venerdì 9 Dicembre 2022

In Indonesia si moltiplicano le sconfitte legali per le aziende di olio di palma

In Indonesia, due aziende produttrici di olio di palma che avevano denunciato un funzionario locale per la revoca dei loro permessi si sono viste respingere l’azione legale. Queste si aggiungono a una lista crescente di imprese chiamate a rispondere delle violazioni legali e amministrative scoperte nel maggio 2021 sulle concessioni di palma da olio nella provincia della Papua occidentale. Nonostante le aziende abbiano spesso cercato di opporsi, da dicembre 2021 sono stati respinti almeno altri quattro ricorsi. Gli attivisti ambientali hanno accolto con favore il verdetto, definendolo un’opportunità per il governo di restituire le concessioni alle comunità indigene.

PT Anugerah Sakti Internusa (ASI) e PT Persada Utama Agromulia (PUA) avevano intentato cause separate il 29 dicembre scorso contro Samsuddin Anggiluli, il capo del distretto di South Sorong nella provincia della Papua Occidentale, che aveva ordinato la revoca dei permessi. I giudici che hanno esaminato i casi presso il tribunale amministrativo statale di Jayapura hanno stabilito la legittimità dell’azione di Samsuddin, soprattutto alla luce delle varie violazioni legali e amministrative da parte delle società. Le due imprese sono membri di un gruppo di piantagioni aziendali chiamato Indonusa Agromulia. Quest’ultimo ha deciso di non entrare a far parte della Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO) – il principale sistema di certificazione di sostenibilità al mondo per l’olio di palma – e di non stabilire la cosiddetta politica NDPE, che impegnerebbe il gruppo ad attività basate su zero deforestazione, mancato sviluppo di torbiere e cessazione dello sfruttamento di comunità e lavoratori.

Alle due aziende erano state concesse decine di migliaia di ettari di terra, rivendicate dalle popolazioni indigene in nome di quel diritto ancestrale incompatibile con l’espansione neoliberista. Adesso, la palla passa ancora una volta alle istituzioni, a cui gli attivisti chiedono di interpretare la recente serie di sentenze dei tribunali come un catalizzatore per approvare finalmente un disegno di legge sui diritti indigeni, che langue in parlamento da un decennio e che permetterebbe alle comunità locali di riprendere il controllo della terra e gestirla in autonomia.

[Di Salvatore Toscano]

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