martedì 9 Agosto 2022

Ufficiale: Svezia e Finlandia entreranno nella NATO, vendendo la pelle dei curdi

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ce l’ha fatta: ha barattato il suo veto sull’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO con la vita dei curdi. L’intesa è stata raggiunta durante le prime ore del summit nordatlantico in corso a Madrid, dopo settimane di incontri e di muri da parte di Ankara, che non ha ceduto di un centimetro la sua posizione, conscia del ruolo cruciale che sta ricoprendo nelle trattative di Russia e Ucraina relative soprattutto allo sblocco del grano e dei prodotti alimentari fermi nel porto di Odessa. Numerose le richieste avanzate dalla Turchia e accettate da Finlandia e Svezia: dalla revoca dell’embargo sulle armi al mancato supporto alle organizzazioni che chiedono la nascita e l’indipendenza di uno stato curdo (Kurdistan). Si tratta del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e dell’Unità di Protezione Popolare (YPG), i principali attori sul campo e alleati delle potenze occidentali nella lotta allo Stato Islamico del decennio scorso, a cui Europa e America del nord hanno deciso di voltare le spalle.

I membri delle due organizzazioni attive prevalentemente in Turchia, Siria e Iraq, che hanno trovato rifugio in Finlandia e Svezia dalle persecuzioni di Ankara – contraria alla nascita di uno stato curdo – potranno così essere estradati. In base all’intesa raggiunta tra le parti, la Turchia ha già chiesto l’estradizione di 33 sospetti “terroristi” dai paesi scandinavi, ma i numeri sono destinati a salire. Finlandia e Svezia modificheranno, infatti, le loro leggi sul terrorismo, istituendo con la Turchia un meccanismo congiunto permanente che avrà come obiettivo la consultazione in materia di giustizia, sicurezza e intelligence. Venuto meno il veto di Ankara, i trenta membri della NATO hanno potuto invitare formalmente Finlandia e Svezia, accogliendo la loro richiesta e avviando il processo di adesione. L’apertura di Erdoğan verso i due paesi scandinavi è stata accolta con entusiasmo al summit NATO. «Svezia e Finlandia hanno accettato di sostenere la lotta alle minacce per la sicurezza, modificare la loro legislazione, attuare una stretta sul PKK e accettare un accordo sulle estradizioni dei curdi ricercati in Turchia per terrorismo», ha dichiarato il segretario generale dell’Organizzazione Jens Stoltenberg.

Kurdistan

A non esultare saranno sicuramente i curdi, e in particolare le organizzazioni indipendentiste del PKK e dell’YPG, traditi ancora una volta dall’opportunismo dell’Occidente, che vede nella Turchia un alleato fondamentale per contrastare la Russia. L’accondiscendenza della NATO si tradurrà in un silente via libera per Erdoğan per continuare a reprimere le forze curde interne e a bombardare quelle attive al di là dei confini. Negli ultimi mesi, e in particolare da quando gli occhi della comunità internazionale sono puntati sull’Ucraina, la Turchia ha attaccato quasi incessantemente i curdi in Iraq e in Siria, anche ricorrendo – secondo alcune denunce – ad armi chimiche vietate. Si tratta di due dei paesi in cui è presente il gruppo etnico, il più esteso (40 milioni di persone) al mondo privo di un proprio territorio riconosciuto a livello internazionale, vittima di violente persecuzioni nel corso della storia. Tra il 17 e il 18 aprile scorso, l’esercito turco ha lanciato un’offensiva contro le basi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nel nord dell’Iraq e ha compiuto una serie di raid anche nel Rojava, nel nordest della Siria. I due territori rappresentano delle esperienze di autonomia e confederalismo democratico che alimentano la volontà di indipendenza da parte dei curdi in Turchia e due pilastri su cui potrebbe fondarsi il futuro stato, riconosciuto a livello internazionale, del Kurdistan. Per questo motivo sono gli obiettivi principali delle offensive militari lanciate da Ankara, che intende creare una zona cuscinetto a sud-est della penisola anatolica.

Dal 2016, Ankara ha lanciato tre grandi offensive verso il nord della Siria, che le hanno permesso di conquistare – nel silenzio della comunità internazionale – centinaia di chilometri di terra, spingendosi per circa 30 chilometri nel paese, in operazioni contro la milizia curdo-siriana Unità di Protezione Popolare (YPG) sostenuta ancora oggi dagli Stati Uniti dopo gli anni della lotta all’ISIS. Gli stessi Stati Uniti che non hanno preso in considerazione l’idea di inimicarsi la Turchia per la causa curda, soprattutto visto l’attuale scenario geopolitico. A dirla tutta, la tendenza degli ultimi mesi sembrerebbe alludere a una sorta di passaggio di consegne da Washington ad Ankara circa il ruolo di partner con il Medio Oriente e, in particolare, con le monarchie del Golfo, complici le relazioni tese tra il presidente statunitense Joe Biden e il principe ereditario saudita bin Salman e il disgelo tra Arabia Saudita e Turchia, ribadito nel recente incontro tra le parti. Il mese scorso, la Siria aveva dichiarato che «le minacce aggressive del regime turco rappresentano una flagrante violazione del diritto internazionale e dell’integrità territoriale e della sovranità del paese». Oggi, mentre le richieste di Erdoğan venivano concretizzate a Madrid, il presidente al-Assad, sostenuto da Mosca, ha riconosciuto in via ufficiale l’indipendenza e la sovranità delle repubbliche di Donetsk e di Luhansk nel Donbass.

[di Salvatore Toscano]

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

3 Commenti

  1. Quando combattevano contro L’ISIS e i loro “amici” allora andavano bene. Che facce di m….!!! Per protrarsi al dittatore turco siamo arrivati a vendere un popolo…… Non ho più parole. A me questa NATO non ha più un senso di esistere…. o no???

  2. Rendiamoci conto della spietatezza della NATO. Ora saranno sacrificati i Curdi, ma c’è sempre qualche popolo che ha dovuto soccombere agli interessi Occidentali (che vuol dire degli USA).
    Siamo proprio sicuri che l’Italia debba rimanere nella NATO?
    (ad esempio la Francia rientra nella Nato nel 2009, con quel genio di Sarkozy. Ne era uscita nel 1966, infatti De Gaulle non voleva che la Francia agisse sotto influenza americana in politica internazionale.)
    Siamo proprio sicuri che l’Italia debba essere manovrata da un Draghi che aspira ad essere il prossimo segretario NATO?

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Correlati

Grazie per aver già letto

10 dei nostri articoli questo mese.

Chiudendo questo pop up potrai continuare la lettura.
Sappi però che abbiamo bisogno di te,
per continuare a fare un giornalismo libero e imparziale.

Clicca qui e  scopri i nostri piani di abbonamento e supporta
Un’informazione – finalmente – senza padroni.

ABBONATI / SOSTIENI