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venerdì 15 Ottobre 2021

Cosa puoi fare per l’emergenza climatica? Innanzitutto cambia banca

Una mossa coraggiosa, tanto semplice quanto rivoluzionaria. Quando Laurence ha scoperto che la sua banca – l’Unicredit – continuava a finanziare le fonti fossili, non ci ha pensato due volte a cambiarla. «Ho realizzato che ogni giorno i miei soldi venivano utilizzati per finanziare il collasso climatico ed ecologico». Questa la testimonianza della donna riportata da Extinction Rebellion. Il movimento socio-politico, infatti, ha dato il via ad un’iniziativa per boicottare la ‘finanza fossile’. Una vera e propria campagna di disinvestimento, contenente tutte le informazioni utili per cambiare banca qualora la propria non rispetti i nostri valori. «Davanti ai colossi finanziari – ha aggiunto Laurence – ci sentiamo così minuscoli e impotenti. Ma non è vero: non lo siamo. Insieme, tutte e tutti noi, abbiamo un vero potere da usare per modificare il mondo, farlo diventare quello che vogliamo, senza violenza».

È recente la notizia secondo cui Unicredit ha violato la propria policy continuando a investire sul fossile. Oltre a un miliardo di euro concesso in prestito alla società ceca EPH, principale acquirente di miniere e centrali a carbone obsolete, l’istituto di credito ha, infatti, collezionato non pochi investimenti nel settore. Come prestiti e sottoscrizioni, nel solo 2020, a società quali Eni, Repsol e Total per un totale di quasi 6 miliardi di euro. Ma non è la sola. Quasi tutte le grandi banche continuano a riversare miliardi su petrolio, gas e carbone. Dall’Accordo di Parigi del 2016, in particolare, le 60 banche più grandi al mondo avrebbero finanziato i combustibili fossili per un totale di 3,8 mila miliardi. Nel nostro piccolo, cambiare banca per combattere la crisi climatica potrebbe quindi fare la differenza.

Sul sito di Extincion Rebellion Italia è disponibile il modulo da compilare e inviare al proprio istituto di credito per chiedere di ritirare gli investimenti nel settore fossile. Una sorta di ultimatum che si conclude con l’annuncio che, in caso in cui la banca non fornisca risposte soddisfacenti, ci si riserva il diritto di interrompere il rapporto bancario. Se tanti italiani lo facessero i risultati non tarderebbero di certo a farsi sentire.

[di Simone Valeri]

 

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