venerdì 7 Ottobre 2022

Il COPASIR autorizza il governo a mantenere segreta la lista delle armi inviate a Kiev

Il COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) ha autorizzato nelle scorse ore il governo a mantenere segreta la lista del materiale bellico da inviare a Kiev. Come accaduto lo scorso marzo, in occasione del primo invio di armi all’Ucraina, i dettagli degli aiuti militari non saranno divulgati né ai cittadini né ai parlamentari. Dato il ricorso al decreto interministeriale, atto amministrativo e fonte secondaria del diritto, l’esecutivo non dovrà tener conto del voto del Parlamento per poter procedere, facendo esclusivo riferimento alla norma che ha prescritto il decreto: la legge 5 aprile 2022, n.28, nata non su iniziativa parlamentare ma governativa, essendo di conversione del decreto-legge 25 febbraio 2022, n.14, recante “Disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina” e caratterizzato dalla questione di fiducia posta dall’esecutivo.

La decisione del COPASIR è stata resa nota dal suo presidente, il senatore Adolfo Urso (FI), subito dopo l’audizione del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che nella giornata di ieri ha fatto il punto della situazione anche alla luce della riunione del “Gruppo di Consultazione per il supporto all’Ucraina” organizzato dal segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd James Austin, al quale hanno preso parte i rappresentanti di più di 40 Paesi, anche extra-europei, della Nato e dell’Ue. Nei giorni scorsi, Adolfo Urso aveva spiegato i motivi della non pubblicità delle prime armi inviate a Kiev, affermando che la lista venne secretata «per non mettere a rischio il nostro paese e per non informare colui che sta aggredendo il popolo ucraino su quello che gli stiamo fornendo». Il ricorso al decreto ministeriale e la successiva autorizzazione del COPASIR alimentano le tensioni in maggioranza. La capogruppo del M5S al Senato, Maria Domenica Castellone, aveva infatti chiesto al governo Draghi di informare il parlamento sulle armi da destinare all’Ucraina, oltre alle iniziative diplomatiche in atto, in accordo alla nuova linea dettata dal leader Giuseppe Conte. «Vogliamo che Draghi e il ministro della Difesa vengano in Parlamento e ci sia un chiarimento dell’indirizzo politico». Il nostro obiettivo è quello di «affermare nei contesti internazionali che non vogliamo un’escalation militare, quindi armamenti sempre più pesanti», ha dichiarato Conte durante un intervento alla trasmissione Piazzapulita.

[Di Salvatore Toscano]

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