sabato 7 Febbraio 2026
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Rifiuti ed economia circolare, il riciclo della plastica è ancora un miraggio

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Lo smaltimento dei rifiuti polimerici è ancora un problema, lo confermano i dati dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Nel 2020, solo la nostra Penisola ha generato 3,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici di cui poco più di 1 milione e mezzo è stato differenziato. E di questo, appena 620mila tonnellate sono state avviate a riciclo. Nonostante qualche progresso, quindi, siamo ancora molto lontani dal poter parlare di economia circolare per la plastica. Intanto, però, l'inquinamento da quest'ultima generato primeggia e causa danni in ogni comparto terre...

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La lotta delle comunità indonesiane contro l’estrazione mineraria

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Proteste a Sangihe

In Indonesia c’è una piccola comunità che non si arrende alla prepotenza delle multinazionali estrattive: i residenti di Sangihe, l’isola principale dell’omonimo arcipelago, hanno deciso di presentare ricorso dopo che un tribunale ha dato il via libera all’estrazione di oro sul loro territorio per mano di diverse società.

Nella sentenza, che risale al 20 aprile, il tribunale di Jakarta ha sostanzialmente affermato di “non avere giurisdizione per decidere sul caso”. Eppure, come riferiscono invece gli abitanti dell’isola, dopo la causa indetta nell’agosto del 2021, i giudici si erano recati personalmente in loco per toccare con mano i danni che un intervento estrattivo del genere avrebbe causato.

“Se i giudici si fossero presi la briga di guardare sul serio, si sarebbero accorti chiaramente delle violazioni contenute nei contratti emessi dal Ministero dell’energia e delle risorse minerarie”, ribadiscono i residenti. Quali società si dovrebbero occupare dell’estrazione dell’oro?

Più che di un’unica società, dovremmo parlare piuttosto di una corporazione di imprese, che vede la collaborazione della PT Tambang Mas Sangihe (TMS), collegata alla Baru Gold Corp. con sede in Canada con tre società indonesiane. Insieme, secondo l’ultima versione del contratto, sono autorizzate a estrarre oro fino al 2054 – quasi il doppio del massimo di 20 anni previsto dalla legge mineraria del 2020 -.

Una decisione su cui si discuteva già dal 2009 e che in realtà è in contrasto con la legge locale 27/2007, secondo cui “nessuno è autorizzato a sfruttare i minerali sulle isole con una superficie inferiore a 2mila metri quadrati”: Sangihe ne ha poco più di 500. Ma affinché il contratto possa considerarsi lecito, mancano ancora alcuni punti. L’accordo infatti è stato emesso senza che la società abbia ottenuto alcuni essenziali permessi, tra cui quello del Ministero degli affari marittimi e della pesca e quello del Ministero dell’Ambiente e delle Foreste, previsto quando si estrae all’interno di un’area forestale.

Che cosa significherebbe per l’isola dover sopportare continue estrazioni almeno per i prossimi 30 anni?

Il sito minerario interessato dalle concessioni governative occupa un’area di 42.000 ettari, equivalente cioè a mezza New York. Per l’arcipelago si traduce invece nell’occupazione di 80 villaggi cittadini, distribuiti in un territorio grande poco più del lago di Garda. L’isola è principalmente conosciuta (oltre che per la presenza di un vulcano abbastanza attivo) per le sue riserve di oro – scoperte nel 1986 –  e di argento, localizzate soprattutto nella parte sud-orientale.

Quantitativamente parlando, oggi si stima che nell’area ci siano oltre 3000 kg di oro, a cui si aggiungono più di un milione di once di argento. Quanto è importante l’isola per chi ci vive? “Se le nostre terre potranno essere sfruttate, saranno distrutte. La foresta protetta di Sahendarumang ha una funzione molto importante per la nostra economia”, ha ribadito una residente.

Nella zona, infatti, nascono 70 tra fiumi e affluenti, fondamentali per le attività agricole e per il bestiame. La coltivazione, in particolare, è la fonte primaria di approvvigionamento e sostentamento. Non è meno importante la pesca, che potrebbe essere del tutto intaccata dagli scarichi provenienti dalle attività estrattive – che tra l’altro, a loro volta, necessitano di molta acqua -. Inoltre la sopra citata foresta di Sahendarumang è anche l’habitat di 10 specie di uccelli in pericolo di estinzione e che, privati della loro casa, avrebbero un’altissima probabilità di morire.

“Non c’è modo di cercare l’oro attraverso l’estrazione a cielo aperto in un’area forestale senza alterare la funzione principale di quell’area forestale. Per estrarre l’oro da 42.000 ettari di superficie nell’isola di Sangihe, tutti gli alberi dovrebbero essere prima abbattuti”.

Questo non solo metterebbe a rischio la vita di tutte le specie presenti sul territorio, ma anche degli stessi abitanti. L’economia della comunità locale si troverebbe in ginocchio e, pur di procedere nei loro intenti, le società potrebbero utilizzare metodi poco leciti. È ancora un mistero, ad esempio, la morte di Helmud Hontong, un funzionario politico locale che si è fortemente opposto al progetto minerario fin dall’inizio. L’uomo è deceduto durante un volo che lo stava portando da Bali a Makassar “perdendo conoscenza durante il viaggio fino alla morte”. Eppure, secondo i testimoni, all’imbarco si trovava in buona salute. Nonostante la richiesta da parte dei gruppi ambientalisti e per i diritti umani di aprire un’indagine indipendente, al momento la sua morte è ancora accomunata ad un improvviso malore.

[di Gloria Ferrari]

Camorra, arrestato boss latitante in Francia

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Antonio Cuozzo Nasti, boss del clan camorristico Mallardo e membro dell’Alleanza di Secondigliano, è stato arrestato vicino a Cannes, in Francia. Latitante dal 2014, deve scontare 16 anni di carcere per rapina, ricettazione e porto illegale di armi. Il boss era riuscito a reinventarsi una vita in Costa Azzurra sotto falso nome, diventando chef di un rinomato ristorante italiano all’interno di un albergo di lusso. È stato arrestato nel suo appartamento, dove viveva da solo, ed è ora in attesa di essere estradato in Italia.

Lunedì 2 maggio

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8.50 – Duma: “Capi di Stato che armano Kiev devono essere consegnati alla giustizia come criminali di guerra”.

9.30 – L’Ungheria ribadisce l’opposizione all’embargo dell’Unione europea sulle importazioni russe di petrolio e gas.

10.00 – Pfizer: forte calo in borsa dopo che i dati clinici hanno ridimensionato l’efficacia del farmaco anti-Covid Paxlovid.

10.30 – Istat: Il tasso di disoccupazione a marzo cala all’8,3%, tornando ai livelli del 2010.

12.50 – Apple Pay finisce nel mirino dell’Antitrust Ue.

13.30 – Napoli, ritrovato manoscritto inedito di Giacomo Leopardi nella Biblioteca Nazionale.

14.00 – Israele convoca l’ambasciatore russo in seguito alle dichiarazioni del ministro degli Esteri Lavrov, che ha avanzato un parallelismo tra Zelensky e Hitler.

16.30 – Fao: “L’arresto della deforestazione può evitare l’emissione di 3,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno tra il 2020 e il 2050”.

16.50 – Il Consiglio dei ministri stanzia 18,6 milioni di euro per Como, Sondrio e Varese, in conseguenza degli eventi meteorologici dello scorso anno.

17.10 – Roberto Cingolani (ministro Transizione ecologica): “Le aziende dovrebbero avere la possibilità di pagare il gas in rubli per alcuni mesi”.

Benessere animale: ripensare la macellazione rituale senza stordimento

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Le istituzioni italiane devono rivedere le norme che al momento consentono la macellazione degli animali senza stordimento per finalità religiose: è quanto richiede l’associazione Animal Law Italia ETS (ALI), che non solo ha diffuso un dossier di ricerca, ma ha anche rilasciato una lettera aperta rivolta al legislatore e sostenuta da accademici e veterinari nonché lanciato una petizione popolare da poter firmare sull’apposito sito web messo a disposizione. “Crediamo che i tempi siano maturi per un ripensamento di questa pratica, alla luce delle mutate esigenze della società in tema di rispetto del benessere animale”, comunica in tal senso l’associazione, che chiede al legislatore di “rendere obbligatorio il ricorso allo stordimento reversibile nelle macellazioni rituali o comunque di valutare con urgenza altre soluzioni idonee a rendere l’animale insensibile”.

A tali conclusioni si è giunti grazie al dossier sopracitato, che ha analizzato in maniera approfondita la tematica sul piano del diritto e della scienza. Grazie al contributo di giuristi, docenti e ricercatori universitari in discipline giuridiche e veterinarie, con la ricerca è stata posta la lente di ingrandimento sul contesto attuale e sul quadro normativo vigente in Italia e in Europa, introducendo le ragioni a supporto della proposta di revisione normativa. Dalla stessa, infatti, è emerso che diversi Stati membri dell’Ue abbiano introdotto per legge soluzioni tecniche più favorevoli al benessere animale nelle macellazioni rituali, il che costituisce sostanzialmente il punto di partenza delle richieste avanzate dall’associazione.

Per comprendere il motivo delle differenze normative tra l’Italia e gli altri paesi europei, però, occorre fare una breve premessa. Il regolamento europeo n. 1099/2009, che disciplina le norme di protezione degli animali durante la macellazione, prevede un obbligo generale di stordimento prima dell’abbattimento, così da assicurare che l’animale da macellare sia incosciente e quindi insensibile al dolore. Tuttavia, come sottolineato all’interno del dossier, il regolamento “concede una deroga al generale obbligo di stordimento dell’animale, al fine di permettere le pratiche di macellazione previste da particolari riti religiosi”. L’operatività della deroga però non è obbligatoria, in quanto il regolamento consente altresì agli Stati membri di adottare disposizioni nazionali intese a garantire una maggiore protezione degli animali anche qualora vengano adoperati particolari metodi di macellazione prescritti da riti religiosi.

È per questo, dunque, che vi sono differenze normative non solo tra l’Italia e gli altri Paesi del mondo ma anche tra il Belpaese e gli altri stati membri dell’Ue. Nello specifico, tra i paesi europei che non ammettono la macellazione senza previo stordimento vi sono la Danimarca, la Svezia, la Slovenia e da ultimo la Grecia. Particolare attenzione, però, merita senza dubbio la soluzione adottata in due delle tre regioni del Belgio (Fiandre e Vallonia), dove nel 2017 è stato approvato l’obbligo di stordimento previo reversibile, entrato poi in vigore nel 2019. In pratica, è stato reso obbligatorio l’utilizzo dello stordimento elettrico, che a differenza dello stordimento con proiettile captivo non può procurare anche la morte dell’animale: una tecnica che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ritenuto compatibile con il rispetto della libertà di religione.

È proprio in virtù di ciò che l’associazione ALI, come anticipato, chiede al legislatore di rendere obbligatorio lo stordimento reversibile anche in Italia. Tramite la stesso, infatti, da un lato non si provoca la morte dell’animale (tanto che se non si procede oltre riprende perfetta salute) e dall’altro quest’ultimo viene reso insensibile al dolore nel momento del dissanguamento. Si tratta perciò di un’alternativa che rappresenterebbe un compromesso tra l’esigenza di tutelare il benessere animale e le esigenze religiose. Le comunità religiose, infatti, hanno interesse a salvaguardare la salute degli animali: le regole tradizionali richiedono che l’animale sia sano ed è proprio questo punto che rende incompatibile con le esigenze rituali il ricorso alle comuni pratiche di stordimento come l’utilizzo della pistola a proiettile captivo, in grado di danneggiare irrimediabilmente lo stato di salute dell’animale.

Una soluzione, dunque, a quanto pare esiste, e sarebbe oltremodo necessario adottarla. «Si impone una revisione dell’attuale quadro normativo italiano in materia, anche alla luce della crescente considerazione della società verso un migliore trattamento degli animali ad uso alimentare», ha affermato a tal proposito il presidente di Animal Law Italia ETS Alessandro Ricciuti, sottolineando che «la recente modifica della Costituzione, con l’inserimento del richiamo alle leggi di protezione degli animali tra i principi fondamentali, apre la strada ad un’ampia riconsiderazione dell’attuale legislazione».

[di Raffaele De Luca]

Alcune armi “segrete” inviate dall’Italia a Kiev sono già state sequestrate dai russi

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A marzo l’Italia ha spedito diverse armi a Kiev, secretando e non sottoponendo all’esame dei parlamentari la lista che ne conteneva i dettagli. La decisione, come affermato dal sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè, riposava sulla volontà di non fornire alcun vantaggio all’avversario russo da cui, paradossalmente, i cittadini italiani sono venuti a conoscenza di una parte delle armi inviate nelle scorse settimane. Precisamente, le forze filorusse del Donbass hanno pubblicato una serie di immagini di armamenti che i soldati ucraini hanno abbandonato sul campo, tra cui munizioni leggere e colpi di mortaio che non lasciano dubbi sulla provenienza, visto le avvertenze scritte in italiano.

“Attenzione. Con il mortaio da 120mm la carica massima consentita è la quarta”, recita un’etichetta immortalata in uno degli scatti comparsi in rete. Si tratta di un’arma capace di colpire fino a 5 chilometri di distanza, danneggiando un’area con un raggio di circa 100-150 metri, quindi lontana dall’idea di “arma difensiva” che ha accompagnato il dibattito politico nelle ultime settimane. «Come M5S siamo assolutamente contrari a un’escalation militare perché significherebbe ulteriori sofferenze e carneficine. Quindi siamo contrari ad armamenti sempre più letali. Non è questione della tipologia dell’armamento ma dell’indirizzo politico: se è quello di difendersi o di contrattaccare. Per intenderci carri armati non ne vogliamo inviare», ha dichiarato nelle scorse ore Giuseppe Conte.

Al materiale militare trovato in Donbass, si aggiungono le casse di munizioni (e granate) italiane rinvenute negli uffici ucraini dell’OSCE, usati per qualche settimana come base dalle forze di Kiev in seguito all’abbandono dell’edificio da parte dei funzionari. Si tratta di armamenti spediti dall’Italia per supportare l’Ucraina finiti invece nelle mani russe, avverando una delle preoccupazioni avanzate da esperti e cittadini nelle scorse settimane circa l’invio di materiale bellico al paese. «Apprendiamo da notizie di stampa che nella sede dell’OSCE a Mariupol sarebbero state trovate diverse casse di munizioni e granate italiane, spedite dall’aeroporto militare di Pratica», ha dichiarato la senatrice del gruppo Misto, Bianca Laura Granato, annunciando un’interrogazione parlamentare. Le notizie dei ritrovamenti, e delle conseguenti prese di posizione politiche, arrivano a qualche giorno dalla pubblicazione del secondo decreto interministeriale sul Giornale ufficiale del ministero della Difesa riguardante la nuova “cessione alle autorità governative dell’Ucraina di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari“, che avverrà attraverso una lista secretata, come con i primi aiuti del Governo Draghi a Kiev.

[Di Salvatore Toscano]

Napoli: ritrovato manoscritto inedito di Giacomo Leopardi

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Un manoscritto inedito di Giacomo Leopardi con ogni probabilità risalente al 1814 – anno in cui il poeta aveva 16 anni – è stato ritrovato nel fondo Leopardiano, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Si tratta di un “quadernetto” composto da quattro mezzi fogli, ripiegati nel mezzo in modo da ottenere otto facciate, recanti una lunga lista alfabetica di autori antichi e tardo antichi (circa 160 i lemmi), ognuno dei quali seguito da una serie di riferimenti numerici (in totale oltre 550). Ad intercettarlo, nello specifico, sono stati i docenti universitari Marcello Andria e Paola Zito, che ne hanno curato la pubblicazione per i tipi di Le Monnier Università. Il volume “Leopardi e Giuliano imperatore. Un appunto inedito dalle carte napoletane”, sarà infatti presentato nella giornata di domani, alle ore 16:00, presso la Sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli.

Acqua potabile dagli scarti alimentari, la scoperta ugandese per aiutare l’Africa

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In Uganda è stato ideato un metodo per ottenere acqua potabile dagli scarti alimentari. Il tutto si deve all’intuizione di un giovane chimico locale, che ha creato un dispositivo in grado di funzionare riciclando rifiuti, come bucce di tuberi e ossa di animali. È risaputo quanto in Africa l’accesso all’acqua potabile sia lungi dall’essere un diritto universale e come questo costringa alcune comunità a fare affidamento esclusivamente a  fonti contaminate. In Uganda poi, l’acqua a disposizione è spesso contaminata dalla presenza di cloro e, a meno che chi la consuma non abbia la possibilità di farla bollire, può andare incontro a infezioni, intossicazioni e malattie, spesso molto gravi.

Una realtà dai contorni drammatici cha spinto il giovane inventore ugandese Timothy Kayondo a impegnarsi nella creazione di un depuratore di acqua mobile, denominato Eco Mobile Water Purifier. Il processo prevede la raccolta dei rifiuti alimentari, e la loro essiccazione e unione a enzimi speciali per produrre “carbone attivo” in grado di depurare l’acqua e renderla potabile. Questa polvere filtrante viene usata in un contenitore portatile del depuratore che utilizza l’energia solare per funzionare. L’intero sistema si inserisce in una scatola portatile delle dimensioni di una grande valigia, facile da trasportare, e può purificare fino a 300 litri di acqua all’ora.

Per la sua invenzione Timothy ha ricevuto il premio Africa Prize di 15mila sterline che si inserisce nel contesto dell’Africa Prize for Engineering Innovation, un programma il quale sostiene ambiziosi inventori africani che si impegnano nella ricerca di soluzioni per gravi mancanze e problemi a livello locale come, appunto, l’approvvigionamento di acqua potabile nei villaggi. Nonostante il depuratore non sia ancora particolarmente conveniente e richieda un po’ di spese per l’installazione, è già stato inserito in molti edifici, come scuole, centri sanitari e campi profughi. Timothy è quindi deciso a fare di più, e sta continuando a migliorare la sua invenzione, affinché possa diventare non solo più efficiente, ma anche più economica.

[di Eugenia Greco]

Cdm, prorogato il taglio delle accise a luglio

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Il Consiglio dei ministri (Cdm) ha approvato il decreto-legge che proroga all’8 luglio il taglio delle accise sul carburante, dando seguito all’intervento del marzo scorso. La nuova misura coinvolge anche il metano, la cui accisa è stata momentaneamente sospesa e l’Iva ridotta al 5%. Il Consiglio dei ministri si riunirà nuovamente nel pomeriggio per l’esame del decreto aiuti rivolto alle imprese e alle famiglie con l’obiettivo di fronteggiare gli effetti del conflitto in Ucraina. Secondo le prime indiscrezioni, dovrebbe trattarsi di una manovra da 6-7 miliardi di euro.

 

Le pressioni della stampa francese per la rielezione di Macron: il caso Marianne

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Durante le recenti presidenziali francesi, vinte nuovamente da Emmanuel Macron, parte del settimanale Marianne ha denunciato «un attacco senza precedenti alla propria indipendenza». In un comunicato stampa, pubblicato anche sul profilo twitter, la Società dei Redattori di Marianne (SRM) ha accusato Daniel Kretinsky, azionista del giornale, di aver forzato la mano. Al secondo turno delle elezioni, Kretinsky avrebbe imposto la pubblicazione di un chiaro appello a votare l’enfant prodige, contro la volontà dei giornalisti della redazione. 

Nel comunicato, tradotto in italiano, si legge: «La Società dei Redattori di Marianne, riunitasi in assemblea generale, denuncia un attacco senza precedenti alla propria indipendenza. Il principale azionista del giornale è intervenuto direttamente per far modificare la prima pagina di un numero in pubblicazione […]. In due occasioni egli si era personalmente impegnato di fronte ai giornalisti a rispettare il principio cardine del giornale. E fino ad ora lo aveva fatto. Solo la direzione della redazione è legittimata a decidere fra più scelte editoriali. I nostri buoni risultati di vendita e audience, ottenuti con l’anno nuovo, ci hanno consolidato l’idea che il successo di Marianne risieda nell’identità e nell’indipendenza del giornale. Ci opponiamo e ci opporremo a qualsiasi ostacolo a questi due principi».

La prima pagina incriminata prima e dopo la modifica

L’ingerenza denunciata sarebbe avvenuta in merito alla prima pagina del uscito poi lo scorso 21 aprile, dedicato al secondo turno delle elezioni presidenziali. Durante due riunioni collegiali, che avevano coinvolto direzione e redazione al completo, era stata inizialmente elaborata una prima pagina specifica. Su di un’immagine dei due candidati si titolava “La colère…o le chaos?”, con  “la rabbia” posta sotto gli occhi di Macron e “il caos” sotto quelli dei Le Pen. Così impostata, il settimanale non sembrava dare alcun indirizzo di voto ai lettori. Successivamente però il titolo è stato modificato in: “Malgré la colère…éviter le chaos”. Ovvero “nonostante la rabbia evitare il caos”. In questo modo invece, Marianne suggeriva chiaramente ai lettori di “evitare” il voto a Marine le Pen.

Dopo il polverone suscitato dalla Società dei Redattori, la direzione del settimanale è intervenuta attraverso la voce della direttrice editoriale, Natacha Polony. In un comunicato ufficiale, uscito il 20 aprile, la Polony ha dichiarato che la direzione “si assume pienamente la responsabilità” della prima pagina, in completa indipendenza. Il titolo modificato corrisponderebbe alla “traduzione giornalistica” della situazione politica francese, sviluppata proprio negli editoriali di Marianne. Spingerebbe i lettori a riconoscere il prezzo del “risentimento” di una parte dei cittadini. Votare Le Pen significherebbe, per la Polony, avallare “un partito la cui ascesa al potere causerebbe disordine e aumenterebbe solo le fratture”.

Daniel Kretinsky, azionista del giornale accusato dalla Società dei Redattori di Marianne (SRM) per essere intervenuto direttamente per far modificare la prima pagina del numero dedicato al secondo turno delle elezioni presidenziali.

Daniel Kretinsky è un miliardario ceco, entrato nel capitale dei principali media francesi nel 2018. Controlla il settimanale Marianne e il giornale Elle attraverso CMI France, una filiale di Czech Media Invest (CMI). Possiede inoltre il 49% della holding Le Nouveau Monde di Matthieu Pigasse, uno dei principali azionisti di Le Monde. Étienne Bertier, presidente del consiglio di sorveglianza di CMI France, ha dichiarato che il miliardario «non commenterà» l’accusa voltagli dalla Società degli Editori di Marianne, e che questi conferma la sua fiducia in Natacha Polony.

Un caso singolo che oltralpe ha rilanciato il dibattito sull’indipendenza dei media ma che testimonia, in verità, un atteggiamento comune al mainstream transalpino, sistematicamente schierato con Macron. Un vizio ormai di lungo corso, tanto che una delle voci più autorevoli della critica francese, la rivista Le monde Diplomatique, già al tempo della sua prima elezione scrisse una lunga analisi sul presidente intitolata emblematicamente “Il candidato mediatico“.

[di Andrea Giustini]