giovedì 1 Dicembre 2022

Il Governo della “transizione” spinge su nuovi rigassificatori e inceneritori

Il governo, attraverso un decreto legge approvato lunedì scorso, ha dato il via libera a delle nuove figure istituzionali: dei commissari per i rigassificatori e per gli inceneritori. Nulla di simile, invece, è stato pensato per guidare l’indispensabile sviluppo delle energie rinnovabili. Nel mentre, per fronte alla crisi energetica, si punta però a far lavorare a pieno regime 4 centrali a carbone, il più impattante tra i combustibili fossili. Eppure il decreto legge, varato “in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché di politiche sociali e di crisi in ucraina”, dovrebbe portare – come spiegato dallo stesso Premier Mario a Draghi – a numerose liberalizzazioni e semplificazioni volte ad accelerare la transizione ecologica.

Ma sul fronte delle rinnovabili non sembra sia stato fatto un decisivo passo in avanti. Al contrario, per ospitare il Gas Naturale Liquefatto degli Stati Uniti – che di sostenibile ha poco o niente – è stata pensata perfino una figura ad hoc. Il governo ha infatti stabilito che «saranno nominati uno o più Commissari straordinari da dedicare alle opere finalizzate all’incremento della capacità di rigassificazione nazionale e alla realizzazione di nuove unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione, nonché le connesse infrastrutture». Secondo Palazzo Chigi, si tratta di «interventi di pubblica utilità, indifferibili e urgenti». Ma l’urgenza non era abbandonare, immediatamente, ogni fonte fossile? A quanto pare la crisi energetica, per ora, batte la crisi climatica. Discorso a parte va invece fatto per la decisione, prevista dal medesimo decreto, di istituire dei commissari per l’incenerimento dei rifiuti. Anzi, un commissario: per la precisione, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. ln questo modo, il primo cittadino della Capitale potrà operare in deroga al Piano rifiuti della Regione Lazio, andando a gestire direttamente i rifiuti della città, regolamentando le attività di gestione, elaborando il piano per la bonifica delle aree inquinate, nonché approvando i progetti di nuovi impianti (alias, il nuovo termovalorizzatore).

Per quanto apparentemente contraddittoria, quest’ultima misura, se non altro, potrebbe finalmente sbloccare l’annosa e drammatica situazione rifiuti romana. Di veramente irragionevole c’è altro. Come, ad esempio, il costruire in fretta e furia nuove infrastrutture da dedicare alla trasformazione di una fonte fossile proveniente dall’altra parte dell’oceano e impattante in ogni sfumatura del suo ciclo di vita. Oppure, sempre in nome della crisi energetica, il far lavorare a pieno regime 4 centrali a carbone che erano in via dismissione.  «Una fase transitoria – dichiarano dai vertici – che durerà 12, massimo 24 mesi. Le centrali emetteranno più CO2, ma nel frattempo accelereremo così tanto con le rinnovabili che tali emissioni verranno presto compensate». Presto, quando? Non è dato saperlo. Nel frattempo, 170 GW di energia pulita da solare ed eolico restano al palo.

[di Simone Valeri]

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4 Commenti

    • È come se con codesta scelta noi diventassimo un corpo in cui l’America pompa il sangue(il gas) è pur vero Che il problema è contingente . Cioè se rimaniamo senza gas Russo Siamo nella m…. Probabilmente è anche una scelta pragmatica.

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