All’alba del decimo giorno dalla ripresa dei combattimenti tra Stati Uniti e Iran, le tensioni in Medio Oriente si estendono anche all’altra sponda della Penisola Arabica. Le forze armate yemenite affiliate ad Ansar Allah, il movimento noto come Houthi, hanno annunciato un blocco marittimo nei confronti dell’Arabia Saudita in risposta agli attacchi contro l’aeroporto della capitale Sana’a della scorsa settimana, che il gruppo attribuisce a Riyad. L’annuncio giunge in un momento di forte tensione tra i due Paesi, con l’Arabia Saudita che da tempo mantiene restrizioni sugli aeroporti yemeniti. L’iniziativa potrebbe aggravare ulteriormente lo scontro: Ansar Allah controlla infatti lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi al Mar Arabico. In un contesto segnato dalla persistente chiusura dello stretto di Hormuz, un eventuale blocco anche nel Mar Rosso priverebbe l’Arabia Saudita dell’accesso alle sue principali rotte marittime.
La dichiarazione di Ansar Allah spiega che la decisione di implementare un blocco navale contro l’Arabia Saudita segue la «formula del “blocco con blocco”». Esso, insomma, è stato imposto per reagire al blocco aeroportuale imposto da Riyad contro Sana’a, che la scorsa settimana ha portato all’attacco sull’aeroporto della capitale yemenita. Secondo Ansar Allah, l’attacco sarebbe avvenuto per impedire l’atterraggio a un volo proveniente dall’Iran, con a bordo una delegazione di ritorno dal funerale di Ali Khamenei; l’aereo è poi atterrato all’aeroporto di Al-Hodeidah, nello Yemen occidentale. In un secondo momento, l’offensiva è stata rivendicata dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale; l’attacco era giunto due settimane dopo la ripresa dei voli diretti tra Teheran e Sana’a, sfidando proprio il blocco imposto dall’Arabia Saudita sui collegamenti aerei con gli aeroporti controllati da Ansar Allah. Il governo centrale yemenita è una delle due parti attive nella guerra civile yemenita ed è strettamente legato all’Arabia Saudita; dopo la ripresa degli scontri e lo scioglimento del Consiglio di Transizione Meridionale dello scorso gennaio, terza forza storicamente attiva nel conflitto civile, gli alleati di Riyad hanno allargato il territorio sotto il proprio controllo.
Il comunicato di Ansar Allah attribuisce esplicitamente all’Arabia Saudita la responsabilità degli attacchi contro Sana’a della scorsa settimana. Nella prima notte successiva all’annuncio del blocco navale, tuttavia, non si sono registrati scontri né attacchi. Se l’embargo dovesse essere applicato integralmente, Riyad potrebbe trovarsi in una posizione particolarmente delicata: con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso, un’eventuale interdizione dello stretto di Bab el-Mandeb alle navi saudite priverebbe il Paese dell’accesso alle proprie vie marittime. Già nel 2024 Ansar Allah ha dimostrato di essere in grado di esercitare un controllo significativo sul traffico nel Mar Rosso, mettendo sotto pressione il commercio internazionale in nome del sostegno alla Palestina. Un blocco di analoga intensità rischierebbe di trascinare direttamente l’Arabia Saudita nel conflitto, alimentando un’ulteriore escalation. Lo stesso movimento ha infatti dichiarato di voler adottare la strategia dell’«escalation per escalation», affermando che non lascerà impunito alcun futuro attacco contro lo Yemen.
Restano ancora sconosciute le modalità e l’intensità con cui Ansar Allah intende attuare il blocco navale. Non è stato inoltre chiarito se la misura sia stata concordata con la Repubblica Islamica dell’Iran, che finora non si è espressa pubblicamente sulla questione. Un’eventuale chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb non si limiterebbe a isolare l’Arabia Saudita dall’accesso al mare, ma potrebbe avere ripercussioni rilevanti sull’economia globale. Un blocco simultaneo del Mar Rosso e del Golfo Persico ridurrebbe ulteriormente il traffico di idrocarburi ed estenderebbe le difficoltà nell’approvvigionamento energetico anche al commercio internazionale di beni.




