giovedì 26 Marzo 2026
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Consumo di suolo in Italia, nel 2021 il dato peggiore degli ultimi 10 anni

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Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo in Italia è tornato a crescere. Nel 2021, ha sfiorato i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno: il cemento, così, ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale. È quanto emerso dal nuovo rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA). «Un ritmo non sostenibile – sottolineano gli autori del documento – che potrebbe incidere in maniera significativa sulle possibilità di ripresa del nostro paese». Sulla base dell’impatto degli ultimi 15 anni, infatti, detto consumo di suolo equivale a una perdita economica di 8 miliardi di euro l’anno di servizi ecosistemici.

Gli incrementi maggiori, ovvero i nuovi ettari (ha) di cemento, sono avvenuti in Lombardia (+883 ha), Veneto (+684 ha), Emilia-Romagna (+658 ha), Piemonte (+630 ha) e Puglia (+499 ha). La Valle d’Aosta è stata quella con il consumo di suolo più basso, mentre Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Basilicata e Calabria si sono mantenute sotto i +100 ettari. Ragionando invece in termini percentuali, o meglio, rapportando il nuovo consumo di suolo alla superfice totale, la Lombardia, con oltre il 12%, si conferma la regione con il dato peggiore, seguita da Veneto (11,90%) e Campania (10,49%). Tra le città, la Capitale conferma il trend dell’ultimo periodo e, anche nel 2021, ha consumato più suolo di tutte le altre. In un anno, Roma ha perso infatti altri 95 ettari di suolo permeabile, seguono Ravenna, Vicenza, Reggio Emilia, Catania e Novara. Tra i capoluoghi di regione, escludendo Roma, il dato peggiore lo registra Venezia con +24 ha di nuovo cemento, seguono Milano (+19 ha), Napoli (+18 ha), Perugia (+13 ha) e L’Aquila (+12 ha). Non a caso – evidenzia il SNPA – oltre il 70% delle trasformazioni nazionali si concentra nelle aree cittadine cancellando proprio quei suoli candidati alla rigenerazione. Gli edifici aumentano costantemente: oltre 1.120 ettari in più in un anno distribuendosi tra aree urbane (32%), aree suburbane e produttive (40%) e aree rurali (28%). Il rapporto mette inoltre l’accento sul fotovoltaico a terra, le cui nuove istallazioni nel 2021 corrispondono ad una copertura di circa 70 ettari di suolo. «Gli scenari futuri – si legge nel testo – prevedono per questi impianti un importante aumento nei prossimi anni, stimato in oltre 50 mila ettari. Oggi, oltre 17 mila ettari sono occupati da queste installazioni, in modo particolare in Puglia, Emilia-Romagna e Lazio».

In 15 anni, tra il 2006 e il 2021, la nostra Penisola ha perso 1.153 km2 di suolo naturale o semi-naturale. La media si attesta attorno ai 77 km2 all’anno perlopiù a causa dell’espansione urbana e delle sue alterazioni collaterali. Questo significa nuovo suolo impermeabile nelle aree urbane, tra le altre cose, responsabile di una serie di impatti ambientali di cui avremmo potuto benissimo farne a meno. Le città d’altro canto, in un’ottica di mitigazione dei cambiamenti climatici, andrebbero potenziate in termini di sostenibilità: più aree ed infrastrutture verdi, anziché ulteriori colate di cemento. Interessante notare poi come il rapporto fin qui descritto evidenzi i suoi dati proprio mentre l’Italia è nella morsa sia della siccità che del caldo estremo. Una maggior quantità di suolo impermeabile, difatti, impedisce alla sempre più rada acqua piovana di completare il ciclo idrologico, nonché si correla a più frequenti allagamenti e ondate di calore.

[di Simone Valeri]

Centrodestra, trovato accordo su leadership

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A due mesi dalle elezioni, il vertice di centrodestra tenutosi alla Camera dei Deputati ha sciolto la riserva sul candidato premier in caso di vittoria alle urne. Sarà, infatti, il partito che raccoglierà più voti all’interno del centrodestra a indicare il profilo dell’eventuale futuro primo ministro. Stando ai sondaggi, a ricoprire questo ruolo dovrebbe essere Fratelli d’Italia. Il 25 settembre i partiti si presenteranno alle elezioni col proprio simbolo e l’indicazione del “capo politico”.

Mercoledì 27 luglio

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7.00 – Filippine, terremoto di magnitudo 7.0: almeno 4 vittime, decine i feriti.

9.30 – Lufthansa: oltre 1000 voli cancellati per lo sciopero del personale di terra.

10.15 – ISTAT, il divario tra la crescita degli stipendi e quella dei prezzi ha raggiunto i 6 punti percentuali.

11.30 – Antitrust: avviata istruttoria contro Samsung per condotte ingannevoli e aggressive.

12.00 – Vaiolo delle scimmie, Stella Kyriakides: «l’UE acquisterà altri vaccini».

13.15 – SIMEU, nei Pronto Soccorso italiani mancano 4.200 medici.

13.30 – Gas, forniture ridotte per l’Italia e prezzo in aumento: ad Amsterdam è stata raggiunta la quota di 212 euro al MWh.

14.45 – Turchia, l’Onu coordinerà tutte le attività del centro creato a Istanbul per gestire i corridoi del grano in uscita dai porti ucraini.

18.45 – Lavrov al termine del tour diplomatico in Africa: «non sostenete un mondo governato dall’Occidente».

Africa, Lavrov: «non sostenete mondo governato da Occidente»

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«Spetta a noi decidere se vogliamo un mondo in cui un Occidente, totalmente sottomesso agli Stati Uniti, creda di avere il diritto di decidere quando e come promuovere i propri interessi senza rispettare le norme internazionali», ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov presso l’Ambasciata russa in Etiopia, ultima tappa di un tour diplomatico che in Africa lo ha condotto in Egitto, Congo-Brazzaville e Uganda.

La caduta del governo non ferma la direttiva Bolkestein

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Il disegno di legge Concorrenza è stato approvato dalla Camera dei Deputati con 345 voti favorevoli e 41 contrari, questi ultimi provenienti dai banchi di Fratelli d’Italia e Alternativa. Il provvedimento, da cui è stato eliminato l’articolo sulla riforma dei taxi, torna in terza lettura al Senato della Repubblica, rientrando tra gli “affari correnti” del governo dimissionario e avviandosi così verso la conclusione dell’iter legislativo. Il disegno di legge Concorrenza recepisce la direttiva Bolkestein, approvata dalla Commissione europea nel 2006 e vincolante per i Paesi membri, che ruota intorno alla liberalizzazione del mercato. Il governo ha così avanzato una proposta per riassegnare le concessioni demaniali marittime (spiagge, lagune, foci dei fiumi e così via) attraverso bandi pubblici. Tuttavia, il rischio che la norma produca danni alle piccole-medie imprese e benefici a vantaggio delle multinazionali è alto, vista la lotta impari in termini economici.

La direttiva è un atto vincolante a cui le istituzioni comunitarie possono ricorrere per tracciare gli obiettivi e gli scopi che i Paesi membri devono raggiungere. L’ordinamento interno si adatta a quello europeo attraverso una norma (in questo caso il ddl Concorrenza) che completa la disposizione iniziale e traccia gli strumenti che verranno utilizzati per raggiungere gli obiettivi comunitari presenti nella direttiva. Esprimendosi a favore del disegno di legge, il Parlamento si è affidato alla delega legislativa, limitandosi, dunque, a tracciare i criteri e i principi direttivi a cui l’esecutivo dovrà attenersi nella formulazione del decreto legislativo, contenente i dettagli relativi alle “concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali”. Nello specifico, “il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, […] uno o più decreti legislativi volti a riordinare e semplificare la disciplina in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità turistico-ricreative e sportive, ivi incluse quelle affidate ad associazioni e società senza fini di lucro, con esclusione delle concessioni relative ad aree, strutture e infrastrutture dedicate alla cantieristica navale, all’acquacoltura e alla mitilicoltura”.

Se da un lato, l’applicazione della direttiva europea potrebbe portare a un allineamento tra canoni attuali riscossi dallo Stato e valori degli stabilimenti balneari e a un “equilibrio tra le aree demaniali in concessione e le aree libere o libere attrezzate”, dall’altro si rischierebbe una massiccia privatizzazione a favore di grandi imprenditori, fondi finanziari o multinazionali contro i quali gli attuali gestori (circa 30.000), spesso famiglie che hanno investito i propri risparmi per avviare e condurre le attività, avrebbero ben poche possibilità di concorrere nelle gare di appalto. «Abbiamo cercato di difendere un’eccellenza italiana, un mestiere antico inventato qui a fine ‘800 su cui sarebbe giusto intervenisse l’Unesco dichiarandolo patrimonio immateriale dell’umanità e, anziché attivare legittimi propositi di riforma per ottimizzarlo e qualificarlo, si rischia di cedere ad aziende straniere», ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli (FdI) in merito alla votazione dell’Aula, che ha aperto una nuova spaccatura nel centrodestra a due mesi dalle prossime elezioni. Il partito guidato da Giorgia Meloni ha prontamente rivendicato di  essere stata l’unica forza di centrodestra a tutelare i concessionari, votando contro gli articoli sulla messa a gara delle spiagge e sugli indennizzi a chi non otterrà il rinnovo, previsti dall’articolo 4 del disegno di legge. Lega e Forza Italia hanno, invece, fatto leva sul vago, discrezionale e ambiguo concetto di “responsabilità”, ribadendo (come più volte fatto da Bruxelles) la centralità della norma nel rispetto degli impegni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e nell’accesso ai fondi comunitari.

[di Salvatore Toscano]

Nella Repubblica Democratica del Congo si sono stancati delle Nazioni Unite

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Nella regione del Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo (RDC), le proteste contro la missione di pace delle Nazioni Unite (ONU) hanno causato almeno 15 morti, 3 caschi blu e 12 civili. Le proteste, iniziate lunedì nella città di Goma, si sono poi diffuse il giorno seguente anche a Butembo, dove un soldato e due poliziotti delle Nazioni Unite sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco. A riferirlo è il portavoce dell’ONU Farhan Haq durante un incontro con la stampa a New York. In entrambe le città i caschi blu sono stati accusati di violente rappresaglie ai danni dei manifestanti che, lanciando pietre e molotov, tentavano l’assalto agli edifici delle Nazioni Unite. Un giornalista della Reuters ha visto le forze di pace sparare a due dimostranti a Goma. Patrick Muyaya, portavoce del governo della RDC, ha affermato che nel capoluogo sarebbero state uccise almeno cinque persone, oltre a 50 feriti. Mentre a Butembo, il bilancio sarebbe di 7 morti, in base alle dichiarazioni rilasciate dal capo della polizia locale Paul Ngoma.

La rabbia dei manifestanti era incentrata contro l’operato delle Nazioni Unite e in particolare contro la missione di pace MONUSCO, presente nel paese da oltre 10 anni. I manifestanti chiedevano, infatti, il ritiro dei caschi blu dalla regione, dato che in tutti questi anni non sono stati in grado di contrastare l’ascesa dei numerosi gruppi armati attivi nella zona. MONUSCO è una delle più grandi e costose (1 miliardo di dollari di budget annuale) missioni di peace-keeping dell’ONU attive in giro per il mondo, con circa 14.000 caschi blu impegnati nella RDC. Le violenze dei gruppi armati nelle regioni orientali del paese hanno causato lo sfollamento di circa 6,2 milioni di persone, di cui 700.000 nel solo 2022.

La proteste, che si sono poi allargate grazie al numeroso supporto della popolazione, erano state organizzate dall’ala giovanile dell’UDPS, il partito del presidente Felix Tshisekedi attualmente al governo del paese. Lo stesso Tshisekedi aveva chiesto in passato il ritiro immediato delle forze di pace delle Nazioni Unite a causa della loro inefficacia, che genera rabbia popolare. Nelle regioni orientali della RDC sono, infatti, presenti numerosi gruppi armati come l’M23, oltre a gruppi jihadisti legati allo Stato Islamico. Le attività di tali gruppi armati hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione locale sia in termini di vittime sia per quanto riguarda gli sfollamenti: basti pensare che dal 2017 nella zona ci sono state 15.768 vittime e quasi 8.000 rapimenti. Le lotte tra gruppi armati non sono  esclusivamente dettate da motivazioni politiche; vi si affianca, infatti, l’elemento economico, dal momento in cui il Congo è un paese ricchissimo di risorse naturali.

Non è la prima volta che nella RDC la popolazione scende in strada per protestare contro l’operato delle Nazioni Unite. Negli anni, sono state diverse le accuse di abusi verso i caschi blu, come nel 2016, quando vennero indagati per violenze sessuali alcuni soldati della Tanzania che prestavano servizio presso la missione MONUSCO. Simili accuse erano state mosse anche verso alcuni membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità'(OMS). Nel settembre del 2020 vennero infatti denunciati presunti abusi sessuali commessi dal 2018 al 2020 durante la missione per il contenimento del virus Ebola nelle province del Nord Kivu e dell’Ituri. Non dovrebbe quindi stupire se, la popolazione locale, ha iniziato a considerare parte del problema anche le organizzazioni internazionali, che i problemi dovrebbero aiutare a risolverli.

[di Enrico Phelipon]

Neom, la città fantascientifica progettata dall’Arabia Saudita

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Recentemente sono emersi maggiori dettagli su Neom, il progetto architettonico saudita che dovrebbe dar vita a una nuova, scenografica, megalopoli fatta di palazzi scintillanti e zone economiche speciali. Il The Wall Street Journal ha infatti intercettato dei documenti datati 2021 in cui si analizza nel dettaglio la struttura nota come “La Linea”, un complesso costituito da due grattacieli specchiati alti 488 metri che correranno parallelamente per 120 chilometri, un’opera faraonica con un costo preventivato di un trilione di dollari, ma anche un’idea che difficilmente vedrà la luce.

Che qualcosa non torni è chiaro sin da subito: Neom è la punta di diamante del programma “Vision 2030”, un’iniziativa che mira a rivoluzionare l’economia locale in modo che questa sia meno dipendente dal petrolio, tuttavia le stime ufficiali prevedono che i due condomini potrebbero richiedere fino a 50 anni di lavori prima di essere completati. A loro modo, gli Specchi ci rivelano quindi che la futuristica metropoli ha l’ambizione di trasformarsi in un cantiere perennemente aperto che possa offrire occupazione a un popolo giovane – nel 2020 solamente il 33% della popolazione era over-35 – che altrimenti avrebbe scarse prospettive d’impiego. 

Neom Project

Nonostante Neom sia spesso presentata al mondo per la sua verticalità e per la sua ambiziosa scelta di puntare alle zero emissioni, la missione di fondo rimane infatti quella di avviare un sistema finanziario che possa autosostentarsi grazie alla presenza di investimenti esteri. L’Arabia Saudita vuole in qualche modo replicare l’esperimento economico registrato in Cina da Shenzhen, metropoli che si è garantita anni di incessante crescita proprio guardando ai soldi stranieri, tuttavia si tratta di una scommessa rischiosa, soprattutto tenendo conto che il progetto sia già da adesso vittima di numerosi contrattempi. 

Per sostenere i piani di crescita voluti dal Principe Mohammed bin Salman, Riyadh ha stanziato 500 miliardi di dollari, tuttavia la tabella di marcia sta accumulando ritardi a causa di un significativo esodo di ingegneri, figure professionali che non si sentono a loro agio nel farsi carico delle responsabilità di realizzazione un progetto tanto ambizioso. «Voglio costruire le mie piramidi personali», avrebbe annunciato il Principe, tuttavia i faraoni non confidavano di edificare le loro tombe promettendo agli stranieri dei dividendi e i finanziatori si stanno chiedendo a chi possano essere destinate delle case che arrivano a costare fino a 400 milioni di dollari l’una.

Neom Project

La chiave per decifrare Neom è però insita nella sua natura flessibile, ovvero nella predisposizione del Governo saudita a modificare strada facendo le sue priorità e i suoi obiettivi. In pratica, i propositi sono alti, tuttavia si può pur sempre scendere a patti con la realtà, qualora non sussistano le condizioni per concretizzare i risultati auspicati. Un esempio effettivo di questo approccio lo si può riscontrare nel programma 10×10 lanciato nel 2005 dall’allora sovrano Abdullah bin Abdulaziz Al Saud, un proposito che mirava a edificare sei diverse città al fine di lanciare entro il 2010 l’Arabia Saudita nella lista delle dieci destinazioni d’investimento più competitive. Tra queste metropoli, la più importante e rilevante è certamente King Abdullah Economic City (KAEC), città che è innegabilmente riuscita ad accattivarsi qualche successo, ma che è ben lungi dal soddisfare i traguardi che si era originariamente prefissata. Piuttosto KAEC è divenuta famosa su scala globale grazie alla descrizione pungente che ne ha fatto il best-seller Ologramma per il re, poi tradotto cinematograficamente con la commedia Aspettando il re, il quale sintetizza con arguzia le molte contraddizioni del potere saudita.

[di Walter Ferri]

Gas, forniture ridotte per l’Italia e prezzo in aumento

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La multinazionale russa Gazprom ha ridotto, da oggi, le forniture di gas attraverso il Nord Stream al 20% della capacità totale. Anche per l’Italia, che non importa dalla Russia attraverso il metanodotto del Mar Baltico, sono previsti tagli nella giornata odierna. “Gazprom ha comunicato per la giornata di oggi la consegna di volumi di gas pari a circa 27 milioni di metri cubi, a fronte di consegne giornaliere pari a circa 34 milioni di metri cubi effettuate nei giorni scorsi”, ha scritto ENI in un comunicato. I timori su un’offerta ridotta hanno fatto schizzare il prezzo del gas sul mercato: ad Amsterdam è stata raggiunta la quota di 212 euro al MWh.

Antitrust: avviata istruttoria contro Samsung per condotte ingannevoli e aggressive

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“L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti delle imprese Samsung Electronics Italia S.p.A., Opia Ltd e World Business S.r.l. per presunte condotte ingannevoli e aggressive”. A renderlo noto è la stessa Autorità tramite un comunicato, nel quale si legge che sotto la sua lente di ingrandimento sono finite le “promozioni con cui si offre la possibilità di cedere a prezzi vantaggiosi il vecchio telefonino in caso di acquisto di uno nuovo”. Mancherebbe una “adeguata e chiara informazione” secondo l’Antitrust, che inoltre “valuterà il modo in cui viene rivenduto il prodotto usato” poiché il consumatore non conoscerebbe il prezzo di cessione e sarebbe un soggetto terzo, ovvero l’acquirente, a decidere “lo stato d’uso e il prezzo stesso”.

Disastro ambientale per risparmiare: 18 indagati alla raffineria di Falconara

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Disastro ambientale, gestione illecita di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, getto pericoloso di cose, lesioni personali a carico di numerosi cittadini: sono questi i reati contestati a 18 indagati in seguito alla chiusura di un’inchiesta – condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (Noe) dei Carabinieri di Ancona e coordinata dalla Procura dorica – relativa ad un incidente verificatosi 4 anni fa nella raffineria Api di Falconara Marittima. Quest’ultimo, consistette nell’inclinazione del tetto galleggiante di un serbatoio situato all’interno del polo petrolifero e secondo gli inquirenti non fu di certo casuale. Dalle indagini, infatti, è emerso che la gestione degli impianti era improntata al risparmio, con l’intenzione di evitare ingenti costi per l’ispezione, la manutenzione e l’adeguamento degli stessi.

Sarebbe per questo, dunque, che l’11 aprile 2018 si verificò l’incidente sul TK 61 – uno dei serbatoi più grandi d’Europa caratterizzato da una capacità di portata pari a 160.000 metri cubi di petrolio greggio – che provocò la fuoriuscita di una nuvola di gas idrocarburici e la conseguente percezione di forti e prolungati miasmi da parte della popolazione della zona, oltre al serio pericolo per la sicurezza derivante dal rischio di esplosioni. Un vero e proprio disastro che si porrebbe sulla scia di tutta una serie di violazioni appunto motivate dalla volontà di risparmiare. “La conseguente attività d’indagine ha permesso di ricostruire le modalità gestionali dello stabilimento, caratterizzate da ripetute violazioni, sia delle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi, sia degli stessi dettami sanciti dalla specifica normativa di settore”. Questo si legge nel comunicato diffuso dai Carabinieri, i quali dunque non a caso fanno sapere che “sono inoltre stati contestati delitti contro la pubblica amministrazione, la violazione della normativa sulla gestione degli impianti a rischio di incidente rilevante e la responsabilità amministrativa degli enti nei confronti della società Api Raffineria S.p.A”.

Le indagini espletate hanno fatto emergere gravi carenze strutturali negli impianti, con diffusione incontrollata e prolungata nell’ecosistema di inquinanti pericolosi per l’ambiente e per l’uomo. In tal senso, secondo gli inquirenti nel territorio di Falconara Marittima si è registrato un significativo inquinamento ambientale causato dalle attività della raffineria che, “pur operando sulla scorta dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) n. 171 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare rilasciata in data 11.05.2018, ne ha violato le prescrizioni ed i limiti di emissione con riferimento alle emissioni in atmosfera, agli scarichi idrici, ai rifiuti, alla gestione dei malfunzionamenti e degli eventi incidentali”. Nello specifico, gli inquirenti parlano di una “compromissione della qualità dell’aria delle zone limitrofe all’impianto petrolchimico falconarese” che sarebbe stata “provocata dalle ripetute emissioni in atmosfera di gas derivanti dalla lavorazione degli idrocarburi”. Inoltre, pongono l’attenzione sull'”inquinamento e la perdurante dispersione di prodotti nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque”, che sarebbero stati principalmente provocati proprio dallo stato di deterioramento degli impianti e dalle gravi carenze riscontrate nell’ispezione e manutenzione di vari serbatoi, di rilevanti dimensioni, nonché degli impianti di trattamento delle acque di scarico (T.A.S.), di trattamento delle acque di falda (T.A.F.) e della rete fognaria oleosa della raffineria”.

Insomma non una ma diverse condotte illecite, come anticipato sorrette dalla volontà di risparmiare denaro. Basterà pensare che la sola bonifica di uno dei serbatoi oggetto delle indagini avrebbe comportato un esborso pari ad oltre 2 milioni di euro, mentre lo smaltimento dei rifiuti liquidi costituiti dalle acque di processo avrebbe comportato dei costi di almeno 8 milioni di euro all’anno.  A determinare le violazioni, però, sarebbe stata altresì l’intento di non compromettere l’attività produttiva, rallentando i processi di lavorazione che, in caso di esecuzione delle dovute opere di ispezione e manutenzione, avrebbero subito una inevitabile riduzione.

[di Raffaele De Luca]