lunedì 9 Febbraio 2026
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L’estradizione di Assange è una vergogna per le democrazie e una minaccia per tutti noi

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La libertà di informazione costituisce uno dei diritti fondamentali sui quali si basano i nostri valori occidentali. Ma chi ne definisce i termini? Quando qualcuno stabilisce di cosa si può parlare, di cosa si può essere informati e di cosa no, allora è ancora informazione? Esiste ancora libertà?

La vicenda di Assange non può non portare a interrogarsi su tutto questo. Anche perché la sua condanna costituisce un pericoloso precedente per tutti i professionisti del mestiere. Sancisce, una volta per tutte, che la verità può essere raccontata solamente se i poteri forti, i governi che decidono le sorti del mondo, ne ammettono la legittimità. Se no si rischia l’ergastolo, se non anche la pena di morte. La stessa Amnesty mette in guardia da questa possibilità, ovvero “la deriva intrapresa dagli USA di processare per spionaggio chi pubblica informazioni”, che passa per la pretesa che “gli Stati, come in questo caso il Regno Unito, estradino persone che hanno diffuso informazioni riservate di interesse pubblico”, fattore che rappresenta “un pericoloso precedente che deve essere respinto”.

Le condizioni all’interno delle carceri degli Stati Uniti sollevano da tempo perplessità. Le rassicurazioni che Assange non subirà tortura al loro interno sono, per la vicedirettrice delle ricerche sull’Europa Julie Hall, “del tutto infondate”. “L’isolamento prolungato è una caratteristica principale della vita di molti detenuti nelle prigioni di massima sicurezza degli Usa. Per il diritto internazionale equivale alla tortura. Il divieto di tortura è assoluto e le vane promesse di un equo trattamento di Assange da parte degli USA costituiscono una minaccia a tale divieto”. È la stessa Amnesty, d’altronde, che ha definito il processo nei confronti di Assange una “parodia della giustizia”.

Le rassicurazioni statunitensi sono carta straccia soprattutto a fronte di quanto emerso dall’inchiesta che ha mostrato come gli Stati Uniti progettassero l’interdizione delle attività di Assange ad ogni costo, compreso tramite il rapimento e l’omicidio, anche per avvelenamento, quando si trovava nell’ambasciata ecuadoriana.

Julian Assange è un giornalista australiano che nel 2006, insieme ad altri attivisti, fonda il sito WikiLeaks, dove vengono raccolti i documenti comprovanti le attività criminali e non etiche dei governi. L’attività del sito non risparmia nessuno, documentando la corruzione dei potenti dallo Yemen alla Cina, dal mondo arabo all’Africa. Tuttavia, quando a essere preso di mira è il governo statunitense, il vento cambia improvvisamente. Il 5 aprile 2010 sul sito appare un video, divenuto poi noto col nome di Collateral Murder, che riporta la strage di decine di civili nella sobborgo di New Baghdad, in Iraq. Tra le vittime vi sono anche due giornalisti dell’agenzia di informazione Reuters. Le immagini suscitano parecchio scalpore e WikiLeaks diviene improvvisamente nota in tutto il mondo. A distanza di pochi mesi, Chelsea Manning, ex militare statunitense ed informatrice di WikiLeaks, viene arrestata per la diffusione di materiale classificato reso pubblico dal sito. Da lì inizierà la persecuzione di Assange, una lunga storia di accanimento e “parodia della giustizia”, che non ha precedenti nella storia dell’informazione.

Per questo, la notizia della sua definitiva estradizione non può non suscitare una profonda preoccupazione. L’accanimento nei suoi confronti costituisce un attacco diretto a tutti i valori dei quali gli stessi governi che lo hanno imprigionato issano la bandiera, svelandone l’ipocrisia e la falsità. La vicenda di Assange tocca noi tutti in prima persona. Rimanere in silenzio di fronte a quanto accaduto significa vestirsi di complice indifferenza.

[di Valeria Casolaro]

Macron: nessuna pace se obiettivo è «schiacciare la Russia»

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In un’intervista alla tv francese Bfmtv, ripresa dalla CNN, il presidente Emmanuel Macron ha asserito che se l’obiettivo finale del conflitto in Ucraina è quello di «schiacciare la Russia», allora non si giungerà mai alla pace. «Se si fa così, non si otterrà mai una pace negoziata» ha dichiarato il capo dell’Eliseo. Ha quindi aggiunto che nemmeno Zelensky ha l’obiettivo di schiacciare la Russia, ma solo quello di difendere la sua terra: «E noi vogliamo aiutarlo a farlo. A volte abbiamo vinto la guerra e perso la pace» ha concluso il Presidente francese.

Draghi, Scholz e Macron vanno a Kiev, e la Russia ci taglia il gas

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Oggi sarà il terzo giorno consecutivo in cui Gazprom fornirà parzialmente gli approvvigionamenti di gas all’Italia. Mercoledì, il colosso russo degli idrocarburi ha notificato a Eni una diminuzione del 15% nelle forniture, passando poi al 35% e, infine, al 50% nella giornata odierna. Il taglio delle esportazioni ha colpito a inizio settimana anche la Germania, quando Gazprom ha annunciato la riduzione del 40% del gas inviato in Europa attraverso il gasdotto Nord Stream (che collega Russia e Germania), passando dai 167 milioni di metri cubi esportati al giorno a 100 milioni. La motivazione ufficiale fornita da Gazprom riguarda problemi infrastrutturali e tecnici, tuttavia non mancano i dubbi sulle ipotesi geopolitiche. Nel frattempo, il prezzo del gas schizza sul mercato europeo: ad Amsterdam, i contratti futures di luglio sul gas naturale segnano +7,75%, stabilendosi a 134 euro/MWh dopo aver raggiunto ieri il picco di 149 euro/MWh.

L’Italia riceverà oggi la metà dei 63 milioni di metri cubi di gas previsti su base giornaliera. A compensare il primo taglio (del 15%) di forniture, sono stati le importazioni provenienti da Algeria e TAP (Gasdotto Trans-Atlantico) e l’uso dei rigassificatori, che trattano il gas naturale liquefatto proveniente dai paesi del Nord Europa e dagli Stati Uniti attraverso un processo più lungo e costoso. Ieri, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha affermato che la riduzione delle forniture di gas dalla Russia ha finora prodotto “un danno limitato” e che la situazione verrà monitorata costantemente dal governo, soprattutto se la quota importata continuerà a decrescere in vista dell’autunno. Ad oggi, l’Italia ha raggiunto un tasso di riempimento negli impianti di stoccaggio di gas pari al 54% della capacità totale, in una situazione leggermente peggiore rispetto alla Francia, che può contare su scorte piene al 56% ma che da mercoledì non riceve più gas russo, come annunciato dall’operatore francese GRTgaz.

I premier di Italia e Germania e il presidente francese in viaggio verso Kiev. Da sinistra: Draghi, Macron e Scholz a bordo del treno che li ha condotti in Ucraina.

Alla motivazione ufficiale dei tagli – relativa a lavori di riparazione a carico dell’azienda tedesca Siemens – se ne aggiungono diverse non confermate ma coerenti con il ragionamento logico. Innanzitutto, va sottolineata l’ipotesi punitiva e contro-sanzionatoria nei confronti dell’Unione europea e in particolare di Italia, Germania e Francia, i cui leader sono arrivati proprio ieri a Kiev per incontrare il presidente ucraino Zelensky. Lo stesso presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ha dichiarato: «I motivi per i tagli di forniture di gas russo ci viene detto che sono tecnici: pezzi di ricambio che non arrivano causa sanzioni. Noi riteniamo che queste siano bugie e che ci sia un uso politico del gas come c’è l’uso politico del grano». All’ipotesi geopolitica, si aggiunge poi quella speculativa, dal momento in cui un’improvvisa riduzione dell’offerta genera panico sul mercato e un conseguente aumento dei prezzi, arrivando a stipulare contratti futures – che sanciscono l’impegno a un acquisto differito a un prezzo prefissato – più vantaggiosi per i produttori e meno per i consumatori.

[Di Salvatore Toscano]

Covid, l’annuncio di Pfizer: stiamo preparando il vaccino aggiornato per l’autunno

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La casa farmaceutica Pfizer ha annunciato sul proprio sito di star lavorando, insieme a BioNTech, a un vaccino aggiornato per l’autunno e di averlo sottoposto all’autorità dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), che dovrà esprimersi a riguardo nelle prossime settimane. Pfizer ha intenzione di sottoporre il “vaccino adattato alle varianti” anche alla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti. Per il momento non sono stati pubblicati dettagli e informazioni sulla composizione del prodotto che – come annunciato sul sito – “sarà discussa con gli organismi di regolamentazione globali per determinare un potenziale approccio di richiamo del vaccino per la stagione autunnale 2022”, rappresentando in caso di approvazione la quinta dose del prodotto targato Pfizer/BioNTech.

L’annuncio arriva in un momento poco favorevole alla casa farmaceutica, visti i dati relativi alla somministrazione della seconda dose di richiamo (booster) e il tentativo degli stati di rivedere i contratti firmati negli scorsi mesi. In Italia, secondo i dati relativi all’8 giugno scorso, la percentuale di copertura per la quarta dose di vaccino sulla platea vaccinabile di persone immunocompromesse era del 36,2%. La tendenza non riguarda solo Roma, ma diversi stati europei che ora starebbero cercando di rinegoziare al ribasso gli accordi sottoscritti con le aziende produttrici, tra cui Pfizer. A rivelarlo è stata l’agenzia di stampa Reuters, la quale ha sottolineato che l’obiettivo sarebbe quello di ridurre le forniture di vaccini e di conseguenza diminuire la relativa spesa.

[Di Salvatore Toscano]

Assange, il Regno Unito autorizza l’estradizione negli Usa

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il governo britannico ha autorizzato ufficialmente l’estradizione negli Stati Uniti per Julian Assange. Dopo il parere favorevole della Corte di Londra nello scorso aprile, era necessario il via libera da parte del ministro degli Interni britannico Priti Pate, arrivato in mattinata. La notizia è giunta ad Assange nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh dove si trova rinchiuso ormai da tre anni dopo l’arresto per un mandato di cattura internazionale emesso dagli Stati Uniti, in risposta alla diffusione di documenti e informazioni che hanno mostrato le violenze commesse dall’esercito statunitense in Iraq e Afghanistan. A Washington il giornalista rischia 175 anni di carcere.

 

Siria: la Russia invita la Turchia ad abbandonare operazioni nel paese

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Mosca ha fatto appello ad Ankara chiedendo di abbandonare l’idea di condurre un’operazione militare nel nord della Siria, a danno dei curdi. Lo ha affermato giovedì il rappresentante speciale del presidente della Federazione Russa per l’insediamento siriano, Alexander Lavrentiev, in una conferenza stampa a seguito dei risultati del 18° incontro internazionale sulla Siria tenutosi ad Astana, in Kazakistan. «Una decisione finale non è stata ancora presa, quindi ci appelliamo ai nostri partner turchi affinché si astengano dal condurre operazioni militari in Siria, dato che ciò potrebbe portare a ulteriori situazioni di escalation, compreso il confronto armato», ha affermato Lavrentiev. Nuove operazioni militari nel nord della Siria potrebbero stimolare sentimenti separatisti tra i curdi, nella amministrazione autonoma del nord-est della Siria, che andrebbero a nuocere a Turchia, Russia e Iraq.

Obiettivi di sviluppo sostenibile: l’Italia continua a perdere posizioni

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Cattedrale di Santa Maria del Fiore from Giotto's Campanile

L’Italia ha perso posizioni sulla tabella di marcia per un “futuro sostenibile” ed è ora penultima in Europa per ciò che concerne gli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite in materia di lavoro, disuguaglianze, pace, giustizia e istituzioni solide. Nel nuovo report pubblicato dall’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) dal titolo La situazione dell’Unione europea rispetto agli SDGs, sono stati analizzati i primi dati Eurostat disponibili dopo la pandemia ed è emersa la lenta scalata della Penisola verso gli obiettivi dell’Agenda 2030. Nel 2020, l’Italia non è riuscita a mantenere il passo degli Stati Membri posizionandosi sotto la media europea per la maggior parte dei cosiddetti Goal, ovvero i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS).

Lo studio pubblicato lo scorso 10 giugno analizza come dal 2010 al 2020 i 27 Paesi dell’Unione Europa si siano impegnati per il raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 Onu per lo sviluppo sostenibile, con un netto miglioramento che poi ha subito una brusca interruzione con l’avvento della pandemia. Proprio l’Italia ha sofferto più di altri le conseguenze del momento di crisi sanitaria, rallentando il proprio viaggio verso gli OSS.

Fonte: https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-12930/sostenibilita-analisi-asvis-con-la-pandemia-litalia-ha-perso-posizioni-in-europa

Come attesta il grafico proposto, l’Italia si trova al di sotto della media europea per ben nove obiettivi, tra i quali povertà, educazione e disuguaglianze. mentre per cinque di essi s itrova in linea con gli altri, tra questi parità di genere e cambiamenti climatici. Solo per due goal l’Italia supera gli altri Stati Membri: alimentazione e agricoltura sostenibili, modelli sostenibili di produzione e consumo. Per quanto riguarda invece l’obiettivo sulla condizione dei mari, mancano i dati per definire la posizione italiana all’interno della tendenza europea.

Per ciò che concerne la situazione generale dei Paesi dell’Unione, nei dieci anni presi in analisi le disuguaglianze sono diminuite per sette dei Goal dell’Agenda (sconfiggere la povertà, sconfiggere la fame, salute e benessere, acqua pulita, città e comunità sostenibili, lotta al cambiamento climatico, pace, giustizia e istituzioni solide) mentre invece il divario si è fatto più grande per tre punti dell’OSS: energia pulita e accessibile, ridurre le disuguaglianze e consumo e produzione responsabili.

Per quanto alcune novità emerse dallo studio possano rincuorare, rimane da domandarsi quanto davvero i governi siano intenzionati a rispettare gli obiettivi dell’osannata Agenda 2030, specialmente dal punto di vista del rispetto ambientale e della crisi climatica. Basti pensare come l’Unione stia andando verso il rinnovo dell’autorizzazione per l’uso del glifosato perché “non – abbastanza –  cancerogeno” o i diversi momenti in cui le scelte del Governo della “Transizione Ecologica” sono sembrate tutt’altro che green.

Senza parlare di quei Goal in cui l’Italia è molto indietro e nei quali sembra non potrà facilmente recuperare terreno. Per quanto il Paese sia stato riconosciuto come luogo nel mondo in cui esiste il miglior equilibrio tra vita e lavoro, il governo Draghi appare lontano dal valorizzare tale primato, non prendendo in considerazione le richieste dei lavoratori del futuro, ed anzi punendoli quando osano protestare.

[di Francesca Naima]

Giovedì 16 giugno

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8.00 – Sicilia, vasta operazione anti-mafia: custodia cautelare per 56 indagati.

8.30 – Draghi, Macron e Scholz arrivano a Kiev per incontrare Zelensky.

9.15 – Roma, incendio all’ex discarica di Malagrotta: chiuse scuole e divieto di consumare alimenti coltivati entro 6km per rischio diossina.

11.00 – Il Senato approva in via definitiva la riforma Cartabia sulla giustizia.

12.00 – Suicidio assistito, è morto Federico Carboni detto Mario: è il primo in Italia a cui è stato riconosciuto il diritto a morire.

13.30 – Gazprom riduce ulteriormente le forniture all’Italia, oggi è stato fornito il 65% del gas richiesto.

15.00 – Dopo il disastroso risultato alle amministrative il M5S è alla resa dei conti: scambio di attacchi tra Conte e Di Maio.

16.00 – Catalogna: tre incendi riducono in cenere 1100 ettari di bosco.

18.00 – I ministri delle Finanze UE approvano l’ingresso della Croazia nella zona euro dal primo gennaio 2023, decisione finale dell’Ecofin attesa entro luglio.

 

Guerra in Ucraina: si intensificano gli scontri per il controllo del Donbass

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L’esercito russo avanza nel Donbass, si intensificano i colpi di artiglieria pesante da parte di entrambi gli schieramenti e Mosca pare essere sempre più determinata a raggiungere gli obiettivi dichiarati dal capo del Cremlino la notte del 24 febbraio. Così, dopo mesi in cui la stampa occidentale non ha fatto altro che parlare di esercito russo in panne – descrivendo le forze di Mosca come una sorta di “armata Brancaleone” allo sbaraglio dotata solo di vecchie armi sovietiche – si è ora costretti a fare i conti con la realtà militare sul campo.
Dopo alcune anomalie nella strategia militare russa durante la prima fase del conflitto, infatti, l’esercito di Mosca, guidato dal generale Alexander Vladimirovich Dvornikov, appare essersi riorganizzato conquistando circa il 20% del territorio ucraino, con l’intento di mettere in sicurezza i territori delle autoproclamate repubbliche del Donbass e la Crimea, dove la Russia possiede una flotta navale strategica nel porto di Sebastopoli. Mosca controlla, dunque, quasi totalmente le regioni di Kherson, Zaporirizhia, Donetsk, Lugansk e Kharkiv, corrispondenti alla fascia sud-orientale del Paese, garantendosi così un accesso totale al Mar Nero, strategico sia dal punto di vista militare che geopolitico.

Mappa aggiornata del conflitto in ucraina, in rosso le zone sotto il controllo russo [Fonte: Wikimedia]
Nelle ultime settimane sono aumentati gli attacchi nella regione di Lugansk, dove imperversano furiosi combattimenti per il controllo della città di Severodonetsk, la cui conquista è fondamentale per il controllo dell’oblast. Al momento la città è ormai completamente in mano ai russi ad eccezione dello stabilimento chimico Azot, dove si sono asserragliati i militari ucraini insieme a centinaia di civili usati come scudi, ripetendo così lo schema di quanto avvenuto a Mariupol nell’acciaieria Azovstal. Nel suo ultimo bollettino, l’intelligence militare britannica ha spiegato che l’occupazione dello stabile chimico servirà probabilmente ad impedire temporaneamente alla Russia di «riassegnare le sue unità per operazioni militari in altre zone». In altri termini, si tratta di un modo per guadagnare tempo da parte dell’esercito di Kiev che ha respinto l’ultimatum russo di arrendersi abbandonando l’impianto attraverso un corridoio predisposto ieri dalle 7 alle 9, ora italiana. La stessa intelligence britannica ha poi sottolineato che «la Russia controlla oltre il 90% dell’Oblast di Lugansk ed è probabile che ne completi il controllo nelle prossime due settimane».

Infatti, mentre si lavora per fare evacuare i civili dall’impianto chimico – nonostante i tre ponti principali fuori dalla città siano stati distrutti –  proprio in questi giorni l’offensiva russa è arrivata ad attaccare da nove direzioni diverse nel Lugansk. Inoltre, continua l’avanzata nell’area di confine tra gli oblast di Donetsk e Kharkiv, dove le forze moscovite hanno conquistato diverse cittadine sulla sponda ovest del Donec.

Se da un lato la morsa russa sul Donbass diventa sempre più pressante, con l’intento di stringere su Slovyansk – nel Donetsk – dall’altra, non mancano di certo risposte di artiglieria pesante da parte dell’esercito ucraino che continua a colpire anche i civili in quelle stesse zone che ormai da otto anni sono assediate dalle forze di Kiev, in quanto russofone e legate culturalmente e politicamente a Mosca. Il tutto nel silenzio della stampa occidentale, evidentemente desiderosa di attribuire la brutalità solo ad una delle parti in causa. In particolare, nella sola giornata di lunedì, si sono registrati 77 bombardamenti nella DPR (Repubblica Popolare di Donetsk), uno degli attacchi più pesanti dal 2015. Quasi tutti i distretti della città di Donetsk erano sotto tiro e sono stati colpiti dalle forze ucraine con mortai, artiglieria a razzo e colpi di munizioni a grappolo, provocando – secondo le fonti locali – cinque morti e quaranta feriti tra i civili.

Negli attacchi, sono stati coinvolti edifici civili, tra cui un ospedale di maternità, chiese, mercati, edifici residenziali e palestre, come testimoniato anche dal fotoreporter italiano presente in loco, Vittorio Rangeloni. Secondo il portavoce della DPR Eduard Basurin, citato dall’agenzia russa Ria Novosti, «il bombardamento è stata un’operazione pianificata dalle forze ucraine per distruggere la popolazione civile». Attacchi che sono effettuati dalle forze ucraine anche grazie alle armi inviate dai Paesi occidentali, le quali spesso vengono distrutte o sequestrate dai russi. A riguardo, il Ministero della difesa russa ha fatto sapere in una nota che «vicino alla città di Zolochiv, nella regione di Leopoli, missili a lungo raggio Kalibr ad alta precisione hanno distrutto un deposito di armi straniere trasferite in Ucraina dai Paesi della Nato, inclusi obici M777 da 155 mm» che sono gli stessi impiegati dall’esercito ucraino negli attacchi contro la DPR.

In generale, negli ultimi due mesi di scontri si è assistito ad una diminuzione delle perdite russe, sia di mezzi che di soldati, e ad un aumento di quelle ucraine, colpite ripetutamente dall’artiglieria russa e dai missili di precisione. In particolare, nella seconda fase del conflitto, Kiev ha perso due enormi depositi di armi e munizioni, uno a Kherson e un altro presso Balaklija, rendendo lo scontro tra i due eserciti sempre più asimmetrico, sebbene Kiev continui ad essere parzialmente supportata dalle forniture occidentali. A riguardo, lo stesso Zelensky ha dovuto ammettere che i soldati russi sono «più numerosi e più forti». Tuttavia, la strategia ucraina appare tuttora orientata alla resistenza a oltranza per mantenere l’integrità territoriale, rinunciando per il momento a qualsiasi trattativa diplomatica, spinta probabilmente in questo anche dal sostegno di alcuni Paesi Nato. Secondo l’intelligence occidentale «questa fase può determinare l’esito a lungo termine della guerra». Vedremo, dunque, fin dove i russi decideranno di avanzare e se Kiev concederà spazio per trattative territoriali come ha suggerito negli scorsi giorni il presidente francese Emmanuel Macron: il capo dell’Eliseo, infatti è stato netto: prima o poi, ha asserito, «il Presidente ucraino e i suoi uomini dovranno negoziare con la Russia per cercare di porre fine alla guerra».

[di Giorgia Audiello]

Mosca accusa Kiev: «ha interrotto evacuazione civili da Azot»

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La Russia ha accusato Kiev di aver interrotto l’evacuazione dei civili dall’impianto chimico Azot di Severodonetsk, lungo il corridoio umanitario verso la città di Svatovo. Secondo il colonnello generale Mikhail Mizintsev, citato dall’agenzia russa Tass, l’Ucraina «avrebbe commesso numerose violazioni del cessate il fuoco durante l’operazione umanitaria». Lo stesso generale ha affermato che «i combattenti ucraini hanno sfruttato la tregua umanitaria per riorganizzarsi in posizioni più vantaggiose e ripristinare la capacità di combattimento, nascondendosi dietro i civili come scudo umano». Fonti ucraine hanno reso noto che nello stabilimento sono presenti 500 civili, tra cui anche 40 bambini.