sabato 25 Giugno 2022

Le sanzioni alla Russia rischiano di far perdere 8.000 posti di lavoro in Sicilia

Nei giorni scorsi, Bruxelles ha annunciato il sesto pacchetto di sanzioni rivolto alla Russia, in risposta all’invasione dell’Ucraina. Al suo interno, dopo un lungo dibattito, ha preso forma l’embargo parziale al petrolio russo, con l’obiettivo di ridurre le importazioni del 90% entro la fine dell’anno. In Sicilia, in provincia di Siracusa, si teme la perdita di circa ottomila posti di lavoro legati alla lavorazione del greggio proveniente da Mosca via mare. Si tratta dell’Isab, la raffineria situata a Priolo Gargallo e controllata dalla russa Lukoil attraverso la società svizzera Litasco. L’impianto richiede in modo diretto il lavoro di circa mille dipendenti, a cui se ne aggiungono altri settemila, impiegati nel sistema petrolchimico dipendente dal greggio lavorato nella raffineria.

Si tratta di un vero e proprio polo industriale che si sviluppa tra Priolo, Augusta e Siracusa e che coinvolge – oltre all’Isab – l’algerina Sonatrach, la francese Air Liquide e la sudafricana Sasol, oltre a Eni ed Enel. Lo scoppio della guerra in Ucraina ha segnato una controtendenza nella politica di riduzione degli investimenti rivolti all’area, con l’Italia diventata il principale importatore di petrolio russo in Europa. «La Isab Lukoil di Priolo, insieme con le altre realtà del polo petrolchimico, partecipa al gettito fiscale per 15 miliardi di euro all’anno», ha dichiarato il sindaco di Priolo Gargallo, chiedendo l’intervento del governo. Nei mesi scorsi, la giunta della regione Sicilia guidata da Musumeci ha cercato un dialogo con Palazzo Chigi, e in particolare con il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, senza ricevere alcuna risposta, come ribadito dall’assessore alle Attività produttive della Regione siciliana, Mimmo Turano. Pochi giorni fa, il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) ha dichiarato di seguire “con la dovuta attenzione la situazione del Petrolchimico del Siracusano, soprattutto per le possibili ricadute occupazionali che le misure conseguenti alla guerra in Ucraina potrebbero causare”. Il Mise starebbe valutando la dichiarazione di area di crisi complessa, che permetterebbe l’attuazione di politiche e programmi di finanziamento o per la reindustrializzazione dell’area o per la sua riconversione.

Con l’embargo al petrolio proveniente da Mosca e il rischio chiusura per il polo industriale di Siracusa, le alternative percorribili sono due: sostituire il greggio russo con quello di altri partner commerciali con cui l’Italia ha stretto di recente nuovi accordi o riconvertire l’area in un’attività più sostenibile, soprattutto alla luce dei dati relativi all’incidenza del polo sulla salute dei cittadini. L’Istituto Superiore di Sanità ha tenuto una ricerca sul possibile legame tra i due aspetti, rilevando che “l’incidenza complessiva dei tumori maligni, esclusi quelli della pelle, risulta in eccesso rispetto alla popolazione delle regioni del Sud e Isole in entrambi i generi”. Si è registrata poi un’analoga tendenza sulle malformazioni congenite (escluse quelle del sistema nervoso) e sugli eventi di pneumoconiosi, oltre allo “strano caso dei tumori alla mammella riscontrati negli uomini, un evento raro”.

[Di Salvatore Toscano]

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1 commento

  1. Ma che je frega alla comunità europea ,visto che han già deciso di farci fallire a noi italiani che continuano a dormire e guardare la Durso.tanto finché c’è Bonolis o que 4 stronzi che dicono un sacco di cagate in quella scatola nera che oramai ho spento da anni,la gente è contenta così non ci meritiamo altro grazie popolo di pecore dormienti che vi venisse……

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