Dopo la presentazione a marzo, la legge di iniziativa popolare che punta a vietare l’utilizzo delle gabbie per tutte le specie allevate compie un altro passo in avanti. Con diverse settimane d’anticipo sono state infatti raccolte le 50mila firme necessarie alla calendarizzazione in Parlamento. «Grazie a decine di migliaia di cittadine e cittadini preoccupati per le enormi sofferenze che gli animali rinchiusi all’interno degli allevamenti intensivi in Italia vivono ogni giorno, quest’anno abbiamo la possibilità di fare la storia», commenta Essere Animali, che insieme a The Good Lobby ha promosso l’iniziativa. La mobilitazione continua, così come la raccolta firme, che andrà avanti fino al 16 settembre per raccogliere quanti più consensi possibili ed evitare che la proposta finisca in un cassetto di Montecitorio o di Palazzo Madama.
Mentre diversi Paesi europei stanno gradualmente abbandonando le gabbie, in Italia questa tipologia di allevamento rappresenta ancora una realtà diffusa. Il fenomeno riguarda decine di milioni di esemplari, tra cui «più di 17 milioni di galline ovaiole, 13 milioni di conigli, quasi 600mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie», come fa notare Essere Animali, rilanciando le preoccupazioni dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare in Europa (EFSA). Quest’ultima raccomanda di evitare l’uso delle gabbie, riconoscendolo come fonte di stress e problemi fisici per gli animali.
Di fronte alla persistenza del fenomeno, la società civile ha deciso di attivarsi, presentando a marzo una legge di iniziativa popolare volta a introdurre il divieto delle gabbie per tutte le specie allevate. Per la riconversione degli allevamenti vengono individuati anche dei sostegni pubblici, pari a mezzo milione di euro, inseriti nell’ultima legge di Bilancio. Ci sarebbero poi gli strumenti previsti dal Piano Strategico Nazionale della Politica Agricola Comune (PAC) 2023-2027, oltre a fondi nazionali integrativi.
Ai promotori — Essere Animali e The Good Lobby — si sono aggiunti diversi profili pubblici, come la chef Chiara Pavan, volto noto del nuovo corso della cucina italiana. In 4 mesi, la raccolta dal basso ha raggiunto l’obiettivo delle 50mila firme, con diverse settimane di anticipo sulla scadenza prefissata. La campagna resterà comunque attiva fino al 16 settembre, così da depositare in Parlamento una proposta sostenuta dal maggior numero possibile di cittadini ed evitare il destino a cui vanno incontro di solito le leggi di iniziativa popolare.




