardegna non si possono aggirare. Difenderemo fino in fondo le prerogative della nostra autonomia». La semplificazione amministrativa, sostiene Todde, non può tradursi in un indebolimento delle prerogative riconosciute alle autonomie speciali né nella riduzione delle garanzie poste a tutela del territorio. «Le nostre coste sono identità, ambiente, economia durevole e futuro», ha aggiunto. La Regione ha già presentato ricorso al TAR: il 6 giugno il presidente della sezione ha respinto la richiesta di sospensiva cautelare: la società aveva formalmente dichiarato di non avviare alcun intervento di trasformazione del territorio per tutta l’estate 2026, venendo così meno l’urgenza che avrebbe giustificato il provvedimento; l’udienza collegiale sulla sospensiva è fissata per l’8 luglio.

Il fronte parlamentare

La vicenda nel frattempo è arrivata in Parlamento. Deputati e senatori sardi del Movimento 5 Stelle hanno annunciato che porteranno la questione in tutte le sedi istituzionali disponibili, chiedendo al governo di chiarire le ragioni che lo hanno portato a superare i pareri contrari. Francesca Ghirra, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ha già presentato un’interrogazione ai ministri dell’ambiente, del turismo e delle politiche di coesione: «Utilizzare le procedure semplificate previste dalla ZES per aggirare la pianificazione territoriale e paesaggistica vigente nell’isola è inammissibile». L’8 luglio, al TAR di Cagliari, si aprirà il primo vero banco di prova giudiziario. Ma per Cala Finanza, avvertono Regione e ambientalisti, è solo l’inizio di una battaglia che potrebbe arrivare fino alla Corte costituzionale. Non è del resto un caso isolato nel Mediterraneo: in Albania, proprio in questi giorni, migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana contro un resort di lusso da oltre un miliardo di dollari promosso dal fondo di Jared Kushner, genero di Trump, in aree protette della costa adriatica. Stessa logica, stesso copione, ma le proteste, che ieri sera hanno visto scendere in strada migliaia di persone per il decimo giorno consecutivo, si sono trasformate in un più ampio movimento anti‑governativo che chiede le dimissioni del primo ministro Edi Rama.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

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