giovedì 19 Febbraio 2026
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Sanitari non vaccinati, in Alto Adige interi reparti a rischio chiusura

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In Trentino Alto Adige, interi reparti sono a rischio chiusura in quanto molti operatori sanitari rifiutano di sottoporsi al vaccino anti-Covid. Per questi ultimi infatti è stato introdotto l‘obbligo di vaccinazione, e per coloro che non lo rispettano sono previste sanzioni che possono andare dallo svolgimento di lavori differenti (che non determinano il rischio di contagio) alla sospensione dall’attività lavorativa. E tali misure si avvicinano sempre più per centinaia di operatori non vaccinati in servizio nelle strutture sanitarie dell’Alto Adige, lo si apprende da un recente servizio del TG3 regionale. Nello specifico, esso ha reso noto che circa 330 dipendenti non presentatisi all’appuntamento fissato dall’Azienda sanitaria per la somministrazione saranno obbligati a rimanere a casa senza stipendio fino a fine anno o saranno spostati ad altra mansione. A tal proposito, il servizio parla delle lettere da inviare a loro: venticinque di esse sono già in fase di notifica e altre 300 seguiranno nei prossimi giorni.

Detto ciò, gli operatori che a breve riceveranno la lettera non sembrano essere gli unici a non essersi vaccinati, infatti secondo le stime dell’azienda sanitaria sono circa 900, in totale, i dipendenti che non si sono sottoposti al siero. Per questo, non solo i colleghi vaccinati temono che l’ondata di sospensioni abbia inevitabili ripercussioni su ferie e riposi ma, in più, vi è il concreto rischio che ciò possa gravare sulle adeguate prestazioni sanitarie in interi reparti, in maniera particolare all’interno degli ospedali periferici. Si tratta, però, di un’ovvia conseguenza: come abbiamo recentemente sottolineato, portare a termine la sospensione dei sanitari non vaccinati significherebbe, inevitabilmente, andare a danneggiare ulteriormente il sistema sanitario pubblico.

[di Raffaele De Luca]

Tumori tra gli agricoltori: la Bayer-Monsanto subisce una nuova sconfitta in tribunale

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Altro colpo giudiziario a danno di Monsanto, ormai di proprietà di Bayer. La multinazionale aveva proposto un accordo economico per mettere fine a circa 3.000 cause in corso, intentante da contadini esposti al Roundup, contenente il glifosato. Il giudice distrettuale di San Francisco, Vince Chhabria, ha definito non adeguata la proposta conciliativa di Bayer di 2 miliardi di dollari. Infatti l’accordo darebbe – in media – circa 66 mila dollari a persona. Il giudice distrettuale di San Francisco aveva suggerito di inserire sull’etichetta la dicitura che “il glifosato è probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”, come sostenuto da IARC – l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della Sanità. E le cause in corso contro la multinazionale sono tantissime nei vari stati degli USA ma anche nel resto del mondo.

Nel giugno dello scorso anno, Bayer aveva speso quasi 10 miliardi di dollari per estinguere quasi 100.000 cause intentate da agricoltori utilizzatori di Roundup a cui il pesticida avrebbe causato loro il linfoma non-Hodgkin. Due anni fa, una sentenza di una giuria di Oakland, in California, ha condannato Bayer al pagamento di 2 miliardi di dollari ai coniugi Pilliod, entrambi ultrasettantenni, che hanno usato per 30 anni l’erbicida Roundup nella loro proprietà nelle vicinanze di San Francisco. Il linfoma non-Hodgkin è un tumore maligno che origina dai linfociti (B e T), cellule principali del sistema immunitario presenti nel sangue, nel tessuto linfatico di linfonodi, milza, timo e midollo osseo.

Lo studio legale Grant & Eisenhofer ha presentato ricorso in tribunale in California contro Monsanto Co., produttore dell’erbicida Roundup, per conto di Michael Langford che afferma che il linfoma non-Hodgkin e altri tumori sono stati causati da un’esposizione decennale agli ingredienti chimici di Roundup. L’azione in California segue una causa che Grant & Eisenhofer ha presentato all’inizio di giugno contro Monsanto presso la Corte Superiore del Delaware per conto di una residente dell’Ohio che ritiene che il linfoma di non-Hodgkin sia stato il risultato di molti anni di esposizione a Roundup. Grant & Eisenhofer, in collaborazione con il Moore Law Group di Louisville, Ky., sostiene la negligenza e l’omissione di avvertimento e travisamento negligente e/o frode, a carico di Monsanto. Oltre a Monsanto/Bayer, la causa del signor Langford nomina Wilbur-Ellis, azienda di prodotti agricoli con sede a San Francisco, distributore di lunga data di Roundup e altri erbicidi in tutta la California.

Secondo la denuncia, il successo globale del Roundup di Monsanto è dovuto a una massiccia campagna di marketing ingannevole, volta a deviare e minare le relazioni scientifiche secondo cui l’erbicida era un pericolo per l’uomo e gli animali e che, contrariamente alle affermazioni dell’azienda, si sarebbe accumulato nel suolo e nelle acque sotterranee. La denuncia afferma che Monsanto sponsorizzava presunti test indipendenti di Roundup che trovavano sempre esito positivo: in almeno due casi, i dirigenti di quei laboratori sono stati incriminati e condannati per frode e/o falsificazione dei dati nei loro test di prodotti agrochimici.

Il glifosato è un inibitore enzimatico del Gruppo 2A che è stato etichettato come cancerogeno per l’uomo e l’animale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da altri organismi regolatori globali e nazionali, oltre a essere accusato del drastico declino di impollinatori come le api. In Europa ha recentemente fatto parlare la proposta lanciata da Francia, Olanda, Svezia e Ungheria che – sostenendo che il glifosato è non cancerogeno, non mutageno né tossico per la riproduzione – ne propongono la riammissione tra gli erbicidi in commercio, mentre in base alle direttive comunitarie attualmente vigenti esso dovrebbe essere del tutto messo al bando entro il 2022.

[di Michele Manfrin]

 

Miami: crolla un palazzo condominiale, si temono molte vittime

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Il Miami Herald ha riferito che un palazzo condominiale di 12 piani è parzialmente crollato nel Surfside, vicino a Miami. Non è ancora chiaro il numero delle persone coinvolte nel crollo ma si temono molte vittime. Massiccio l’intervento dei soccorsi

Haiti: liberato l’imprenditore italiano

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L’imprenditore italiano Giovanni Calì, dopo oltre tre settimane di prigionia ad Haiti, ostaggio di una banda criminale, è stato rilasciato. Ne ha dato notizia la Farnesina, che nella nota diramata ha ricordato che “il nostro connazionale era stato prelevato presso il cantiere dove lavorava”. Calì era ad Haiti con la ditta di costruzioni Bonifica Spa, con sede a Roma, e si stava occupando della costruzione di una strada.

Come la mancanza dei microchip sta riplasmando il mondo che conosciamo

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microchip

Quest’anno, molti di coloro che speravano di trovare una PlayStation 5 o un computer di ultimissima generazione sotto l’albero di Natale han dovuto subire una cocente delusione: le loro aspettative sono state frustrate da una piaga tecnologica che ha preso piede in coda al 2020, ovvero la gravosa carenza di semiconduttori e microchip. Questo il modo in cui molti si sono accorti della questione, apparentemente una piccola inezia, tuttavia questi intoppi non sono che gli esempi più evidenti di un problema profondo e che sta velocemente plasmando le aziende e le economie di tutto il mondo, foment...

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Spagna, morto il creatore dell’antivirus McAfee

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John McAfee, creatore dell’antivirus McAfee, è stato trovato morto nella cella del carcere di Barcellona in cui era detenuto. A quanto si apprende dai media spagnoli, l’uomo si sarebbe suicidato. McAfee era stato tratto in arresto all’aeroporto di Barcellona lo scorso ottobre, poiché ricercato dalle autorità statunitensi per sospetta evasione fiscale. Proprio quest’oggi, il tribunale spagnolo dell’Audiencia Nacional aveva dato l’assenso all’estradizione di McAfee negli Stati Uniti.

Tensione nel Mar Nero: governo russo convoca ambasciatrice Gb

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In seguito all’incidente denunciato nel Mar Nero, riguardante il presunto sconfinamento del cacciatorpediniere britannico “Defender” in acque russe, il governo della Russia ha convocato oltre all’attache militare britannico anche l’ambasciatrice di Londra a Mosca, Deborah Bronnert. La conferma è arrivata da parte di Ben Wallace, ministro della Difesa del Regno Unito, durante un’audizione in commissione parlamentare alla Camera dei Comuni. A quanto pare, però, sono anche stati sparati dei colpi dalle forze russe: lo ha testimoniato Jonathan Beale, giornalista della Bbc che si trova a bordo della nave da guerra.

Rettifica: la vicenda dei militari americani a Vicenza è diversa da come avevamo scritto

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Pubblichiamo questo testo per adempiere all’obbligo di rettifica, così come previsto dalla deontologia del giornalismo e dall’impegno di correttezza che abbiamo preso con tutti i nostri lettori al momento della fondazione de L’Indipendente.

Quanto abbiamo affermato in merito ai pattugliamenti effettuati dai militari Usa a Vicenza non si è rivelato corretto in seguito ad un’ulteriore verifica effettuata dalla nostra redazione. Basandoci su una serie di articoli non esatti prodotti dalla stampa locale, abbiamo diffuso delle informazioni solo parzialmente corrette. In tal senso, seppur sia vero che i carabinieri della Setaf (Southern European Task Force) e della military police (polizia militare) siano stati chiamati in causa dal sindaco di Vicenza, ciò non è stato fatto per controllare “la movida” in maniera generica. Nello specifico, i diretti interessati dei controlli Usa (sia dei pattugliamenti che delle possibili misure restrittive) non sono i vicentini, bensì esclusivamente i militari americani, che – come abbiamo riportato all’interno dell’articolo – si sono resi protagonisti di episodi movimentati, incluse risse e danneggiamenti del demanio pubblico. A Vicenza, infatti, vi è la caserma Carlo Ederle, una base militare dell’​Esercito degli Stati Uniti.

Dunque, i pattugliamenti Usa sono finalizzati a controllare ed eventualmente reprimere comportamenti scorretti degli stessi militari americani in libera uscita. Questo è quanto il sindaco di Vicenza, Francesco Rucco, ha anche riportato in una intervista, che ci era sfuggita al momento della pubblicazione della notizia.

Alla luce di questo ci scusiamo con i lettori, che conoscono bene il nostro modo di lavorare: facciamo sempre tutte le verifiche necessarie prima di pubblicare un articolo. Ci siamo presi l’impegno di cercare di evitare ogni notizia falsa e strumentalizzata (le quali sono spesso diffuse, come in questo caso, da giornali con una lunga storia alle spalle che, evidentemente, cercano di contrastare l’irreversibile crisi di vendite che li attanaglia cedendo al clickbait), ma sapevamo che non sarebbe stato sempre semplice e prima o poi un errore sarebbe potuto capitare. Tuttavia a differenza dei media mainstream, che spesso non rettificano e si limitano a cancellare gli articoli falsi, noi abbiamo scelto di applicare la norma che prevede la corretta deontologia del giornalismo: pubblichiamo la presente rettifica, dandogli lo stesso spazio concesso alla notizia rivelatasi non corretta, e ci scusiamo ancora con i lettori.

[la redazione de L’Indipendente]

 

Spagna: scarcerati i 9 leader separatisti catalani

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I nove leader separatisti catalani, che erano stati condannati al carcere dopo il tentativo di secessione del 2017, sono usciti di prigione. Gli indipendentisti, che hanno trascorso tutti più di tre anni nei carceri della Catalogna, sono stati accolti da esponenti del governo regionale e di partiti indipendentisti.

Chi guarisce dal Covid-19 è immune per lungo tempo, forse per la maggior parte della vita

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L’immunità naturale nei confronti del Covid, sviluppata in seguito all’infezione, dura a lungo: è quanto si apprende da una ricerca pubblicata sulla rivista Nature che ha appena passato la revisione paritaria, motivo per cui il suo valore scientifico è ora confermato. Lo studio ha dimostrato che, nei pazienti che hanno contratto il virus, vi sia la presenza degli anticorpi anche ad 11 mesi dall’infezione. Inoltre, in base a quanto dimostrato, i ricercatori ritengono probabile il fatto che molte delle persone guarite produrranno anticorpi per la maggior parte della loro vita.

Lo studio ha avuto ad oggetto il monitoraggio nei confronti della produzione di anticorpi in 77 individui guariti da infezioni lievi. Innanzitutto è stato osservato un crollo degli anticorpi nei quattro mesi successivi all’infezione, cosa che era già emersa dai primi studi sull’immunità al Covid e che aveva appunto alimentato preoccupazioni in tal senso. Tuttavia, i ricercatori hanno poi scoperto che tale declino è successivamente rallentato e che gli anticorpi che riconoscono la proteina spike del coronavirus sono rilevabili anche dopo 11 mesi dall’infezione.

Inoltre, la fonte da cui provengono gli anticorpi è rappresentata dalle “plasmacellule del midollo osseo a vita lunga (BMPC)”. Esse sono molto simili alle cellule che producono gli anticorpi nelle fasi iniziali della malattia e si trovano appunto nel midollo osseo. In tal senso, 15 dei 18 campioni di midollo osseo presi in considerazione presentavano tracce di plasmacellule a lunga sopravvivenza a 7/8 mesi dalla guarigione ed i livelli delle stesse si sono confermati stabili in tutti e cinque i soggetti da cui sono stati prelevati altri campioni diversi mesi dopo. Inoltre, la loro formazione era stata innescata dalle infezioni da coronavirus: esse infatti non sono state rilevate negli aspirati effettuati nei confronti di 11 individui sani che non avevano contratto il Covid.

Detto ciò, seppur le plasmacellule restino all’interno del midollo osseo per diversi anni e nonostante il fatto che i ricercatori sostengano che probabilmente molte delle persone guarite produrranno anticorpi per gran parte della loro vita, non è ancora chiaro come appariranno i livelli di anticorpi nel corso degli anni e se offriranno una protezione adeguata. Infatti, la persistenza della loro produzione non garantisce un’immunità duratura al Covid, a maggior ragione se si tiene conto delle varianti, nei confronti delle quali gli anticorpi sviluppati potrebbero non essere sufficienti. Dunque, per avere maggiori certezze su quest’aspetto, bisognerà attendere ulteriori indagini scientifiche.

[di Raffaele De Luca]