Il colosso russo del gas, Gazprom, ha fatto sapere ad Eni che oggi le forniture di gas saranno ridotte di circa il 15%. A confermarlo è stato un portavoce di Eni, il quale, interpellato dall’agenzia di stampa Ansa, ha appunto affermato che «Gazprom ha comunicato una limitata riduzione delle forniture di gas per la giornata di oggi, pari a circa il 15%», precisando però che «le ragioni della diminuzione non sono state al momento notificate».
Gli indigeni dell’Ecuador lanciano la “rivolta popolare” contro il governo
Lo sciopero nazionale indetto dalla principale organizzazione indigena dell’Ecuador, il CONAIE (Confederacion de Nacionalidades Indigenas de Ecuador), e iniziata il 13 giugno ha visto una rapida escalation nella natura delle proteste quando si è diffusa la notizia dell’arresto di Leonidas Iza, il presidente del CONAIE. Iza è stato prelevato nella provincia di Cotopaxi e detenuto per 24 ore in maniera “illecita, arbitraria e illegittima” secondo il suo avvocato, non essendovi né le prove dei reati né mandati d’arresto a suo carico. Iza aveva dato indicazione di bloccare strade e servizi pubblici in tutto il Paese e stava bloccando, insieme ad alcuni manifestanti, la strada E35 nei pressi di Pastocalle.
Dopo 24 ore di detenzione, Leonidas Iza è stato rilasciato ed è prevista per mercoledì 15 giugno l’udienza di riesame per il suo caso. Il presunto reato ipotizzato nei suoi confronti è quello di aver provocato la paralisi di un servizio, punibile secondo il Codice penale ecuadoriano con la detenzione da 1 a 3 anni. La detenzione del leader del CONAIE ad appena un giorno dall’inizio delle proteste ha scatenato una dura ondata di risentimento tra i manifestanti, che hanno protestato in massa per le strade della provincia di Cotopaxi per richiederne il rilascio.
La mobilitazione nazionale indefinita era stata indetta il 9 giugno dal CONAIE in risposta alla “incapacità e mancanza di volontà del governo”. A seguito di diversi incontri con il governo di Lasso, infatti, non si era riusciti a giungere a una soluzione soddisfacente per le richieste avanzate dal popolo indigeno. Queste vengono riassunte in 10 questioni, tra le quali figurano la richiesta della riduzione e del congelamento del prezzo del carburante, il rifinanziamento dei debiti del settore agricolo per un anno, il controllo dei prezzi dei prodotti agricoli, la fine della precarietà dell’orario di lavoro, la revisione dei progetti di estrazione e il rispetto dei 21 diritti collettivi degli indigeni, tra i quali quello all’educazione bilingue e al ricorso alla giustizia indigena.
Il governo di Lasso ha da subito messo in atto una dura repressione delle proteste, nel timore che queste assumessero i toni delle rivolte dell’ottobre del 2019. In quell’occasione il CONAIE guidò due settimane di forti proteste, violentemente represse dalla polizia, contro l’ex presidente Moreno e il pacchetto di misure economiche elaborato in seguito all’accordo tra il governo ecuadoriano e il FMI per un prestito di 4,2 miliardi di dollari. Dopo due settimane di scontri brutali per le strade di Quito i movimenti indigeni, appoggiati da quelli studenteschi e della cittadinanza, erano riusciti a ottenere il ritiro del decreto. Proprio in ragione di quanto accaduto nel 2019, l’arresto di Iza costituisce un forte segnale da parte del governo.
Il presidente Lasso, che ha attribuito a Iza la responsabilità delle violenze accadute nel corso degli attuali scontri, dopo il suo arresto ha dichiarato l’inizio della “detenzione degli autori intellettuali e materiali di questi atti violenti”, frasi che non hanno fatto altro che inasprire la resistenza indigena, appoggiata anche questa volta da movimenti studenteschi, cittadini ed ex leader della regione, oltre che da numerose organizzazioni per la tutela dei diritti umani nazionali e internazionali.
Il governo ha ribadito che, pur non tollerando gli “atti vandalici”, il dialogo con gli indigeni rimane “aperto”: dichiarazioni cui non viene ormai dato alcun credito da parte dei gruppi indigeni.
[di Valeria Casolaro]
Istat: povertà assoluta ancora ai massimi nel 2021
Secondo i dati dell’Istat, nel 2021 la povertà assoluta in Italia conferma i massimi storici toccati nel 2020 con l’inizio della pandemia di Covid-19. Ad essere in queste condizioni sono circa 1,9 milioni di famiglie – che rappresentano il 7,5% del totale, in leggero calo rispetto al 7,7% del 2020 – e circa 5,6 milioni di individui (9,4% come l’anno precedente). Sale, invece, all’11,1% (dal 10,1% del 2020) il tasso della povertà relativa con 2,9 milioni di famiglie sotto la soglia di povertà, rispetto ai 2,6 milioni del 2020. L’area più colpita si conferma il Mezzogiorno con il 10% di famiglie che si trovano in povertà assoluta. Seguono il Nord con il 6,7% e il Centro con il 5,6%.
L’Europa ha raggiunto l’accordo per prorogare di un altro anno il green pass
“I negoziatori del Parlamento e degli Stati membri dell’UE hanno concordato di mantenere in vigore il quadro del certificato COVID digitale dell’UE per un altro anno, fino a giugno 2023”, ad annunciarlo l’ufficio stampa del Parlamento europeo in una nota rilasciata nel pomeriggio di ieri, 14 giugno. Secondo quanto riportato, l’obiettivo della proroga è quello di garantire che “i cittadini dell’UE abbiano il diritto alla libera circolazione nel caso in cui vi sia una nuova variante di preoccupazione”. Arriva così l’ufficializzazione della misura che veniva data per scontata da settimane: il green pass continuerà a fare compagnia ai cittadini europei per almeno un altro anno.
La nota del Parlamento contiene anche la raccomandazione agli stati membri di astenersi dall’imporre ulteriori restrizioni alla libera circolazione dei titolari di green pass, specificando che gli Stati membri potranno farlo solo ove tali restrizioni siano necessarie, proporzionate e non discriminatorie ai fini della tutela della salute pubblica”. Una raccomandazione che gli stati non sono tenuti a rispettare e che – anche se non meglio specificato nella nota diffusa ieri – in base alle interpretazioni già diffuse dalla UE dovrebbe valere solo per gli spostamenti dei cittadini tra le varie nazioni UE, ma non all’interno delle stesse. Un limite che non aveva impedito all’Italia di attuare le regole sul green pass più severe d’Europa, con il paradosso – ritenuto una “evidente discriminazione” da Amnesty International – che le regole ultra-restrittive italiane valessero solo per i cittadini e non per i turisti provenienti dall’estero (protetti appunto dalla normativa europea).
Tornando alla proroga europea, il Parlamento chiede inoltre che il green pass sia “abrogato non appena la situazione epidemiologica lo consentirà” e a questo fine ha richiesto l’inserimento di una clausola che imponga alla Commissione Europea “di valutare se la certificazione sia ancora necessaria dopo sei mesi, alla fine del 2022, sulla base degli ultimi pareri scientifici”. L’accordo informale dovrà ora essere formalmente adottato sia dal Parlamento che dal Consiglio, affinché entri in vigore entro il 30 giugno, quando scadranno le norme vigenti. La votazione in plenaria è prevista per la sessione del 22-23 giugno a Bruxelles.
Il Superbonus finisce nel caos totale, cittadini a rischio beffa
I 33,8 miliardi stanziati dallo stato italiano per il Superbonus per il periodo 2022/2023 sono terminati, e data l’intenzione di Draghi di non stanziarne altri la misura è sostanzialmente finita all’improvviso e prima della scadenza naturale. I dubbi che avvolgono i cittadini ora sono tanti: da un lato è ancora possibile inoltrare la richiesta per accedere al bonus edilizio, dall’altro le banche stanno bloccando l’acquisto dei crediti e i lavori potrebbero non partire, anche per coloro che hanno già attivato la procedura e firmato il contratto con le imprese edili. Se il governo deciderà di non prorogare ulteriormente la misura – ed è probabile sia così viste le dichiarazioni negative di Mario Draghi sul Superbonus – i condomini che hanno già incassato una parte dell’incentivo e rischiano di lasciare il lavoro a metà potrebbero essere costretti dall’Agenzia delle Entrate a restituire il credito con tanto di sanzioni.
«Il nostro governo è nato come governo ecologico» ma «possiamo non essere d’accordo sul Superbonus del 110% e non siamo d’accordo sulla validità di questo provvedimento», aveva dichiarato il presidente del Consiglio Mario Draghi lo scorso maggio al Parlamento europeo. L’occasione di arenare definitivamente il Superbonus si è presentata anzitempo, anticipando di diversi mesi la scadenza naturale. Sono visibili già i primi contraccolpi nel settore edile: a Brescia si sono registrate diverse richieste di cassa integrazione. Parte della maggioranza punta a “riattivare” alla Camera la misura attraverso il nuovo Decreto Aiuti e un emendamento comune, siglato da Pd, Leu, Forza Italia e Coraggio Italia.
[Di Salvatore Toscano]
Confindustria: Italia più colpita da caro energie
Secondo le stime del Centro Studi Confindustria rispetto a Francia e Germania l’Italia è il Paese “dove la crisi energetica rischia di produrre i maggiori danni”. Il rapporto stilato dal centro ha rilevato che “a politiche invariate pre-crisi, l’incidenza dei costi energetici sul totale dei costi di produzione per l’economia italiana si stima possa raggiungere l’8,8% nel 2022, più del doppio del corrispondente dato francese (3,9%) e quasi un terzo in più di quello tedesco (6,8%)”, aumentando così “il divario di competitività di costo dell’Italia dai principali partner europei” in tutti i principali comparti dell’economia.
Integrare la dieta dei bambini con vitamina D è essenziale, ma non viene detto
Non è una notizia ribattuta dai media, pertanto pochi genitori sanno che la carenza di vitamina D interessa tra il 50 e il 70 per cento dei bambini italiani. L’integrazione è necessaria (per tutti) dalla nascita almeno fino al primo anno di età. Tra le cause della forte carenza di vitamina D nei neonati, bambini e adolescenti troviamo: insufficiente esposizione solare, stili di vita errati, obesità, colore della pelle e dieta vegana. L’attuale stile di vita rende difficile la produzione di una quantità sufficiente di vitamina D: i bambini trascorrono moltissime ore in ambienti chiusi, a scuola e a casa, al PC, occupati con lo smartphone o davanti a un televisore; molte attività sportive si svolgono in ambienti chiusi. Per giunta sappiamo che un’eccessiva esposizione ai raggi del sole favorisce l’insorgenza di melanoma e altri danni alla pelle e la proteggiamo con prodotti che non lasciano passare i raggi ultravioletti, impedendo così la produzione di questa vitamina quando siamo a contatto con la luce solare (e questo è in realtà l’unico modo efficace affinché il nostro corpo riceva la vitamina D). Quanto agli alimenti che contengono piccolissime dosi di vitamina D, quasi nessuno incontra i favori dei nostri bambini e dei nostri ragazzi, come l’olio di pesce o i pesci grassi come sardine e sgombro. Non stupisce che molti studi condotti negli ultimi anni dimostrino che molti di loro hanno bassi livelli di questa vitamina.
Vitamina D: a cosa serve nei bambini
La vitamina D (colecalciferolo) serve all’intestino per assimilare il calcio e il fosforo che provengono dal cibo o dagli integratori. Favorisce la mineralizzazione, lo sviluppo e la crescita delle ossa. Per bambini e neonati dunque la vitamina D serve alla corretta formazione dell’apparato scheletrico. Gli ospedali e i pediatri la consigliano dopo le dimissioni post parto a tutte le mamme, anche a quelle che allatteranno al seno. Il latte materno in particolare è un po’ carente di vitamina D e per questo viene somministrata in gocce per i primi mesi di vita. Viene però prescritta anche alla mamma che allatta artificialmente.
Cosa succede se manca la vitamina D?
Avere carenza di vitamina D significa rischiare malattie molto gravi tra cui le malformazioni alle ossa, debolezza muscolare, dolori intercostali, rachitismo e fragilità ossea. Solo un medico può valutare se un bambino, durante le varie fasi di crescita, abbia un’effettiva carenza di questa vitamina, pertanto prima di iniziare ad utilizzare l’integratore di vitamina D bisogna aspettare il benestare del proprio pediatra. Evitate il fai da te.
Chi deve assumere la vitamina D
Le raccomandazioni per prevenire l’ipovitaminosi D stilate nel 2015 dalla Società Italiana di Pediatria, dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale e dalla Federazione Italiana dei Medici Pediatri prevedono la profilassi con vitamina D per tutti i neonati per tutto il primo anno di vita, indipendentemente dall’allattamento. Né il latte materno né quello in formula, seppur addizionato, riescono infatti a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina D.
Il primo fattore di rischio per l’ipovitaminosi D è la scarsa esposizione solare, principale fonte di approvvigionamento della vitamina D. Motivo per cui gioco e attività fisica all’aria aperta dovrebbero essere maggiormente incoraggiati soprattutto durante la bella stagione, anche perché da novembre a febbraio l’intensità dei raggi ultravioletti è insufficiente a favorire la produzione di vitamina D. L’allattamento al seno esclusivo e prolungato senza un supplemento di vitamina D – tipico di alcune culture come quelle araba o africana – è un altro fattore di rischio. Il latte materno, pur essendo l’alimento ideale per il neonato, non contiene infatti quantità sufficienti di vitamina D. A rischio sono pure i bambini obesi, perché il tessuto adiposo «sequestra» la vitamina D e quelli con la pelle scura, perché questa non permette ai raggi solari di filtrare.

Oltre ai neonati, che ne hanno necessità per la formazione della struttura ossea, deve assumere vitamina D anche il bambino che mangia pochi alimenti che la contengono e chi espone poco il corpo al sole e ai raggi UVB (chi vive in zone molto lontane dall’equatore, ha la pelle scura, esce poco all’aria aperta, fa un uso esagerato di creme solari ad alta protezione). La profilassi è inoltre raccomandata a tutte le donne in gravidanza o che allattano.
Bambini e adolescenti fino al 18° anno di vita
Tra il primo e il diciottesimo anno di vita l’integrazione di vitamina D è consigliata soltanto a bambini e adolescenti a rischio di carenza. In questa categoria rientrano i bambini di etnia non caucasica, quelli con ridotta esposizione solare o che seguono regimi alimentari inadeguati e privi di vitamina D come la dieta vegana, bambini con insufficienza renale o epatite cronica, obesi, affetti da malattie infiammatorie croniche o da celiachia. In particolare, viene raccomandata una supplementazione variabile tra 600 UI/giorno (UI sta per Unità Internazionali) e 1000 UI/giorno.
Particolare attenzione va riservata a quei bambini e adolescenti che durante l’estate sono stati poco esposti ai raggi solari: per loro i pediatri italiani suggeriscono di integrare con vitamina D da fine autunno a inizio primavera (novembre – aprile).
Quali alimenti contengono la vitamina D
La maggior parte della vitamina D che ci occorre viene prodotta dalla pelle esposta ai raggi solari. La vitamina D è contenuta anche in alcuni alimenti, ma solo in piccolissima percentuale: nel pesce grasso come salmone, sgombro, sardine e l’olio di pesce (olio di fegato di merluzzo), tuorlo d’uovo, burro e formaggi di animali che hanno pascolato all’aperto. Nessun alimento di origine vegetale contiene la vitamina D, eccetto i funghi in piccolissimi quantitativi. Va sottolineato comunque che la dieta rappresenta una fonte trascurabile di vitamina D, non sufficiente da sola (senza l’esposizione al sole o l’integrazione) a raggiungere il fabbisogno giornaliero di vitamina D.
[di Gianpaolo Usai]
Gran Bretagna, sospeso primo volo migranti verso Ruanda
La Corte europea dei Diritti umani, della quale il Regno Unito è ancora parte, ha bloccato il primo volo di 7 migranti che avrebbero dovuto essere trasferiti verso il Ruanda. Secondo quanto stabilito dalla Corte, infatti, le conseguenze del trasferimento comporterebbero “danni irreversibili” per almeno uno dei migranti presenti sul volo. La decisione ha immediatamente fatto scattare i ricorsi degli altri 6 profughi presenti a bordo. Il premier inglese Johnson ha recentemente approvato un piano per l’espulsione dei migranti irregolari che ne prevede il trasferimento verso il Ruanda, con il quale è stato siglato un accordo multimilionario.
Martedì 14 giugno
6.20 – Roma, crolla una parte dell’arco di Porta Maggiore: “non è grave” secondo la Sovrintendenza.
8.30 – Risultati dalle amministrative, Pd e FdI raccolgono i consensi di Lega e M5S in caduta libera: Palermo, Genova e L’Aquila al centrodestra, Padova e Taranto al centrosinistra.
11.20 – Usa, il governatore repubblicano dell’Ohio DeWine firma una legge che consente di armare i dipendenti delle scuole, previo un addestramento di 24 ore.
12.30 – Forum Pa: “Per raggiungere gli obiettivi del 2028 bisognerebbe assumere 1,3 milioni di persone”.
13.00 – Nord Stream, la Russia riduce del 40% le forniture: in Europa arriveranno dal gasdotto 100 milioni di metri cubi al giorno e non i soliti 167.
13.15 – Vaiolo delle scimmie, l’Unione europea acquista 109.000 dosi di vaccino dalla Bavarian Nordic.
13.40 – Ocse, nel primo trimestre del 2022 la crescita del PIL dei paesi G20 continua a rallentare.
14.00: Borse, lo spread vola a 253: ai massimi da aprile 2020.
16.00 – Papa: “guardare alla guerra all’Ucraina oltre la logica del buono e del cattivo” per comprendere un conflitto “forse provocato o non impedito”.
16.30 – Viaggio di Draghi in Israele e Palestina: “Italia impegnata per la pace”.
19.00 – Capaci, la Cassazione conferma ergastoli ai 4 mafiosi accusati di aver preso parte alla strage.
Siccità, chiesta la sospensione idrica notturna per 125 comuni del nord Italia
Da 70 anni ad oggi, la siccità in Pianura padana non è mai stata così grave. A ribadirlo nuovamente è stato l’ultimo bollettino dell’Autorità di bacino distrettuale fiume Po. Da quelli agricoli a quelli industriali, passando per quelli civili, la crisi idrica – scrivono nel documento – ha determinato “un progressivo deficit di risorsa disponibile per tutti gli usi”. Una situazione drammatica al punto che Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende che distribuiscono l’acqua potabile, ha chiesto a 100 comuni piemontesi e a 25 del bergamasco di sospendere l’erogazione durante la notte allo scopo di consentire un ripristino dei livelli dei serbatoi. Una misura drastica, sebbene ancora non confermata, ma che potrebbe rivelarsi inevitabile. «Si prospetta – precisano infatti nel bollettino – una scarsità persistente della risorsa idrica e una mancanza di precipitazioni corredata da alte temperature».
La condizione siccitosa attuale che attanaglia il Nord Italia è riconducibile ad una combinazione negativa di tutti gli indicatori idro-meteo-climatici misurabili. L’assenza di una piovosità invernale significativa è stato, tuttavia, il fattore diretto determinante. A causa di mancanza di piogge degne di nota per oltre 100 giorni, nel mese di marzo, il deficit idrico ha registrato perfino un -92%. Il risultato è stato che il Po ha raggiunto i suoi minimi storici di piena: un mese fa, il livello è sceso di ben 2,7 metri rispetto allo zero idrometrico più basso registrato a ferragosto del 2021. Discorso analogo per buona parte dei fiumi minori settentrionali. Vanno citati poi altri fattori che hanno contribuito ad una crisi idrica come non la si vedeva da oltre mezzo secolo: le ridotte precipitazioni nevose sulle Alpi e, indirettamente, l’aridità del terreno. In quest’ultimo caso, quel si è innescato è un tipico ciclo a feedback negativo: una condizione (l’assenza di piogge) ne determina un’altra (l’aridità del terreno) che contribuisce a peggiorare gli effetti negativi della prima. Quando il terreno è troppo arido, infatti, non è strutturalmente in grado di assorbire acqua, la quale, laddove si verifichino le tanto attese precipitazioni, viene rapidamente dilavata.
A fine gennaio scorso, non a caso, l’Italia versava già in una situazione di estate idrologica. Al Nord, la copertura nevosa alpina è risultata difatti dimezzata rispetto alla media del periodo invernale e la portata dei fiumi e dei laghi, salvo rare eccezioni, ha toccato praticamente ovunque valori simili a quelli registrati nel pieno dell’estate. Oggi, nessun segnale fa ben sperare. I laghi, eccetto il Garda, sono ancora tutti ai minimi storici del periodo, ogni stazione di misura del Po (ad eccezione di quella di Piacenza) è in condizione di severa siccità, le temperature sono circa 2°C sopra la media, la produzione di energia elettrica “è in stallo” e le colture “sono tutt’ora in sofferenza”. «Si accentua inoltre, con inevitabili danni ambientali a biodiversità e habitat – spiegano nel più recente bollettino – la risalita del cuneo salino a oltre 10 km dalla Costa Adriatica». La già poca neve sulle Alpi è poi ora totalmente esaurita sia in Piemonte che in Lombardia. In sostanza, è terminato l’unico grande serbatoio che di solito mitiga gli effetti della più naturale siccità tipica degli imminenti mesi estivi.
[di Simone Valeri]









