lunedì 9 Febbraio 2026
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Senato: ok a riforma Cartabia, è legge

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La riforma Cartabia, relativa all’ordinamento giudiziario ed al Csm, ha ricevuto l’ok da parte del Senato: con 173 voti a favore, 37 contrari e 16 astensioni, è stato infatti confermato il testo già licenziato dalla Camera, che diviene dunque legge. Tra le principali novità della riforma vi è l’aumento dei membri del Csm, che da 24 tornano ad essere 30, lo stop alle “porte girevoli” tra magistratura e politica e l’ammissione di un solo passaggio da pm a giudice e viceversa.

 

Spreco alimentare, in Spagna una nuova legge all’avanguardia

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Il Parlamento spagnolo ha approvato un progetto di legge volto a combattere lo spreco alimentare. L’obiettivo principale della legislazione appena accolta dal Consiglio dei Ministri è di ridurre significativamente le 1.300 tonnellate di cibo sprecato ogni anno in tutta la Spagna, equivalenti a circa 31 chili di alimenti pro capite (stime dell’anno 2020). Il progetto di legge è un buon esempio di economia circolare, dal piano per la prevenzione degli sprechi alle misure volte a trasformare gli alimenti impossibili da consumare o donare. Sono altresì previste sanzioni per chi verrà meno al rispetto della legge, ufficialmente in vigore dal 2023.

Il progetto di legge

Come specificato dal ministro spagnolo dell’agricoltura, della pesca e dell’alimentazione Luis Planas, il nuovo strumento adottato dal Governo consentirà di modificare la catena alimentare dove essa è più inefficiente, giovando all’ambiente ma anche all’economia. Una scelta, quella adottata dalla Spagna, importante poi a livello etico: la legge include progetti collaborativi tra ristoranti, organizzazioni di quartiere e banche alimentari, portando anche le aziende parte della filiera alimentare a presentare piani efficienti contro gli sprechi.

Medie e grandi imprese dovranno dare in donazione qualsiasi alimento prima della data di scadenza e se possibile, la frutta non vendibile dovrà essere trasformata (in marmellata o succo, ad esempio) e non gettata via. Anche se dovesse risultare impossibile l’utilizzo ultimo della frutta come prodotto alimentare, questa sarà lungi dall’essere sprecata. Il Governo suggerisce di utilizzare la frutta ormai troppo matura o rovinata per l’alimentazione animale o la produzione di biocarburanti e fertilizzanti. Le aziende della filiera alimentare che non rispetteranno le linee guida imposte, potrebbero incorrere in ingenti multe, da un minimo di duemila euro fino ad arrivare a 500mila euro.

Doggy bag e cibo “imperfetto”

Altro punto fondamentale del progetto di legge è quello che riguarda il cibo consumato nei ristoranti, troppo spesso avanzato e poi sprecato per noncuranza. In media un terzo di ciò che viene ordinato nei ristoranti diviene spazzatura, ma basterebbe la cosiddetta Doggy bag promossa ora anche dal Governo spagnolo per limitare le conseguenze negative del pranzo o della cena fuori casa. La Doggy bad o doggie bag è un termine derivante da una buona abitudine statunitense e ancora poco diffusa in Europa, quella di chiedere ai camerieri un contenitore soprannominato appunto “Doggy bag” per portare via gli avanzi del proprio pasto. Negli Stati Uniti, ma anche in Gran Bretagna e in Francia, sono gli stessi garçon a confezionare ciò che i clienti hanno lasciato sul piatto, così da dare ai cibi che altrimenti andrebbero sprecati una seconda chance.

“Anche l’occhio vuole la sua parte”, ma evitare di presentare alimenti buoni e salutari solo perché “brutti” è troppo spesso causa di insensati sprechi alimentari. Motivo per cui altra manovra prevista dal disegno di legge approvato in Spagna sarà quella di proporre ai supermercati e ai negozi linee di vendita per prodotti “Brutti, imperfetti o poco attraenti”. La volontà della Spagna è poi promuovere il consumo di prodotti stagionali, locali e biologici, educando alla reale comprensione del significato dei tre termini. I “veri” prodotti della terra che rispettino i reali cicli naturali senza l’impiego di dissertanti, pesticidi e ausili chimici vari non sono mai stati perfetti e tutto quel che appare poco attraente è in realtà ben più naturale e salutare di alimenti tanto perfetti da sembrare finti.

Non “punire” ma dare l’esempio

Ed è proprio sull’educazione dei cittadini, dando loro buon esempio, su cui il Governo spagnolo ha deciso di concentrarsi. Nonostante sia stato appurato come gran parte dello spreco alimentare sia domestico, la legislazione vuole puntare sul dare il buon esempio pratico anche attraverso campagne educative, una strada probabilmente ben più efficace rispetto al multare i cittadini per i comportamenti adottati in casa.

La Spagna è avanguardista, e gli altri Paesi?

La legge spagnola rappresenta una svolta molto importante visto che nel mondo quasi un miliardo di tonnellate di cibo finisce nel cestino e i rifiuti alimentari sono causa di circa il 10 percento delle emissioni di CO2.

In questo modo il Paese europeo si allinea anche con l’Obiettivo 12.3 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, relativo proprio allo spreco alimentare. Il 12esimo Goal stabilito dall’ONU indica infatti di dimezzare entro il 2030 lo spreco alimentare globale pro capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori, riducendo le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto.

Intanto in Europa anche Francia e Italia hanno adottato provvedimenti contro il cibo che ogni anno diviene spazzatura, con vere e proprie leggi o “semplicemente” l’impegno dei cittadini, sempre più sensibili a tematiche di rispetto ambientale. La Francia nel 2016 è stato il primo Paese a vietare ai supermercati di distruggere i prodotti alimentari invenduti e l’Italia, nello stesso anno ha reso più facile ad aziende e agricoltori il donare cibo, promuovendo anche la buona pratica delle Doggy bag nei ristoranti (Legge Gadda).

[di Francesca Naima]

Suicidio assistito, morto “Mario”: è il primo in Italia

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L’Associazione Luca Coscioni ha reso noto che “alle 11.05 è morto Mario” (Federico Carboni), il 44enne tetraplegico di Senigallia che aveva ottenuto l’autorizzazione per il suicidio medicalmente assistito. È la prima volta che viene applicata la procedura in Italia. Nei giorni scorsi, Fabio Ridolfi, pur avendo ottenuto il via libera dal Comitato etico, ha dovuto optare per una “scelta di ripiego” – la sedazione profonda – non avendo ricevuto dalle autorità competenti le indicazioni sulle modalità e sul farmaco da somministrarsi.

Germania, la Procura diventa ministro della Verità: giornalista indagata perché “filo-russa”

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Alina Lipp
Alina Lipp

Le autorità tedesche stanno indagando sulla giornalista Alina Lipp per i suoi articoli e messaggi sulla guerra in Ucraina. La reporter pubblica aggiornamenti sul conflitto attraverso il proprio canale Telegram dalla Russia e dal Donbass. L’accusa mossa dalla Procura ad Alina Lipp è di aver “premiato e approvato reati penali”, in riferimento all’aggressione di Mosca a Kiev: per questo motivo rischia una multa o tre anni di carcere. Nel frattempo le sono stati congelati dei fondi sul conto tedesco “per evitare trasferimenti verso banche russe”. Anche PayPal ha deciso di schierarsi, bloccando il suo account e quello del padre.

Dopo la notizia dell’avvio delle indagini pubblicata da Alina Lipp su Telegram, parte dell’opinione pubblica tedesca si è mobilitata, con diversi giornali che hanno titolato: “Avere un’opinione dissenziente è punibile in Germania“. L’accusa nei confronti della reporter fa riferimento a una norma disciplinata dall’articolo 13, paragrafo 1, del VStGB (Codice dei crimini contro il diritto internazionale), che riguarda la conduzione di guerre di aggressione o qualsiasi altro atto di aggressione “che, per sua natura, gravità e portata, costituisce una violazione manifesta della Carta delle Nazioni Unite”. Secondo l’ufficio del procuratore, “Alina Lipp mostra costantemente di essere solidale con la guerra della Russia contro l’Ucraina”. Tra gli esempi citati, vi è un messaggio risalente al 24 febbraio in cui la giornalista ha scritto: “La denazificazione è iniziata”. Allo stesso periodo risale un suo rapporto pro-Donbass, in cui viene ripetutamente affermato che l’esercito ucraino ha attaccato i russi della regione negli ultimi otto anni.

Alina Lipp è, inoltre, finita nel mirino dell’Institute for Strategic Dialogue (ISD), think tank con sede a Londra che fornisce servizi a governi e organizzazioni private in merito all’informazione a alla contro-narrativa rispetto all'”estremismo”. L’ISD sostiene l’idea di una “rete” di giornalisti e influencer che veicolano la propaganda russa, per questo motivo ha pubblicato nelle scorse settimane una serie di nomi “a rischio”: tra questi, spicca quello della reporter tedesca Alina Dipp.

[Di Salvatore Toscano]

Si aggrava la siccità nel nord Italia: in decine di Comuni arrivano le autobotti

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Nelle ultime ore, in decine di Comuni di Piemonte e Lombardia sono entrate in azione le autobotti per l’approvvigionamento perché “i serbatoi locali afferiscono a sorgenti che non ci sono più”. Così, mesi di siccità – con alcuni territori in cui non piove da 110 giorni – iniziano a ripercuotersi sulla quotidianità di agricoltori e allevatori nonché dei cittadini. Il Piemonte è tra le regioni più interessate dal fenomeno, con l’Autorità distrettuale del fiume Po che ha sottolineato come la situazione “sia in peggioramento” e uno studio del Comitato acqua pubblica di Torino e dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua che ha evidenziato come il raddoppio di una linea AV tra Torino e Lione provocherà la fuoriuscita dalla falde montane di un quantità d’acqua equivalente al fabbisogno annuo di 600.000 persone.

La Pianura padana è alle prese con la crisi da siccità più grave degli ultimi 70 anni. Nei giorni scorsi Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende che distribuiscono l’acqua potabile, aveva chiesto a 100 comuni piemontesi e a 25 del bergamasco di sospendere l’erogazione durante la notte allo scopo di consentire un ripristino dei livelli dei serbatoi. In diversi comuni sono state firmate ordinanze riguardanti “il razionamento dell’acqua per uso idropotabile”. «Nel Ferrarese, un bacino di circa 250mila persone, abbiamo chiesto di prelevare meno acqua possibile», ha dichiarato Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità distrettuale del Fiume Po – Ministero transizione ecologica (AdPo-MiTe). Il razionamento sta riguardando anche il mondo dell’agricoltura durante il periodo in cui ci sarebbe maggiore bisogno di acqua per portare a maturazione le colture. L’assenza di una piovosità invernale significativa è stato il fattore diretto determinante: si pensi che a causa di mancanza di piogge degne di nota per oltre 100 giorni, nel mese di marzo, il deficit idrico ha registrato perfino un -92%. Il risultato è stato che il Po ha raggiunto i suoi minimi storici di piena: un mese fa, il livello è sceso di ben 2,7 metri rispetto allo zero idrometrico più basso registrato a ferragosto del 2021. A contribuire alla crisi idrica sono stati poi le ridotte precipitazioni nevose sulle Alpi e l’aridità del terreno, quest’ultimo legato in gran parte all’assenza di piogge.

[Di Salvatore Toscano]

Roma, incendio Malagrotta: divieto consumo prodotti e chiusura scuole

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Da ieri un incendio sta interessando parte dell’ex discarica di Malagrotta a Roma. I vigili del fuoco hanno limitato l’espansione del rogo, che ha comunque interessato due capannoni di stoccaggio e trattamento di rifiuti e continuerà a bruciare per giorni. Con un ordinanza del sindaco, il Comune di Roma ha disposto “per un periodo non superiore a 48 ore, in virtù del principio di precauzione”, per un raggio di 6 km dal luogo dell’incendio dell’impianto di Malagrotta la sospensione delle attività scolastiche e dei centri estivi, pubblici e privati; il divieto di consumo degli alimenti di origine animale e vegetale prodotti nell’area individuata; il divieto di pascolo e razzolamento degli animali da cortile; il divieto di utilizzo dei foraggi e cereali destinati agli animali, raccolti nell’area individuata. Si raccomanda poi ai cittadini di limitare le attività all’aperto.

Torino vuole diventare la capitale europea dell’industria della guerra

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Il Consiglio comunale di Torino ha approvato una mozione in cui si chiede che la città diventi sede del cosiddetto “acceleratore” NATO per l’innovazione della difesa (DIANA), un progetto che ha come obiettivo lo sviluppo militare dell’Alleanza entro il 2030 per fronteggiare “esistenti e future minacce esterne”. La mozione impegna il sindaco e la giunta torinese a sostenere “la nascita di industrie militari tecnologicamente innovative“, trasformando la città – con il coinvolgimento della principale azienda italiana di armi Leonardo – nella capitale europea del settore. In questa direzione, si inserisce la scelta di Leonardo di lanciare a Torino lo scorso maggio l’Acceleratore di startup “Takeoff” dedicato al mondo aeronautico con l’obiettivo di finanziare i progetti nascenti.

La mozione è stata approvata a larga maggioranza, con 21 voti favorevoli, 2 contrari e 1 astenuto. L’esito non dovrebbe sorprendere, data la presenza massiccia del Pd all’interno del Consiglio comunale. Dall’inizio della guerra in Ucraina, il partito guidato da Enrico Letta ha sostenuto l’invio di armi a Kiev e ribadito l’impegno nei confronti della NATO. Gli unici voti contrari sono arrivati dal M5S, con Lega e Sinistra ecologista che si sono limitati a non partecipare alla votazione, pur presenti in Aula. Durante la stessa seduta, il Consiglio comunale di Torino ha inoltre approvato, con 24 voti favorevoli 2 contrari, un ordine del giorno al sapore consolatorio per tutti coloro che avrebbero voluto una svolta diversa per la città. Si tratta del sostegno al Trattato ONU che mette al bando le armi nucleari (TPNW) e di adesione alla Campagna “Italia, Ripensaci”, promossa dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e da Senzatomica.

[Di Salvatore Toscano]

Mercoledì 15 giugno

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9.00 – Gran Bretagna: accolto ricorso alla CEDU, sospeso primo volo con migranti per Ruanda.

10.15 – Confindustria: Italia più colpita da caro energia rispetto a Francia e Germania.

10.30 – Svizzera, stop aeroporti Zurigo e Ginevra per guasto informatico.

12.30 – M5S, Tribunale di Napoli rigetta ricorso attivisti contro leadership Conte.

13.00 – Gazprom annuncia riduzione 15% forniture gas all’Italia per la giornata odierna.

14.30 – Ucraina, telefonata Xi Jinping-Putin: Pechino disponibile a “continuare a sostenersi” con Mosca su “sovranità e sicurezza” e intensificare coordinamento.

15.00 – Cdm, obbligo mascherine in mezzi pubblici, Rsa e ospedali fino a 30 settembre.

18.00 – USA, la Fed alza i tassi di interesse dello 0,75%: prima volta dal 1994.

18.30 – NATO, la Turchia rifiuta un incontro con Svezia e Finlandia riguardante le condizioni per il loro ingresso nell’Alleanza.

19.15 – Lega, bocciato l’emendamento che replicava il referendum sulle misure cautelari con 146 no e 70 si.

 

Il Summit delle Americhe si è concluso con un clamoroso fallimento per gli USA

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Il Summit delle Americhe è lo strumento con cui gli Stati Uniti dal 1994 ribadiscono la loro presenza e l’ideologia neoliberale nel continente (a discapito della componente socialista), rappresentando una sorta di termometro politico che misura il consenso dei paesi aderenti all’Organizzazione degli Stati americani (OAS) nei confronti delle iniziative a stelle e strisce. Il IX Summit delle Americhe di Los Angeles – incentrato su svolta green dell’economia, ripresa post-Covid, migrazione e discussione generale sulla democrazia – ha messo sin da subito in evidenza le lacune dell’amministrazione Biden, con diversi paesi che hanno contestato le aspirazioni egemoniche di Washington sul continente – considerato il proprio “cortile di casa” – e la decisione di non invitare Cuba, Venezuela e Nicaragua, definiti dal presidente statunitense paesi non democratici.

Curioso come l’appello alla difesa dei diritti umani e della democrazia non valga però su scala universale. A maggio, Joe Biden ha ospitato il Summit Usa-Asean, che ha coinvolto tra i vari paesi Myanmar, Cambogia, Vietnam e Laos – considerati autoritari dal Democracy Index 2021 – e altre cinque democrazie che mostrano lacune su almeno una delle caratteristiche che connotano gli stati democratici: pluralismo, partecipazione, libertà, diritti umani e così via. Il mancato invito da parte degli Stati Uniti ha radici geopolitiche, relative ad attriti storici (come con Cuba) e a relazioni con Russia e Cina. Non a caso i tre paesi esclusi dal Summit sono coloro che all’interno del continente intrattengono le relazioni più intense con Mosca e Pechino. Nei giorni scorsi il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha autorizzato l’ingresso nel paese a truppe, aerei e navi russe per scopi di “addestramento, pubblica sicurezza e risposta alle emergenze”, rafforzando così la storica vicinanza politica con la Russia.

Evo Morales, a sinistra, e Alberto Fernández, a destra.

Di fronte alla “contraddizione democratica” e al mancato invito di Cuba, Venezuela e Nicaragua, nove paesi hanno deciso di non partecipare con i propri capi di stato o di governo, inviando invece delle delegazioni. Alcuni dei leader presenti hanno poi manifestato a Biden il proprio disappunto. Tra questi, il primo ministro del Belize e attuale presidente della Comunità dei Caraibi (CARICOM), John Briceño, che ha definito imperdonabile la decisione di Washington. «Il vertice appartiene a tutti i paesi delle Americhe. È incomprensibile isolare quei paesi che hanno fornito una forte leadership e hanno contribuito in questo emisfero su questioni critiche dei nostri tempi. È la geografia e non la politica che definisce l’America», ha infine aggiunto. Anche il presidente argentino Alberto Fernández ha manifestato il suo disaccordo, dichiarando: «Essere il paese organizzatore di un summit internazionale non autorizza a imporre il diritto di ammissione o di esclusione dei paesi membri del continente. Auspico un’America Latina unita e senza esclusioni, il pensiero unico non può essere imposto in un mondo che esige armonia di fronte ai drammi comuni».

Spazio poi alla critica rivolta al blocco commerciale ed economico che Cuba subisce da 60 anni e il Venezuela dalla fine dello scorso decennio: misure che cercano di condizionare i governi ma che in realtà finiscono per danneggiare i popoli. Sul suo profilo Twitter, l’ex presidente boliviano Evo Morales ha commentato: “Secondo Biden, la democrazia è minacciata nel mondo. Ma l’unica minaccia contro i popoli democratici è l’interventismo statunitense che promuove colpi di stato, massacri e saccheggi di risorse naturali. Il Summit è naufragato e annuncia la fine dell’egemonia degli Stati Uniti“.

Belt and Road Initiative

Da decenni Washington punta a imporre il suo modello politico, economico, sociale e culturale sul continente, trovando dei nemici nel multipolarismo, nell’autoconsapevolezza dei popoli latini e nelle loro relazioni con Russia e Cina. Uno dei grandi fallimenti del Summit riguarda proprio l’economia, dal momento in cui era prevista la spartizione da parte di Biden degli oltre 40.000 miliardi di dollari del Build Back Better World, il progetto di finanziamento per i paesi in via di sviluppo annunciato al G7 del 2021. Al suo posto, la Casa Bianca ha lanciato il più modesto Americas Partnership For Economic Prosperity, un piano dai tanti obiettivi che però non fornisce dettagli né sul valore né sulle tempistiche, finendo per essere accolto con freddezza dai paesi interessati. Il ruolo di maggior investitore nel continente inizia così a essere minacciato dalla Cina, che negli ultimi 15 anni ha concesso circa 130 miliardi di dollari in prestiti a banche statali dell’America Latina e dei Caraibi e ha investito 72 miliardi per rilevare aziende nel continente. Allo stesso tempo, 20 paesi latinoamericani hanno aderito alla Belt and Road Initiative, l’infrastruttura che collega 70 paesi e rappresenta le “nuove vie della seta”.

Per quanto riguarda l’immigrazione, altro tema caldo del Summit, Biden ha avanzato la Dichiarazione di Los Angeles (un atto non vincolante), con cui si impegna a raddoppiare la quota di rifugiati accolti e a finanziare programmi per l’inserimento lavorativo dei migranti. Tuttavia, né i presidenti di Honduras, El Salvador e Guatemala – da cui proviene la maggior quantità di migranti che giungono alla frontiera sud degli Stati Uniti – né il presidente messicano erano presenti al vertice. Così, tra promesse e contestazioni si è chiuso uno dei Summit delle Americhe più fallimentari per gli Stati Uniti.

[Di Salvatore Toscano]

Ryanair, proclamato sciopero di un giorno per il 25 giugno

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Filt Cgil e Uiltrasporti hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per il prossimo 25 giugno che coinvolgerà piloti e assistenti di volo della compagnia aerea Ryanair, Malta Air e della società CrewLink. Dopo la mobilitazione dell’8 giugno e il perdurare dell’impossibilità di avviare un confronto tra le parti, i sindacati hanno deciso di scendere nuovamente in piazza per chiedere “contratti e condizioni di lavoro dignitosi”. Filt Cgil e Uiltrasporti hanno poi ricordato che “negli stessi giorni dello sciopero indetto nel nostro paese, si asterranno dal lavoro anche i piloti e gli assistenti di volo basati in Spagna, Portogallo, Francia e Belgio“.