“Le imprese potranno chiedere all’Inps il riconoscimento della CIGO (Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria) quando il termometro supera i 35° centigradi”. A renderlo noto sono l’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) e l’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) tramite un comunicato congiunto, con cui fanno altresì sapere che “ai fini dell’integrazione salariale, però, possono essere considerate idonee anche le temperature percepite”. “I fenomeni climatici estremi sono stati recentemente posti in relazione con un aumento del rischio di infortunio sul lavoro”, si legge inoltre all’interno del comunicato.
Anni ed anni di esercitazioni con mezzi pesanti hanno “sconvolto il cotico erboso e il suolo”: è quanto denunciato dalla Stazione Ornitologica Abruzzese (SOA) – un’associazione che promuove la conservazione del territorio e della biodiversità – in merito allo stato in cui versa il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga a causa del poligono militare di Monte Stabiata. Alcuni attivisti dell’associazione hanno infatti svolto una breve escursione corredata da una serie di immagini fotografiche, dalle quali è emerso lo “stato pietoso in cui è ridotto il sito”. Lo si legge all’interno di una lettera che la Stazione Ornitologica Abruzzese ha successivamente deciso di inviare agli enti preposti, chiedendo di “imporre immediatamente l’obbligo relativo all’immediato ripristino/restauro ambientale di tutte le piste e delle aree circostanti”. Il sito, infatti, è caratterizzato dalla “diffusa presenza di tracce derivanti dal passaggio dei mezzi militari, con veri e propri solchi sui versanti e distruzione della copertura vegetale“. In più, sempre per quanto concerne i danni, nella lettere si parla appunto di “processi erosivi che interessano le fasce immediatamente circostanti”.
L’escursione svolta da alcuni attivisti dell’associazione.
Una sollecitazione ad agire a quanto pare assolutamente necessaria, dato che oltre ai danni emersi dal sopralluogo, l’associazione ha “svolto anche un accesso agli atti presso l’Ente Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga in merito al poligono“, dal quale sono emerse alcune irregolarità: in particolare la mancanza, secondo l’associazione, delle autorizzazioni necessarie alle attività militari. “Dal 1997, anno di entrata in vigore del DPR 357/1997, fino al 10/02/2022 sono state svolte senza la previa e obbligatoria Valutazione di Incidenza Ambientale”, si legge infatti nella lettera, mentre “dal 1995, anno di istituzione dell’Ente Parco Nazionale (DPR 5 giugno 1995) al 2021, sembrerebbero essere state svolte senza il previo e obbligatorio nulla osta dell’Ente Parco (il condizionale è relativo solo agli anni ante-2008, in quanto l’ente parco, per difficoltà nel reperimento della documentazione cartacea, non ci ha potuto garantire al 100% l’inesistenza di atti precedenti)”. Una situazione di “gravità inaudita”, soprattutto se si considera che il sito in questione è anche “protetto a livello europeo” e che “vi era piena consapevolezza da diversi anni della necessità della Valutazione di Incidenza Ambientale”.
Non è un caso, dunque, che l’associazione chieda di correre ai ripari, tenendo anche conto delle “diverse delle specie tutelate dalla direttiva comunitaria 147/2009 presenti nell’area, dove nidificano a terra o su bassi cespugli”. “L’omissione degli interventi di ripristino determina un ulteriore e progressivo aggravio dell’impatto sulla naturalità del sito e su specie di interesse comunitario”, conclude infine l’associazione, aggiungendo di riservarsi “ogni altra azione utile, anche presso la Magistratura, per la tutela dell’area e il rispetto delle normative comunitarie e nazionali”.
Detto ciò, certamente non si tratta della prima volta in cui i danni delle esercitazioni militari sul territorio italiano finiscono nel mirino dei cittadini. In Sardegna, ad esempio, diversi cittadini si sono mobilitati contro le esercitazioni militari della Nato delle scorse settimane. A preoccupare i contestatori erano proprio i rischi di danni ingenti all’ambiente, con tante delle spiagge naturalisticamente più pregevoli delle coste sarde ostaggio delle esercitazioni della Nato. Inoltre, non si può non citare il caso relativo alla riserva di Punta Bianca, ad Agrigento, dove negli scorsi mesi dopo più di 60 anni sono state sospese le esercitazioni militari a causa del loro impatto ambientale. Un’indagine del corpo forestale dei carabinieri ha confermato la presenza di metalli pesanti nel terreno, facendo luce su ciò che veniva da tempo denunciato dalle associazioni ambientaliste.
Un ventunenne recentemente morto dopo un tuffo in piscina, a Riccione, è stato classificato come morto Covid solo poiché risultato positivo al virus in seguito al suo decesso. È questo il caso emerso negli scorsi giorni che non può non far sorgere dubbi sul modo in cui i decessi legati al Covid vengano contati nel nostro Paese. Perplessità, del resto, giustificate anche dalle dichiarazioni rilasciate da noti virologi: se da un lato infatti le autorità continuano a difendere l'affidabilità del conteggio dei morti, dall'altro ad alimentare un clima di incertezza sono alcuni degli esperti da semp...
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“Nel tentativo di aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’Ue, gli Stati membri hanno raggiunto oggi un accordo politico sulla riduzione volontaria della domanda di gas naturale del 15% per questo inverno”: è quanto si legge in un comunicato del Consiglio europeo, nel quale si parla altresì della “possibilità di attivare una ‘allerta dell’Unione’ sulla sicurezza dell’approvvigionamento, nel qual caso la riduzione della domanda di gas diventerebbe obbligatoria”. Per quanto concerne la riduzione obbligatoria, però, vi saranno tra l’altro alcune esenzioni per gli Stati membri in “situazioni particolari”, come quelli che non sono “interconnessi alle reti del gas di altri Stati membri” nonché gli Stati “le cui reti elettriche non sono sincronizzate con il sistema elettrico europeo e dipendono fortemente dal gas per la produzione di elettricità”.
1.361 denunce di morti sul lavoro nel 2021, per un totale di quasi 4 vittime al giorno. Questo il dato allarmante che emerge dalla relazione annuale INAIL, a cui si aggiungono i 564.089 infortuni complessivi sul lavoro denunciati nel corso dell’anno, in calo dell’1,4% sul 2020. Una diminuzione che non fa sperare, però, in una controtendenza, dal momento in cui è dovuta «esclusivamente alla contrazione dei contagi da Covid», passati dai quasi 150.000 del 2020 ai circa 50.000 del 2021, come sottolineato dal presidente nazionale di ANMIL Zoello Forni. Infatti, le denunce di infortunio “tradizionale” hanno registrato un aumento di circa il 20%. Ciò che emerge è un quadro drammatico, a dispetto dell’attività di prevenzione in vigore da ormai 13 anni con il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Le denunce di infortunio con esito mortale sono state 1.361, con un decremento del 19,2% rispetto al 2020. Come per gli infortuni in complesso, anche in questo caso la contrazione è legata interamente ai decessi causati dal contagio da Covid-19, passati dai circa 600 del 2020 ai circa 200 del 2021. Al contrario, le denunce di infortuni mortali “tradizionali” sono aumentate di quasi il 10% rispetto al 2020, sia nella componente “in occasione di lavoro” sia in quella “in itinere”, dunque nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro. «La ripresa delle attività produttive dopo la pandemia deve proseguire in accordo con l’esigenza primaria di garantire la salute e la sicurezza», ha dichiarato il presidente di INAIL Franco Bettoni. Nell’anno della ripresa (2021) i dati hanno confermato una tendenza drammatica, che in Italia vede morire più di 1000 lavoratori ogni anno. Nel 2010, gli incidenti mortali sul lavoro sono stati 980, toccando un minimo storico dal secondo dopoguerra. Da quell’anno, è iniziata una lenta risalita, che tra il 2015 e il 2019 si è stabilizzata intorno al valore medio di 1.200 vittime, fino a raggiungere le 1.361 denunce di morti sul lavoro nel 2021. Ciò che emerge è il risultato di un problema strutturale, che parte dalla mancata sicurezza sui luoghi di lavoro e passa per l’inadeguata mole di controllo da parte delle autorità competenti, che andrebbe incrementata. «La presentazione del rapporto Inail rappresenta una occasione importante per riflettere sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e sul numero inaccettabile di vittime sul lavoro che questo Paese piange. Dobbiamo far crescere la cultura della sicurezza, partendo dalla centralità della persona che lavora», ha dichiarato il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando. Parole che senza l’adozione di misure concrete rischiano di suonare come mera retorica.
L’epidemia di vaiolo delle scimmie rappresenta “un’emergenza sanitaria globale”, il più alto livello di allerta dell’Organizzazione mondiale della sanità. La decisione è stata comunicata sabato 23 luglio dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in contrasto con lo stesso comitato di esperti dell’Organizzazione, che a maggioranza (9 voti contro 6) aveva respinto la dichiarazione di emergenza. Parallelamente l’Agenzia europea del Farmaco (EMA) aveva raccomandato alle autorità europee di aggiornare l’etichetta del vaccino Imvanex (prodotto dalla casa farmaceutica danese Bavarian Nordic e già approvato contro il vaiolo nel 2013), allargandone la destinazione d’uso anche alla prevenzione del vaiolo delle scimmie. Raccomandazione prontamente raccolta dalla Commissione Europea nella giornata di ieri, 25 luglio.
I numeri del vaiolo delle scimmie non paiono tuttavia preoccupanti, specie se comparati con l’allarmismo che si è generato sulla vicenda. Secondo l’ultimo bollettino di sorveglianza, rilasciato dal Centro Europeo per il monitoraggio delle malattie (ECMC), al 19 luglio in Europa non si conta nessun decesso a fronte di 10.604 casi confermati di infezione. 256 i positivi che hanno avuto bisogno di un ricovero ospedaliero, tra cui meno della metà (114) hanno necessitato di cure cliniche. Un solo positivo è stato ricoverato in terapia intensiva.
La diffusione del vaiolo delle scimmie nei Paesi europei secondo i dati raccolti da ECDC aggiornati al 19 luglio
Cosa comporta la classificazione dell’epidemia come “emergenza sanitaria globale” da parte dell’OMS? Le principali richieste verso gli stati membri che hanno registrato casi negli ultime tre settimane – Italia inclusa – sono: attuare azioni di risposta con l’obiettivo di fermare la trasmissione da uomo a uomo del virus e proteggere i gruppi vulnerabili (individui immunosoppressi, bambini, donne in gravidanza); elaborare campagne informative e azioni per limitare i contagi; segnalare e tracciare i casi, isolando i positivi. A questo si aggiunge la richiesta di avviare campagne di informazione atte ad evitare la stigmatizzazione delle comunità più colpite, ovvero quella omosessuale, che rappresenta attualmente la grande maggioranza degli infetti di un virus che si trasmette principalmente per via sessuale.
E per quanto riguarda i vaccini? Il documento rilasciato dall’OMS raccomanda di “considerare l’uso mirato di vaccini contro il vaiolo o il vaiolo delle scimmie” nelle persone “a rischio di esposizione” al virus (elencando tra questi operatori sanitari ad alto rischio di esposizione, personale di laboratorio clinico che esegue test diagnostici sul virus e comunità ad alto rischio di esposizione o con comportamenti ad alto rischio, come le persone che hanno più partner sessuali), nonché come “profilassi post-esposizione” per i soggetti che sono stati a stretto contatto con un positivo (familiari e partner sessuali). L’OMS tuttavia annota che i dati sull’efficacia del vaccino contro il vaiolo delle scimmie sono attualmente “limitati”. Inoltre, nelle linee guida pubblicate il 14 giugno, l’Organizzazione specificava che “la vaccinazione di massa non è richiesta né raccomandata in questo momento” e che le decisioni sull’uso dei vaccini “dovrebbero basarsi su una valutazione completa dei rischi e dei benefici caso per caso”.
Ma intanto l’unica società produttrice del vaccino sigla contratti milionari. Stati Uniti e Canada si sono già aggiudicati centinaia di migliaia di dosi di Imvanex. Mentre i Paesi europei stanno procedendo alla spicciolata nello stringere contratti di fornitura. I nomi degli stati del Vecchio Continente che hanno siglato contratti non è stato divulgato, ma tra questi – secondo una inchiesta della testata statunitense Politico – vi sarebbero Italia, Germania, Francia e Regno Unito. La Bavaric Nordic sta ripetutamente festeggiando in borsa, dove il suo valore è aumentato di circa il 30% negli ultimi dieci giorni, passando da 233 corone danesi per azione a 347.
Cos’è il vaiolo delle scimmie? il virus fu osservato per la prima volta nel 1958. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità: “Si tratta di un’infezione causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo ma che largamente si differenzia dal vaiolo stesso per la minore diffusività e gravità […] Nell’uomo si presenta con febbre, dolori muscolari, cefalea, linfonodi gonfi, stanchezza e manifestazioni cutanee quali vescicole, pustole, piccole croste […] La malattia si risolve spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche; possono venir somministrati degli antivirali quando necessario”. Ancora non del tutto certe le modalità di trasmissione, secondo il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC): attraverso il contatto con un animale infetto o, da uomo a uomo, attraverso “grandi goccioline respiratorie” (contatto viso a viso prolungato) e scambio di fluidi corporei.
Nel 2021 il consumo di suolo in Italia è stato di oltre 2 metri quadrati al secondo, raggiungendo il valore più alto degli ultimi 10 anni: il cemento è infatti arrivato a ricoprire 21.500 km quadrati di suolo nazionale. Questo è quanto emerso dal Rapporto Snpa 2022, che mostra come tra il 2006 e il 2021 l’Italia abbia perso 1153 km quadrati di suolo naturale o seminaturale – ovvero una media di 77 km quadrati all’anno -, con un danno economico stimato di quasi 8 miliardi di euro l’anno. Il suolo consumato è destinato soprattutto all’espansione urbana, che ha provocato “la perdita di aree verdi, biodiversità e servizi ecosistemici”. Secondo il Rapporto, per ridurre tale tendenza si potrebbe intervenire sugli oltre 310 km quadrati – pari alla superficie di Milano e Napoli – di edifici non utilizzati e degradati esistenti sul territorio.
Nelle scorse ore, è stato votato in Tunisia un referendum che legittima la nascita di una nuova Costituzione, incentrata sulla figura del suo presidente, Kais Saied, protagonista del “golpe silenzioso” che un anno fa ha avviato il Paese verso l’autoritarismo. Il 25 luglio 2021, infatti, Saied ha sollevato il primo ministro Hichem Mechichi dal suo incarico e congelato il Parlamento, promettendo al popolo una serie di “riforme rapide”. A un anno di distanza sono arrivati i primi risultati: secondo l’exit poll di Sigma Conseil, una società di sondaggi tunisina, il 92,3% degli elettori ha sostenuto la nuova Costituzione. Tuttavia, a presentarsi alle urne è stato soltanto il 25-30% degli aventi diritto (circa 9 milioni di cittadini), con l’opposizione che ha scelto di boicottare il voto. Vista l’assenza di un quorum, la nuova Costituzione – che cancella la struttura parlamentare del Paese a favore di un regime in cui il presidente ha ampi poteri – verrà comunque adottata.
I partiti e i cittadini che si oppongono al presidente Kais Saied temono la svolta autoritaria del Paese, sulla scia del regime di Zine el-Abidine Ben Ali, fuggito all’estero sotto la pressione delle piazze il 14 gennaio 2011, nel pieno della Primavera Araba. La nuova Costituzione permetterà a Saied, che nell’ultimo anno ha concentrato su di sé il potere di governare e legiferare e preso il controllo della magistratura, di dimettere in modo arbitrario l’esecutivo, primo ministro compreso. Il governo, inoltre, non necessiterà della fiducia dei parlamentari (seguendo l’impianto del presidenzialismo), che potranno comunque aprire una crisi e costringere i ministri a dimettersi, a patto della maggioranza dei due terzi. Ad ogni modo, sia la magistratura sia il Parlamento saranno subordinati all’esecutivo e al presidente. «I loro poteri e le loro competenze di organi di controllo sono stati indeboliti o rimossi del tutto. Le garanzie per la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura sono state annullate», ha dichiarato il direttore del programma Medio Oriente e Nord Africa presso la Commissione internazionale dei giuristi Said Benarbia. A questo si aggiungono poi i dubbi sulla tenuta dello stato di diritto, con la violenza contro i manifestanti anti-referendum e i processi ai membri dell’opposizione a fare da monito. Inoltre, secondo la nuova Costituzione, la polizia sarà subordinata e responsabile esclusivamente nei confronti del presidente, minando i principi di giustizia e di certezza del diritto.
Dopo aver visitato l’Egitto e il Congo nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri russo Lavrov si è recato in Uganda, terza tappa della visita diplomatica nel continente africano che si concluderà in Etiopia. Questa serie di incontri nel continente africano hanno come scopo quello di guadagnare consensi sullo scenario internazionale per dimostrare come il Cremlino in realtà sia meno isolato rispetto a quanto descritto dall’Occidente. Durante un intervista, Lavrov ha parlato della vicinanza storica tra Russia e Africa, in particolare durante i tempi dell’Unione Sovietica, quando Mosca supportava «diversi movimenti di liberazione nazionale» nelle loro lotte contro le potenze coloniali.
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