Per ridurre le morti in piscina si sa cosa andrebbe fatto, ma non si fa

L’ultima vittima è di ieri, 18 luglio, a Milano Marittima una bambina di quattro anni è annegata nella piscina dell’hotel. La penultima era stata appena un giorno prima, quando un’undicenne è deceduta in ospedale dopo ore di agonia: si trovava in piscina a Sestri Levante, dove era rimasta impigliata con i capelli nel bocchettone d’areazione dell’impianto: sono riusciti a liberarla e riportarla a galla dopo averle tagliato i capelli intrappolati, ma ormai era troppo tardi e i tentativi di rianimazione non sono riusciti.

Secondo un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, nel biennio 2024/25, le persone annegate in piscina in Italia sono state 37. Non è un numero alto in assoluto, nel senso che i morti in mare, nello stesso biennio, sono stati 281, quelli nei fiumi 149, e quelli nei laghi 89. Ma ci sono due differenze sostanziali: la prima è che mentre in mari, laghi e fiumi ad annegare sono in gran parte persone anziane, nelle piscine oltre la metà delle vittime ha meno di 14 anni. La seconda è che, mentre negli specchi d’acqua naturale intervenire ulteriormente sulla sicurezza è piuttosto complesso, nelle piscine si sa precisamente cosa andrebbe fatto: da un anno un disegno di legge per adeguare gli impianti a nuove normative di sicurezza giace in Parlamento, ma non viene approvato. Anche per l’opposizione delle organizzazioni imprenditoriali, spaventate dai costi aggiuntivi che comporterebbe l’obbligo a investine nella sicurezza delle piscine.

Per contestualizzare la questione, è importante sapere che negli ultimi decenni in Italia sono stati fatti grandi passi avanti sulla sicurezza dei bagnanti. Grazie alle norme, alla sensibilizzazione e all’introduzione dei bagnini di salvataggio i morti in acqua sono passati da una media di circa 1.500 casi l’anno nel secondo dopoguerra a 800 negli anni ’80, calando in maniera progressiva e costante fino ai poco più di 300 casi annui che si registrano dagli anni 2000. Tuttavia, negli ultimi 25 anni, i progressi si sono interrotti e negli ultimi anni gli annegamenti fatali hanno ripreso lentamente a crescere.

In mari, laghi e fiumi oltre il 40% dei casi riguarda persone con almeno 65 anni di età e la causa di annegamento più frequente è data da malori che colgono il bagnante mentre si trova in acqua. Un quadro che però muta drammaticamente nelle piscine, dove gli annegamenti di persone over 65 rappresentano solo l’11% dei casi, mentre il 27% è rappresentato da bambini con meno di 4 anni di età e un altro 27% da bambini di età compresa tra 5 e 14 anni.

Oggi in Italia non esiste una disciplina statale organica e uniforme per tutte le piscine. La materia è regolata soprattutto dall’Accordo Stato-Regioni del 2003, che però non ha forza di legge, e da normative regionali molto diverse tra loro. Il risultato è che le norme sono definite nel già citato rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità «molto frammentarie e confuse». Per superare lo stallo il governo aveva presentato nell’agosto del 2025 il progetto di “Legge quadro per la salute e la sicurezza nelle piscine”.

Il disegno di legge mira a introdurre regole uguali in tutto il territorio nazionale. Il testo prevede controlli periodici sulla qualità dell’acqua, piani di autocontrollo, una manutenzione documentata e la chiara individuazione dei responsabili della gestione e della sicurezza. Rafforza inoltre la sorveglianza dei bagnanti e stabilisce dotazioni di primo soccorso, compreso in diversi casi il defibrillatore. Particolare attenzione viene riservata agli impianti di ricircolo e aspirazione: anche bocchettoni, prese e sistemi di filtrazione dovranno rispettare le norme tecniche previste per evitare rischi di risucchio o intrappolamento. Si punta inoltre a intervenire sulle piscine domestiche, ad oggi prive di ogni regola, puntando a introdurre salvagenti e protezioni, come barriere o coperture, capaci di impedire l’accesso non sorvegliato dei bambini. La proposta stabilisce infine tempi di adeguamento per alcuni obblighi e sanzioni per chi non rispetta le nuove regole.

Il testo, firmato dal ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, e da quello della Salute, Orazio Schillaci, è stato approvato dal governo il 30 luglio 2025 ed era arrivato alla Camera l’11 agosto dello stesso anno, catalogato come atto C. 2576. Il 28 ottobre è assegnato alla XII Commissione Affari sociali, dove l’esame era iniziato solo a metà febbraio 2026: tre sedute, un’audizione di categoria a fine aprile, e a marzo il primo inciampo. La Conferenza delle Regioni ha dato parere negativo, contestando i nuovi obblighi limitati alle piscine future e non a quelle già esistenti, ha sollevato dubbi di costituzionalità su una materia di competenza regionale.

Ostacoli a cui si somma la posizione di Federalberghi. L’associazione degli albergatori, intervenendo alla Camera, ha contestato i numeri sugli annegamenti in piscina, giudicando sovradimensionati quelli del rapporto ufficiale, e ha chiesto di ammorbidire alcuni adeguamenti considerati troppo onerosi per gli albergatori, come la presenza fissa del bagnino e l’obbligo di defibrillatore e postazioni di primo soccorso. Inoltre, ha chiesto che le norme si applichino non solo agli hotel, ma includano gli affittacamere privati che mettono a disposizione l’uso della piscina agli ospiti, contestando il differente trattamento riservato agli alberghi rispetto a tanti bed and breakfast con piscina che offrono lo stesso servizio ma vedono le proprie vasche classificate come semplici impianti domestici.

Un altro ostacolo riguarda proprio i bocchettoni. Gli articoli 7 e 9 del ddl già li disciplinano, ma un emendamento allo studio con l’università La Sapienza, per imporre soluzioni tecniche più stringenti contro l’intrappolamento, resta fermo in attesa del parere del ministero delle Finanze sui costi per i gestori. «È quello che ha un po’ di problematiche maggiori», ha ammesso la relatrice Annarita Patriarca, di Forza Italia. A inizio giugno, dopo la lettera della madre di Matteo Brandimarti, un bambino morto nel riminese dopo esser stato risucchiato dal bocchettone della vasca idromassaggio di un hotel, anche la premier Giorgia Meloni aveva promesso di sollecitare Camera e Senato. Al momento in cui si scrive, però, il ddl non risulta nemmeno nel calendario dei lavori previsti alla Camera dei Deputati.

Nei giorni scorsi, il ministro Musumeci ha promesso una svolta, chiedendo ufficialmente alla maggioranza di sbloccare il testo. Ma nel frattempo l’estate va avanti e le tragedie continuano a sommarsi. Mentre nella vicina Francia una legge analoga ha permesso – secondo quanto dichiarato dal presidente di Assopiscine, Ferruccio Alessandria – di ridurre del 75% i decessi in piscina.

Avatar photo

Mario Catania

Giornalista professionista dal 2011, si occupa di inchieste, reportage e attualità. Ha lavorato per la carta stampata, per l'online e come videoreporter, spaziando dalla cronaca alla politica e tematiche ambientali. Autore di libri e saggi, per L'Indipendente coordina i lavori del mensile.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Articoli correlati

1 commento

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

+ visti