Israele approva un norma per consentire di circondare di alligatori le carceri palestinesi

Allevare coccodrilli per piazzarli intorno alle carceri affollate dai palestinesi. È questo l’ultimo piano del governo Netanyahu, voce esecutiva di quella che si professa come unica democrazia del Medio Oriente. L’idea arriva direttamente dal ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, famoso in Italia per le torture agli attivisti della Flotilla. A sposare la causa è stata la collega Idit Silman, a capo del Ministero della protezione ambientale, che ha modificato lo status giuridico dei coccodrilli del Nilo da animali selvatici a «fauna selvatica allevata in cattività». La supervisione dei rettili viene così trasferita dall’Autorità per la Natura e i Parchi — che si era opposta alla misura — a generici «enti di sicurezza», aprendo la strada al progetto di Ben-Gvir, l’ultimo di una lunga serie di strette ai diritti dei palestinesi. Soltanto pochi mesi fa, Israele aveva approvato la pena di morte per i palestinesi “colpevoli” di terrorismo.

È opinione diffusa che le mode americane, prima o poi, si diffondano nel resto del mondo. Oggi è toccato a Israele, intenzionato a importare il modello di Alligator Alcatraz, la prigione per immigrati inaugurata lo scorso anno dal presidente USA Donald Trump. Il centro di detenzione, chiuso anzitempo qualche settimana fa dopo mesi di critiche, era circondato dagli alligatori, usati come deterrente per le fughe dei detenuti. A voler emulare il modello della Florida è Itamar Ben-Gvir, che già a dicembre aveva mostrato ammirazione per l’Alligator Alcatraz. «State pensando di tentare la fuga? Ripensateci», ha scritto giovedì sui suoi profili social, pubblicando un fotomontaggio che lo ritraeva in compagnia di un coccodrillo al guinzaglio.

Poche ore prima la ministra per la Protezione ambientale, Idit Silman, aveva deciso di riclassificare i coccodrilli del Nilo da animali selvatici a «fauna selvatica allevata in cattività», trasferendo la loro gestione a generici «enti di sicurezza». Tra questi figurerebbe anche il Servizio carcerario israeliano, diretto proprio da Ben-Gvir. Secondo i media israeliani, come Channel 13, il ministro-colono di estrema destra intende circondare di coccodrilli il carcere di Ketziot, nel deserto del Negev. Qui sono detenuti i palestinesi accusati di aver partecipato al 7 ottobre. B’tselem ne ha raccolto le testimonianze, tracciando un quadro di torture e trattamenti degradanti.

L’idea di allevare coccodrilli per piazzarli intorno alle carceri affollate dai palestinesi è soltanto l’ultima di una lunga serie di modifiche all’ordinamento giuridico israeliano segnate dalla volontà di restringere i diritti dei palestinesi. La sedicente unica democrazia del Medio Oriente a marzo aveva reintrodotto la pena di morte per impiccagione, riservandola ai palestinesi “colpevoli” di terrorismo. Nonostante il termine “palestinese” non compaia mai esplicitamente, il provvedimento prevede la condanna per chiunque uccida una persona nell’ambito di un atto di terrorismo finalizzato a colpire lo Stato di Israele o negarne l’esistenza. La pena di morte diventa inoltre la regola nei tribunali militari della Cisgiordania, dove solo in casi speciali i detenuti potranno ottenere al suo posto l’ergastolo.

Qualche settimana prima il governo di Tel Aviv aveva approvato un piano per rivendicare le aree della Palestina occupata come “proprietà statale”, laddove i palestinesi non dovessero essere in grado di “dimostrarne” la titolarità. La misura ha di fatto ampliato la previsione della “legge sulla proprietà degli assenti”, varata dallo Stato ebraico nel 1950, alcuni mesi dopo la sua nascita. Facendo leva su tale norma, Israele mise le mani sui beni lasciati da centinaia di migliaia di palestinesi fuggiti durante la Nakba e finiti nei campi profughi in Giordania, Siria, Libano e Iraq. Le proprietà dei palestinesi, bollati come “assenti”, vennero assegnate ai cittadini israeliani e mai più restituite ai legittimi proprietari.

Secondo le previsioni, il provvedimento di febbraio permetterà a Israele di annettere circa due terzi dell’Area C della Cisgiordania. I palestinesi vivono lì da generazioni, ma buona parte delle famiglie ha perso i documenti relativi alla proprietà durante la Guerra dei sei giorni, nel 1967, cui si aggiungono gli innumerevoli casi di sfollamenti forzati.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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