giovedì 26 Marzo 2026
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La battaglia dei cittadini sardi per salvare Punta Giglio dalla speculazione

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Punta Giglio, Alghero, fonte: Comitato Punta Libera

Una mobilitazione nata dai cittadini potrebbe cambiare le sorti di un’area naturale protetta sotto aggressione da una speculazione edilizia: una grande struttura alberghiera travestita da innocente “Casa per Ferie”. A compiere l’opera una cooperativa di Milano composta da importanti personalità inserite nella politica, che hanno compiuto passaggi sospetti fin dalla vincita del bando pubblico “Cammini e Percorsi” nel 2017. Una questione spinosa dove quel che viene esposto e il non detto viaggiano su strade parallele. Una storia che si svolge in Sardegna, a pochi chilometri da Alghero, ma che è importante da conoscere perché racconta molto di ciò che non va nel nostro Paese, ma anche di come la mobilitazione e la determinazione dei cittadini possa servire a cambiare le cose.

Nord Ovest della Sardegna a pochi chilometri dal comune di Alghero, dove esistono luoghi dall’inestimabile valore storico, paesaggistico, ambientale, gli organi competenti non sembrano agire nel rispetto e nella difesa di territori tanto importanti, motivo che ha portato ad azioni legali da parte di associazioni e movimenti decisi a proteggere il Parco Ragionale di Porto Conte e l’Area marina protetta Capo Caccia – Isola Piana. Il Parco Regionale, istituito nel 1999 e che vanta un’estensione di 5.000 ettari, è culla di biodiversità e ospita specie protette, ma è anche punto focale per lo studio delle evoluzioni geologiche. L’area fa anche parte dell’osannata Rete Natura 2000, in quanto Zona di Protezione Speciale (ZPS) e Stato di Interesse Comunitario (SIC). Da giugno dello scorso anno Punta Giglio è anche Zona Speciale di Conservazione (ZSC) perché sito estremamente importante a livello ambientale.

Parco Regionale di Porto Conte, fonte: Comitato Punta Giglio Libera

Le Associazioni e i Movimenti per la difesa della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e della zona di Protezione Speciale (ZPS) di Punta Giglio, chiedono l’applicazione reale del principio di precauzione ambientale perché in siti così delicati e da salvaguardare, va invece avanti la costruzione di una struttura alberghiera che si spaccia per “Casa per ferie”. Si tratta di “Rifugio di Mare” nato dalla Soc. Coop. Il Quinto Elemento di Milano, ensemble di – si legge sul sito ufficiale – esperti in materia di costruzioni, vogliosi di creare una realtà rispettosa e che permetta di godere di un luogo naturale senza i soliti abusi umani.

Sfalcio vegetazione, ginepri e macchia mediterranea esterna, fonte: Comitato Punta Giglio Libera

“Vogliamo realizzare un centro ricettivo-ricreativo dove poter soggiornare e praticare il cicloturismo, il trekking, la vela e sperimentare varie attività legate alla filiera agroalimentare locale, ponendoci l’obiettivo di diventare un’importante tappa turistica e di formazione esistenziale, legata alla consapevolezza del vivere lento nel rispetto dell’ambiente che ci circonda”, scrivono i sette soci de Il Quinto Elemento col fine di esporre le loro intenzioni dopo la vittoria del bando pubblico “Cammini e Percorsi” dell’Agenzia del Demanio (2017).

“Rifugio di Mare” fonte: Comitato Punta Giglio Libera

Peccato però che gli Algheresi, abituati a svolgere attività realmente rispettose per l’ambiente, non siano della stessa opinione de Il Quinto Elemento. A febbraio del 2021 è nato il Comitato Punta Giglio Libera, il quale si identifica come un “Gruppo di cittadini eterogeneo, apartitico e pacifico”, creatosi proprio per proteggere Punta Giglio da quel che è riconosciuto come un progetto devastante per il territorio. In quanto parte dell’identità collettiva e realtà unica anche perché rimasta naturale, i cittadini non hanno alcuna intenzione di lasciare in pasto un luogo di tanto valore a business che potrebbero distruggerne la reale bellezza, danneggiandone gli ecosistemi.

Prima e dopo: le modifiche alla casermetta, fonte: Comitato Punta Giglio Libera

Il bando vinto da Il Quinto Elemento prevedeva la concessione dell’Ex Postazione antinavale SR. 413 di Punta Giglio con tanto di otto ettari di Parco Naturale a tutela assoluta, unico caso simile tra i 103 siti proposti nel bando nazionale intento a dare in concessione immobili pubblici inutilizzati, così da promuovere il cosiddetto turismo lento. Già dalla sua nascita solo su carta, il “Rifugio di mare” sapeva più di minaccia che di “Casa per Ferie”. Un progetto sfarzoso e invasivo, con tanto di elementi ben lontani dalla promozione di un “turismo lento”, proposto perché l’insediamento militare che risale alla Seconda Guerra Mondiale (tra l’altro dichiarato di interesse culturale storico artistico nel 2006), sito nel parco urbano e comprensoriale è stato messo al bando dalla sola giunta del comune, quando non avrebbe potuto scegliere autonomamente le sorti dell’area. Dal 2017 in poi, molti passaggi sono poco chiari e mai hanno visto i cittadini di Alghero coinvolti, che invece avrebbero diritto alla consulta. Secondo l’aggiornamento dei piani di gestione SIC e ZPS operazioni simili sono di interesse delle comunità locali, aventi ogni diritto ad essere ascoltate.

Difesa del territorio, fonte: Comitato Punta Giglia Libera

Alcune scelte non sono state discusse nemmeno in Consiglio Comunale e i cittadini hanno ricevuto non senza difficoltà e non sempre completamente, i chiarimenti e la trasparenza che hanno più volte richiesto, spesso dovendo passare per iter legali. E solo grazie all’azione decisa della comunità locale il piano iniziale è stato ridimensionato per poi essere comunque realizzato nel 2021. Così è nato il “Rifugio di Mare”, albergo e ristorante con tanto di piscina ricavata dal manufatto storico della cisterna.

Rifugio di Mare (ex casermetta) fonte: Booking.com

Il “Rifugio di mare” comprende anche il MAPS, cioè il Museo Ambientale di Punta Giglio Sardegna: pannelli esplicativi storico/naturalistici che sono andati a sostituire quelli già presenti nel Parco in quanto tale.

Pannelli Parco Regionale/MAPS a confronto, fonte: Comitato Punta Giglio Libera

Ad oggi la costruzione della piscina è ferma, perché palesemente lontana da “Casa per ferie” e dal “turismo lento”, ma abbellimento commerciale e ludico. E impedire il proseguo dei lavori non cambia i danni ormai subiti dal territorio. Per realizzare le costruzioni è stato modificato l’assetto di un’area protetta, con alberi abbattuti e l’estirpazione di flora e fauna locale, senza parlare dell’intervento per realizzare il collegamento idrico e fognario: “Una scavo di quattro chilometri in uno strato di calcare mesozoico situato sopra la Grotta Dasterru (sito delicatissimo di grande importanza paleo/antropologica), con mezzi pesanti e rumorosi, assolutamente inadeguati ad un ambiente cosi sensibile e con l’asportazione di 800 mc di roccia. Qui nidificano specie rare di uccelli, la cui riproduzione è irrimediabilmente compromessa dall’inquinamento acustico e luminoso che le attività di pernottamento e ristorazione comportano”, spiega il Comitato Punta Giglio Libera.

Scavi chirurgici da 20 cm larghezza x 50 cm profondità x 4 km di sentiero, fonte: Comitato Punta Giglio Libera

Da una parte Il Quinto Elemento che con maestria spaccia quel che è un resort esclusivo come luogo che abbraccia davvero il territorio e per veri appassionati di natura e trekking, sicuramente felici di potere bere un fresco Sprtiz ammirando la piscina artificiale da cui poi si osserva il magnifico mare della Sardegna. Seppur fastidioso per la fauna e non consentito in luoghi protetti, il bar aperto fino alle 23:00, causa tra l’altro di inquinamento tanto acustico quanto luminoso, farà probabilmente gola a chiunque voglia sentirsi in contatto con la natura. Chissà se Antoine de Saint-Exupery – autore de Il Piccolo Principe – in una situazione simile avrebbe comunque trovato la pace e l’ispirazione ad Alghero, dove passò alcuni mesi poco prima della sua morte.

Proteste pacifiche per difendere l’area, fonte: Comitato Punta Giglio Libera

Viene da sé come una presenza umana di questo tipo e probabilmente sempre più imponente possa cambiare le sorti di un magico luogo, e come questo sia un ennesimo caso di greenwashing. Il progetto comunque rimane “Virtuoso”, almeno secondo l’ex sindaco di Alghero, Mario Bruno.

Proprio quest’ultimo era in carica nel 2017 e ha voluto proporre l’area nel bando giustificando la propria azione come promozione turistica. Il bando tanto bene è stato vinto da una cooperativa di Milano nata appositamente per lo specifico scopo di vincere il bando del 2017, che vede importanti nomi di persone in linea con l’orientamento politico dell’ex sindaco di Alghero. Nella cooperativa figura infatti Anna Scavuzzo, dal 2016 eletta nuovamente come vicesindaco di Milano. Non solo, ma nel gruppo appositamente creatosi per conquistare Punta Giglio anche Matteo Mangili, ora membro del gabinetto del sindaco Giuseppe Sala e all’epoca membro della segreteria metropolitana del Pd di Milano; altra socia di spicco è l’ex presidente in quota del Pd del consiglio di Municipio 6 a Milano, Doris Zaccaria.

Uno degli esponenti del Comitato ha raccontato a L’Indipendente episodi come la stessa Scavuzzo che godendo della comoda “Casa per Ferie” ha postato su Instagram il simpatico video che la vede “giocare” con una volpe addomesticata, proprio in nome di un “turismo lento” e non nocivo per l’ecosistema. Un altro problema esposto da chi vede e ha visto la realtà modificata da vicino è l’importazione di animali domestici nella struttura come gatti, una minaccia per le specie protette del luogo.

A L’Indipendente è stato anche ricordato del momento in cui, quando i lavori per il “Rifugio di Mare” avevano subito un’interruzione e la struttura era dunque chiusa, Banca Etica ha svolto una riunione nella casermetta, nonostante fosse interdetta. La stessa “Banca Etica” che difende il progetto e che ha erogato un mutuo da 900mila euro garantito per l’80% dallo Stato attraverso il Mediocredito Centrale, prima ancora che il progetto fosse completamente approvato come spiega nel dettaglio un’inchiesta dello scorso anno de Il Fatto Quotidiano. Seppur la concessione dell’immobile fosse gratuita e la struttura non richieda una spesa folle, oltre ai 900mila euro iniziali la fonte informa L’Indipendente che recentemente sono stati concessi altri 500mila euro al progetto.

Lavori in corso, nell’area protetta di Punta Giglio, fonte: Comitato Punta Giglio Libera

Eppure anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) aveva giudicato parti del progetto ben lontane dall’essere una “Casa per Ferie”, reputandole anzi disturbanti per l’avifauna con strutture non compatibili a una zona a protezione speciale. Gli enti competenti, lo stesso Parco, la forestale, e ogni organo che dovrebbe occuparsi di proteggere l’area a rischio, rimangono ben lontani dal prendere provvedimenti realmente efficaci, nonostante la spinta dei cittadini. Coloro che hanno attività di ristorazione o simili nella zona ma lontane nel punto tanto delicato dove invece sorge il “Rifugio di Mare”, hanno timore di possibili conseguenze e non intervengono a sottolineare la differenza di trattamento e alcune modalità che vedono essere poco chiare. Perché a quanto pare chi si espone rischia di mettersi contro il Comune di Alghero, come l’esponente con cui L’Indipendente si è confrontato, il quale ha ammesso che difficilmente potrebbe trovare lavoro ad Alghero dopo le sue battaglie volte a proteggere la propria terra natia.

Il Comitato Punta Giglio Libera

E nel rispetto del luogo in cui vivono, gli abitanti della zona sono da tempo pronti ad assumersi qualsivoglia rischio in nome del rispetto di luoghi dall’inestimabile valore. Nell’ultimo comunicato stampa delle Associazioni e i Movimenti per la difesa della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e della zona di Protezione Speciale (ZPS) di Punta Giglio, diffuso lo scorso 23 luglio, si chiede infatti che il “Rifugio di Mare” rimanga una “Casa per Ferie” e non si trasformi in un albergo all’ultimo grido, con una potenziale presenza antropica distruttiva per l’area. Perché anche dopo i processi in corso al TAR, qualsiasi sia il verdetto, l’importanza dell’area non cambierà e il rispetto del luogo dovrebbe essere la prima preoccupazione.

Assemblea Comitato Punta Giglio Libera

In attesa dell’udienza fissata per il 22 novembre 2022 dopo l’appello cautelare al Consiglio di Stato promosso dal Comitato, che ha il fine di ripristinare l’interdizione alla Società concessionaria disposta dalla Regione Sardegna ma poi sospesa dal TAR, nel comunicato stampa tra i diversi obiettivi si chiede un maggiore controllo della struttura ricettiva e l’introduzione di limitazioni per controllare gli accessi, e che qualsiasi intervento che non sia in linea con un “Rifugio di Mare – Casa per Ferie” (come la piscina) venga vietato.

[di Francesca Naima]

Apocalittici e integrati

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Umberto Eco, sessant’anni fa, aveva così classificato i due principali atteggiamenti verso i media. Apocalittici, quelli che sostenevano che i media avrebbero annientato lentamente la cultura vera e propria, integrati quelli a cui andava così bene farsi condizionare.

Intanto Eco, a cui l’astuzia non mancava, pubblicava la sua tesi di laurea su San Tommaso d’Aquino e scriveva brillantemente sui Peanuts e i romanzi d’appendice di fine Ottocento, con una brillantezza provocatoria tutta sua. Dal canto mio, io studiavo gli antichi codici della poesia italiana e scrivevo saggi sui fumetti, dando poi alle stampe da Einaudi un saggio su San Francesco e il lupo. Un mix per molti indigesto.

Eravamo insomma sia apocalittici sia integrati, dando scandalo nella vetusta accademia che additava noi semiologi come ciarlatani. La rivoluzione allora era quella: mostrare che anche i prodotti di consumo della editoria di grande diffusione avevano una loro dignità antropologica, un loro modo di rimettere in circolazione vecchi archetipi in forme nuove. E che forse i meccanismi dell’alto e del basso erano molto simili. E che quindi anche i prodotti di massa contenevano valori.

E ora? Chi sono gli apocalittici? Quelli che pensano che non usciremo più dal controllo capillare dei persuasori, dei manipolatori tecnologici, dei padroni della finanza. Comunicazione e politica, salute e sicurezza si sono saldate, sono diventate la stessa cosa. Intanto è cominciata la campagna elettorale e i giornali, esperti nel non dire o nell’inventare argomenti per la distrazione, abbandonano i contenuti, si lanciano sul pettegolezzo, dimostrando ancora una volta che i quotidiani devono ricorrere alla stupidità, devono mortificare le intelligenze residue per pensare di avere successo. Chi sarà il prossimo primo ministro o la prossima prima ministra? I nostri politici litigano o fanno finta di litigare, sembrano un condominio di parenti pieni di livore.

Se i media andranno avanti su questo tono, già fra quindici giorni non gliene fregherà più niente a nessuno. E allora spunteranno gli intelligentoni, sapienti su comando. E sappiamo già di quale parte politica.

Insomma, gli apocalittici oggi sono quelli che pensano che non ci sia più niente da fare, gli integrati quelli a cui va bene tutto purché la verità venga da una certa fonte. Ci vuole sì una rivoluzione ma prima di tutto culturale.

Spunterà, vedrete, un o una ignorante, presuntuoso o presuntuosa, compiacente, incazzato o finto ingenuo, a seconda dei casi, che spiegherà con la solita arroganza che gli avversari sono dei deficienti oppure qualcuno o qualcuna che ci racconterà le fandonie di cinquant’anni fa, quelle che ora non se le bevono nemmeno più gli integrati.

La vera rivoluzione, alla fine, sarà quella di rifiutarsi di spegnere l’intelligenza. Essere apocalittici. Benevoli, però, senza farlo risultare troppo.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

USA, la Camera approva legge contro vendita armi d’assalto

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La Camera dei Rappresentanti USA, a maggioranza democratica, ha approvato una legge che mette al bando la vendita di alcuni fucili d’assalto, impedendone la vendita, la fabbricazione, l’importazione o il trasferimento. La misura è stata approvata con 217 voti a favore, inclusi quelli di due repubblicani, e 213 contro. Il Congresso aveva già approvato tale veto nel 1994, ma 10 anni dopo la legislazione è scaduta e non è mai stata rinnovata. Secondo i democratici si tratta di una misura “cruciale” per affrontare il problema delle sparatorie di massa, ma con ogni probabilità verrà affossata in Senato, a maggioranza repubblicana.

Venerdì 29 luglio

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8.00 – Operaio scomparso nel ragusano: la Procura indaga per omicidio e occultamento di cadavere.

9.40 – Venezuela e Colombia annunciano volontà di riprendere relazioni diplomatiche.

10.00 – Caro energia, per Eni +600% degli utili nei primi 6 mesi del 2022.

13.00 – Torino, corteo del gruppo per la lotta al cambiamento climatico Fridays For Future.

16.30 – Mosca: “almeno 40 morti per bombardamenti ucraini nel Donetsk”, Kiev nega.

18.30 – USA, inondazioni nel Kentucky in seguito a piogge violente: almeno 16 vittime.

19.30 – Ucraina, colloquio tra segretario di Stato USA Blinken e ministro Esteri russo Lavrov.

Torino, corteo del movimento per il clima Fridays For Future

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Si è svolto oggi a Torino il corteo del gruppo per la lotta al cambiamento climatico Fridays For Future, cui hanno partecipato un gran numero di altri collettivi ambientalisti internazionali. Il corteo ha sancito la chiusura di una settimana di incontri e dibattiti avvenuti nel contesto del Climate Social Camp di Torino, evento al quale hanno partecipato giovani provenienti da tutto il mondo. Ad aprire il corteo vi erano gli attivisti dei Most Affected People and Areas (MAPA), ovvero le zone del globo che più di tutte subiscono le conseguenze del cambiamento climatico.

C’era una volta uno stato di nome Iraq

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Lo scorso mercoledì centinaia di manifestanti, per lo più supporter del leader politico sciita Muqtada al-Sadr, hanno preso d’assalto la sede del parlamento iracheno. Nessun legislatore era presente quando i manifestanti sono penetrati nella fortificata green zone della capitale Baghdad, sede di edifici governativi e missioni diplomatiche, e le forze di sicurezza presenti sono riuscite a gestire la situazione senza ricorrere alla forza. I manifestanti, oltre a protestare contro la corruzione endemica presente in Iraq, condannavano anche la scelta da parte delle forze politiche rivali di candidare Mohammed Shia al-Sudani per la carica di primo ministro.

 

Al-Sudani, ex ministro ed ex governatore provinciale sarebbe, secondo i manifestanti,  una figura politica troppo vicina all’Iran e quindi inadatta per la carica di primo ministro. In Iraq è in corso una crisi politica nata dal fatto che il Paese è senza un premier dall’ottobre del 2021, quando si sono tenute le ultime elezioni parlamentari. La crisi si è accentuata nelle ultime settimane: a giugno l’alleanza politica facente capo ad al-Sadr, che aveva ottenuto alle ultime elezioni 74 seggi sui 329 disponibili, si è dimessa in massa. Al-Sadr vorrebbe infatti formare un governo di coalizione nazionale, utilizzando i voti di curdi e sunniti, soluzione che non piace ad un altra delle principali forze politiche del paese, la Shia Coordination Framework, guidata dall’ex primo ministro Nouri al-Maliki.

Districarsi tra i vari interessi, intrecci e alleanze che compongono la vita politica dell’Iraq è compito difficile. La triste realtà è che l’Iraq sta ancora facendo i conti con le conseguenze dell’invasione americana del 2003. Nei vent’anni che sono passati gli iracheni, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane, hanno dovuto affrontare un’invasione militare, il terrorismo dello Stato Islamico, violenze settarie e una guerra civile che sembra non finire mai. L’Iraq è un paese estremamente frammentato, con divisioni sia etniche che religiose andate esacerbandosi per via dell’instabilità in cui è piombato il Paese negli ultimi anni. La principale causa di tensione è quella di natura religiosa che divide sciiti e sunniti. Durante la dittatura di Saddam Hussein, dal 1979 al 2003, i sunniti – che rappresentano circa il 35% delle popolazione – sono riusciti a mantenere le principali posizioni di potere, mentre a seguito della rimozione del dittatore le posizioni di potere sono state occupate quasi esclusivamente dai politici sciiti – il restante 65% della popolazione.

Lo scenario politico odierno è caratterizzato dalla lotta tra le formazioni politiche sunnite, sciite e quelle dei curdi nella regione semi-autonoma del nord. Lotte che hanno spesso anche un carattere interno e che vedono affrontarsi partiti politici della stessa setta religiosa: ne è un esempio il contrasto tra le fazioni sciite di al-Sadr e di Shia Coordination Framework. Tensioni simili esistono anche tra le altre formazioni politiche, come i contrasti in seno ai curdi del Partito Democratico del Kurdistan (PDK) e quelli del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Anche tra i sunniti i contrasti non mancano, in particolare tra forze politiche più moderate e vicine agli Stati Uniti e quelle più radicali vicine ai gruppi fondamentalisti islamici. Numerosi gruppi politici dispongono poi di milizie armate con cui controllare direttamente il territorio per guadagnare potere e influenza. Nell’instabilità dell’Iraq giocano poi un ruolo cruciale anche i fattori esterni e la lotta per l’influenza sopra il Paese che viene combattuta da Stati Uniti, Iran e altre potenze regionali interessate. Con la caduta di Saddam Hussein il vicino e storico rivale Iran è stato in grado di allargare sempre di più la propria influenza sfruttando i legami religiosi con la maggioranza della popolazione sciita. La crescita dell’influenza iraniana in Iraq e di conseguenza nell’intero Medio Oriente è evidentemente un fattore inaccettabile per gli altri Paesi che si contendono il controllo della regione, ovvero Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. A questi, va aggiunta la Turchia, che grazie alla situazione di caos generale porta avanti da mesi una campagna di bombardamenti aerei nella regione autonoma del Kurdistan iracheno per annientare, con la scusa della lotta al terrorismo, i militanti del PKK.

Le lotte per il potere negli anni hanno sicuramente lasciato un chiaro sconfitto: il popolo iracheno. Sono oltre 4,5 milioni i bambini che vivono sotto la soglia di povertà, in un Paese che sta diventando sempre più povero e inquinato e dove corruzione, criminalità e violenze sono all’ordine del giorno. Ancora una volta appare evidente che non basta “solo” la democrazia (esportata a suon di bombe) per aiutare un popolo.

[di Enrico Phelipon]

L’Italia approva l’invio di nuovi fondi alla Guardia costiera libica

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Le Commissioni esteri e difesa della Camera hanno approvato la risoluzione conclusiva del dibattito relativo al finanziamento da parte dell’Italia alle missioni internazionali. Tra queste vi è anche la scheda 47 relativa alle missioni in Libia, per la quale il Governo ha approvato la proroga e un aumento dell’investimento di oltre un milione di euro. A nulla è servita, dunque, l’inversione a U del Partito Democratico il quale, nel mezzo della campagna elettorale e dopo anni di politiche favorevoli ai finanziamenti concessi alla Guardia costiera, ha deciso di non votare la scheda 47.

Il fabbisogno complessivo della missione per l’anno 2022 è stato aumentato di ben 1.37 milioni di euro, passando dai 10.48 milioni a 11.85 milioni di euro. La risoluzione approvata vede la “partecipazione di 25 unità di personale del Corpo della guardia di finanza alla missione bilaterale di assistenza nei confronti delle Istituzioni libiche preposte al controllo dei confini marittimi” – 24 in meno dell’anno 2021 – e un “incremento da 3 a 4 dei mezzi terrestri”, mentre rimane “invariata la presenza di una unità navale”.

La Libia è il Paese africano nel quale l’Italia è presente in maniera più consistente, con centinaia di unità aeree, terrestri e marittime a supporto del Governo di Accordo nazionale e della Marina libica, oltre che della cosiddetta Guardia costiera. Tuttavia, nonostante gli ingenti finanziamenti del nostro Governo al Paese, non esistono rapporti di spesa chiari del ministero dell’Interno in tal senso, né sono mai stati pubblicati resoconti di utilizzo di tali fondi, nonostante il Freedom of Information Act sancisca l’obbligo di trasparenza nei confronti dei cittadini da parte della pubblica amministrazione quando non vi sia pericolo per la sicurezza nazionale o la privacy. Le ONG che si occupano dei salvataggi nel Mediterraneo da anni mettono in guardia le istituzioni sul ruolo della Guardia costiera nel rimpatrio dei migranti, descrivendone la violenza utilizzata e le sistematiche violazioni dei diritti umani messe in atto e diffondendo numerose immagini a prova di quanto sostenuto. Tuttavia, ad oggi, il Governo è rimasto sordo ad ogni appello.

[di Valeria Casolaro]

Perché nelle piccole aziende c’è carenza di personale?

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È scoppiata di recente la polemica sulla difficoltà, da parte delle piccole aziende, di reperire persone disposte a svolgere determinati lavori. Soprattutto con l’arrivo della stagione estiva molti esercenti hanno denunciato la scarsa disponibilità di giovani e adulti ad accettare determinati lavori, complice il reddito di cittadinanza e lo scarso spirito di sacrificio. Dall’altra parte invece si sostiene che i datori di lavoro dovrebbero offrire stipendi più alti e smetterla di sfruttare gli stagionali, redistribuendo una parte dei loro lauti guadagni.

La verità, come al solito, sta nel mezzo e se è vero che un tempo per noi ragazzi era quasi normale andare a raccogliere la frutta o fare i camerieri in cambio di poche lire è altrettanto vero che la carenza di personale non lo vivono solo le aziende che offrono stipendi bassi e lavori umili, ma anche quelle che cercano figure specializzate con stipendi importanti, soprattutto in alcuni settori artigianali, produttivi o dell’informatica.

Le cause di questa difficoltà sono molteplici e spesso intrecciate tra loro, ma potremmo riassumerle in macro categorie:

1. La scuola ha perso il contatto con la realtà, e in generale non è in grado di formare persone con le competenze richieste oggi dalle aziende. L’alternanza scuola-lavoro è un’attività praticamente inutile, che non permette di formare i giovani e non fornisce alcun aiuto alle aziende.

2. Anni di messaggi distorti hanno portato all’idea che se fai un lavoro manuale sei un fallito, quindi tutto il mondo dell’artigianato sta lentamente morendo. Senza una valorizzazione culturale di questi lavori ci giocheremo migliaia di micro aziende, destinate a chiudere per carenza di giovani disposti a raccogliere l’esperienza della precedente generazione.

3. L’altra distorsione è che lavorare per una multinazionale è considerato molto più prestigioso, anche se si guadagna meno e si è trattati come numeri. Però vuoi mettere l’orgoglio della mamma nell’annunciare ai parenti che il figlio neolaureato “è stato assunto da Google” piuttosto che dire che ha trovato posto in una piccola azienda di fronte casa?

4. I nostri giovani hanno nuove priorità, che noi adulti non concepiamo. Ad esempio per loro la libertà di cambiare spesso lavoro è un valore che noi facciamo fatica ad accettare, visto che veniamo da una cultura per cui era un vanto poter dire di aver lavorato tutta la vita per la stessa azienda.

5. Gestire e motivare gruppi di lavoro è diventato molto più complesso, quindi capita sovente di perdere persone appena inserite, semplicemente perché non si sono trovate bene in azienda. Oggi è diventato fondamentale creare un buon clima, fornire un’organizzazione efficiente e introdurre sistemi meritocratici per non perdere i collaboratori migliori.

Come sopperire a tutte queste oggettive difficoltà?

Innanzitutto entrare nell’ottica che la ricerca di nuovo personale non va fatta in urgenza, ma deve diventare un’attività costante. Questo significa farsi trovare già pronti (con Curriculum già selezionati e primi colloqui già fatti) quando effettivamente avremo bisogno di inserire qualcuno, senza doverci accontentare del “meno peggio”.

La ricerca deve essere fatta usando tutti gli strumenti a disposizione (piattaforme digitali, giornali, annunci locali) ma soprattutto coinvolgendo i nostri collaboratori nel reclutamento di persone valide che già conoscono. La selezione deve passare attraverso colloqui professionali ed approfonditi, che permettano sia all’azienda che al candidato di non dover scegliere istintivamente ma sulla base di una vera conoscenza reciproca, che a volte richiede più incontri o brevi periodi di prova.

E soprattutto rendete le vostre aziende veramente accoglienti, in modo che si sparga la voce che chi ci lavora lo fa sentendosi apprezzato e valorizzato, coinvolto ed ascoltato. Così come per i clienti, anche nella ricerca di collaboratori il passaparola positivo è il modo migliore per attirare persone valide.

[di Fabrizio Cotza]

Scomparsa operaio nel ragusano: si indaga per omicidio

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La Procura di Ragusa ha deciso cambiarie capo di imputazione nelle indagini per la scomparsa di Daouda Diane, trasformandolo in omicidio e occultamento di cadavere. L’operaio, 37enne di origini ivoriane, è scomparso da quasi un mese, dopo che il 2 luglio aveva inviato un video alla famiglia nel quale denunciava le condizioni lavorative nella ditta nella quale lavorava, la Sgv Calcestruzzi di Acate. L’ipotesi ritenuta più probabile è che sia rimasto vittima di un incidente sul lavoro e che dopo il suo corpo sia stato fatto sparire.

La battaglia di Pescara contro l’inquinamento dell’Edison

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La Provincia di Pescara ha emanato un’ordinanza nei confronti di Edison, ritenuta responsabile della contaminazione del fiume Tirino. Si tratta, nello specifico, dei sedimenti fluviali risultati pesantemente contaminati a causa di veleni stoccati da anni nelle discariche 2A e 2B, posizionate lungo il tratto di fiume che attraversa il Comune di Bussi sul Tirino, in prossimità della centrale termoelettrica di Edison. Il provvedimento della Provincia di Pescara si conclude con l’ordine rivolto all’azienda di mettere in sicurezza l’area, rimuovendo i sedimenti contaminati e valutando lo stato di contaminazione della fauna ittica a valle. Nel frattempo, Edison ha chiesto all’Agenzia regionale per la Tutela dell’Ambiente della Regione Abruzzo (ARTA) “un sopralluogo congiunto per delineare il percorso operativo”.

L’ARTA ha evidenziato la contaminazione dei sedimenti fluviali con altissime concentrazioni di mercurio e di piombo, diossine e PCB nel tratto di 500 metri tra i transetti T2 T3 (in corrispondenza delle discariche 2A e 2B e aree limitrofe) e T4 (in prossimità della centrale termoeletttrica Edison) e con diminuzione dei tenori di mercurio dovuta al progressivo allontanamento dalle su indicate aree di apporto”, si legge nell’ordinanza. Una sentenza della Corte di Cassazione, come ricorda il sindaco di Bussi Salvatore La Gatta, ha indicato in Edison il responsabile dell’inquinamento delle discariche 2A e 2B, «che dovrà pagare quando il ministero gli manderà il conto». Nel tratto di fiume interessato, le concentrazioni di mercurio variano da 2.340 mg/kg fino a 7.200 mg/kg, a fronte di un limite di 0,3 mg/kg fissato dallo Standard di Qualità Ambientale – SQA. Il mercurio risulta, dunque, 24.000 volte oltre la soglia. La situazione non migliora col piombo, rilevato in una concentrazione di 4.020 mg/kg e superiore di 40 volte il limite di 100 mg/kg.

La gara relativa alla bonifica delle discariche 2A e 2B si è conclusa nel 2018, tuttavia i lavori non sono stati ancora avviati, a causa della decisione del governo di annullare la gara. Dopo le sentenze del Tar, del Consiglio di Stato e Cassazione, è stata ribadita invece la validità dell’atto.

[di Salvatore Toscano]