domenica 13 Giugno 2021

Intesa San Paolo è la “banca più fossile” d’Italia

Ormai dovremmo saperlo. L’azione e l’attivismo politico non passa solamente attraverso qualche partito ma sempre più deve essere coscienza quotidiana delle moltissime scelte che tutti i giorni compiamo e delle relazioni che ripetutamente instauriamo e assodiamo oppure che sfacciamo. Nei giorni scorsi, per quanto concerne la questione ecologica, vi abbiamo parlato della necessità di essere coscienti anche della banca che scegliamo, visto il ruolo che rivestono nella nostra società. Con nostro grande piacere abbiamo riscontrato molto interesse e varie domande sono giunte. Un nuovo report di ReCommon e Greenpeace Italia ci aiuta a far maggior luce e chiarezza sull’argomento.

Il report si intitola: “Una banca insostenibile: Intesa Sanpaolo contro il clima, l’ambiente e le comunità”. L’analisi dei prestiti e degli investimenti del più grande gruppo bancario italiano non lascia alcuno spazio di incertezza e ne fa «la banca fossile numero uno in Italia». Carbone, petrolio e gas sono i settori in cui le aziende continuano a ottenere prestiti e investimenti miliardari da parte del gruppo. Messico, Balcani, Mozambico e persino la regione artica, sono interessati dagli affari di Intesa Sanpaolo e nemmeno l’Accordo di Parigi sembra aver sortito alcuno effetto. Intesa Sanpaolo, come riportato nel documento, ha messo sul piatto sporco 13,7 miliardi di dollari nel periodo 2016-2020, i cui principali beneficiari sono stati: Eni, Exxon, Novatek, Equinor, Cheniere Energy, Kinder Morgan. Nel solo 2020, il gruppo bancario italiano avrebbe concesso 2,7 miliardi di euro di finanziamenti all’industria fossile.

Nella rassegna delle società e dei giacimenti, ciò che salta all’occhio è la sempre maggior attenzione ad una regione dall’ecosistema fragile e in rapido cambiamento: l’Artico. Infatti, con lo scioglimento sempre maggiore della calotta polare e la maggior facilità di navigazione, la regione è sempre più sottoposta alla penetrazione e allo sfruttamento. Tra investimenti e finanziamenti, Intesa Sanpaolo ha puntato un miliardo di euro con Eni ma anche 195 milioni con la francese Total, 77 milioni con la statunitense ConocoPhillips e 60 milioni con la norvegese Equinor.

Sono molti gli istituti bancari, finanziari e assicurativi che sostengono lo sfruttamento delle fonti fossili, traendone profitto e socializzando i costi ecologici e sociali di tali attività. Già vi avevamo parlato di Unicredit e di come addirittura violi la propria stessa policy riguardo al tema.

Anche il gruppo Generali è passata sotto la lente d’ingrandimento di ReCommon e Greenpeace Italia. In vista dall’Assemblea degli azionisti di Assicurazioni Generali, al via quest’oggi, 29 aprile, le due organizzazioni hanno lanciato “Cambiamento climatico assicurato” un rapporto che analizza il supporto di Generali al business del carbone in Europa, in particolare in quei Paesi che dipendono ancora fortemente dal più inquinante dei combustibili fossili: Polonia, Repubblica Ceca e Germania.

Se molto spesso si fanno mirabolanti annunci e colossali campagne che risultano puro marketing, il famoso greenwashing, i fatti risultano essere poi profondamente diversi poiché a quanto pare per certi signori resta il detto “pecunia non olet“. Risulta quindi sempre più importante, in un mondo complesso, essere ben coscienti delle azioni che compiamo, ogni giorno, più volte al giorno.

[di Michele Manfrin]

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