martedì 24 Marzo 2026
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Siccità, anche Lazio e Toscana in crisi idrica

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Gli effetti della scarsità di piogge e delle temperature elevate si stanno facendo sentire anche nel centro Italia: in Toscana è in corso la più grave siccità degli ultimi 20 anni e non sono previsti miglioramenti a breve termine. Analogamente, anche il Lazio verte in una condizione di crisi idrica, con il fiume Tevere e il lago di Bracciano in sofferenza. L’assenza di un’adeguata disponibilità di risorsa idrica, sottolineano le autorità di gestione, comporta conseguenze sull’uso civico, agricolo e industriale, ma anche sulla biodiversità.

Giovedì 23 giugno

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7.00 – Terremoto in Afghanistan: sono almeno mille le vittime e 1.500 i feriti.

9.00 – Everest: il Nepal costretto a spostare il campo base a causa dello scioglimento dei ghiacciai.

10.00 – Non si placano le rivolte in Ecuador, presa d’assalto la sede del governo.

11.30 – La Germania attiva il piano di emergenza per scarsità di gas.

12.00 – Niente ingresso nell’UE per Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia: la Bulgaria ha posto il veto.

15.00 – il governo austriaco annuncia la revoca dell’obbligo vaccinale: “Variante Omicron l’ha reso superfluo”.

19.20 – Usa, la Corte Suprema boccia la legge di New York che limita diritto a girare armati.

19.40 – Netflix licenzia 300 dipendenti per fare fronte al calo degli abbonati.

20.00 – Ucraina e Moldavia ottengono lo status di paesi candidati all’ingresso nell’Unione Europea.

20.30 – L’Alto Rappresentante dell’UE Borrell afferma che l’Unione rivedrà le linee guida sulle sanzioni che hanno permesso alla Lituania il blocco dell’exclave russa di Kaliningrad.

 

 

 

 

 

Usa: Corte Suprema boccia legge New York che limita diritto a girare armati

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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato, ritenendola incostituzionale, una legge dello Stato di New York che da più di un secolo limita il diritto dei cittadini di girare armati in luoghi pubblici. La Corte Suprema, nello specifico, ha stabilito che la legge in questione è in contrasto con il diritto di possedere e portare con sé armi, sancito dal Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

Bananas!, il documentario che svela il lato oscuro dietro la produzione di banane

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Un documentario del 2009 della durata di 87 minuti diretto dal regista, produttore e giornalista svedese Fredrik Gertten. Il film è stato insignito del Fuf-award, un premio annuale che la Svezia assegna alle iniziative particolarmente significative che sostengono e promuovono lo sviluppo globale sostenibile. Bananas! Racconta lo sfruttamento dei lavoratori nelle piantagioni di banane e quanto l’uso di pesticidi dannosi ed illegali viene massicciamente impiegato soprattutto in Nicaragua e in tutta l’America Latina, nei Caraibi, in Asia e in Africa, dove le multinazionali della coltivazione delle banane investono i loro capitali, in un clima di «capitalismo predatorio» strutturato principalmente sul profitto ad ogni costo. La coltivazione delle banane nel Centro America può essere ormai considerata la prima forma di colonizzazione economica nella storia del capitalismo moderno.

Attraverso la storia del primo processo ad una grande multinazionale per l’uso irresponsabile di prodotti estremamente dannosi come il Dibromo-Cloro-Propano (DBCP), prodotto dalla statunitense Dow Chemical Company e  conosciuto anche come Negamon, che causa tumori, malattie renali e infertilità. Vietato negli Stati Uniti dal 1977 se ne permette però, la sua fabbricazione solo per l’esportazione e l’utilizzo principalmente nei paesi del Terzo Mondo. Dopo aver visto un servizio giornalistico della CNN su Chinandega in Nicaragua, l’avvocato Juan José Dominguez, specializzato in cause su infortuni e incidenti sul lavoro, per lo più “pro bono” a favore di clienti svantaggiati e non in grado di pagare un avvocato, sottolineando il suo intervento con uno slogan “made in USA”: «Se non vinciamo non pagherai nulla. E’ giusto cosi!», decide di recarsi sul posto organizzando una vera e propria campagna informativa contattando e riunendo lavoratori ed ex lavoratori per dare voce e giustizia ai migliaia di coltivatori di banane nicaraguensi battendosi in un processo lungo più di 5 anni.

Il regista Fredrik Gertten segue l’avvocato Domínguez, americano di origini cubane, mentre rappresenta 12 lavoratori di una piantagione di banane del Nicaragua in una causa per danni contro il loro datore di lavoro, la Dole Food. I lavoratori accusano Dole di aver loro causato nel 1982, gravi patologie attraverso l’uso del pesticida DBCP usato per proteggere le colture di banane. I comprovati effetti nocivi di questa sostanza chimica, vietata già 5 anni prima negli Stati Uniti, di cui la Dole era ben consapevole, sono stati completamente ignorati e si è continuato ad esporre i dipendenti al pesticida. In un classico scenario alla David e Golia, nonostante l’avvocato di Dole cerchi di screditare i lavoratori definendoli analfabeti, alcolisti e bugiardi, Golia sarà alla fine abbattuto: la giuria riconoscerà che la Dole aveva agito con dolo e sconsiderata indifferenza e la condannerà al pagamento dei danni per 2,5 milioni di Dollari.

Nel 2011, Gertten ha poi diretto il film Big Boys Gone Bananas! Basato esclusivamente sulla controversia con Dole. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival e proiettato anche ai festival cinematografici di Toronto, IDFA e Berlinale, ha raggiunto ormai un pubblico in più di 80 paesi, ma quanto ancora non facciamo per capire veramente cosa nascondono quelle accattivanti cataste di banane ben allineate nel reparto frutta dei supermercati? Nascondono le condizioni di vita di operai per lo più semi analfabeti, sfruttati e costretti a lavorare in condizioni non molto diverse da quelle degli schiavi nelle famigerate piantagioni di cotone. Continuamente a contatto diretto con  i pericolosissimi pesticidi, si stima che oltre 10.000 lavoratori del solo Nicaragua siano stati danneggiati gravemente da questa continua esposizione..

Gli eventi successivi al completamento del film e i preparativi per la sua uscita nel circuito dei festival sarebbero di per sé degni di un documentario. Dole Food ha cercato di impedire la proiezione del film accusando Gertten di diffamazione. Il regista ha rivendicato il suo diritto alla libertà di espressione, ma ciò non ha impedito a Dole di intraprendere un’azione legale. Solo dopo che il parlamento svedese ha espresso preoccupazione per i tentativi dell’azienda frutticola di  imporre la censura ha ritirato la denuncia. Il documentario è disponibile su Netflix.

[di Federico Mels Colloredo]

Siccità: al via stato di emergenza e razionamenti nel nord Italia

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A causa dell’aggravarsi della siccità nel nord Italia, diversi comuni hanno già dato il via al razionamento dell’acqua, mentre sembra essere sempre più vicina la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e l’entrata in campo della protezione civile. A chiederlo sono infatti state le Regioni al Governo, durante una conferenza tenutasi nella giornata di ieri alla quale ha partecipato anche il capo del dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio. «Stiamo ragionando sui parametri tecnici per andare incontro alle richieste del territorio», ha affermato quest’ultimo al termine dell’incontro, sottolineando altresì che siano attesi ancora periodi di siccità non essendo prevista alcuna inversione di tendenza dal punto di vista meteorologico. «Si sta lavorando per definire quali sono le attività che seguono allo stato d’emergenza», che «non è un’idea, ma una serie di azioni che vanno fatte» e per le quali «stiamo lavorando».

Dal canto suo, anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha fatto intendere che la proclamazione dello stato di emergenza sia molto più che un’ipotesi. «Sullo stato di emergenza nazionale ci stiamo confrontando con la Protezione Civile, penso che su questo assieme a Curcio arriveremo a una soluzione nella quale si individuino in modo puntuale i criteri per la dichiarazione dello stesso e soprattutto gli interventi che si possono fare», ha infatti dichiarato Fedriga in seguito all’incontro.

Nel frattempo, tuttavia, come anticipato alcuni comuni del nord sono già corsi ai ripari. Nei giorni scorsi infatti il Comune di La Salle, in Valle d’Aosta, ha disposto fino alla fine dell’emergenza il divieto di utilizzo dell’acqua potabile erogata da “allacciamenti ad uso domestico” in tutto il territorio per “uso diverso da quello alimentare e igienico sanitario”. Inoltre a Ronzo-Chienis, un comune italiano della provincia di Trento, tramite un’ordinanza firmata dal sindaco Gianni Carotta è stata sospesa a decorrere dalla giornata di martedì 21 giugno – e fino a quando non verrà revocato il provvedimento – la fornitura di acqua potabile dalle ore 23.00 alle ore 06.00. Infine, ad essere interessati da provvedimenti del genere sono stati anche alcuni comuni della Valcamonica, tra cui ad esempio quello di Piancogno. Come riportato dai media locali, infatti, il comune già da maggio sta chiudendo i rubinetti dalle ore 24:00 alle ore 7:00 ed al fine di consentire l’accumulo necessario sono stati previsti anche aiuti dalle autobotti dei vigili del fuoco e dal collegamento con l’acquedotto di Ossimo. Del resto, le autobotti negli scorsi giorni sono entrate in azione in diversi Comuni non solo della Lombardia ma anche del Piemonte, tra le regioni più interessate dal fenomeno.

Detto questo, però, è doveroso sottolineare che il consumo delle risorse idriche è legato soprattutto alle attività dell’industria e dell’agricoltura, mentre il settore civile influisce in maniera minore. Come mostrato da un rapporto del Politecnico di Milano del 2018, infatti, in Italia l’agricoltura è responsabile del 43,02% del prelievo di acqua, l’industria del 20,47% ed il settore civile solo del 14,24%. Un ruolo importante tuttavia lo rivestono anche le perdite, responsabili del 22,27% del prelievo, che nel settore civile ammontano all’87% dei consumi.

[di Raffaele De Luca]

Arrivati in Ucraina i sistemi missilistici americani HIMARS

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Il ministro della Difesa ucraino Alexey Reznikov ha affermato nella giornata di oggi che le armi HIMARS (High Mobility Artillery Rocket System) prodotte dagli Stati Uniti sono state consegnate in territorio ucraino. «Gli HIMARS sono arrivati ​​in Ucraina. Grazie al mio omologo e amico [Segretario alla Difesa degli Stati Uniti] Lloyd Austin per questi potenti strumenti» ha scritto su Twitter. I missili HIMARS sono sistemi a razzo in grado di colpire bersagli a una distanza massima di 80 km e rientrano nel nuovo ampio pacchetto di aiuti militari annunciato lo scorso primo giugno dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

Educazione civica: dove la scuola si tira indietro

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«L’educazione civica si propone di soddisfare l’esigenza che tra Scuola e Vita si creino rapporti di mutua collaborazione. L’opinione pubblica avverte imperiosamente, se pur confusamente, l’esigenza che la Vita venga a fecondare la cultura scolastica, e che la Scuola acquisti nuova virtù espansiva, aprendo verso le forme e le strutture della Vita associata». Si apriva così lo storico Decreto emanato nel giugno del 1958 dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro, che per la prima volta introdusse l’educazione civica nelle scuole medie e superiori del Paese. Nel suo dettato si legge che «ogni insegnante, prima di essere docente della sua materia, ha da essere eccitatore di moti di coscienza morale e sociale; se pure è vero, quindi, che l’educazione civica ha da essere presente in ogni insegnamento, l’opportunità evidente di una sintesi organica consiglia di dare ad essa un quadro didattico, e perciò di indicare orario e programmi». Fu questo l’inizio della lunga e tortuosa storiadella materia più sottovalutata del panorama scolastico italiano.

Una materia a metà

Col Decreto Moro, le due ore mensili di educazione civica vennero affidate al professore di Storia, Italiano e Geografia, conservando comunque un valore interdisciplinare, senza la previsione di una valutazione. Eppure, per ragioni economiche, arrivò molto presto una battuta d’arresto e, nei decenni  successivi, la normativa subì svariate modifiche: nel 1979 fu reintrodotta ma soltanto per le scuole medie, mentre approderà sotto il nome di “Studi Sociali” nel programma della Scuola Primaria nel 1985. La Legge 53/2003, poi, sarà declinata come educazione ai principi fondamentali di convivenza civile.

Il vero cambio di marcia, però, si verificò nel 2010/2011, quando, dopo due anni di sperimentazione, l’educazione civica si trasformò in “Cittadinanza e Costituzione” e venne estesa a tutti gli istituti di qualsiasi ordine e grado. Comprendeva cinque filoni fondamentali: l’educazione ambientale, l’educazione stradale, l’educazione sanitaria, l’educazione alimentare e la Costituzione italiana. Per le superiori, il percorso didattico si sviluppava nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale. Eppure, per molti
istituti, essa ha costituito per anni una sorta di impalpabile materia-fantasma.

L’Educazione Civica oggi

La Legge 92/2019 (“Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica”) ha reso obbligatoria la materia dell’Educazione Civica in tutti gli ordini scolastici a partire dall’a.s. 2020/21. Le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica inviate dal Ministero dell’istruzione alle scuole nell’estate del 2020, ne hanno individuato i tre assi portanti: lo studio della Costituzione, lo sviluppo sostenibile e la cittadinanza digitale.

Un passo in avanti rispetto al confuso e incompleto impianto precedente? Sicuramente sì, ma, come molti insegnanti rilevano, permangono macroscopiche perplessità in merito alla sua applicazione pratica. Rappresenta un grande punto di debolezza, in primis, il fatto che l’introduzione obbligatoria della materia, che prevede un voto autonomo in pagella, non sia stata accompagnata dall’istituzione di una cattedra a sé né dall’inserimento di un’ora aggiuntiva ad essa dedicata all’interno del programma settimanale. La sua applicazione è affidata alla discrezionalità del singolo consiglio di classe: la materia entra in maniera trasversale negli insegnamenti e, di caso in caso, si è chiamati a decidere come spalmare le 33 ore previste all’interno di un calendario didattico che resta, di fatto, quello “canonico”. Da questo punto di vista, dunque, non solo ogni indirizzo, ma addirittura ogni classe rappresenta un microcosmo che sceglie in autonomia come affrontare la questione. Un secondo grande problema è costituito, poi, dalla mancanza di formazione per i docenti. I quali, dunque, sono quasi sempre chiamati a ‘tappare i buchi’ sfruttando le loro (eventuali e non richieste) competenze extra-curriculari per toccare le tre macro-aree individuate dalle Linee guida. Molto spesso, a causa di un’auto-percepita inadempienza o, in alternativa, per l’eventuale (e meritevole, se ben sfruttata) propensione ad aprire la scuola alle grandi questioni del mondo esterno, gli insegnanti decidono di avvalersi di collaboratori estranei al circuito scolastico, al fine di sfruttare le loro specifiche competenze. Parliamo di esperti di politiche ambientali, fact-checker, studiosi di terrorismo, criminalità organizzata, politica internazionale e via discorrendo. Con l’ovvia conseguenza che le scuole più ricche, mettendo sul tavolo risorse importanti, possono permettersi di pagare esperti esterni e portarli dietro alle loro cattedre, mentre istituti più poveri devono accontentarsi di “fare di necessità virtù”, sacrificando spesso la trattazione di almeno una delle macro-aree previste (per il cui approfondimento, in ogni caso, le 33 ore individuate dalla norma sembrano davvero poche). Insomma, gli elementi della frammentarietà, della discrezionalità e della iniquità inceppano il meccanismo, disinnescandone i potenziali effetti benefici.

Lotta alla Mafia: assente

“Il contesto storico-sociale nel quale la scuola italiana si trova attualmente ad operare richiede da parte di tutti gli operatori scolastici una sempre più rigorosa e puntuale attenzione per alcuni aspetti assai preoccupanti delle vicende nazionali, che sembrano registrare una obiettiva diminuzione della consapevolezza del valore della legalità”: infatti, “la lotta alla mafia e alle altre forme di criminalità organizzata costituisce un’occasione decisiva per la difesa delle istituzioni democratiche”. Questo il contenuto della Circolare Iervolino del 1993, che afferma che “l’importanza del tema richiede un impegno prioritario da parte dei capi d’istituto volto a promuovere, coordinare e realizzare le iniziative sollecitate” e che “spetta ai docenti arricchirle con l’offerta della loro passione educativa e della loro professionalità”, poiché “al carattere organizzativo della criminalità può rispondersi soltanto con una azione altrettanto organica e continuativa”. A tale finalità, il documento evoca l’organizzazione di “attività centrali e locali di aggiornamento e di formazione dei docenti” al fine di “coinvolgere non soltanto i docenti delle discipline che potrebbero apparire istituzionalmente vocate a specifiche responsabilità educative in questo campo, ma anche tutti i docenti che siano comunque disponibili ad assumere particolari responsabilità promozionali”. I destinatari della circolare furono avvertiti del fatto che sarebbero stati effettuati “interventi, in corso di predisposizione, per realizzare una verifica delle azioni intraprese dalle singole scuole”. Alla prova dei fatti, però, al netto del lodevole impegno di insegnanti “illuminati” e controcorrente, il dettato di questa circolare è stato completamente disatteso.

Nel 2006, poi, furono stilate le Linee di Indirizzo del Ministro Giuseppe Fioroni, presentate il 23 Maggio dell’anno successivo in occasione della ricorrenza della strage di Capaci. Nel programma si legge che, dal momento che “il fenomeno mafioso è presente, anche se in modo diverso, in tutto il Paese”, allora “l’Educazione alla Legalità finalizzata alla lotta alle mafie dovrà offrire strumenti per la comprensione delle loro differenti connotazioni nelle diverse aree geografiche del territorio nazionale”, offrendo “modelli di comportamento e di vita alternativa agli stili mafiosi che hanno presa sul mondo giovanile”. Ottime premesse, che però non sfociarono in nulla di concreto.

Cosa stiamo aspettando?

Ci lamentiamo spesso di come una percentuale importante dei nostri ragazzi, una volta completato il ciclo scolastico, non abbia sviluppato un’adeguata coscienza sociale, istituzionale e politica, né gli strumenti necessari a barcamenarsi con cognizione di causa nell’ibrido e problematico ecosistema mediatico in cui la società odierna è innestata. Ci chiediamo allora se non sia arrivato il momento di imparare dagli errori del passato. Quanto tempo ci vorrà ancora per equiparare qualitativamente l’educazione civica, istituendo per ogni indirizzo scolastico una cattedra ad essa esclusivamente riservata, alle altre materie ufficiali? Quando la sua trattazione potrà essere fruita nella cornice di un monte ore consistente, in modo tale da avere il tempo di condurre organicamente per mano i ragazzi nello sfidante percorso a tappe scandito dai principi fondamentali della costituzione e dai fatti più salienti della storia recente del nostro Paese e del nostro mondo? Siamo stati abituati ad un sistema scolastico che, nel migliore dei casi, formava studenti, spesso anche molto preparati. Ma è giunto il momento di andare oltre: per crescere nei meandri della vita associata, non basta avere buone carte da giocare. Serve, in primis, essere cittadini consapevoli e sviluppare lo spirito critico. Su questo la scuola non può tirarsi indietro: deve, al contrario, giocare il ruolo più importante.

[di Stefano Baudino]

È nata la rete italiana delle città contro il proibizionismo

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Le amministrazioni locali di alcune grandi città italiane, tra cui Roma, Napoli, Bari, Milano e Torino, hanno dato vita alla “Rete delle città italiane per una politica innovativa sulle droghe”, che già si è dotata di un proprio manifesto che chiede di cambiare l’approccio adottato nei confronti delle sostanze e dei cittadini che le consumano, abbandonando il proibizionismo e un atteggiamento politico che continua a vedere nell’uso di droghe in problema di ordine pubblico piuttosto che una questione sociale.

 

Quello della dipendenza, secondo la Rete antiproibizionista, è un fenomeno “ampio, diffuso, complesso e radicato”, che più che represso va regolamentato e affrontato rimettendo al centro le persone e le loro fragilità, tornando ad investire nelle pratiche di riduzione del danno.

Il “manifesto”, siglato al momento dalla Consigliera della Città metropolitana di Roma, Tiziana Biolghini, e dagli assessori Lamberto Bertolé (Milano), Francesca Bottalico (Bari), Luca Rizzo Nervo (Bologna), Jacopo Rosatelli (Torino), Luca Trapanese (Napoli), si pone l’obiettivo di “sperimentare modelli di regolazione sociale dei fenomeni del consumo, di mediazione sociale per garantire accessibilità e vivibilità dello spazio urbano per tutti, di politiche centrate sulla promozione della salute e sui diritti”.

Di fatto il senso profondo è, oltre a quello che abbiamo già detto, trattare in modo diverso chi assume le sostanze e differenziare tra loro le diverse sostanze (evitando di accomunare, per esempio, la cannabis agli oppioidi): questo aiuterebbe a trovare una risposta efficace per ogni singolo caso, senza generalizzare o creare stigmi. “La doppia lettura del consumo di droghe, fino ad oggi prevalente, in termini di devianza e patologia si è rivelata del tutto inadeguata a nuova una lettura del fenomeno, che non consente né di comprendere né di gestire”.

Gli amministratori pubblici firmatari sottolineano che non mettono in discussione “il contrasto allo spaccio e alla criminalità, che competono alle forze di polizia” ma chiedono che all’approccio poliziesco si aggiungano “interventi integrati per evitare che chi consuma sostanze entri in un cono d’ombra dove le alternative sono solo o il carcere o l’emarginazione estrema”.

Le “tattiche” utilizzare fino ad ora, infatti, e che spesso hanno previsto una risposta penale e repressiva nei confronti degli utilizzatori di sostanze, non sembrano aver funzionato (anzi, in molti casi ha dato risultati contrari). L’errore è cercare di trattare un fenomeno complesso con una giurisdizione “semplice” e univoca. E in questo le città anti-proibizioniste puntano invece fare da apripista, perché sono loro a dover gestire, prima di tutti, situazioni come “la movida serale e i rave”. Le comunità si evolvono, e con esse l’utilizzo di sostanze. Negli ultimi anni, ad esempio, da una parte si sono moltiplicate sul mercato le sostanze psicoattive, usate tra diverse fasce di cittadini, sin dalla giovane età. Dall’altra, “si è complicata la realtà, e i rischi connessi, delle persone socialmente emarginate che consumano droghe, la cui condizione è segnata dai processi di impoverimento che investono le nostre città”.

[di Gloria Ferrari]

 

Ucraina e Moldavia verso l’ottenimento dello status di candidati UE

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Il parlamento europeo oggi ha approvato con 529 voti a favore, 45 contrari e 14 astenuti la relazione in cui chiede di concedere immediatamente lo status di Paese candidato Ue all’Ucraina ed alla Moldavia. Si sta valutando di concedere lo status anche alla Georgia, una volta che avrà completato le riforme necessarie. Secondo i deputati europei, questa decisione darebbe prova di leadership, determinazione e lungimiranza, anche se affermano che «non esiste una procedura accelerata per l’adesione all’Ue», in quanto questa «resta un processo strutturato e basato sul merito». Il capo dell’amministrazione presidenziale ucraina, Andriy Yermak, ha ricordato che «l’obiettivo chiaro è la piena adesione all’Unione europea, una procedura che potrebbe tuttavia richiedere anni».

Germania, si passa all’allarme nel piano di emergenza sul gas

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La Germania attiva l’allarme nel piano di emergenza sul gas, il secondo dei tre livelli di gravità. La decisione, concordata nel governo di Olaf Scholz, è stata comunicata dal ministero dell’Economia e del Clima guidato dal verde Robert Habeck, che ha definito il gas in Germania come una risorsa ormai rara. «Al momento l’approvvigionamento è garantito, ma dobbiamo ridurre l’uso del gas già d’estate, perché l’estate è ingannevole. L’inverno arriva e dobbiamo riempire i depositi, con i prezzi già alti e nuovi aumenti in arrivo. Ci sarà uno sforzo nazionale», ha infine aggiunto.