Nella giornata di oggi, durante la Conferenza internazionale dei donatori in corso a Varsavia, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha affermato che l’Ue metterà a disposizione altri 200 milioni di euro in aiuti umanitari per l’Ucraina. «Con questo nuovo impegno diciamo al popolo ucraino: la vostra battaglia è la nostra battaglia, siamo con voi», ha dichiarato a tal proposito la Presidente.
Tutti i mattoni di DNA necessari alla vita sono stati rintracciati su dei meteoriti
Sono stati rintracciati i costituenti base del DNA su alcuni meteoriti: una scoperta che fornisce importantissimi dati per comprendere le nostre origini. È stato un team di ricercatori giapponesi che, in collaborazione con la NASA, ha rilevato le unità di base dell’acido desossiribonucleico, analizzando alcuni meteoriti che si sono schiantati sulla Terra. Quelle ritrovate sono tutte e 5 basi azotate del dna e dell’rna considerate la base per il possibile sviluppo di una forma di vita. Una scoperta che potrebbe rappresentare una conferma di quella che fino ad oggi era solo una suggestione scientifica: la teoria della panspermia, una ipotesi che suggerisce che “i semi” della vita siano sparsi in tutto l’Universo, e che la vita sulla Terra sia iniziata proprio con l’arrivo di questi semi sul suolo tramite schianti di meteoriti e il loro successivo sviluppo. Una ipotesi antichissima, che trae origine dalle idee del filosofo greco Anassagora, vissuto nel quinto secolo avanti Cristo.
Nonostante l’origine della vita sulla Terra sia un argomento ricco di mistero e incertezza e, pertanto, molto dibattuto, è certo che il DNA abbia giocato un ruolo cruciale. L’acido deossiribonucleico ha una struttura che ricorda quella di una scala a chiocciola, la cui ossatura è formata da una catena di gruppi zucchero-fosfati, mentre i gradini sono composti da coppie di basi azotate che, combaciando tra loro, creano i “pioli” della doppia elica. Queste basi si chiamano adenina, guanina, citosina e timina. Se le prime due erano state individuate nei meteoriti già negli anni ’60, mancavano all’appello le altre. Gli scienziati ci sono riusciti grazie a particolari tecniche che prevedono la liquefazione della polvere del meteorite. Nello specifico, questi hanno ridotto in polvere due grammi di ciascun campione spaziale e aggiunto acqua, prima di usare gli ultrasuoni per stratificare le particelle. Infine, con la spettrometria di massa – tecnica analitica applicata per l’identificazione di sostanze sconosciute – hanno individuato i composti in base al loro peso molecolare.
Sono stati analizzati quattro campioni prelevati dai meteoriti di Murray, Murchison e del Lago Tagish. Il primo precipitò nel Kentucky nel 1950, il secondo in Australia nel 1969, e il terzo nella Columbia Britannica (Canada) nel 2000. Tutti e tre i corpi celesti provengono da rocce spaziali estremamente antiche, di 5 o 4,5 miliardi di anni fa. Durante le ricerche, oltre a riscontrare le basi azotate – compresa l’uracile presente nell’RNA -, gli scienziati hanno misurato più di una dozzina di altri composti legati alla vita, inclusi gli isomeri delle basi azotate, ovvero molecole caratterizzate dalle stesse formule chimiche delle loro basi associate, ma con un’organizzazione diversa dei composti. Alcuni di questi isomeri sono stati ritrovati nelle rocce spaziali ma non nel suolo, il che potrebbe far supporre che i composti siano davvero arrivati sulla Terra dallo Spazio. Secondo gli esperti i mattoni del DNA potrebbero essere stati portati sul nostro pianeta durante l’Intenso bombardamento tardivo (Late Heavy Bombardment), un periodo tra i 4 e i 3,8 miliardi di anni fa che vide un gran numero di impatti di meteoriti sulla Luna e sui pianeti rocciosi del sistema solare. I più antichi fossili di microrganismi terrestri sui quali ci sia accordo scientifico, infatti, risalgono a 3,4 miliardi di anni fa.
[di Eugenia Greco]
Colombia, il barone della droga “Otoniel” estradato negli USA
Dairo Antonio Usuga, soprannominato “Otoniel”, è il più grande trafficante di droga della Colombia. Ieri è stato estradato negli Stati Uniti: ad annunciarlo è il presidente colombiano, Iván Duque, sul suo profilo Twitter. Il massimo capo dell’organizzazione di narcotraffico Clan del Golfo era stato arrestato il 23 ottobre scorso (dopo 7 anni di ricerche) nel nord-ovest del paese, nei pressi del confine con Panama, durante una vasta operazione militare. Ad aprile, la Corte suprema colombiana ha approvato la sua estradizione, richiesta dagli Stati Uniti.
Commissione Esteri: la maggioranza forza le dimissioni del presidente “filorusso” Petrocelli
In poco meno di 24 ore, tra il 3 e il 4 maggio, tutti i componenti della Commissione Esteri del Senato si sono dimessi. L’obiettivo dichiarato è quello di obbligare alle dimissioni il presidente della Commissione Vito Petrocelli, senatore contrario all’invio delle armi a Kiev e accusato di essere un sostenitore di Putin in seguito a un tweet del 25 aprile, in cui aveva scritto: “Buona liberaZione”, con la Z (simbolo delle forze militari russe in Ucraina) maiuscola. A qualche ora dalla dichiarazione via social è arrivata anche l’espulsione dal suo partito, il Movimento 5 Stelle.
Nel tardo pomeriggio del 3 maggio, Laura Garavini (Italia Viva) si è dimessa dal proprio incarico, dando il via all’effetto domino che ha portato alle dimissioni collettive dei componenti della Commissione Esteri del Senato: prima i rappresentanti del Pd, poi la Lega e infine le altre forze politiche. Alternativa, partito d’opposizione presente in Parlamento, ha commentato scrivendo in una nota che “la prepotenza della maggioranza e del governo che vogliono usare ed abusare del Parlamento a loro piacimento ormai non ha limite”. Tony Iwoby, il capogruppo leghista in Commissione, ha invece dichiarato: «La affari esteri deve lavorare a pieno regime e deve essere in grado di affrontare le delicate questioni che quotidianamente vanno dipanate. La Commissione non merita di rimanere ostaggio di un presidente sfiduciato che ne impedisce la piena funzionalità». L’azione dei parlamentari ha seguito la richiesta formale di dimissioni rivolta a Petrocelli, a cui il senatore aveva risposto in un’intervista all’Agi: «Non mi dimetto perché sento di rappresentare la nostra Costituzione, la volontà della maggioranza degli italiani che non hanno più partiti che la rappresentino in Parlamento». Petrocelli ha poi ribadito la propria posizione sull’invio di armi a Kiev, spingendo sulla divulgazione in Parlamento da parte del governo circa le forniture spedite (in parte finite in mano russa) e l’impegno militare intrapreso dal nostro paese. Dopo aver definito il suo tweet una provocazione, l’ex senatore M5S ha dichiarato: «Ho profondo rispetto del 25 aprile. Vederla trasformata in una operazione di marketing bellico con bandiere Nato e slogan dei neo-nazisti ucraini rappresenta una vergogna incancellabile per chi lo ha permesso».
Infine, Petrocelli ha sottolineato l’importanza del ruolo della diplomazia, lasciata a se stessa nelle ultime settimane a favore dell’escalation verbale tra le potenze. Da più di due mesi le richieste della Russia ai tavoli dei negoziati non sono cambiate: denazificazione, smilitarizzazione, neutralità, Crimea russa e status di autonomia per il Donbass. «L’Europa ha il dovere morale di sedersi a quei tavoli, difendere la sovranità e indipendenza dell’Ucraina, trattare per bloccare l’escalation apocalittica che gli Stati Uniti hanno cercato e imposto. L’Ue non lo sta facendo e l’Italia, purtroppo, ha da subito preso le stesse posizioni del governo di estrema destra polacco piuttosto che quelle più moderate di Francia e Germania».
[Di Salvatore Toscano]
Il Governo della “transizione” spinge su nuovi rigassificatori e inceneritori
Il governo, attraverso un decreto legge approvato lunedì scorso, ha dato il via libera a delle nuove figure istituzionali: dei commissari per i rigassificatori e per gli inceneritori. Nulla di simile, invece, è stato pensato per guidare l’indispensabile sviluppo delle energie rinnovabili. Nel mentre, per fronte alla crisi energetica, si punta però a far lavorare a pieno regime 4 centrali a carbone, il più impattante tra i combustibili fossili. Eppure il decreto legge, varato “in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché di politiche sociali e di crisi in ucraina”, dovrebbe portare – come spiegato dallo stesso Premier Mario a Draghi – a numerose liberalizzazioni e semplificazioni volte ad accelerare la transizione ecologica.
Ma sul fronte delle rinnovabili non sembra sia stato fatto un decisivo passo in avanti. Al contrario, per ospitare il Gas Naturale Liquefatto degli Stati Uniti – che di sostenibile ha poco o niente – è stata pensata perfino una figura ad hoc. Il governo ha infatti stabilito che «saranno nominati uno o più Commissari straordinari da dedicare alle opere finalizzate all’incremento della capacità di rigassificazione nazionale e alla realizzazione di nuove unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione, nonché le connesse infrastrutture». Secondo Palazzo Chigi, si tratta di «interventi di pubblica utilità, indifferibili e urgenti». Ma l’urgenza non era abbandonare, immediatamente, ogni fonte fossile? A quanto pare la crisi energetica, per ora, batte la crisi climatica. Discorso a parte va invece fatto per la decisione, prevista dal medesimo decreto, di istituire dei commissari per l’incenerimento dei rifiuti. Anzi, un commissario: per la precisione, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. ln questo modo, il primo cittadino della Capitale potrà operare in deroga al Piano rifiuti della Regione Lazio, andando a gestire direttamente i rifiuti della città, regolamentando le attività di gestione, elaborando il piano per la bonifica delle aree inquinate, nonché approvando i progetti di nuovi impianti (alias, il nuovo termovalorizzatore).
Per quanto apparentemente contraddittoria, quest’ultima misura, se non altro, potrebbe finalmente sbloccare l’annosa e drammatica situazione rifiuti romana. Di veramente irragionevole c’è altro. Come, ad esempio, il costruire in fretta e furia nuove infrastrutture da dedicare alla trasformazione di una fonte fossile proveniente dall’altra parte dell’oceano e impattante in ogni sfumatura del suo ciclo di vita. Oppure, sempre in nome della crisi energetica, il far lavorare a pieno regime 4 centrali a carbone che erano in via dismissione. «Una fase transitoria – dichiarano dai vertici – che durerà 12, massimo 24 mesi. Le centrali emetteranno più CO2, ma nel frattempo accelereremo così tanto con le rinnovabili che tali emissioni verranno presto compensate». Presto, quando? Non è dato saperlo. Nel frattempo, 170 GW di energia pulita da solare ed eolico restano al palo.
[di Simone Valeri]
Frontex, Parlamento UE si rifiuta di approvare il budget
Il Parlamento europeo ha rimandato a questo autunno il discarico del bilancio 2020 di Frontex, ovvero la procedura di verifica (e approvazione) delle spese effettuate, lanciando così un forte segnale politico nei confronti dell’agenzia. Tra le motivazioni figurano le indagini in corso sull’operato dell’agenzia da parte dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF). I deputati hanno dichiarato di non poter prendere una decisione informata riguardo la procedura di discarico in quanto non hanno ancora potuto leggere la relazione completa dell’indagine. Il capo di Frontex, Fabrice Leggeri, ha rassegnato le proprie dimissioni la scorsa settimana.
Giovanni Melillo: il nuovo procuratore antimafia non piace all’antimafia
Gratteri, il magistrato anti-‘ndrangheta più noto dello Stivale, sotto scorta dal 1989, è l’autore del Maxiprocesso alla mafia calabrese “Rinascita-Scott“, il più importante processo a un’organizzazione mafiosa dopo il Maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino contro gli uomini di Cosa Nostra.
Melillo è in magistratura dal 1985. Dopo un’esperienza come pretore a Barra e a Napoli, nel ’91 diviene sostituto procuratore del capoluogo campano. Nel 1999 viene collocato fuori ruolo come magistrato addetto al Segretariato generale della Presidenza della Repubblica. Dal 2001 al 2009 passa alla Direzione Nazionale Antimafia, dove lavora come sostituto. Nel 2009 torna a Napoli, svolgendo le funzioni di procuratore aggiunto. Dal 2014 è di nuovo fuori ruolo: diventa infatti capo di gabinetto del Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Nel 2017 è sostituito pg a Roma e, nell’estate dello stesso anno, viene nominato al vertice della procura di Napoli.
Nella discussione che ha anticipato il voto del Csm, Nino Di Matteo ha sottolineato la “maggiore e più spiccata idoneità allo scopo del procuratore Gratteri, il più idoneo a dare rinnovato slancio alla Direzione Nazionale Antimafia”. Per il giudice palermitano, bersaglio nel 2013 delle minacce di Totò Riina dalle mura del carcere di Opera, Gratteri è “uno dei magistrati più esposti al rischio. Sono state acquisiste notizie circostanziate di possibili attentati nei suoi confronti poiché in ambienti mafiosi ne percepiscono l’azione come un ostacolo e un pericolo concreto. In questa situazione una scelta eventualmente diversa suonerebbe inevitabilmente come una bocciatura del dottor Gratteri e non verrebbe compresa da quella parte di opinione pubblica ancora sensibile al tema della lotta alla mafia e agli occhi dei mafiosi risulterebbe come una presa di distanza istituzionale da un magistrato così esposto. Dobbiamo avvertire la responsabilità di non cadere negli errori che in passato, troppe volte, hanno tragicamente marchiato le scelte del Csm in tema di lotta alla mafia e che in certi casi hanno creato quelle condizioni di isolamento istituzionale che hanno costituito il terreno più fertile per omicidi e stragi“.
Anche Ardita, con parole molto nette, ha sottolineato l’importanza dell’appuntamento e la necessità “storica” della nomina di Gratteri come nuovo Procuratore Antimafia: “È come se la storia non ci avesse insegnato nulla. La tradizione del Csm è di essere organo abituato a deludere le aspirazioni professionali dei magistrati particolarmente esposti nel contrasto alla criminalità organizzata, finendo per contribuire indirettamente al loro isolamento. L’esclusione di Gratteri sarebbe non solo la bocciatura del suo impegno antimafia, ma un segnale devastante a tutto l’apparato istituzionale e al movimento culturale antimafia”.
Entrambi, senza citarlo testualmente, hanno evocato un episodio tristemente noto: la bocciatura di Giovanni Falcone, reduce dalla vittoria al Maxiprocesso e pronto a succedere ad Antonino Caponnetto come nuovo capo dell’ufficio istruzione al Tribunale di Palermo, da parte dei membri del Csm nel 1988. Allora, i componenti del plenum gli preferirono il magistrato Antonino Meli, la cui biografia era però scevra di esperienze professionali nel campo della lotta alla mafia.
Un paragone azzardato? Forse. Quel che è certo, senza nulla togliere a Melillo, è che a pochi giorni dal trentennale dalla morte di Giovanni Falcone, che fu l’ideatore della DNA, le frange più attente e attive del movimento antimafia, abituate a scorgere nei dettagli della memoria storica le stelle polari per la battaglia contro il potere mafioso, speravano in un esito ben diverso.
[di Stefano Baudino]
Decreto riaperture: la Camera approva la fiducia
La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto riaperture con 395 favorevoli e 46 contrari. Il provvedimento, su cui il governo ha posto la fiducia martedì scorso, passerà ora all’esame del Senato. Al suo interno sono contenute le “disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da Covid, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza”, che spaziano dall’utilizzo della mascherina all’obbligo vaccinale, passando per la didattica digitale integrata e la gestione dei casi di positività.
Mercoledì 4 maggio
7.00 – Zelensky (presidente Ucraina): nostro obiettivo è ripristinare integrità territoriale, Donbass incluso.
8.00 – Usa, proteste a New York e molte grandi città per il diritto all’aborto minacciato dalla Corte Suprema.
9.00 – Toscana, non si ferma la lotta contro la nuova base militare: centinaia a presidio di protesta.
9.30 – Italia, 19 piccole isole diventano laboratori di sostenibilità ecologica, stanziati i finanziamenti.
10.00 – UE approva nuove sanzioni a Mosca, ma embargo petrolio entrerà in vigore tra sei mesi per opposizioni di diversi paesi membri.
12.40 – Melillo nuovo procuratore nazionale Antimafia al posto di Gratteri, scontento delle associazioni antimafia.
13.50 – Mascherine, governo decide che resta obbligo in tutti i casi di “condivisione degli ambienti di lavoro, anche all’aperto”.
16.00 – Kharkiv, le forze ucraine espongono in strada cadaveri di soldati russi disponendoli a Z sulla strada, proteste di Mosca.
17.00 – A Firenze un Musigny Domaine Leroy del 2008 è stato battuto all’asta a 67.375 euro, record per una bottiglia di vino in Italia.
18.30 – Il Copasir effettuerà un approfondimento “sull’ingerenza straniera e sulla disinformazione” nei programmi d’informazione sulla guerra in Ucraina.
20.00 – Cina, sono 343 milioni in 46 città i cittadini obbligati in lockdown per l’aumento dei casi Covid.
21.00 – Ucraina, tregua ad acciaierie Azovstal per evacuare i civili, da domani per i prossimi tre giorni.








