domenica 25 Settembre 2022

La lotta delle comunità indonesiane contro l’estrazione mineraria

In Indonesia c’è una piccola comunità che non si arrende alla prepotenza delle multinazionali estrattive: i residenti di Sangihe, l’isola principale dell’omonimo arcipelago, hanno deciso di presentare ricorso dopo che un tribunale ha dato il via libera all’estrazione di oro sul loro territorio per mano di diverse società.

Nella sentenza, che risale al 20 aprile, il tribunale di Jakarta ha sostanzialmente affermato di “non avere giurisdizione per decidere sul caso”. Eppure, come riferiscono invece gli abitanti dell’isola, dopo la causa indetta nell’agosto del 2021, i giudici si erano recati personalmente in loco per toccare con mano i danni che un intervento estrattivo del genere avrebbe causato.

“Se i giudici si fossero presi la briga di guardare sul serio, si sarebbero accorti chiaramente delle violazioni contenute nei contratti emessi dal Ministero dell’energia e delle risorse minerarie”, ribadiscono i residenti. Quali società si dovrebbero occupare dell’estrazione dell’oro?

Più che di un’unica società, dovremmo parlare piuttosto di una corporazione di imprese, che vede la collaborazione della PT Tambang Mas Sangihe (TMS), collegata alla Baru Gold Corp. con sede in Canada con tre società indonesiane. Insieme, secondo l’ultima versione del contratto, sono autorizzate a estrarre oro fino al 2054 – quasi il doppio del massimo di 20 anni previsto dalla legge mineraria del 2020 -.

Una decisione su cui si discuteva già dal 2009 e che in realtà è in contrasto con la legge locale 27/2007, secondo cui “nessuno è autorizzato a sfruttare i minerali sulle isole con una superficie inferiore a 2mila metri quadrati”: Sangihe ne ha poco più di 500. Ma affinché il contratto possa considerarsi lecito, mancano ancora alcuni punti. L’accordo infatti è stato emesso senza che la società abbia ottenuto alcuni essenziali permessi, tra cui quello del Ministero degli affari marittimi e della pesca e quello del Ministero dell’Ambiente e delle Foreste, previsto quando si estrae all’interno di un’area forestale.

Che cosa significherebbe per l’isola dover sopportare continue estrazioni almeno per i prossimi 30 anni?

Il sito minerario interessato dalle concessioni governative occupa un’area di 42.000 ettari, equivalente cioè a mezza New York. Per l’arcipelago si traduce invece nell’occupazione di 80 villaggi cittadini, distribuiti in un territorio grande poco più del lago di Garda. L’isola è principalmente conosciuta (oltre che per la presenza di un vulcano abbastanza attivo) per le sue riserve di oro – scoperte nel 1986 –  e di argento, localizzate soprattutto nella parte sud-orientale.

Quantitativamente parlando, oggi si stima che nell’area ci siano oltre 3000 kg di oro, a cui si aggiungono più di un milione di once di argento. Quanto è importante l’isola per chi ci vive? “Se le nostre terre potranno essere sfruttate, saranno distrutte. La foresta protetta di Sahendarumang ha una funzione molto importante per la nostra economia”, ha ribadito una residente.

Nella zona, infatti, nascono 70 tra fiumi e affluenti, fondamentali per le attività agricole e per il bestiame. La coltivazione, in particolare, è la fonte primaria di approvvigionamento e sostentamento. Non è meno importante la pesca, che potrebbe essere del tutto intaccata dagli scarichi provenienti dalle attività estrattive – che tra l’altro, a loro volta, necessitano di molta acqua -. Inoltre la sopra citata foresta di Sahendarumang è anche l’habitat di 10 specie di uccelli in pericolo di estinzione e che, privati della loro casa, avrebbero un’altissima probabilità di morire.

“Non c’è modo di cercare l’oro attraverso l’estrazione a cielo aperto in un’area forestale senza alterare la funzione principale di quell’area forestale. Per estrarre l’oro da 42.000 ettari di superficie nell’isola di Sangihe, tutti gli alberi dovrebbero essere prima abbattuti”.

Questo non solo metterebbe a rischio la vita di tutte le specie presenti sul territorio, ma anche degli stessi abitanti. L’economia della comunità locale si troverebbe in ginocchio e, pur di procedere nei loro intenti, le società potrebbero utilizzare metodi poco leciti. È ancora un mistero, ad esempio, la morte di Helmud Hontong, un funzionario politico locale che si è fortemente opposto al progetto minerario fin dall’inizio. L’uomo è deceduto durante un volo che lo stava portando da Bali a Makassar “perdendo conoscenza durante il viaggio fino alla morte”. Eppure, secondo i testimoni, all’imbarco si trovava in buona salute. Nonostante la richiesta da parte dei gruppi ambientalisti e per i diritti umani di aprire un’indagine indipendente, al momento la sua morte è ancora accomunata ad un improvviso malore.

[di Gloria Ferrari]

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