Almeno 15 soldati sono rimasti uccisi in un agguato, presumibilmente di matrice jihadista, nel Sud-Ovest del Niger, lo ha reso noto il ministro della Difesa del Paese africano. Il bilancio è destinato ad aggravarsi visto che nel convoglio militare, attaccato con colpi di fucile ed esplosivo, vi sono altri 6 feriti e 7 dispersi. La notizia è tanto più rilevante in Italia, visto che il nostro Paese ha pianificato l’apertura di una base militare in Niger, per affiancare la Francia e il governo locale nella battaglia contro i gruppi jihadisti (in particolare contro il gruppo Stato Islamico del Grande Sahara) che si stanno dimostrando sempre più forti.
Un attacco hacker tiene in scacco le vaccinazioni del Lazio
“O la borsa o la vita”: questo è di fatto il tono che che assume l’attacco hacker che sabato notte ha colpito il sito web della regione Lazio e il suo Centro Elaborazione Dati (Ced), cosa che a sua volta è finita con l’intaccare anche il portale dedicato alle prenotazioni dei vaccini contro SARS-CoV-2.
A causare disagi è un ransomware, una tipologia di virus che blocca i sistemi informatici delle vittime, così che queste siano eventualmente obbligate a pagare un lauto riscatto versando nelle tasche dei cybercriminali criptovalute non tracciabili. L’unico modo per non cedere al ricatto sarebbe quello di reimpostare i macchinari a un periodo precedente all’infezione, ma sembra che in regione abbiano qualche problema ad assicurarsi che il virus in questione non si rifaccia immediatamente vivo.
Nicola Zingaretti, presidente della regione, nega categoricamente che sia stata formalizzata una richiesta di pagamento, o, per meglio dire, nega che l’Amministrazione sia stata raggiunta direttamente dai malfattori. Una verità zoppicante, visto che il virus stesso rimanda a un sito internet in cui gli hacker chiedono di essere contattati. La regione Lazio, in ogni caso, pare non abbia aperto alcun canale di trattative.
Zingaretti non ha comunque mancato di etichettare l’offensiva come un attacco «molto potente e molto invasivo», spingendosi a definirlo un «attacco terroristico» mentre l’Assessore alla Sanità e Integrazione Sociosanitaria, Alessio D’Amato, che lo ha addirittura definito «senza precedenti». I fatti che stanno emergendo raccontano un panorama meno iperbolico, quasi banale: il profilo di un amministratore di Rete sarebbe stato violato attraverso strategie criminali perpetrate su larga scala, senza che l’infiltrazione in questione sia stata guidata da qualsivoglia preparazione profonda o ideologia. Nessun attacco “no-vax”, per intendersi, anche perché sembra che il tutto sia stato orchestrato al di fuori dei confini nazionali.
Di positivo c’è che sia D’Amato che Zingaretti ribadiscono che i dati personali e finanziari siano al sicuro, tanto più quelli dei politici e delle figure pubbliche che sono andate a vaccinarsi in quel del Lazio. Allo stesso tempo bisogna ricordare che le infrastrutture pubbliche, soprattutto quelle ospedaliere, siano il bersaglio privilegiato di questo genere di strategie, se non altro perché proprio questo genere di risorse pubbliche sono spesso gravate da sistemi di difesa obsoleti pur fornendo servizi che si dimostrano essenziali al funzionamento e alla sopravvivenza delle comunità.
L’assalto al Ced non è un’anomalia, ma una nuova norma che piuttosto dev’essere inquadrata come una prova del fuoco utile a valutare quanto lo Stato italiano sia in grado di concretizzare la Direttiva europea NIS per la sicurezza delle Reti, nonché il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, recenti protocolli di tutela informatica che sono stati pensati appositamente per risolvere e gestire questo genere di evenienze.
Ora come ora i risultati non sembrano ottimi, soprattutto se si dimostrassero vere le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano Repubblica, il quale sostiene che il Lazio stia chiedendo assistenza logistica agli USA, un Paese che negli ultimi mesi è stato martoriato da virus di ogni tipo e le cui aziende hanno preso l’abitudine di accomodare con regolarità le richieste dei criminali.
[di Walter Ferri]
Contro il green pass manifestazioni in tutta Europa
Questo fine settimana in diversi Paesi europei i cittadini sono scesi in piazza per manifestare contro il green pass: tra questi c’è l’Italia, dove per il secondo sabato di seguito le persone hanno protestato contro il lasciapassare sanitario, che dal 6 agosto sarà obbligatorio per svolgere vari tipi di attività. In più di 80 città, da Nord a Sud, centinaia di migliaia di italiani a partire dalle ore 18:00 hanno espresso il loro dissenso nei confronti della politica sanitaria e si sono schierati a favore della libertà di scelta: non si è trattato di mobilitazioni organizzate da partiti politici, bensì di proteste iniziate spontaneamente dal basso, alle quali hanno preso parte indistintamente cittadini di qualsiasi estrazione sociale e fede politica. La manifestazione più partecipata è stata senza dubbio quella di Milano, dove 10mila persone hanno contestato le scelte del governo al grido di «no green pass». Nello specifico essa è cominciata in piazza Fontana, e successivamente i contestatori hanno sfilato verso la vicina piazza del Duomo.
#Milano #Italy folla in piazza contro #Greenpass, Libertà pic.twitter.com/XMNWX0BubN
— Panta Rei 🇮🇹😎✝️ (@rej_panta) July 31, 2021
Anche a Roma migliaia di cittadini sono tornati a riunirsi in Piazza del Popolo ed hanno criticato fortemente, tra le altre cose, il discorso recentemente fatto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, che stando ai dati ed alle evidenze scientifiche si è rivelato pieno di fake news. Inoltre i manifestanti hanno ricordato il medico Giuseppe De Donno, che nella scorsa settimana ha perso la vita, urlando il suo nome ed inginocchiandosi in suo onore. Merita di essere menzionata, poi, anche la protesta di Torino, dove migliaia di persone hanno preso parte al corteo contro il green pass nonostante la pioggia ed hanno rivendicato i propri diritti al grido di «libertà».
Detto ciò, il nostro Paese non è l’unico in cui si sono tenute proteste del genere. In tal senso, per il terzo weekend consecutivo in Francia i cittadini sono scesi in piazza contro il pass sanitario: il Parlamento ha infatti approvato questa settimana una nuova legge con cui sono state rese obbligatorie le vaccinazioni per alcune categorie di lavoratori ed è stato esteso l’obbligo di munirsi del lasciapassare. Secondo le stime delle autorità (notoriamente al ribasso) alle mobilitazioni hanno preso parte più di 200.000 individui, un numero maggiore di quello registrato nelle scorse settimane. Non sono mancati, però, momenti di tensione con le forze dell’ordine, ed a livello nazionale la polizia ha arrestato 72 persone di cui 26 solo a Parigi, dove si è svolta una grande manifestazione.
The french demand freedom in Paris..We stand with France against vaccine passports. #ParisProtest #manif31juillet #NonAuPassDeLaHonte #PasseSanitaire pic.twitter.com/4nt46ZkX8C
— Gillian McKeith (@GillianMcKeith) August 1, 2021
In Germania nonostante i divieti imposti dalle autorità, che non hanno autorizzato decine di manifestazioni previste per questo fine settimana, le proteste hanno avuto luogo. I media locali hanno parlato di migliaia di persone che domenica sono scese in piazza a Berlino per contestare le misure anti Covid: infatti, seppur molte di esse siano state allentate a maggio, alcune attività richiedono all’individuo la prova dell’avvenuta vaccinazione o della negatività al virus o, ancora, della guarigione dal Covid. Durante le proteste vi sono stati scontri con la polizia, che ha cercato di impedire alle persone di manifestare, e quasi 600 di loro sono state arrestate dagli agenti.
Police in Berlin, Germany try to physically prevent people from marching together at the anti-lockdown protest.
Berlin court prior to the protest banned anti-lockdown protests amid ‘fears of a rise in coronavirus infections sparked by the delta variant.’ pic.twitter.com/e7dbtCYw64
— Marie Oakes (@TheMarieOakes) August 1, 2021
Infine, anche in Olanda i cittadini hanno fatto sentire la loro voce: sempre nella giornata di domenica in migliaia hanno espresso il loro dissenso contro le misure anti coronavirus marciando nelle strade di Amsterdam.
Protest march in the center of #Amsterdam against corona measures.#coronavirus #coronacrisis #covid_19 #socialdistance #keepdistance #lockdown pic.twitter.com/DtqpMnJLhD
— Ignorance, the root and stem of all evil (@ivan_8848) August 1, 2021
[di Raffaele De Luca]
Incendi in Turchia: almeno 8 morti
In Turchia, si è aggravato il bilancio delle vittime causate dagli incendi che si stanno verificando da mercoledì 28 luglio. Il numero dei morti, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa turca Dha, è infatti salito ad 8 in seguito al ritrovamento dei corpi di una coppia turco-tedesca in una casa a Manavgat, in provincia di Antalya. A tal proposito, gli incendi sono ancora presenti ad Antalya e Muğlain, dove le persone sono scappate a bordo di barche.
La censura di YouTube è fuori controllo: in Australia colpita Sky News
Nessun canale, nemmeno quelli appartenenti alle più grandi multinazionali dell’informazione sono al riparo dalla censura. Questo pare il messaggio lanciato da YouTube che in Australia ha sospeso l’account di Sky News, sanzionandolo con 7 giorni di divieto di pubblicazioni, con l’accusa di “aver violato le sue politiche di disinformazione medica pubblicando numerosi video che negavano l’esistenza di Covid-19 o incoraggiavano le persone a usare idrossiclorochina o ivermectina”.
YouTube non ha rivelato da quali fossero i video di Sky News colpevoli di aver oltrepassato le linee guida, ma ha affermato di aver oscurato “diversi video che violavano le norme”. Il canale Sky News è il media australiano più popolare su YouTube, con 1,86 milioni di iscritti. Uno dei video a maggior diffusione che aveva pubblicato si intitola “Gli australiani devono sapere la verità: questo virus non è una pandemia” con 4,6 milioni di visualizzazioni.
Sky News Australia è di proprietà di News Corp Australia, un colosso mediatico da oltre 8.000 dipendenti che pochi mesi fa aveva fatto da apripista a livello mondiale firmando un accordo con Google (proprietaria di YouTube) per monetizzare i contenuti ripresi dal motore di ricerca. La sospensione avrà conseguenze dirette anche su questo flusso di cassa. Sky News in un comunicato ha affermato che “rifiuta espressamente che qualsiasi suo contenuto abbia mai negato l’esistenza di Covid-19” e sottolinea come la decisione del colosso di Mountain View sia in netto contrasto con le leggi nazionali che tutelando la libertà di stampa e di informazione.
Regione Lazio: attacco hacker senza precedenti
I sistemi informatici della Regione Lazio sono andati in tilt a causa di un grave attacco hacker. L’attacco, di tipo ransomware (nel quale vengono bloccati dati e sistemi con il fine di chiedere un riscatto) ha colpito il sistema informatico intento a dirigere tutta la struttura informatica regionale. Il CED (Centro elaborazione dati) è quindi stato disattivato e fino a questa mattina gran parte dei servizi online offerti dalla Regione Lazio sono stati irraggiungibili. Complicazioni anche per la campagna vaccinale, visto che l’attacco ha messo offline il sistema di prenotazione vaccinale della regione.
Olimpiadi: Marcello Jacobs vince l’oro nei 100 metri piani
Per la prima volta un atleta italiano vince una medaglia olimpica nei 100 metri piani alle olimpiadi, ed è quella più importante: l’oro. Marcello Jacobs ha corso la finale in 9,80 battendo lo statunitense Kersey (9,84) e il canadese De Grasse (9,89). Jacobs è nato a El Paso (Texas) da padre texano e madre italiana.
Afghanistan: missili contro l’aeroporto di Kandahar
I talebani hanno lanciato almeno 3 missili contro l’aeroporto di Kandahar durante la notte. Nel frattempo, le forze filogovernative hanno inviato rinforzi. L’attacco è stato reso noto dai stessi talebani che lo hanno giustificato come atto di difesa dato dal fatto che l’aeroporto viene usato per condurre attacchi contro i talebani stessi da parte dell’esercito governativo. Da settimane, Kandahar, seconda città più importante del Paese, è al centro di scontri tra talebani e forze ufficiali.
La corsa al turismo spaziale dei miliardari è devastante per l’ambiente
«Voglio ringraziare ogni impiegato di Amazon e ogni cliente di Amazon perché, ragazzi, siete voi che avete pagato per tutto questo». Questa è la frase paradossale pronunciata dal miliardario fondatore di Amazon Jeff Bezos al termine del suo viaggio a bordo di New Shepard, il sistema di volo spaziale suborbitale completamente controllato da un computer di bordo, progettato da Blue Origin, la società di proprietà dello stesso imprenditore americano. Azienda aerospaziale finanziata dalla vendita delle azioni di Amazon, dalla NASA e dall’esercito americano. Quando il capitale privato, le agenzie indipendenti del governo federale e le forze armate vanno a braccetto. I ringraziamenti di circostanza ai dipendenti sono stati liquidati molto severamente dalla democratica Ocasio-Cortez: «sì, i lavoratori di Amazon hanno pagato con salari più bassi, il blocco dei sindacati, un posto di lavoro disumano. E i clienti hanno pagato perché Amazon danneggia le piccole imprese abusando del suo potere di mercato».
Ma, come è noto, per accaparrarsi il monopolio del turismo spaziale c’è una vera e propria gara. Il principale competitor di Bezos, oltre ad Elon Musk, è Sir Richard Branson, miliardario fondatore del gruppo Virgin, anche lui sparato nello spazio ben 9 giorni prima del presidente di Amazon. Ma qual è la vera posta in palio? L’obiettivo dei lanci a favore di camera è veramente il progresso tecnologico a fini umanitari e universalistici così come dichiara questo manipolo di CEO? Pare di no. Musk e Bezos competono per arraffare contratti da istituzioni pubbliche come la Nasa e il Dipartimento della Difesa in modo da avere più satelliti e maggiori vantaggi aziendali derivati dal dominio della corsa allo spazio. Al netto della retorica, l’espansione a dismisura nel settore aerospaziale è il reale obiettivo. Per fare questo i miliardari espansionisti fanno leva sull’antica volontà di supremazia del governo statunitense, che adesso deve dimostrare di saper resistere al sorpasso tecnologico della Cina. E questi lanci dimostrativi e scenografici sono esercizi di pubbliche relazioni con cui guadagnare credibilità per la propria azienda.
Le critiche piombate su queste passeggiate suborbitali degli uomini più ricchi del pianeta hanno riguardato per lo più aspetti legati all’etica e al senso della misura. A tutti, tranne che ad una ristretta minoranza ultra-privilegiata, sembra immorale investire miliardi per portare 3 civili fuori dall’atmosfera quando catastrofi sanitarie, economiche e ambientali flagellano il pianeta, a spese soprattutto della parte più povera della popolazione mondiale. Ma ci sono anche ragioni scientificamente testabili per cui la corsa al turismo spaziale è stata condannata. Infatti, nonostante Jeff Bezos abbia dichiarato che l’esperienza del viaggio suborbitale ha rinforzato in lui l’impegno a risolvere il cambiamento climatico, è stato notato che i razzi sono estremamente inquinanti. Essi emettono una quantità di anidride carbonica per passeggero cento volte superiore a quella dei voli di linea. Propellenti ibridi composti da idrogeno e ossigeno liquido, cherosene liquido, combustibili solidi a base di carbonio, polibutadiene con terminazione idrossile (HTPB), ossidanti liquidi e protossido di azoto (gas esilarante). Quasi tutti rilasciati nell’atmosfera. Durante il lancio, un razzo può emettere una quantità di ossido d’azoto (responsabile dell’inquinamento dell’aria più vicina al suolo) tra le 4 e le 10 volte superiore a quelle della più grande centrale termica del Regno Unito. Nella stratosfera, gli ossidi di azoto e le sostanze chimiche formate dalla scomposizione del vapore acqueo convertono l’ozono in ossigeno, impoverendo lo strato di ozono che protegge la Terra dai raggi UV.
[di Jacopo Pallagrosi]








