lunedì 9 Febbraio 2026
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Nel nuovo indice mondiale di democrazia l’Italia viene dopo il Botswana

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Ogni anno l’Economist pubblica i risultati del Democracy Index, un indicatore che, tenendo conto di diversi fattori, misura il livello di democrazia nei diversi Stati. Secondo i dati del 2021, su 167 paesi analizzati, 21 sono considerati democrazie piene, 53 sono democrazie imperfette, 34 sono regimi ibridi e 59 sono regimi autoritari. L’Italia nella classifica mondiale è la 31esima democrazia, catalogata come “democrazia imperfetta” con un punteggio di 7,68 (per essere definita “democrazia completa” bisogna arrivare almeno all’8), posizionata dopo Botswana e Israele e nello stesso “gruppo” di Ghana, Ungheria e Namibia.

Tavola delle democrazie
Fonte The Economist

Cosa ci ha impedito di arrivare a un risultato migliore? Partiamo dal presupposto che nella valutazione, l’indice tiene conto di 5 fattori: processo elettorale e pluralismo, libertà civili, funzione del governo, partecipazione politica e cultura politica. Ad ognuno di questi elementi viene assegnato un punteggio tra 0 e 10, dalla cui somma totale viene fuori la media che vi abbiamo riportato poche righe fa.

Per il nostro paese il fattore che più di tutti ha contribuito ad abbassare la media è il funzionamento del governo, che ha ottenuto 6,43 punti. Per la partecipazione politica, la cultura politica e le libertà civili i risultati si aggirano invece tra il 7 e l’8. Il punteggio più alto se lo aggiudica invece il processo elettorale, con 9,58. Tuttavia, rispetto all’anno precedente, la nostra valutazione è cambiata di pochissimo, abbassandosi da 7,74 a 7,68.

Può tirare un sospiro di sollievo la Norvegia, considerato il paese più democratico al mondo con 9,75 punti. Seguono Nuova Zelanda, Finlandia, Svezia, Islanda, Danimarca e Irlanda, a cui è stato affibbiato un punteggio superiore a 9. La stessa “sorte” italiana è toccata anche a Francia (22esimo posto) e Spagna (24esimo posto), che come noi rientrano nella categoria di “democrazie imperfette”.

Nello specifico, a pesare negativamente sugli indici spagnoli sono stati principalmente fattori come cultura politica poco sviluppata, bassi livelli di partecipazione, alto tasso di discriminazione di genere, e un sistema carcerario negligente. Tutti elementi che impediscono alla democrazia spagnola di essere tale al 100%, nonostante nel paese si svolgano eque e libere elezioni, e le libertà civili siano tutto sommato rispettate.

Dando uno sguardo più in generale, l’indice medio di democrazia dell’Europa occidentale si attesta attorno ai 8,23 su 10 (mentre quella centro-orientale si ferma a 5,36), l’America Settentrionale all’8,36 e un po’ più bassa l’America latina, con 5,83 (solo l’Uruguay rientra nella dicitura di “democrazia completa”). Chiudono l’Asia con 5,46 (qui solo Corea del Sud, Taiwan e Giappone sono classificate come democrazie complete), l’Africa subsahariana con 4,12 e Medio Oriente e Nord Africa con a 3,41.

Invece sono considerate dittature la maggioranza degli Stati del Medio Oriente e dell’Africa, oltre a Russia, Bielorussia e Cina. Dando uno sguardo alla popolazione, in sintesi il 46% dei cittadini mondiali vive in una democrazia, piena o imperfetta, il 17% in un regime ibrido e il 37% in un regime autoritario.

Confrontando i dati con quelli del 2020, sono molti di più gli stati che hanno affrontato dei peggioramenti (73) rispetto a quelli che invece hanno alzato l’indice (48). Per gli altri 46 non si sono registrate significative variazioni. Perché? “Soprattutto a causa delle restrizioni imposte dai governi alle libertà individuali e civili che si sono verificate in tutto il mondo in risposta all’emergenza sanitaria ma che in molti casi hanno solamente accelerato o reso “legittimi” processi di coercizione e autocrazia già in atto”.

Prendiamo ad esempio l’Afghanistan, ultimo in classifica e il cui indice è passato da 2,85 a 0,32 con l’arrivo dei talebani. Anche il Myanmar ha subito la stessa sorte, passando da 3,04 a 1,02: il paese sta ancora facendo i conti con gli strascichi lasciati dal colpo di stato del 2021. Al contrario, hanno registrato aumenti significativi invece l’Indonesia (passata da 6,3 a 6,71) e il Qatar (da 3,24 a 3,65).

[di Gloria Ferrari]

In Australia è stata scoperta la pianta più grande del mondo

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In Australia è stata scoperta la più grande pianta mai conosciuta sulla Terra. Si tratta di un immenso prato sottomarino esteso come una grande città, al largo delle coste australiane. L’enorme alga in questione occupa circa 200 chilometri quadrati, per fare un confronto la città di Napoli è grande 117 km quadrati e anche Milano si ferma a 181. I ricercatori, analizzando la creatura con test genetici hanno appurato che si tratta di un solo esemplare.

Le alghe in questione ricoprono circa 200 chilometri quadrati e sono state scoperte casualmente nelle acque di Shark Bay, nell’Australia occidentale. I ricercatori della University of Western Australia e della Flinders University, infatti, avevano deciso di perlustrare l’area al fine di comprenderne la varietà genetica, ma durante la ricerca hanno scoperto che la flora presente deriva da un’unica pianta: un esemplare di Posidonia australis. A quanto pare, la piantina colonizzatrice è stata in grado di svilupparsi e diffondersi in un ambiente poco profondo e con sedimenti sabbiosi, ma come questa sia riuscita a sopravvivere così a lungo, adattandosi alle mutevoli condizioni ambientali e ai punti del mare che differiscono molto per salinità e temperatura, rimane un mistero. La pianta, infatti, dimostra di avere sviluppato una resilienza a condizioni variabili e spesso estreme che le permetteranno di sopravvivere ancora a lungo.

La ricerca spiega che l’esemplare originario si sia esteso utilizzando i rizomi – fusti in grado di crescere sotto terra e di immagazzinare sostanze nutritive – di cui il team di esperti ha individuato la velocità di crescita, 35 centimetri l’anno, permettendogli di stimare l’età dell’immenso tappeto acquatico, 4500 anni. Ciò che rende questa Posidonia australis unica, oltre appunto alla grandezza, è il suo avere il doppio dei cromosomi rispetto ai suoi parenti oceanici. Questo significa che si tratta di un esemplare poliploide. La duplicazione dell’intero genoma attraverso la poliploidia – il raddoppio del numero di cromosomi – si verifica quando le piante “madri” diploidi si ibridano: la pianta contiene il 100% del genoma di ciascun genitore, invece di condividere il consueto 50%. L’anomalia fa dunque ipotizzare che per metà questi cromosomi provengano dalla Posidonia australis e per metà da una specie sconosciuta, e sarebbe proprio questa seconda ad averle fornito un grande vantaggio in termini di sopravvivenza. I ricercatori sono ora decisi ad approfondire la storia evolutiva e la genetica della pianta ma senza stravolgerla, in quanto, come un enorme prato sottomarino, è diventata l’habitat di numerose specie animali tra cui tartarughe, delfini, dugonghi, granchi e alcuni pesci.

[di Eugenia Greco]

Lavrov annulla visita in Serbia per chiusura spazio aereo

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Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov è stato costretto a cancellare il viaggio in Serbia a causa della chiusura dello spazio aereo di Bulgaria, Macedonia del Nord e Montenegro. Lo riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, citando media serbi. Lavrov avrebbe dovuto incontrare oggi a Belgrado il presidente serbo Aleksandr Vučić. La portavoce del ministro Maria Zakharova ha incolpato l’Occidente di “chiudere un altro canale delle comunicazioni”.

Domenica 5 giugno

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9.00 – Ucraina, raffica di missili contro Kiev: la città non subiva attacchi dal 28 aprile.

9.20 – Bangladesh, almeno 49 morti e oltre 300 feriti per esplosione in deposito di container vicino al porto di Chittagong, il più grande del Paese.

10.30 – Copasir, resi noti i nomi di giornalisti e politici accusati di diffondere propaganda russa e disinformazione sul conflitto ucraino.

11.00 – Albania, dopo tre elezioni andate a vuoto eletto un militare come capo dello Stato: è il generale Bajram Begaj.

11.45 – Putin: consegnare nuove armi a Kiev può solo portare a “estendere il conflitto il più possibile”.

16.00 – Venezia, summit Med5: chiesta fine solidarietà volontaria in favore di equa redistribuzione dei migranti in Europa.

16.30 – Nigeria, attacco armato in una chiesa: almeno 50 morti, anche donne e bambini.

19.00 – Filippine, eruzione del vulcano Bulusan: ricoperti di cenere i villaggi circostanti.

 

Nigeria, attacco armato dentro chiesa: almeno 50 morti

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Un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nell’interno di una chiesa nello Stato di Ondo, in Nigeria, uccidendo almeno 50 persone tra le quali donne e bambini. Dalle prime ricostruzioni sembrerebbe che il gruppo abbia fatto uso anche di armi esplosive. Ogunmolasuyi Oluwole, deputato locale, ha dichiarato che l’attacco è avvenuto mentre i fedeli erano riuniti per la celebrazione della domenica di Pentecoste.

Giornalisti e politici “filorussi”: il Copasir pubblica la lista di proscrizione

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L’indagine del Comitato per la Sicurezza della Repubblica (Copasir) sulla disinformazione e la presunta propaganda filorussa nei media italiani è arrivata alla sua fase cruciale. Sono stati individuati (e diffusi) i nomi dei principali giornalisti e politici che, secondo il Comitato, avrebbero messo in piedi un’attiva propaganda pro-Putin per condizionare l’opinione pubblica. Dalla giornalista russa Maria Dubovikova al geografo e scrittore Manlio Dinucci, dal reporter freelance Giorgio Bianchi all’analista geopolitico Alessandro Orsini, passando per l’economista Alberto Fazolo, la testata giornalistica L’Antidiplomatico e il grillino Vito Petrocelli, sono diverse le personalità finite al centro delle accuse del Copasir. L’accusa: riportare fatti e notizie diverse da quelle ufficiali -questa, d’altronde, è la definizione di “controinformazione”-, e diffondere per questo posizioni filoputiniane.

La linea che divide la propaganda dalla libera circolazione di idee è sottile, ed è facile che venga spostata di qualche centimetro secondo convenienza. Soprattutto in un contesto delicato come quello attuale, dove la guerra in Ucraina ha scoperto i nervi di delicati equilibri geopolitici. L’indagine del Copasir, il cui scopo sarebbe quello di “preservare la libertà e l’autonomia editoriale e informativa”, ha così portato alla luce i nomi di quelli che alcune delle principali testate mainstream hanno definito “rete” o “gruppo” di propaganda filorussa, quasi a suggerirne un movimento organico e organizzato. A scanso di equivoci, Il Corriere della Sera ne pubblica una foto che richiama molto le immagini segnaletiche.

Tra le personalità incriminate figura, ad esempio, la giornalista russa Maria Dubovikova, residente a Mosca, criticata per i suoi attacchi contro il Governo. La giornalista si era scagliata in particolare contro il fatto che le bolle per l’invio delle armi in Ucraina recavano la data dell’11 marzo, ovvero una settimana prima dell’approvazione del Parlamento del 18 marzo. A finire nel mirino dell’indagine anche coloro che, al motto di “Non in mio nome”, rifiutano l’invio di armi verso l’Ucraina: a suggellare la gravità di queste posizioni, anche se sfugge l’attinenza tra i due fattori, vi è il fatto che tra questi vi siano anche “negazionisti del Covid e no vax”. Tacciati di essere sostenitori di Putin e di diffondere disinformazione sono poi coloro che sostengono l’esistenza di gruppi ucraini di matrice neonazista. Tuttavia, l’esistenza di gruppi neonazisti ucraini radicati nel territorio e avviluppati in fitte reti internazionali è una realtà storica ampiamente comprovata, come spiegato nella nostra inchiesta sul battaglione Azov e le fazioni alleate di tutto il mondo. Non poteva non figurare, poi, il nome di Alessandro Orsini, licenziato dalla sua stessa università per via della propria analisi sulle origini ed i possibili sviluppi del conflitto ucraino-russo.

Contro la decisione del Copasir era arrivato a schierarsi anche il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, che aveva ribadito come la possibilità di dar voce a personalità differenti e la libertà di intervistare chi si ritiene opportuno sia uno dei cardini della professione giornalistica. Libertà di informazione è, d’altronde, anche possibilità di avere un contraddittorio e di esplorare più posizioni. Proprio quando questo non accade si ha la sensazione di assistere ad ampie campagne di propaganda, più che di informazione onesta.

[di Valeria Casolaro]

 

Roma, manifestazione per i curdi: la questura vieta le bandiere del Pkk

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In occasione della manifestazione a sostegno della popolazione curda svoltasi sabato 4 maggio a Roma, la questura ha cercato di vietare ai presenti di sventolare bandiere del partito curdo Pkk. Secondo quanto riportato da Il Manifesto, una decisione del genere è da leggere nell’ottica delle pressioni politiche esercitate da Ankara sui Paesi europei, dopo il veto posto all’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia per le loro posizioni di sostegno al “terrorismo” curdo. Proprio in questi giorni Erdogan sta portando avanti un’offensiva nelle zone siriane controllate dai curdi.

Gli enti di controllo che approvano i farmaci sono realmente indipendenti?

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Secondo un rapporto presentato da 26 scienziati alla Commissione europea in occasione del Global Health Summit 2021, l’umanità sta probabilmente entrando nell’era delle pandemie. Quella da Covid-19 ha mostrato l’inadeguata preparazione nei confronti di una simile emergenza sanitaria che ha influenzato anche l’efficacia delle misure adottate per contrastarla. Dopo circa un anno dal primo caso registrato a Wuhan, si è arrivati alla produzione di diversi vaccini, supervisionati e approvati dalle autorità di controllo sanitario, come del resto accade con qualsiasi farmaco. A quasi due anni e mezzo...

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Ucraina, nuova raffica di missili contro Kiev

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Nelle prime ore di domenica mattina una raffica di missili ha colpito i quartieri di Darnytskyi e Dniprovskyi della capitale ucraina Kiev, secondo quanto riferito dal sindaco della città Vitali Klitschko. I missili si sono abbattuti contro edifici e infrastrutture, ma la conta delle vittime si ferma per il momento a un ferito. La città non subiva attacchi simili dal 28 aprile scorso, dopo che Mosca ha spostato le proprie azioni militari verso est e verso sud.

Sabato 4 giugno

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6.00 – Cremona, detenuti incendiano celle dopo stop a somministrazione psicofarmaco.

7.00 – Guerra in Ucraina: i diplomatici statunitensi, britannici ed europei valutano il piano di pace in 4 punti proposto dall’Italia.

11.20 – Letta: “Il governo delle larghe intese termina con questo Parlamento”.

11.45 – Grano, Putin autorizza uso porti occupati per esportazione cereali ucraini: crollano i prezzi.

13.00 – Parlamento, prende forma l’asse gialloverde: Salvini si accoda alla posizione del M5S sullo stop alle nuove armi.

14.30 La Commissione europea è a lavoro per istituire una direttiva che introdurrebbe il salario minimo nei paesi membri.

16.00 – Hong Kong, la polizia vieta per il terzo anno consecutivo la commemorazione pubblica dell’anniversario della repressione di Piazza Tiananmen del 1989.

17.40 – Banca d’Italia, la situazione economica è “molto incerta”.

19.30 – La Russia denuncia “violazioni dei diritti dei cittadini russi” che vivono in Italia e “un’aperta campagna anti-russa da parte dei media italiani”.

20.00 – Il Capo di Stato Maggiore Generale Bajram Begaj viene eletto Presidente dell’Albania.