lunedì 9 Febbraio 2026
Home Blog Pagina 1258

Domenica 19 giugno

0

8.00 – Francia: seggi aperti in occasione del secondo turno delle elezioni legislative.

9.00 – Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha affermato che la guerra in Ucraina potrebbe durare anni.

9.30 – Usa: per la prima volta i dipendenti di un negozio Apple hanno votato a favore dell’adesione ad un sindacato.

11.30 – Germania: annunciate alcune misure di emergenza volte a “risparmiare gas”, fronteggiando così i tagli degli approvvigionamenti russi.

12.00 – Gas: Eni entra nel più grande progetto al mondo relativo al Gnl, in Qatar.

12.30 – Cisgiordania: un palestinese è stato ucciso dai soldati israeliani, lo riporta l’agenzia di stampa dell’Autorità Nazionale Palestinese.

14.00 – Migranti: al largo dell’isola di Mykonos la Guardia costiera greca ha salvato più di 100 persone a bordo di un’imbarcazione in difficoltà.

15.30 – Ucraina: la Verkhovna Rada, il Parlamento di Kiev, ha vietato libri e musica russi.

18.00 – Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato che gli Usa non riusciranno a zittire la Russia nel settore degli affari internazionali.

Mosca, Lavrov: gli Usa non riusciranno a zittire la Russia

0

Fornendo armi all’Ucraina, gli Usa non riusciranno a zittire la Russia nel settore degli affari internazionali costringendola a rispettare il volere di Washington: è ciò che, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tass, avrebbe sostanzialmente affermato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Nello specifico, il ministro avrebbe dichiarato che gli Usa starebbero cercando di realizzare «quello che avevano annunciato molto tempo fa, cioè che la Russia deve stare al suo posto, che la Russia non ha diritto alla propria voce negli affari internazionali e che deve obbedire alle regole inventate dagli Stati Uniti». «Credo che capiscano molto bene che non ci riusciranno», avrebbe appunto concluso Lavrov.

La battaglia di Julian Assange non è ancora finita

2

Nonostante sia arrivata, nella giornata di venerdì, l’autorizzazione da parte del governo britannico all’estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange, la lotta del fondatore di WikiLeaks non è affatto finita. La moglie di Assange, Stella Morris, ha infatti prontamente fatto sapere che il via libera all’estradizione del giornalista rappresenti solo l’inizio di una nuova battaglia legale. «Il prossimo appello sarà davanti all’Alta Corte» di Londra, ha affermato a tal proposito la donna, sottolineando che Assange «non ha commesso alcun reato e non è un criminale».

L’appello, che deve essere presentato entro 14 giorni dal momento dell’autorizzazione all’estradizione, dovrebbe contenere nuove informazioni che precedentemente il team legale di Assange non è stato in grado di portare in tribunale. A renderlo noto è stato il fratello di Assange, Gabriel Shipton, che in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Reuters ha affermato che l’appello comprenderà «informazioni su come sono stati spiati gli avvocati di Julian e come sono stati organizzati complotti per rapirlo ed ucciderlo dalla CIA». Inoltre lo stesso Shipton, come riportato dalla Bbc, ha altresì dichiarato che porterà il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso in cui quello che verrà presentato presso l’Alta Corte non dovesse avere successo.

Oltre a tutto ciò, i sostenitori di Assange sembrano essere pronti a mobilitarsi in favore del giornalista. Sempre la moglie, Stella Morris, ha infatti affermato: «Combatteremo più forte e grideremo di più nelle strade, ci organizzeremo e faremo conoscere a tutti la storia di Julian». Quest’ultimo ha tra l’altro pubblicato prove relative al fatto che «il Paese che cerca di estradarlo ha commesso crimini di guerra insabbiandoli» ed ha «torturato e corrotto funzionari stranieri», ha aggiunto la donna, sottolineando che adesso «la loro vendetta consiste nel cercare di farlo sparire nei recessi più oscuri del loro sistema carcerario per il resto della sua vita». Del resto, come è noto Assange rischia una condanna a 175 anni di carcere in una prigione di massima sicurezza proprio per aver contribuito a diffondere documenti riservati contenenti informazioni sui crimini di guerra commessi dalla forze armate americane in Iraq e in Afghanistan.

Nonostante ciò, però, la vicenda è finora stata caratterizzata dal silenzio dei governi nazionali, che generalmente non si sono opposti all’estradizione ed anzi in alcuni casi hanno anche impedito di aiutare il giornalista. Alcune eccezioni, però, ci sono: Jean-Luc Mélenchon – leader dell’alleanza di Sinistra Nupe che oggi in Francia sfida Macron e la sua coalizione Ensemble! in occasione del secondo turno delle legislative – ha infatti affermato che nel caso in cui dovesse diventare primo ministro concederebbe la «naturalizzazione francese» ad Assange. Nel frattempo la vicenda prosegue, con l’estradizione del giornalista che, a quanto pare, non può ancora essere data per scontato.

[di Raffaele De Luca]

Germania: annunciate misure di emergenza per fronteggiare taglio forniture gas russo

0

In vista della limitazione delle forniture di gas russo, la Germania adotterà alcune misure di emergenza per “risparmiare gas”. A renderlo noto è stato il Ministero dell’Economia e della Protezione Climatica, il quale tramite un comunicato ha fatto sapere che “per ridurre il consumo di gas, è necessario utilizzarne meno per produrre elettricità”, e dunque “le centrali elettriche a carbone dovranno essere utilizzate in maniera maggiore”. «È una decisione amara, ma in questa situazione è essenziale per ridurre il consumo di gas», ha affermato a tal proposito il Ministro dell’Economia e della Protezione Climatica Robert Habeck, spiegando altresì che bisogna fare di tutto per «immagazzinare più gas possibile in estate e in autunno» e riempire così i serbatoi di stoccaggio entro l’inverno.

I dati sull’aumento di spesa europeo in difesa e frontiere sono impressionanti

4

Il 24 febbraio Putin annunciava di aver dato l’autorizzazione alle proprie truppe di invadere il confine ucraino: una guerra per molti versi preannunciata ma che, così come molti altri conflitti, ha aperto scenari diversi, alcuni visibili, altri meno. Proprio come accaduto durante la pandemia, e come vi abbiamo più volte raccontato, non è raro che i Governi tendano ad approfittare di situazioni così caotiche, emergenziali, nuove e impreviste - davanti cui la maggior parte di noi non sa come comportarsi - per abusare oltre ogni limite del proprio potere o fare cose che altrimenti sarebbe più di...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Francia: oggi secondo turno delle elezioni legislative

0

Seggi aperti in Francia, dove gli elettori sono chiamati al voto in occasione del secondo turno delle elezioni legislative. Bisogna scegliere i membri dell’Assemblea Nazionale: la sfida è tra l’alleanza di Sinistra Nupes, guidata da Jean-Luc Mélenchon e la coalizione Ensemble!, guidata da Emmanuel Macron. Quest’ultimo vede a rischio quota 289 seggi, ovverosia quella necessaria alla coalizione di governo Ensemble! per governare con tranquillità. Le elezioni potrebbero però essere caratterizzate dall’astensionismo, già record domenica scorsa con il 52,49%.

Sabato 18 giugno

0

9.00 – La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, afferma: «L’Ucraina che conoscevamo, all’interno dei suoi ex confini, non esiste più e non tornerà ad esistere».

10.00 – Roma, inizia la manifestazione nazionale della Cgil: pace, lavoro, giustizia sociale e democrazia le parole d’ordine.

12.00 – Piombino: migliaia di persone protestano contro il rigassificatore che potrebbe trovare spazio nel golfo.

14.00 – Spagna: dilagano ancora gli incendi che stanno devastando i terreni, Vigili del Fuoco al lavoro per domare le fiamme in diverse zone del Paese.

14.30 – Eni: “Gazprom ha comunicato per la giornata di oggi l’erogazione di volumi di gas in linea con quanto consegnato negli ultimi giorni”.

15.00 – In India e Bangladesh almeno 41 persone sono morte a causa delle piogge monsoniche verificatesi in questi giorni.

17.00 – Ecuador: il presidente Guillermo Lasso ha dichiarato lo stato di eccezione in tre province del Paese in risposta alle proteste degli indigeni.

18.00 – Siccità, Coldiretti: le acque del Po non erano così basse da almeno 70 anni.

Siccità, Coldiretti: acque Po mai così basse da almeno 70 anni

0

Il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca, in provincia di Pavia, è “sceso a -3,7 metri”, attestandosi sui “livelli più bassi da almeno 70 anni”: a renderlo noto è la Coldiretti, che lancia l’allarme siccità. “In sofferenza sono anche i grandi laghi come il lago Maggiore”, che “è sceso al minimo storico con un grado di riempimento del 22%” mentre “quello di Como è al 25%”, comunica infatti la Coldiretti.

L’Autorità Palestinese prova a combattere “l’apartheid israeliana” all’ONU

1

L’Autorità Palestinese, con il supporto di Sudafrica e Namibia, sta spingendo affinché le Nazioni Unite riconvochino il Comitato speciale contro l’apartheid. Anche Amnesty International si è schierata al fianco dei palestinesi nel sostenere un’azione delle Nazioni Unite che metta fine all’annosa questione che affligge la vita del popolo palestinese. «Ci sono conversazioni serie in corso in questo momento tra il Sudafrica, la Namibia e lo stato di Palestina per presentare una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul ristabilire il comitato speciale contro l’apartheid che è stato inizialmente istituito nel 1962», ha detto Agnes Callamard, segretario generale di Amnesty International, in un incontro presso la sede di Ginevra dell’ONU.

Già nel febbraio scorso, Amnesty International aveva pubblicato un documento di oltre 270 pagine dal titolo L’apartheid di Israele contro i palestinesi: crudele sistema di dominio e crimine contro l’umanità”. In quell’occasione, il direttore di Amnesty International degli Stati Uniti, Paul O’Brien, ha detto, durante un discorso tenuto presso il Women’s National Democratic Club (WNDC), che la maggior parte degli ebrei statunitensi non vuole che Israele sia uno stato ebraico, ma piuttosto «uno spazio ebraico sicuro» basato su «valori ebraici fondamentali».

Ricordiamo infatti che Israele, dal 2018, è ufficialmente uno stato ebraico a seguito dell’adozione della legge dello Stato-Nazione. Come vi abbiamo già dato conto lo scorso anno, in un articolo che trattava proprio lo stato di apartheid in Israele, tale legge dichiara ufficialmente lo Stato d’Israele come Stato ebraico. Tre sono i punti fondamentali: per prima cosa afferma che il diritto di esercitare l’autodeterminazione nazionale è unico per il popolo ebraico; secondariamente, la lingua ufficiale è solo ed esclusivamente quella ebraica; terza cosa, questa legge riconosce l’insediamento ebraico come valore nazionale e impone che lo Stato si adoperi per incoraggiare e promuovere l’istituzione e lo sviluppo di nuove colonie, nonostante numerose risoluzioni ONU contrarie intimino di fermare questo processo di espansione poiché contrario alle norme del diritto internazionale.

Nel marzo scorso, l’esperto legale Michael Lynk, durante il Consiglio dei diritti umani a Ginevra, ha detto che le Nazioni Unite devono ritenere Israele responsabile del crimine di apartheid contro i palestinesi: «Il Relatore Speciale raccomanda che la comunità internazionale accetti e adotti i risultati, ovvero che l’apartheid viene praticato da Israele nei territori palestinesi occupati e oltre».

Sia al momento dell’uscita del report di Amnesty International sia adesso con la pressione dell’Autorità Palestinese, con l’appoggio di Sudafrica e Namibia, per la riconvocazione del Comitato speciale dell’ONU contro l’apartheid di Israele, gli attacchi sono arrivati in maniera trasversale e bipartisan, tanto da Israele -ovviamente – quanto dagli Stati Uniti. Politici di vario livello hanno etichettato come false le accuse rivolte ad Israele e si sono scagliati contro il report di Amnesty International, da molti definito «in malafede».

[di Michele Manfrin]

Covid: il WTO raggiunge un accordo di facciata sui brevetti dei vaccini

0

Nella giornata di venerdì l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) è giunta a un accordo rispetto alla questione della sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini, a 20 mesi dalla richiesta di India e Sudafrica. Gli esperti, tuttavia, per via del risultato parziale cui si è giunti e del ritardo con cui è stato siglato tale accordo, diffidano dal fatto che questo possa effettivamente avere un impatto sulla disparità di accesso alla vaccinazione e alle cure a livello globale.

La richiesta di Sudafrica e India per una sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini e sui trattamenti per il Covid, nonché sui test diagnostici, è stata avanzata per la prima volta nell’ottobre 2020. Da allora, governi e Big Pharma si sono sempre opposti a tale misura, preferendo puntare sulla distribuzione delle dosi per mezzo del Covax, metodo presto rivelatosi inadeguato e fallimentare. A quasi due anni dalla richiesta, i 164 Paesi del WTO sono finalmente giunti a un accordo che prevede una deroga ai brevetti solamente per i vaccini, escludendo quindi i medicinali e i test diagnostici. I Paesi potranno ora produrre i vaccini contro il Covid “senza il consenso del titolare del brevetto” per un periodo di cinque anni. Tale deroga si applica solamente ai Paesi in via di sviluppo – e non a tutte le Nazioni che ne avessero avuto bisogno, come inizialmente richiesto da Sudafrica e India. I membri del WTO si sono riservati ulteriori sei mesi di tempo per deliberare in materia di sospensione dei brevetti anche per quanto riguarda medicinali e test diagnostici.

Secondo James Love, direttore della ONG Knowledge Ecology International, la quale si occupa di proprietà intellettuale in campo medico, il risultato delle trattative è “limitato e deludente”, in quanto “Il fatto che l’eccezione sia limitata ai vaccini, abbia una durata di cinque anni e non metta in discussione le regole del WTO sui segreti commerciali rende particolarmente improbabile un accesso più ampio alle contromisure per il covid-19”. Alle sue dichiarazioni fanno eco quelle di Max Lawson, co-presidente di People’s Vaccine Alliance e responsabile di Oxfam per le disuguaglianze, il quale ha riferito che Svizzera, Gran Bretagna ed Europa hanno “bloccato qualsiasi cosa che somigli a una significativa deroga della proprietà intellettuale” e che “la condotta dei Paesi ricchi è assolutamente vergognosa”.

Al momento, la produzione dei vaccini nel mondo sta ampiamente superando la domanda. Se da un lato è vero che numerosi Paesi in via di sviluppo hanno un bassissimo tasso di vaccinazione, dall’altro questo dato è causato più da difficoltà nella distribuzione e somministrazione delle vaccinazioni che non all’approvvigionamento. A questo punto della pandemia, inoltre, dato il progressivo rientrare dell’emergenza in tutti i Paesi del globo, l’urgenza ha più a che fare con l’accesso ai trattamenti per sintomi e conseguenze legate alla contrazione del covid che non con la somministrazione di vaccini.

[di Valeria Casolaro]