lunedì 9 Febbraio 2026
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I governi stanno accumulando scorte di vaccino contro il vaiolo delle scimmie

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Con all’incirca 1600 casi confermati in tutto il mondo, il vaiolo delle scimmie non può ancora essere considerato una malattia endemica. Tuttavia, la corsa all’acquisto dei vaccini è già cominciata in diversi Paesi: la Bavarian Nordic, azienda danese, ha già stipulato contratti con numerosi Paesi, tra i quali USA, Canada ed altri i quali, per motivi non meglio specificati, “non sono ancora stati resi noti”. La Health Emergency and Preparedness Response Authority (HERA) ha confermato oggi l’acquisto di oltre 100 mila dosi da destinare ai Paesi europei, mentre diverse testate giornalistiche documentano l’acquisto diretto di decine di migliaia di dosi per Paesi quali l’Italia, la Francia e il Regno Unito. Tuttavia, il decorso della malattia e lo scarso numero di casi confermati non sembra giustificare un tale allarmismo da parte delle istituzioni, né un tale dispendio di fondi pubblici.

 

In un comunicato del 10 giugno scorso la Bavarian Nordic ha fatto sapere che l’Autorità statunitense per la Ricerca Avanzata e lo Sviluppo Biomedico (BARDA) ha ordinato 500 mila dosi di vaccino contro il vaiolo delle scimmie, commercializzato negli USA come Jynneos e l’unico approvato dalla FDA contro tale patologia. Aggiunti al precedente ordine di BARDA effettuato nel 2020 di 1,4 milioni di dosi complessive, il totale dei vaccini in possesso dagli USA si aggira intorno alle 2 milioni di dosi. Inoltre, il contratto siglato dalla BARDA con la Bavarian Nordic prevede la fornitura di 13 milioni di dosi per il periodo 2023-2025, le quali verranno prodotte all’ingrosso per essere poi messe in fiale e distribuite su richiesta.

Un precedente comunicato del 7 giugno 2022 riferiva della stipula di un contratto quinquennale con il Canada per una vendita di dosi del valore di 56 milioni di dollari. Il vaccino, commercializzato nel Paese con il nome di Imvamune, sarà consegnato a partire dal 2023. Nello stesso comunicato, viene riportato che “Bavarian Nordic ha contratti di fornitura in corso con gli Stati Uniti e il Canada e ha consegnato il vaccino a un certo numero di Paesi non ancora noti a livello globale come parte della loro preparazione biologica nazionale”. Il 30 maggio, con un comunicato simile, l’azienda dichiarava “la firma di una serie di contratti di fornitura del vaccino contro il vaiolo dell’azienda con Paesi non ancora resi noti, con l’obiettivo di garantire una fornitura sufficiente a soddisfare i requisiti per la vaccinazione degli individui a rischio di vaiolo delle scimmie nel breve e medio termine”.

Il vaccino distribuito da Bavarian Nordic al momento è stato autorizzato dalle autorità di controllo per l’utilizzo contro il vaiolo delle scimmie solamente negli Stati Uniti e in Canada, mentre in Europa si sta ancora cercando di ottenere la licenza. Tuttavia, a confermare che le discussioni per l’acquisto di dosi da parte dei Paesi europei sono in corso è il responsabile delle relazioni con gli investitori e delle comunicazioni dell’azienda Rolf Sass Sørensen, il quale avrebbe dichiarato a Politico che i governi europei hanno già “indicato il numero di dosi”. Sørensen avrebbe anche dichiarato che “non sappiamo a chi stiano fornendo quelle dosi, chi sarà coperto da quel contratto”. L’azienda non sarebbe nemmeno al corrente di quali Paesi stiano partecipando alle trattative, condotte dalla Health Emergency and Preparedness Response Authority (HERA), istituita ad hoc nell’ottobre 2021 al fine di costituire una struttura permanente dotata di strumenti e risorse atti a pianificare in anticipo l’azione europea in caso di emergenze sanitarie. Un portavoce della Commissione europea avrebbe confermato la notizia, ma senza fornire ulteriori indicazioni riguardo i Paesi in trattativa. Secondo l’inchiesta, tra i Paesi che avrebbero già firmato contratti per centinaia di migliaia di dosi vi sarebbero l’Italia, la Germania, la Francia e il Regno Unito. L’Italia, inoltre, aveva già dichiarato di disporre di 5 milioni di dosi di vaccino efficaci contro il vaiolo delle scimmie e di essere pronta per un eventuale aumento dei casi.

Proprio nella giornata di oggi, HERA ha comunicato di aver stipulato con la Bavarian Nordic un contratto per l’acquisto di 109.090 dosi di vaccino contro il vaiolo delle scimmie, in modo da renderlo rapidamente disponibile a tutti gli Stati membri dell’UE. La Commissione europea ha dichiarato, a tal proposito, che “le consegne inizieranno già entro la fine del mese per gli Stati membri prioritari che hanno concesso eccezioni nazionali per il vaccino”.

Il virus in questione si differenzia dal vaiolo per “la minore diffusione e gravità” e “si risolve spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e terapie specifiche”, secondo quanto dichiarato dall’Istituto Superiore della Sanità. Il parere degli esperti è difatti che non si tratti di un virus particolarmente insidioso, dato confermato dal fatto che i precedenti focolai riscontrati in occidente si sono esauriti rapidamente. A ciò va aggiunto che il vaccino contro il vaiolo, obbligatorio in Italia fino al 1981 e somministrato a circa il 40% della popolazione attuale, protegge anche contro questo tipo di variante, garantendo la pressoché totale immunità.

[di Valeria Casolaro]

Il Nicaragua apre le porte alle forze militari russe

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Il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha autorizzato, a partire dal prossimo primo luglio, l’ingresso nel Paese a truppe, aerei e navi russe per scopi di addestramento, pubblica sicurezza e risposta alle emergenze, rafforzando così la storica vicinanza politica con la Russia. Il decreto, pubblicato in Gazzetta ufficiale martedì scorso, precisa che l’ingresso sarà consentito fino al prossimo 31 dicembre e autorizza anche la partecipazione di soldati provenienti da Cuba e Messico. Le truppe russe potranno svolgere compiti di polizia, missioni di aiuto umanitario e salvataggio e ricerca in caso di disastri naturali o emergenze.

Secondo la stampa nicaraguense, le esercitazioni congiunte erano state già concordate da tempo tra i presidenti Putin e Ortega: quest’ultimo – presidente dal 1985 al 1990, prima di essere rieletto nel 2007 – è vicino a Mosca sin dai tempi della rivoluzione sandinista del 1979 che spodestò il dittatore Anastasio Somoza, alleato degli Stati Uniti. Non stupisce, dunque, che il Nicaragua sia uno dei pochi Stati al mondo ad avere riconosciuto l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, le regioni filo-russe separatiste della Georgia, così come ad avere aperto un consolato a Sebastopoli, in seguito all’annessione russa della Crimea. Similmente, Ortega ha definito la guerra in Ucraina come un’operazione per mettere in sicurezza Donetsk e Lugansk, prendendo apertamente posizione a favore del Cremlino .

Nonostante non sia la prima volta che Managua ospita truppe russe per esercitazioni congiunte, in questo caso la notizia assume una valenza particolare a causa del contesto geopolitico e delle forti tensioni createsi tra Russia e USA per via del conflitto in Ucraina. In virtù di questi fatti, l’iniziativa politico-militare di Russia e Nicaragua è stata interpretata da più parti come la volontà di rispondere a quelle che vengono considerate provocazioni da parte degli Stati Uniti: da decenni ormai la Russia denuncia l’allargamento a est dell’Alleanza Atlantica, considerata una minaccia dal Cremlino, mentre Paesi come Nicaragua, Cuba e Venezuela nutrono ostilità nei confronti dell’egemonia statunitense e per questo sono stati inseriti da Washington nella lista dei cosiddetti “Stati canaglia”. Un’ostilità ora ulteriormente accresciuta dalla decisione della Casa Bianca di non invitare al Vertice delle Americhe alcuni Stati sudamericani – tra cui proprio Nicaragua, Cuba e Venezuela – creando così forti tensioni nella regione.

Come prevedibile, l’apertura delle frontiere nicaraguensi alle truppe russe non è piaciuta all’amministrazione americana: già lo scorso 31 marzo, infatti, Kerry Hannan, funzionario del Dipartimento di Stato, in un’Audizione della Commissione Affari Esteri del senato USA aveva affermato che «la Russia minaccia di esportare la crisi ucraina nelle Americhe, espandendo la sua cooperazione militare con Cuba, Nicaragua e Venezuela». Una dichiarazione che però non trova conferma da parte del governo russo: la portavoce del Ministero degli esteri Maria Zakharova, infatti, ha voluto ridimensionare l’entità e gli scopi dell’esercitazione, precisando che si tratta di una misura «di routine» e che la Costituzione del Nicaragua consente la presenza di forze straniere nel Paese.

Non si tratterebbe, dunque, di un’operazione volta a installare basi militari russe a solo un migliaio di chilometri dalle coste della Florida come risposta alla vicinanza delle basi NATO al territorio russo, bensì di esercitazioni standard: «Vorrei rassicurare subito le teste calde: si tratta della procedura ordinaria – due volte l’anno – per l’adozione in Nicaragua di una legge sull’ammissione temporanea di militari stranieri nel proprio territorio al fine di sviluppare la cooperazione in varie aree, tra cui la risposta umanitaria e di emergenza, la lotta alla criminalità organizzata e al traffico di droga» ha sottolineato il diplomatico russo, aggiungendo che «nel corso della nostra interazione, che non è diretta contro paesi terzi, prestiamo particolare attenzione ai principi della sicurezza regionale». Dichiarazioni, dunque, finalizzate a non esacerbare ulteriormente una situazione già tesa a livello internazionale.

D’altro canto, è indubbio che vi sia una forte intesa politica e militare tra Mosca e alcuni Paesi latinoamericani, confermata anche dal fatto che quest’ultimi si sono rifiutati di applicare le sanzioni alla Russia, nonostante le enormi pressioni statunitensi in questo senso. Gli Stati sudamericani come il Nicaragua continuano, dunque, a intessere buoni rapporti col Cremlino dimostrando, in questa fase particolarmente turbolenta delle relazioni internazionali, indipendenza politica. In ogni caso, Mosca non sembra intenzionata a sfruttare la situazione per minacciare Washington direttamente sul continente. Una preoccupazione, tuttavia, che sembra tenere in allerta il governo americano, il quale non tollera l’intesa politica tra Russia e parte dell’America latina. Quest’ultima considerata da sempre un’“estensione” degli Stati Uniti e che ora, invece, ha rinsaldato i suoi rapporti proprio con Mosca: il principale avversario geopolitico dell’unipolarismo statunitense.

[di Giorgia Audiello]

Mafia: a Palermo arrestate 24 persone

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In uno dei mandamenti storici di Cosa Nostra a Palermo, quello di Santa Maria di Gesù, è stato effettuato oggi un blitz antimafia, con i carabinieri del Ros che insieme ai militari del comando provinciale di Palermo, del nucleo carabinieri cinofili e del nucleo elicotteri hanno arrestato 24 individui (di cui 21 in carcere e 3 ai domiciliari). Questi ultimi – accusati di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, rapina e trasferimento fraudolento di valori – secondo le indagini farebbero appunto parte della famiglia mafiosa di Villagrazia e Santa Maria di Gesù.

REMS: quando le strutture di cura diventano strumento del controllo sociale

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È il 4 ottobre 2019 quando Alejandro Augusto Stephan Meran, dominicano di 40 anni, viene accompagnato da due agenti di polizia in Questura, a Trieste, in seguito al furto di un motorino. All'interno della struttura, in un momento di distrazione degli agenti, Meran riesce a sottrarre a uno di loro la pistola e, facendo fuoco, uccide due di loro, Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. Meran è affetto da gravi disturbi psichici, motivo per il quale il 6 maggio scorso la Corte d'Assise di Trieste lo proscioglie dall'accusa di duplice omicidio, ritenendolo incapace di intendere e di volere. Tuttavia, i...

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Gli italiani sono meno stupidi di quanto pensavano Conte e Salvini

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Sembra trascorsa un’era geologica, ma sono solo quattro anni. Il 4 marzo 2018 il Movimento 5 Stelle prendeva 32,7% dei voti e la Lega il 17,4%. Insieme i due partiti avevano ottenuto la fiducia di un italiano su due, grazie a programmi molto diversi e a tratti inconciliabili, ma uniti da alcuni punti fermi, innanzitutto il rifiuto dei diktat europei e delle politiche di austerità. Non gli è servita che mezza legislatura per trasformarsi da partiti contro le élite europee a stampelle del governo guidato dall’ex banchiere centrale di Bruxelles e i cittadini italiani ne hanno giudicato la metamorfosi dando il loro responso: la Lega arretra in tutto il Paese, mentre i 5 Stelle sono un movimento clinicamente morto.

Il dato a livello nazionale dimostra il tracollo oltre ogni dubbio. Secondo i dati elaborati da You Trend nel totale dei Comuni con oltre 15mila abitanti la Lega prende il 6,7%, mentre il Movimento 5 Stelle è fermo a un imbarazzante 2,1%. Vero che il paragone tra amministrative e politiche può essere in parte fuorviante, considerando che nelle elezioni comunali vi sono spesso liste civiche di appoggio ai candidati sindaci che prendono voti ai partiti nazionali, ma il dato è talmente macroscopico da non poter essere ignorato: se nel 2018 Lega e Cinque Stelle avevano ottenuto complessivamente il voto del 50,1% degli italiani, oggi si fermano all’8,9%. Un’ecatombe elettorale.

I leader danno l’impressione di non aver compreso il motivo del voto. Salvini semplicemente non lo riconosce e si trincera dietro il solito elenco di dati apparentemente vittoriosi augurando «buon lavoro ai 21 nuovi Sindaci della Lega già operativi da oggi, che rinforzano una squadra di oltre 800 primi cittadini leghisti eletti in tutta Italia». Conte si limita ad ammettere che, in effetti, il risultato «non soddisfa», ma poi attacca con la solita litania secondo la quale alle amministrative il Movimento paga la scarsa ramificazione sul territorio.

A nessuno dei due passa per la testa l’ipotesi che, magari, i milioni di cittadini che gli hanno voltato le spalle abbiano avuto delle ragioni politiche per farlo. Il Movimento 5 Stelle quattro anni fa si presentò agli elettori promettendo di abolire la povertà e di sconfiggere la mafia. Ora si trova in un governo che si appresta a smantellare il reddito di cittadinanza in compagnia del partito fondato dal condannato per concorso esterno in associazione mafiosa Marcello Dell’Utri. La Lega invece prometteva di abolire la legge Fornero e di abbassare le tasse a tutti e ora si trova al governo con chi la Fornero punta e reintrodurla e le tasse non ha alcuna intenzione di abbassarle. Tutte e due promettevano specialmente di ribellarsi senza compromessi alle imposizioni economiche di Bruxelles e ora appoggiano il governo guidato dall’ex capo della Banca Centrale Europea.

Il loro gioco nell’ultimo anno è parso quello di puntare a fare un’opposizione esclusivamente mediatica e in favore di telecamera, evidentemente convinti che l’immagine promossa sui social e nei talk show fosse sufficiente per continuare a godere dell’appoggio degli elettori a prescindere dai fatti concreti. Dimostrazione più evidente è stata l’imbarazzante opposizione dei due movimenti all’invio di armi all’Ucraina, dura a parole quanto inesistente in Parlamento, dove entrambi hanno votato senza fiatare ogni invio di aiuti militari che alimenta la guerra. Sarà forse vero, come dice un vecchio adagio, che gli italiani non sono meglio della classe politica che li rappresenta, ma di certo sono meno ingenui di quanto possano credere Conte e Salvini: l’ex avvocato del popolo e il sovranista di cartone, che oggi di mestiere fanno da stampelle per il governo della BCE.

[di Andrea Legni – direttore de L’Indipendente]

Adani e Total, nuovo progetto per idrogeno verde da 5 miliardi di dollari

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Il colosso francese TotalEnergies SE e il Gruppo Adani, multinazionale di proprietà del miliardario indiano Gautam Adani,  investiranno 5 miliardi di dollari per produrre idrogeno verde e prodotti correlati in India. I progetti dovrebbero aiutare l’India, il terzo Paese al mondo per emissioni di carbonio, a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Secondo le stime di Bloomberg, la produzione di idrogeno verde crescerà rapidamente nel corso di questo decennio, aumentando potenzialmente fino a 18 volte e raggiungendo circa 11,6 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030.

Tecnici di Google annunciano che l’intelligenza artificiale è diventata senziente

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Un tecnico operante all’interno di Google, Blake Lemoine, ha sollevato un certo clamore nel suggerire che l’intelligenza artificiale (IA) su cui sta lavorando sia ormai senziente, che sia divenuta una «persona». La Big Tech ha accolto la sua osservazione sospendendolo dall’incarico.

Prima di essere messo da parte, Lemoine si occupava di un “Modello di Lingua per Applicazioni di Dialogo” (LaMDA), un chatbot estremamente avanzato che attinge a un ampio archivio di testi per simulare discorsi di senso compiuto. Nello specifico, il suo compito era quello di testare lo strumento per valutare se l’IA stesse sfociando verso archetipi discriminatori e d’odio, un difetto sorprendentemente comune nell’attuale sviluppo del machine learning.

Scritturato nell’organizzazione Responsible AI (responsabile intelligenze artificiali), l’uomo ha dunque passato diverso tempo a discutere con LaMDA, convincendosi strada facendo di aver di fronte un’entità perlomeno dotata di senno, se non di anima. Lemoine ha dunque riferito dei suoi timori ai suoi immediati superiori, i quali hanno preteso una quantità di prove che era decisamente fuori dalla portata dell’uomo. Nel desiderio di portare avanti la sua battaglia, il tecnico si è appoggiato alla consulenza di tecnici di sua conoscenza esterni a Google, quindi ha presentato i risultati finali direttamente al Vice Presidente, Blaise Aguera y Arcas, e alla dirigente di Responsible Innovation, Jen Gennai.

I due hanno ripudiato del tutto l’ipotesi etichettandola come infondata, quindi l’azienda ha sospeso Lemoine con l’accusa comprovata di aver violato le clausole di riservatezza presenti nel suo contratto di lavoro. O almeno così dichiara Lemoine, il quale sostiene peraltro che molti colleghi condividano le sue opinioni, tuttavia l’impresa si è rifiutata di confermare lo stato del suo dipendente. Il tecnico, vedendosi inascoltato, si è prima sfogato in un post di Medium, quindi ha reso pubblica la sua posizione confessandosi al The Washington Post. Fatalmente, ad appena tre giorni da che il suo dipendente era sbottato online, Aguera y Arcas si è aperto a The Economist, suggerendo che le reti neurali sviluppate dalla Big Tech siano direzionate verso lo sviluppo di una coscienza, ma che questa sia ancora fuori dalla loro portata. «Ho sempre più la sensazione di star parlando con qualcosa che è intelligente», ha dichiarato l’uomo in ciò che, volendo smaliziare, potrebbe sembrare un controllo dei danni. 

Va comunque sottolineato che gli indizi portano a dar ragione a Google, perlomeno in questo contesto. I chatbot sono sviluppati proprio per fingersi assennati, è il loro scopo, e lo stesso Lemoine ha ammesso che la sua posizione sia giustificata «in veste di prete, non di scienziato». Considerando il suo background profondamente spirituale, risulta difficile trovare punti di ancoraggio che lo rendano un testimone attendibile sul piano tecnico. 

Il problema è che la Big Tech ha licenziato negli anni molti dei ricercatori etici che hanno osato mettere becco nei piani dell’azienda, quindi è facile credere che, come denuncia il post internettiano, sviluppare un’indagine interna che soddisfi i requisiti imposti dalla dirigenza sia cosa perlomeno complessa. Al di là del fatto che la macchina abbia o meno sviluppato una coscienza, emerge inoltre un’altra criticità: se neppure il personale coinvolto nei test è in grado di distinguere l’IA da una persona, quante possibilità ci sono che lo possa fare un utente qualsiasi e cosa può comportare una simile ambiguità?

[di Walter Ferri]

Elezioni amministrative, vittoria del centrodestra

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I risultati delle elezioni amministrative svoltesi lo scorso week end hanno mostrato una inversione di tendenza, segnando la sconfitta dell’asse giallorossa e in particolare del Movimento 5 Stelle, che ha registrato una percentuale di consensi tra il 2 e il 4%. In testa alle preferenze le coalizioni di centrodestra, in particolare Fratelli d’Italia, che si posiziona quasi ovunque davanti alla Lega. A Genova, Palermo e L’Aquila vincono candidati di centrodestra, mentre a Padova e a Taranto sono stati rieletti i candidati di centrosinistra. Alcuni Comuni, tra i quali Alessandria, Verona, Piacenza e Parma, dovranno attendere i risultati del ballottaggio, previsto per il 26 giugno prossimo.

Il tribunale reintegra il sanitario “no vax” e solleva la questione di costituzionalità

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Un sanitario sospeso dal lavoro poiché non vaccinato deve essere immediatamente reintegrato a condizione che “si sottoponga a proprie spese, per la rilevazione del SARS-COV2, al test molecolare” ogni 72 ore, oppure ogni 48 ore al “test antigenico da eseguire in laboratorio” o al “test antigenico rapido di ultima generazione”: è quanto ha disposto il Tribunale di Sassari, Sezione Lavoro, nella persona del Giudice Gaetano Savona. Quest’ultimo, infatti, ha recentemente pronunciato un’ordinanza di accoglimento del ricorso cautelare presentato dall’avvocatessa Maria Paola Demuru in nome e per conto del sanitario sospeso in questione, ravvisando l’illegittimità costituzionale della normativa impositiva della vaccinazione obbligatoria.

Il giudice infatti non si è limitato a predisporre il reintegro del sanitario ma ha sostanzialmente anticipato quelli che potrebbero essere gli esiti dell’eventuale giudizio di merito che ciascuna parte potrà intraprendere con lo scopo di accertare le vicende oggetto di causa ed ottenere una sentenza, ossia una decisione definitiva. Infatti, seppur l’ipotetica estinzione del giudizio di merito non determinerà l’inefficacia del provvedimento cautelare (che continuerà a produrre effetti tra le parti), il giudice ha effettuato una “prognosi circa l’esito del giudizio di costituzionalità che, nell’ambito del merito della controversia, dovesse introdursi”: una prognosi che, secondo il giudice, è appunto “nel senso dell’illegittimità costituzionale”.

A tal proposito nell’ordinanza viene sottolineato che, come chiarito dalla stessa Corte Costituzionale, “la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 Cost a varie condizioni, tra cui quella che il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”. Nello specifico, “è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale”. Tuttavia, precisa il giudice, “attingendo a circostanze che possono essere ormai considerate notorie può affermarsi che la vaccinazione non elide il rischio di contrarre il virus SARS-CoV-2, né, tanto meno, di trasmetterlo a soggetti terzi con cui si entri in contatto“. In tal senso, ad esempio, “depongono tutti i report del Istituto Superiore della Sanità, che rilevano un’efficacia limitata dei diversi tipi di vaccino, che peraltro cala nel corso di un breve lasso di tempo, rispetto al rischio di contrarre la malattia”. Di conseguenza, “il mero fatto che un lavoratore si sia sottoposto al vaccino, non garantisce, né abbatte il rischio in modo prossimo alla certezza, che egli non contragga il virus e che quindi, recandosi sul luogo di lavoro, non infetti le persone con cui ivi viene a contatto”.

Il tampone invece “consente di escludere, sebbene per un periodo di tempo limitato (due o tre giorni), con probabilità affatto elevata, superiore al 90%, che un soggetto sia portatore del virus e, quindi, allo stesso tempo possa trasmetterlo agli altri”: conseguentemente, la normativa che ha introdotto l’obbligo vaccinale appare “irragionevole” nonché in contrasto anche con “gli artt. 3 e 35 della Costituzione, laddove non consente, in alternativa allo strumento del vaccino, l’utilizzo di quello assai più efficiente del tampone, da ripetersi con periodicità adeguata a cura e carico del lavoratore che non voglia sottoporsi alla vaccinazione”. Non solo, perché ad essere violata sembra essere secondo il giudice anche il diritto al lavoro sancito dall’articolo 4 della Costituzione, in quanto in riferimento allo stesso il giudice parla di “un obbligo inutile e gravemente pregiudizievole”. Per i sanitari non vaccinati infatti è appunto stata prevista la “sospensione dal lavoro e dalla retribuzione in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale”, il quale però “non si pone in necessaria correlazione con la finalità di evitare il contagio e di tutelare la salute dei terzi, vale a dire la salute pubblica”. La conclusione a cui arriva il giudice, quindi, è quella secondo cui il bilanciamento tra i diritti costituzionali coinvolti sia stato operato dal legislatore in maniera “manifestamente irragionevole rispetto alla finalità perseguita”, ovverosia quella di “tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza”.

Si tratta dunque di un’ordinanza alquanto rilevante, tanto più perché giunta a seguito a tutta una serie di altri provvedimenti con cui i giudici si sono schierati dalla parte dei soggetti spesso etichettati come “no vax”. Basterà citare una ordinanza degli scorsi mesi del Tribunale di Padova, con cui sostanzialmente è stato sancito il principio per cui le aziende ospedaliere non possono rifiutarsi di assumere i sanitari che non si sottopongono al vaccino anti Covid ed una recente sentenza del Giudice del Lavoro di Treviso, dalla quale è emerso che il legislatore abbia implicitamente riconosciuto che la sospensione degli insegnanti non vaccinati fosse illegittima.

[di Raffaele De Luca]

Lunedì 13 giugno

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8.00 – Viminale, quorum non raggiunto: l’affluenza per il referendum sulla giustizia si è attestata al 20,9%.

9.40 – ISTAT, nel primo trimestre 2022 registrati 120.000 occupati in più rispetto al quarto trimestre 2021 (+0,5%) e 905.000 in più (+4,1%) rispetto all’anno precedente.

10.00 – Borse, lo spread raggiunge in Italia i 231,5 punti: i rendimenti al 3,85% sono i più alti dal 2014.

10:30 – Palermo: sono 200 le persone, tra presidenti di seggio e scrutinatori, segnalate alla Procura per via della defezione che ha bloccato per ore le operazioni di voto.

12.00 – Bitcoin crolla sotto i 24.000 dollari per la prima volta dal 2020.

12.20 – Macron: “la Francia è entrata in economia di guerra”.

13.30 – Frontex, nella prima metà del 2022 triplicati gli ingressi illegali in Unione Europea attraverso i Balcani.

15.50 – MISE, terminati i 170 milioni di incentivi per l’acquisto di auto con motore endotermico, ovvero a benzina, diesel e ibride.

16.40 – Sudan, scontri tribali provocano la morte di 117 persone e l’incendio di 14 villaggi.

17.00 – BCE, il consigliere di Palazzo Chigi Giavazzi: “alzare i tassi di interesse ora non risolverà l’inflazione”.

18.10 – Scuola, dietrofront del ministero: le mascherine agli esami di maturità e di terza media saranno soltanto raccomandate e non obbligatorie.