domenica 8 Febbraio 2026
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Giovedì 2 giugno

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8.30 – Il Regno Unito annuncia l’invio di “sistemi missilistici M270 a lungo raggio” all’Ucraina.

9.00 – Cina, le banche statali presteranno 120 miliardi di dollari per rilanciare l’economia del paese e realizzare diverse infrastrutture.

9.30 – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella depone la corona d’alloro all’Altare della Pace.

11.00 – Il sottosegretario al lavoro Tiziana Nisini (Lega) inizia lo sciopero della fame contro il silenzio della RAI sui referendum.

13.00 – L’inflazione nella zona Ocse è salita al 9,2% ad aprile: lo annuncia in una nota la stessa organizzazione internazionale.

17.00 – Gli ambasciatori dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea adottano il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia.

18.30 – L’Opec+ aumenterà la produzione di petrolio di 648mila barili al giorno nei mesi di luglio e agosto.

Ue: ok a sesto pacchetto sanzioni contro Russia

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Gli ambasciatori dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea hanno adottato il sesto pacchetto di sanzioni anti-russe. Quest’ultimo, include l’embargo graduale al petrolio russo in arrivo via mare in Europa, con deroghe per quanto concerne il greggio trasportato via oleodotti. L’approvazione formale avverrà nella giornata di domani mediante procedura scritta.

Usa, Oklahoma: sparatoria provoca 5 morti, tra cui l’aggressore

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È di almeno 5 morti – tra cui anche l’aggressore – il bilancio di una sparatoria verificatasi nella giornata di ieri a Tulsa, in Oklahoma: a comunicarlo è stata la polizia della città. Nello specifico, il killer armato di fucile ha fatto irruzione nel campus di un ospedale, il St.Francis, con l’intenzione di colpire un medico. Ha però ucciso 4 persone e, successivamente, si è tolto la vita. Diversi individui inoltre sono rimasti feriti.

Amnesty contro le politiche anti-Covid: “un fallimento pieno di discriminazioni”

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Come aveva già fatto in un precedente report, Amnesty International è tornata a parlare di Covid, ponendosi in maniera critica sulle misure e le restrizioni adottate dai Governi negli ultimi due anni. Nello specifico, l’organizzazione sostiene che “i gruppi emarginati, comprese le persone LGBTI+, le prostitute, le persone che fanno uso di droghe e i senzatetto, sono stati colpiti in modo sproporzionato dalle normative Covid-19 che li hanno esposti a ulteriori discriminazioni e violazioni dei diritti umani”.

Che significa?

L’analisi, i cui risultati sono stati ottenuti osservando il comportamento di 28 paesi del mondo, ha evidenziato che sin dall’inizio della diffusione del virus l’approccio adottato dai capi di governo è stato “eccessivamente punitivo” in merito all’applicazione delle normative Covid-19. Tale rigidità si è spesso tradotta in multe, arresti e metodi di sorveglianza poco leciti per chi, ad esempio, non indossava la mascherina o non rispettava il coprifuoco. Va da sé che a subire tali trattamenti sono state soprattutto le persone che, più di altre, hanno difficoltà a rispettare le regole per una serie di motivi. È il caso, ad esempio, delle innumerevoli multe assegnate ai senzatetto nel nostro Paese durante tutto il lockdown – anche se via via le prefetture italiane stanno annullando i provvedimenti perché ritenuti ingiusti. Come si fa a multare un uomo perché trovato fuori casa oltre l’orario stabilito, quando in realtà una casa in cui tornare non ce l’ha?

«Sebbene le misure di Covid-19 possano essere variate da paese a paese, gli approcci dei governi per affrontare la pandemia hanno avuto un comune fallimento», un’enfasi eccessiva sull’uso di sanzioni punitive che «piuttosto che incoraggiarle a conformarsi meglio, ha avuto un effetto grossolanamente sproporzionato su coloro che hanno già subito una discriminazione sistematica», ha affermato Rajat Khosla, Senior Director of Policy di Amnesty International.

Di fatto persone che già faticavano a procurarsi del cibo o un tetto sotto cui dormire si sono viste drasticamente dimezzate le possibilità di riposare al caldo e riempirsi la pancia con un pezzo di pane, e chi “attraeva” molestie e violenze ingiustificate da parte delle forze dell’ordine ha avuto molte più possibilità di subìre un pestaggio rispetto a prima della pandemia, una discriminazione di qualche tipo o una detenzione forzata. È il caso, ad esempio, delle prostitute, delle persone appartenenti alla comunità LGBTQI+, delle persone nere, degli individui che fanno uso di droga e, fatto ancora più grave, di chi ha chiesto di poter accedere all’aborto.

E di esempi che provano che le cose sono andate esattamente così ce ne sono molti, in tutto il mondo. Uno fra questi è citato dall’organizzazione messicana per i diritti umani Elementa, secondo cui le regole covid sono servite nel paese per portare avanti una vera e propria guerriglia contro i consumatori di sostanze: un operaio edile, trovato sotto effetto di stupefacenti, è stato arrestato per non aver indossato la mascherina. Da quel carcere non è più uscito vivo: il suo corpo è stato ritrovato pieno di lividi e con una ferita da proiettile alla gamba pochi giorni dopo.

In Argentina, invece, alcune organizzazioni hanno più volte denunciato le violenze subite dalle prostitute transgender, picchiate e perquisite senza una valida ragione, spesso detenute o molestate dai poliziotti “per aver violato la quarantena quando andavano al supermercato o alla farmacia del quartiere”.

Secondo molti esperti il Coronavirus è stato infatti usato come scusa per il governo già oppressivo per fare cose che aveva programmato da tempo di fare, ma che non era stato in grado di fare (o di farlo alla luce del sole).

Cosa ne pensano le persone? Amnesty ha parlato anche con loro, scoprendo che più di due terzi degli intervistati (cioè il 69%) pensa che le risposte statali al Covid-19 hanno ampliato l’impatto negativo di leggi e regolamenti preesistenti che criminalizzano ed emarginano le persone con cui lavorano o di cui sono circondate.

Il rischio è che una politica così rigida finisca per ottenere il risultato contrario o che porti gli individui a correre maggiori rischi per ottenere quello di cui necessitano: «Questa miopia ha lasciato questi gruppi alla mercé di polizie violente e discriminatorie e ha spinto le persone a prendere decisioni più rischiose per soddisfare i loro bisogni primari, provocando malattie prevenibili, decessi e una vasta gamma di violazioni dei diritti umani».

Molte persone, accusate più volte di “diffondere il virus”, hanno evitato di chiedere aiuto o rivolgersi ai medici per paura di essere arrestati o giudicati. Molte altre non sono invece riuscite a farsi curare poiché l’intero comparto medico era completamente dedito alla gestione del Coronavirus o si rifiutava di effettuare altre operazioni. È il caso delle innumerevoli richieste di aborto respinte o giudicate “non essenziali”, come è accaduto in India. Qui l’organizzazione Hidden Pockets Collective, ha denunciato il governo per non aver incluso la pratica dell’aborto nelle operazioni di “servizio sanitario essenziale”. 

C’è solo un modo per trovare un aspetto positivo, se proprio dobbiamo, in tutto questo caos: «Questa è una lezione cruciale che i governi devono tenere in considerazione. Mettere i diritti umani al centro degli sforzi del governo per affrontare le risposte alle emergenze di salute pubblica non è una considerazione facoltativa, è un obbligo», ha concluso Rajat Khosla.

[di Gloria Ferrari]

Mosca: “Sesto pacchetto sanzioni sarà distruttivo per l’UE”

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«La Russia resisterà alle sanzioni imposte dall’Unione europea e rimarrà un partner commerciale internazionale affidabile», ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, per poi aggiungere: «Il sesto pacchetto di sanzioni avrà un effetto autodistruttivo per l’Ue». La misura approvata da Bruxelles nei giorni scorsi prevede principalmente l’embargo parziale al greggio proveniente da Mosca via mare, lasciando momentaneamente attive le importazioni attraverso gasdotti. Al blocco del petrolio russo si aggiungono poi l’espulsione di Sberbank, la più grande banca del paese, dal sistema SWIFT e l’inserimento nella lista nera delle persone coinvolte in presunti crimini di guerra commessi in Ucraina.

 

Tutte le malefatte di ENI, svelate in un rapporto dalla stessa multinazionale

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Lo scorso 8 Aprile l'Annual Report on Form 20-F dell'Eni è stato depositato presso la US Securities and Exchange Commission (SEC), l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori. Si tratta di un documento annuale, facilmente reperibile all'interno del sito internet del colosso energetico, che contiene informazioni utili agli investitori e che la multinazionale è tenuta a rilasciare essendo quotata a Wall Street.  L'Annual Report on Form 20-F recentemente depositato, relativo all'anno fiscale terminato il 31 dicembre 2021, è composto da 490 pagine che contengono tra le ...

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Regno Unito, ok invio di lanciamissili a Kiev

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Il Regno Unito ha affermato che fornirà a Kiev “sistemi missilistici M270 a lungo raggio”. La misura, citando le istituzioni, “consentirà agli amici ucraini di proteggersi meglio dall’aggressione russa”. Il governo britannico ha poi riferito che l’esercito ucraino sarà addestrato a utilizzare i lanciarazzi nel Regno Unito. La notizia arriva a poche ore dalla decisione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden di inviare a Kiev “sistemi missilistici più avanzati per colpire obiettivi strategici”. La reazione di Mosca non si è fatta attendere, con il capo della diplomazia russa Sergej Lavrov che ha dichiarato: «Si tratta di una provocazione diretta che segna il coinvolgimento Usa nel conflitto». Sull’invio di armi in Ucraina è intervenuto anche il segretario generale dell’Interpol, ribadendo che potrebbero finire «nelle mani dei criminali».

Mercoledì 1 giugno

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6.30 – Danimarca, al via referendum per entrare nella politica di Difesa dell’UE.

7.45 – Ucraina, da USA invio di nuovi sistemi missilistici ad alta precisione.

9.00 – Shanghai, fine del lockdown scattato oltre due mesi fa per aumento casi Covid.

9.30 – Russia, secondo l’agenzia di stampa Interfax sarebbero in corso esercitazioni nucleari a nord-est di Mosca.

11.30 – Brasile, almeno 100 morti e migliaia di sfollati per piogge torrenziali e inondazioni.

12.50 – Elon Musk si schiera contro lo smart working: «Il lavoro da remoto in Tesla non è più accettato».

13.30 – Erdogan: «La Turchia non terrà più colloqui ad alto livello con la vicina Grecia».

16.00 – L’Iran taglia le forniture di gas all’Iraq a causa di mancati pagamenti.

17.00 – La Commissione UE si è espressa positivamente sull’ingresso della Croazia nell’Eurozona. La decisione finale dell’ECOFIN è attesa per il 12 luglio.

Allevamenti: una nuova indagine mostra la sofferenza dei conigli rinchiusi nelle gabbie

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Animali che manifestano comportamenti stereotipati, feriti o anche morti nelle gabbie: è questo ciò che è emerso da un’indagine realizzata dal team investigativo dell’associazione Essere Animali tra settembre 2021 ed aprile 2022 all’interno di 7 allevamenti di conigli per la produzione di carne situati in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Grazie al lavoro del team, condotto con l’obiettivo di fornire un quadro completo della modalità di allevamento di questi animali in Italia, sono state dunque riscontrate diverse problematiche relative ai conigli che, sottolinea Essere Animali, sono “riconducibili alle condizioni di allevamento in gabbia e alla conseguente mancanza di spazio vitale e di stimoli ambientali positivi per gli animali, come dimostra la letteratura scientifica”.

Venendo a quest’ultimo punto, bisogna dire innanzitutto che tramite l’indagine sono state documentate importanti restrizioni di movimento, con gli animali costretti a vivere ammassati in gabbie di piccole dimensioni e ad avere a disposizione una “superficie grande come un foglio A4”. Una situazione, quella appena citata, in realtà quasi scontata dato che – come sottolineato dalla stessa associazione – “non esiste una legge che normi le dimensioni delle gabbie”. Anche non volendo considerare le condizioni più estreme, però, bisogna ricordare che comunque una gabbia standard fornisce “solo l’1% dello spazio necessario a un gruppo di conigli che, in condizioni naturali, coprirebbe una superficie di almeno 50 m²” e che “anche nelle gabbie arricchite lo spazio a disposizione è comunque molto limitato”.

Non solo, perché le gabbie costituiscono anche la causa di diverse ferite riportate dai conigli, essendo esse ricoperte da reti metalliche anche sulla parte inferiore: il contatto continuo con le stesse, infatti, rappresenta il motivo principale delle ferite alle zampe degli animali. Oltre a ciò, sono state poi documentate lesioni sulla testa e alle orecchie dei conigli causate principalmente dall’aggressività provocata proprio dal sovraffollamento all’interno delle gabbie e dalla mancanza di arricchimenti adeguati. Inoltre, sono stati documentati comportamenti ripetitivi senza funzione apparente da parte dei conigli – come mordere compulsivamente la rete metallica – anch’essi causati dalle gabbie spoglie che non offrono stimoli oltre che dall’alta densità di animali al loro interno ed infine, come anticipato precedentemente, sono stati anche trovati conigli morti nelle gabbie, spesso lasciati al loro interno insieme agli animali vivi.

Si tratta dunque di condizioni che preoccupano essendo il nostro Paese tra i maggiori produttori europei di carne di coniglio, con circa 20 milioni di animali allevati in gabbia. A precisarlo è la stessa associazione, la quale ricorda che l’investigazione è stata diffusa assieme alla coalizione italiana End the Cage Age per sollecitare il governo a muoversi contro le gabbie. Negli scorsi mesi infatti oltre 20 organizzazioni italiane, tra cui appunto Essere Animali, hanno formato tale coalizione proprio per assicurarsi che il governo assuma una posizione netta in tal senso. Tramite un appello firmato da più di 12mila persone e tuttora sottoscrivibile, la coalizione chiede all’esecutivo di sostenere l’impegno della Commissione europea di eliminare gradualmente l’uso delle gabbie negli allevamenti europei e di promuovere anche a livello nazionale l’adozione urgente di una normativa che ne vieti l’utilizzo. Richieste che, alla luce di tale indagine, appaiono oltremodo motivate.

[di Raffaele De Luca]

Commissione europea, ok all’ingresso della Croazia nell’Eurozona

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La Commissione europea si è espressa positivamente sull’ingresso della Croazia nell’Eurozona a partire dal primo gennaio 2023. Il paese “soddisfa i quattro criteri di convergenza nominale e la sua legislazione è pienamente compatibile con i requisiti del Trattato e dello Statuto del Sistema europeo delle banche centrali/Bce”, ha scritto l’organo presieduto da Ursula von der Leyen nella valutazione della richiesta. La decisione finale del Consiglio “Economia e Finanza” (ECOFIN) è attesa per il 12 luglio. In caso di esito positivo, la Croazia diventerà il ventesimo paese ad adottare l’euro.