Per la prima volta in Italia, chi è sospettato di omicidio non risulta nemmeno iscritto nel registro degli indagati. Gli agenti coinvolti nel caso di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto domenica a Bologna dopo essere stato immobilizzato dalle forze dell’ordine, sono infatti stati inseriti in un’annotazione preliminare, il nuovo strumento previsto dal decreto Sicurezza approvato dal governo. Il provvedimento è stato concepito come una tutela per le forze di polizia ed è la prima volta che viene applicato in un caso di rilevanza nazionale. La procedura si applica quando appare evidente la possibile sussistenza di una causa di giustificazione e prevede l’istituzione di un registro filtro, distinto dal registro degli indagati. Si apre ora una fase di accertamenti che potrà durare fino a 150 giorni: se non emergeranno indizi di responsabilità penale, il procedimento potrà essere archiviato; in caso contrario, gli agenti saranno iscritti nel registro degli indagati, e scatterà un’altra disposizione del decreto, che prevede la copertura delle spese legali degli agenti da parte dello Stato e, dunque, dei cittadini.
Il cosiddetto “scudo penale”, fortemente rivendicato dall’esecutivo, ha modificato le regole per l’iscrizione della notizia di reato nel registro degli indagati. Prima della sua introduzione, il pubblico ministero iscriveva la notizia di reato in un apposito registro e, contestualmente, indicava le persone sottoposte a indagine. Oggi, invece, può decidere di inserire i loro nominativi in un diverso registro, denominato “annotazione preliminare”. La procedura si applica quando appare evidente la possibile sussistenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa, lo stato di necessità, l’uso legittimo delle armi o l’adempimento del dovere. A quel punto si apre la fase degli accertamenti: il pubblico ministero dispone di 120 giorni, prorogabili di ulteriori 30, per svolgere le verifiche e decidere se chiedere l’archiviazione oppure procedere con l’iscrizione nel registro degli indagati.
La Procura non ha reso noto su quali elementi abbia ritenuto applicabili le nuove disposizioni. Il video diffuso online mostra due agenti seduti sul dorso dell’uomo nel tentativo di immobilizzarlo mentre è tenuto a terra in posizione prona, mentre una terza persona gli blocca le caviglie. Le immagini documentano un’immobilizzazione durata diversi minuti, durante i quali l’uomo si dimena e chiede aiuto. Le disposizioni ministeriali sulla “gestione delle persone non collaborative” prevedono indicazioni precise per i casi in cui sia necessario ricorrere al contenimento fisico: gli operatori sono tenuti a limitare il controllo del soggetto al tempo strettamente necessario per procedere al rapido ammanettamento e, qualora la persona venga immobilizzata a terra in posizione prona, a girarla in posizione supina il prima possibile, subito dopo l’ammanettamento.
Intanto, a Bologna, continuano le proteste per la morte di Abderrahim Fakir. Ieri il sindaco Matteo Lepore (PD) ha promosso una manifestazione, iniziata alle 19. Partito il corteo da Piazza Nettuno, un gruppo di manifestanti si è diretto verso piazza Roosevelt, sede della prefettura, dove sono scoppiati i primi scontri. Le forze dell’ordine hanno fatto uso di lacrimogeni e idranti e hanno effettuato cariche con scudi e manganelli, mentre i manifestanti hanno risposto lanciando bombe carta e bottiglie. I disordini si sono poi spostati nuovamente in piazza Nettuno, dove sono state erette barricate e sono proseguiti gli scontri, con nuovi lanci di oggetti e l’impiego degli idranti. Le tensioni sono continuate fino a dopo la mezzanotte, estendendosi anche nell’area della stazione. Il bilancio è di due automobili incendiate e undici persone ferite.





Il diritto per definizione deve essere uguale per tutti, Meloni schifosa!