domenica 23 Gennaio 2022

Il Parlamento italiano ha votato contro l’asilo politico a Julian Assange

L’Italia ha deciso di non riconoscere lo status di rifugiato politico al giornalista d’inchiesta Julian Assange: la Camera dei Deputati ha infatti respinto la “mozione 1/00456” presentata dai parlamentari de “L’Alternativa c’è” – il gruppo formato in gran parte da ex membri del Movimento 5 Stelle – che impegnava l’esecutivo ad intraprendere «ogni utile iniziativa di competenza finalizzata a garantire la sua protezione e incolumità da parte delle autorità britanniche ed a scongiurarne l’estradizione». Il testo – su cui il governo aveva espresso la sua contrarietà  – è stato precisamente bocciato con 225 no, 22 sì e 137 astenuti. Ad astenersi sono stati i parlamentari di Liberi e uguali, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle mentre contro si sono espressi tutti gli altri gruppi tranne ovviamente L’Alternativa c’è.

Quest’ultima ha commentato la bocciatura della cosiddetta mozione Cabras – dal nome del primo firmatario Pino Cabras – affermando che «i partiti in Parlamento hanno consumato l’ennesimo atto di vigliaccheria nei confronti della libertà di informazione» ed aggiungendo che si tratta di un «attentato da parte del Governo e del Parlamento, oltre che ad Assange, al giornalismo investigativo». Assange infatti tramite WikiLeaks – un’organizzazione senza scopo di lucro da lui creata – ha svolto un lavoro di importanza fondamentale, diffondendo oltre 10 milioni di documenti riservati attraverso i quali abbiamo conosciuto la verità su molte malefatte dei governi occidentali.

Proprio per questo, però, il giornalista dall’11 aprile 2019 è incarcerato in Inghilterra con l’accusa prima di violazione dei termini della libertà su cauzione e poi con quelle di cospirazione e spionaggio. Ad oggi, Julian Assange si trova nella prigione di massima sicurezza britannica di Belmarsh ed a fine ottobre si è inoltre aperto a Londra un processo di appello per decidere se egli debba essere estradato negli Stati Uniti, dove rischia una condanna a 175 anni di carcere.

[di Raffaele De Luca]

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