domenica 8 Febbraio 2026
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Magistrato spagnolo vuole interrogare Pompeo su presunti piani CIA di uccidere Assange

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Il giudice spagnolo Santiago Pedraz ha inviato una rogatoria negli USA per poter interrogare Mike Pompeo, ex segretario di Stato, riguardo la presunta esistenza di un piano della CIA per sequestrare e uccidere Julian Assange mentre questi si trovava nell’ambasciata dell’Ecuador, a Londra. Secondo quanto riportato dall’agenzia Europa Press, Pedraz vorrebbe interrogare anche William Evanina, ex capo del controspionaggio americano. Gli avvocati di Assange si sono infatti rivolti alla magistratura spagnola poiché, secondo le loro ricostruzioni, in alcune dichiarazioni Evanina avrebbe fatto riferimento al coinvolgimento di una società “con sede in Spagna” come parte del piano, in quanto incaricata della sicurezza dell’ambasciata ecuadoriana a Londra.

Roma: la polizia carica i pescatori in sciopero

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Il 1° giugno un gruppo di pescatori si è ritrovato a Roma per protestare contro l’aumento dei prezzi del gasolio, che sta costringendo di fatto la categoria a lavorare in perdita. Intenzionato a dirigersi di fronte al ministero dell’Economia, il gruppo è stato tuttavia bloccato dalle forze di polizia in tenuta antisommossa, che non hanno esitato a far partire alcune cariche ai danni dei manifestanti. I rincari dei prezzi del carburante stanno avendo importanti ripercussioni sul settore, il quale sta mettendo in campo iniziative di protesta sempre più drastiche nella speranza che il Governo non ignori del tutto le rivendicazioni, come sembra star facendo al momento.

Le cariche delle forze dell’ordine hanno coinciso, in particolare, con la chiusura dell’incontro tra i vertici della Direzione Nazionale della Pesca e le associazioni di categoria, dal quale è emerso che nessun provvedimento verrà preso contro il caro carburante. Nessuno dei delegati delle marinerie presenti, inoltre, sarebbe stato ricevuto per un confronto. La protesta dei pescatori si inserisce in un clima di scontento generale della categoria, la quale già viveva “una crisi già aperta per le sempre più stringenti disposizioni unionali in materia di politica della pesca”. A queste si aggiungono ora i rincari del gasolio, in seguito ai quali i pescatori, piuttosto che andare in perdita, stanno smettendo di lavorare in tutta Italia.

Le rivendicazioni riguardavano, in particolare, la richiesta di una maggiore velocità nell’erogazione degli indennizzi (ordinari e straordinari), l’attivazione di una Cassa Integrazione Meteo e ristori concreti per far fronte al rincaro del gasolio, i quali, secondo UNCI Agroalimentare, dovrebbero essere stabiliti dalle singole Regioni in base alle difficoltà locali. Nonostante la costante domanda di prodotto ittico, infatti, gli aumenti del carburante stanno avendo pesanti ricadute sul settore, privato di sostegni sociali di qualsivoglia natura a causa del welfare “quasi inesistente” e del fatto che gli aiuti, che provengono soprattutto dalla legge di bilancio, non sono mai costruiti in modo concreto.

Lo stato di agitazione ha coinvolto tutta la categoria. Dal 21 maggio i pescherecci della costa adriatica della penisola non salpano alla ricerca del pesce fresco. A questo si sono aggiunte, a fine maggio, numerose manifestazioni di protesta in diverse città della costa est, da Chioggia a Molfetta. Il vicepresidente nazionale di Federpesca, Francesco Minervini, ha dichiarato che il Governo ha attivato interventi come credito di imposta e contributi a fondo perduto, ma “le misure non si sono ancora concretizzate”.

[di Valeria Casolaro]

 

In Indonesia si moltiplicano le sconfitte legali per le aziende di olio di palma

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In Indonesia, due aziende produttrici di olio di palma che avevano denunciato un funzionario locale per la revoca dei loro permessi si sono viste respingere l’azione legale. Queste si aggiungono a una lista crescente di imprese chiamate a rispondere delle violazioni legali e amministrative scoperte nel maggio 2021 sulle concessioni di palma da olio nella provincia della Papua occidentale. Nonostante le aziende abbiano spesso cercato di opporsi, da dicembre 2021 sono stati respinti almeno altri quattro ricorsi. Gli attivisti ambientali hanno accolto con favore il verdetto, definendolo un’opportunità per il governo di restituire le concessioni alle comunità indigene.

PT Anugerah Sakti Internusa (ASI) e PT Persada Utama Agromulia (PUA) avevano intentato cause separate il 29 dicembre scorso contro Samsuddin Anggiluli, il capo del distretto di South Sorong nella provincia della Papua Occidentale, che aveva ordinato la revoca dei permessi. I giudici che hanno esaminato i casi presso il tribunale amministrativo statale di Jayapura hanno stabilito la legittimità dell’azione di Samsuddin, soprattutto alla luce delle varie violazioni legali e amministrative da parte delle società. Le due imprese sono membri di un gruppo di piantagioni aziendali chiamato Indonusa Agromulia. Quest’ultimo ha deciso di non entrare a far parte della Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO) – il principale sistema di certificazione di sostenibilità al mondo per l’olio di palma – e di non stabilire la cosiddetta politica NDPE, che impegnerebbe il gruppo ad attività basate su zero deforestazione, mancato sviluppo di torbiere e cessazione dello sfruttamento di comunità e lavoratori.

Alle due aziende erano state concesse decine di migliaia di ettari di terra, rivendicate dalle popolazioni indigene in nome di quel diritto ancestrale incompatibile con l’espansione neoliberista. Adesso, la palla passa ancora una volta alle istituzioni, a cui gli attivisti chiedono di interpretare la recente serie di sentenze dei tribunali come un catalizzatore per approvare finalmente un disegno di legge sui diritti indigeni, che langue in parlamento da un decennio e che permetterebbe alle comunità locali di riprendere il controllo della terra e gestirla in autonomia.

[Di Salvatore Toscano]

El Salvador, l’allarme di Amnesty: “massicce” violazioni dei diritti dal governo

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Le autorità di El Salvador, con il pretesto della repressione della criminalità delle gang, stanno mettendo in atto “massicce violazioni dei diritti umani”, secondo quanto denunciato da Amnesty. Da quando l’amministrazione del presidente Bukele ha dichiarato lo stato di emergenza, a fine marzo, almeno 18 persone sono morte sotto la custodia dello Stato, che starebbe mettendo in atto arresti arbitrari, violazioni del giusto processo, torture e maltrattamenti. Ad oggi polizia ed esercito hanno arrestato più di 36 mila persone, tra cui 1.190 minori, in moltissimi casi senza disporre di prove di un effettivo collegamento con bande criminali.

Le sanzioni alla Russia rischiano di far perdere 8.000 posti di lavoro in Sicilia

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Nei giorni scorsi, Bruxelles ha annunciato il sesto pacchetto di sanzioni rivolto alla Russia, in risposta all’invasione dell’Ucraina. Al suo interno, dopo un lungo dibattito, ha preso forma l’embargo parziale al petrolio russo, con l’obiettivo di ridurre le importazioni del 90% entro la fine dell’anno. In Sicilia, in provincia di Siracusa, si teme la perdita di circa ottomila posti di lavoro legati alla lavorazione del greggio proveniente da Mosca via mare. Si tratta dell’Isab, la raffineria situata a Priolo Gargallo e controllata dalla russa Lukoil attraverso la società svizzera Litasco. L’impianto richiede in modo diretto il lavoro di circa mille dipendenti, a cui se ne aggiungono altri settemila, impiegati nel sistema petrolchimico dipendente dal greggio lavorato nella raffineria.

Si tratta di un vero e proprio polo industriale che si sviluppa tra Priolo, Augusta e Siracusa e che coinvolge – oltre all’Isab – l’algerina Sonatrach, la francese Air Liquide e la sudafricana Sasol, oltre a Eni ed Enel. Lo scoppio della guerra in Ucraina ha segnato una controtendenza nella politica di riduzione degli investimenti rivolti all’area, con l’Italia diventata il principale importatore di petrolio russo in Europa. «La Isab Lukoil di Priolo, insieme con le altre realtà del polo petrolchimico, partecipa al gettito fiscale per 15 miliardi di euro all’anno», ha dichiarato il sindaco di Priolo Gargallo, chiedendo l’intervento del governo. Nei mesi scorsi, la giunta della regione Sicilia guidata da Musumeci ha cercato un dialogo con Palazzo Chigi, e in particolare con il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, senza ricevere alcuna risposta, come ribadito dall’assessore alle Attività produttive della Regione siciliana, Mimmo Turano. Pochi giorni fa, il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) ha dichiarato di seguire “con la dovuta attenzione la situazione del Petrolchimico del Siracusano, soprattutto per le possibili ricadute occupazionali che le misure conseguenti alla guerra in Ucraina potrebbero causare”. Il Mise starebbe valutando la dichiarazione di area di crisi complessa, che permetterebbe l’attuazione di politiche e programmi di finanziamento o per la reindustrializzazione dell’area o per la sua riconversione.

Con l’embargo al petrolio proveniente da Mosca e il rischio chiusura per il polo industriale di Siracusa, le alternative percorribili sono due: sostituire il greggio russo con quello di altri partner commerciali con cui l’Italia ha stretto di recente nuovi accordi o riconvertire l’area in un’attività più sostenibile, soprattutto alla luce dei dati relativi all’incidenza del polo sulla salute dei cittadini. L’Istituto Superiore di Sanità ha tenuto una ricerca sul possibile legame tra i due aspetti, rilevando che “l’incidenza complessiva dei tumori maligni, esclusi quelli della pelle, risulta in eccesso rispetto alla popolazione delle regioni del Sud e Isole in entrambi i generi”. Si è registrata poi un’analoga tendenza sulle malformazioni congenite (escluse quelle del sistema nervoso) e sugli eventi di pneumoconiosi, oltre allo “strano caso dei tumori alla mammella riscontrati negli uomini, un evento raro”.

[Di Salvatore Toscano]

Il legame tra Alzheimer e alimentazione: conoscenze e consigli di prevenzione

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La demenza senile, la cui forma più diffusa è l’Alzheimer, affligge al momento circa 50 milioni di persone nel mondo, di cui 1 milione e 250 mila in Italia. La malattia prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che per la prima volta nel 1907 ne descrisse i sintomi e gli aspetti neuropatologici. Dal momento che la medicina moderna non è ancora stata in grado di individuare una cura che riesca a bloccare l’azione della proteina beta-amiloide, responsabile della distruzione delle cellule nervose, sembra che l’unica arma possibile contro l’Alzheimer sia la prevenzione. Come per ogni altra malattia che colpisce corpo e mente, la prevenzione passa per l’alimentazione e lo stile di vita.

Prevenzione: una buona notizia contro l’Alzheimer

Si pensi ad un dato molto significativo che emerge dalla ricerca scientifica: un caso di Alzheimer su 4 – ovvero il 25% dei casi – può essere prevenuto mangiando meglio, muovendoci di più, tenendo sotto controllo la pressione e i livelli di glicemia. Sono dati e conoscenze straordinarie a cui non pensiamo troppo spesso, purtroppo. Anche negli stadi iniziali della malattia, sottoporre i pazienti a stili di vita più corretti e farli camminare, contiene già di suo il disturbo di memoria e rallenta la progressione della malattia.

La buona notizia viene da uno studio effettuato da ricercatori della Columbia University, a New York, e pubblicato su Neurology. Nello studio sono stati inclusi 1.219 newyorchesi con più di 65 anni di età, senza problemi di Alzheimer, che sono stati seguiti per un po’ di tempo con l’alimentazione ed esami medici. Che cosa è stato fatto in questo studio? È stato cercato un legame con la proteina beta-amiloide circolante, per dieci componenti nutritivi: acidi grassi saturi, acidi grassi polinsaturi omega 3 e omega 6, acidi grassi monoinsaturi, vitamina E, vitamina C, vitamina D, vitamina B12, folati, betacarotene. Dopo 18 mesi di monitoraggio sono stati sottoposti ad un prelievo di sangue che ha misurato il livello della proteina beta-amiloide. I ricercatori hanno trovato che più un individuo consuma cibi contenenti gli omega 3, più sono bassi i livelli di proteina beta-amiloide nel sangue. 

Alimenti utili per la prevenzione

La dieta migliore per questi pazienti resta la dieta di tipo Mediterranea, ricca di frutta e verdura, cereali integrali, pesce, legumi e olio extravergine di oliva. È importante consentire un consumo frequente di alimenti che contengono sostanze antiossidanti come gli agrumi, le verdure a foglia verde, i pomodori, patate, pesce, frutta secca, erbe aromatiche come prezzemolo, basilico, rosmarino, spezie. Tra le sostanze che sembra possano avere effetti positivi troviamo la vitamina C, la vitamina E e B12, i polifenoli (contenuti oltre che nella verdura anche in tè, uva, cioccolato), lo zinco e il selenio

[Alcuni degli alimenti che aiutano nella prevenzione dell’Alzheimer]
Insieme all’alimentazione, questa malattia può essere prevenuta mantenendo uno stile di vita attivo e praticando regolarmente sport e attività fisica, soprattutto se si svolge un lavoro sedentario.

Dal tuorlo d’uovo un alleato contro l’Alzheimer

Le nostre nonne sapevano che le uova sono un alimento completo ricco di nutrienti essenziali per l’accrescimento dei bambini piccoli e per lo sviluppo del cervello, e non era un caso che ne dessero uno al giorno ai bambini in crescita. In Cina addirittura si diceva che per fare bambini intelligenti le donne incinte dovessero mangiare fino a 10 uova al giorno. Come mai le uova un tempo erano così venerate e apprezzate?

La Scienza moderna ha svelato i motivi, a partire dal fatto che all’interno di questo alimento è presente un nutriente essenziale chiamato colina, che è fondamentale per il cervello. Infatti più colina consumiamo, più neuroni della memoria formiamo. La colina, nel tuorlo d’uovo, è contenuta all’interno di un’altra sostanza assolutamente basilare per la salute del cervello, chiamata lecitina. Il termine “lecitina” (dal greco λεκιθος, lekithos) significa “tuorlo d’uovo” e fu introdotto per la prima volta nel 1850 sulla rivista Journal de Pharmacie et de Chimie dal chimico e farmacista francese Maurice Gobley, che isolò la lecitina nel 1846 dal tuorlo d’uovo e successivamente da altri tessuti biologici. La lecitina esiste in primo luogo come componente delle cellule vegetali e animali. Le cellule sono circondate da una membrana esterna, chiamata membrana cellulare, composta appunto da fosfolipidi come le lecitine. Una membrana cellulare sana si caratterizza da una composizione ricca di lecitine e grassi omega-3. Purtroppo, se l’alimentazione non è sana o se si consumano in prevalenza cibi industriali, le membrane cellulari si compongono di altri grassi che sono però nocivi e irrigidiscono e rallentano le funzioni della cellula, come i grassi trans o un eccesso di grassi saturi. Nel cibo, le fonti naturali ad alto contenuto di lecitina sono, oltre al tuorlo d’uovo che è la fonte più ricca (7-10%), i fagioli di soia, il germe di grano, il burro, l’olio di soia, le arachidi. 

Lo stile di vita e il movimento

Infine un prezioso aiuto nella prevenzione delle malattie neurodegenerative a cariche del cervello viene, come noto, proprio da uno stile di vita sano nel complesso e attivo, cioè basato sul movimento quotidiano e l’attività fisica, anche sportiva e ripetuta per più volte la settimana se possibile. Infatti molti studi testimoniano che movimento e lavoro fisico consentono di stimolare la creazione di nuove cellule neuroni nel cervello (cellule staminali), di eliminare sostanze tossiche di deposito che qui si accumulano e di riparare con una frequenza maggiore tutte le cellule danneggiate dai radicali liberi. 

[di Gianpaolo Usai]

Tesla, Musk verso il licenziamento di 10000 dipendenti

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In una email inviata ai dirigenti di Tesla, Elon Musk ha rivelato di avere “una pessima sensazione” sull’andamento dell’economia, tanto da annunciare un ridimensionamento del personale dell’azienda. Sarebbero coinvolti 10000 lavoratori (il 10% del totale), come riportato da Reuters. Il titolo della società, dopo un premarket positivo, ha virato in negativo subito dopo la pubblicazione della notizia e ora perde il 3,5%. La decisione arriva a pochi giorni dall’annuncio di Musk sullo stop allo smart working in Tesla.

Arriva l’uragano economico: JPMorgan avverte gli investitori

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L’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, ha avvertito gli investitori di prepararsi a un “uragano”. L’economia si trova infatti in difficoltà per una combinazione di fattori, tra cui l’inasprimento della politica monetaria e l’invasione dell’Ucraina da parte russa. Nelle scorse ore la Federal Reserve System (FED), banca centrale degli Stati Uniti d’America, ha iniziato la sua strategia per frenare l’inflazione, basata sul rallentamento della crescita economica. Dopo aver parlato di «nuvole di tempesta sull’economia», l’amministratore delegato di una delle più grandi multinazionali di servizi finanziari ha alzato il tiro affermando: «Ora vedo un uragano di cui nessuno conosce l’entità. Non so se sarà un fenomeno lieve o uno come il Sandy che si è abbattuto su New York negli anni scorsi».

Jamie Dimon ha poi dichiarato che JPMorgan si sta preparando agli scenari futuri attraverso l’adozione di un approccio «molto conservativo sul suo bilancio». Sulla decisione della FED di puntare su una politica monetaria restrittiva, ha invece affermato: «La banca centrale non ha scelta perché c’è troppa liquidità nel sistema. Ne deve rimuovere una parte per fermare la speculazione, ridurre i prezzi delle case e di altri beni». Se negli Stati Uniti dovesse materializzarsi l'”uragano”, generato dagli esiti della politica della FED e dalle conseguenze della guerra in Ucraina, esso porterà come minimo un’enorme volatilità della moneta, con l’elevata probabilità di ripercussione sugli altri mercati, tra cui quello europeo, secondo uno schema già visto nell’ultimo secolo con la Crisi di Wall Strett del 1929 e la crisi finanziaria del 2008. Storicamente, i due mercati sono infatti interconnessi, così come dimostrano i dati sui flussi di merci e di moneta tra Europa e America del Nord. L’UE è il principale partner per le esportazioni statunitensi e viceversa, con un valore complessivo degli scambi di beni pari a 556 miliardi di euro nel 2020 (+88% sul 2009, quando era di 296 miliardi).

Cambio euro-dollaro nell’ultimo anno. Dati da Refinitiv

L’uragano che potrebbe abbattersi sull’economia statunitense arriva in un periodo particolarmente positivo per il dollaro nei confronti dell’euro. Negli ultimi mesi si è assistito, infatti, a una svalutazione della moneta europea (o crescita di quella statunitense) che ha portato a una variazione non trascurabile del cambio internazionale, ovvero il rapporto a cui si scambiano due monete. A maggio 2021, per ottenere un dollaro erano necessari 0,82 centesimi; a distanza di un anno, il cambio si è assestato sui 0,94 centesimi (dopo aver toccato un picco di 0,96 lo scorso 13 maggio), mostrando la perdita di valore della moneta unica europea.

[Di Salvatore Toscano]

Afghanistan, i talebani si schierano contro l’oppio

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I talebani in Afghanistan hanno avviato una campagna per sradicare la coltivazione del papavero, con l’obiettivo di spazzare via la massiccia produzione di oppio ed eroina del paese. Una misura che rischia di togliere agli agricoltori i loro mezzi di sussistenza, in un momento di crescente povertà. Nei giorni scorsi nel distretto di Washir, nella provincia meridionale di Helmand, combattenti talebani armati hanno fatto la guardia mentre un trattore dilaniava un campo di papaveri. I talebani, che hanno preso il potere in Afghanistan più di nove mesi fa, stanno attuando un editto emesso all’inizio di aprile che vieta la coltivazione del papavero in tutto il paese.

“Né qui né altrove”: Pisa scende in piazza contro la base militare

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Nella giornata di ieri a Coltano, frazione del comune di Pisa, si è svolta una manifestazione nazionale intitolata “Nessuna base per nessuna guerra”, con cui i partecipanti si sono opposti alla realizzazione della base militare sul territorio pisano in cui raggruppare i reparti speciali dei carabinieri. Secondo il Movimento No base, che ha organizzato l’evento, sono state più di 10mila le persone che hanno partecipato in maniera pacifica al corteo, il cui messaggio chiave è stato riassunto nello slogan “No Base, né a Coltano né altrove”.

Foto del corteo a Coltano pubblicata dal Movimento No Base.

Inizialmente, infatti, con un decreto pubblicato lo scorso 23 marzo il governo aveva deciso di costruire, grazie ai fondi del Pnrr, la base nel parco protetto di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli, un’area verde di 23mila ettari. Tuttavia, dopo la mobilitazione civile messa in atto in maniera massiccia nelle scorse settimane, le istituzioni hanno deciso di fare marcia indietro: il prossimo 8 giugno si dovrebbe infatti riunire il tavolo interistituzionale deciso dal Governo con lo scopo di individuare soluzioni alternative. Come denunciato dal Movimento no Base negli scorsi giorni, però, Coltano comunque “non esce dai piani di Governo e Arma dei Carabinieri”, dato che l’idea sarebbe semplicemente quella di spostare la collocazione della base “dentro il borgo coltanese e soprattutto senza eliminare il precedente dpcm”. Ad ogni modo, pur ipotizzando un’uscita dal territorio i manifestanti non sarebbero di certo soddisfatti, come si può facilmente intuire dallo slogan sopracitato ma non solo. Gli organizzatori, infatti, vogliono che “le risorse pubbliche vengano utilizzate davvero per rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale, di genere e provenienza che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini e delle cittadine”: intenzione opposta a quella delle istituzioni, le quali con soldi pubblici che “dovrebbero essere ufficialmente destinati a fondamentali progetti ambientali e bisogni sociali” vorrebbero realizzare la base.

Il no, però, non è solo contro di essa ma anche contro la militarizzazione in generale, a cui si sono opposti anche altri manifestanti in altre zone d’Italia. A Venezia, infatti, ieri si è tenuta una manifestazione antimilitarista organizzata da ADL Cobas, con cui i partecipanti si sono schierati, tra l’altro, “contro tutte le guerre, i nazionalismi e l’aumento delle spese militari”. “No War”: questa la sigla con cui è stata ribattezzata l’iniziativa, che coincide con lo slogan scelto nell’ambito di una manifestazione svoltasi a Napoli nella giornata di domenica, quando un gruppo di cittadini e associazioni civiche ha dato vita a un sit-in all’esterno dell’ambasciata statunitense contro la guerra in Ucraina e contro le politiche della Nato in Europa orientale. «No Nato-No war, jatevenne», recitava infatti lo striscione apposto dai manifestanti, che rappresenta un’ulteriore testimonianza del fatto che siano diversi i cittadini mossi da uno spirito pacifista nel nostro Paese.

[di Raffaele De Luca]