sabato 21 Maggio 2022

Roma avrà un termovalorizzatore: nonostante le polemiche è una buona notizia

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha annunciato la realizzazione di un termovalorizzatore da 600mila tonnellate per la Capitale. Una mossa, a detta di molti, coraggiosa, che ha diviso gli schieramenti politici e scosso l’amministrazione regionale. L’impianto permetterà di abbattere del 90% l’attuale fabbisogno di discariche e, secondo quanto dichiarato, avrà un impatto ambientale praticamente nullo. «L’obiettivo – ha aggiunto il primo cittadino di Roma – è avere tempi rapidi, servono ovviamente alcuni anni ma vorremmo concludere il termovalorizzatore entro l’arco della consiliatura e possibilmente entro il Giubileo». Nel complesso, il Piano presentato comprende, oltre al termovalorizzatore, due biodigestori anaerobici, due impianti per la selezione ed il recupero di carta, cartone e plastica e nuovi centri di raccolta. In questo modo – spera la maggioranza capitolina – Roma potrà finalmente chiudere il ciclo dei rifiuti e mettersi al pari con le grandi capitali europee e le maggiori città italiane. Il tutto determinerà inoltre una riduzione delle emissioni del 44%, con un -15% per le emissioni su attività di trasporto, -18% sull’impiantistica e -99% sulle emissioni da discarica. Sarà poi possibile soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di 150.000 famiglie l’anno e di ridurre la Tari – la tassa sui rifiuti – di almeno il 20%, nonché di potenziare in misura significativa le attività di raccolta e di pulizia della città.

Come prevedibile, tuttavia, la decisione non è stata accolta positivamente da tutti. In primo luogo, c’è il no deciso della sinistra radicale, dei Verdi e del Movimento 5 Stelle. Poi, c’è la questione del Piano rifiuti regionale, il quale, espressamente, non prevede la realizzazione di alcun termovalorizzatore. Tuttavia, sebbene la gestione degli scarti urbani spetti alla Regione, il sindaco punta a sfruttare i suoi poteri speciali di commissario per il Giubileo per operare in deroga al suddetto Piano. Per quanto riguarda l’ubicazione dell’impianto non si sa ancora molto: qualche indiscrezione fa pensare alla zona di Santa Palomba, nell’estrema periferia sud della Capitale, ma nulla di certo. Marcata anche l’opposizione degli ambientalisti di Legambiente secondo cui la scelta è «totalmente sbagliata, contraria alle politiche ambientaliste e ai principi di sviluppo ecosostenibile ed economia circolare». Eppure, dati alla mano, la decisione avanzata da Gualtieri non sembra poi così assurda. L’impianto che si pensa di realizzare a Roma, infatti, sarà una struttura di ultima generazione che non ha nulla a che vedere con gli inceneritori di prima generazione. Gli impianti attuali recuperano, sotto forma di energia elettrica, l’85% del calore prodotto dalla combustione dei rifiuti, si tratta quindi di infrastrutture ad elevata efficienza energetica.

In termini di emissioni, invece, le cose sono un po’ diverse poiché nessuna combustione è esente dal rilascio di anidride carbonica. Tuttavia, vanno considerati diversi aspetti. Prima di tutto, va precisato, un termovalorizzatore è nel complesso meno impattante di una discarica, sia in termini di emissioni di gas serra che di inquinanti. Nella Capitale, anche se la raccolta differenziata arrivasse al 65%, sarebbe comunque necessaria una discarica dalle elevate capacità e, quindi, dall’elevato impatto ambientale. Mentre così, assicura il Sindaco, ne sarà necessaria solo una, piccola e di servizio, da 60mila tonnellate. «Nel trentennio 1990-2019 – evidenzia poi l’Informative inventory report Italy 2021 – a fronte di un incremento del quantitativo di rifiuti inceneriti, che è passato da circa 1,8 milioni di tonnellate del 1990 a circa 6 milioni nel 2021, si è avuto un forte calo del totale delle emissioni del settore incenerimento». In relazione agli obiettivi climatici, sebbene più sensata dell’ennesima discarica, chiaro è che quella del termovalorizzatore non sia l’opzione migliore. Ma anche qui è necessaria una precisazione. L’impianto, difatti, produrrà energia risparmiando le emissioni altrimenti prodotte dall’uso di combustibili fossili. Anche in un’ottica di mix energetico 100% rinnovabile, infatti, una quota del fabbisogno dovrà essere necessariamente coperta anche dalla combustione dei rifiuti. Ad ogni modo, in termini di emissioni climalteranti – secondo i dati di uno studio realizzato da diverse università italiane per conto di Utilitalia – il recupero energetico negli inceneritori ha un impatto 8 volte inferiore a quello di una discarica. L’incenerimento dei rifiuti comunque, è bene ribadirlo, non è un’opzione pienamente sostenibile e sulla sua effettiva sicurezza in termini di inquinamento atmosferico il dibattito è ancora aperto. Tuttavia, per una città notoriamente satura di scarti urbani, il cui fabbisogno per lo smaltimento di rifiuti oggi ammonta a 1.200 tonnellate al giorno, potrebbe non esserci altra alternativa rapidamente attuabile.

[di Simone Valeri]

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5 Commenti

  1. Cari lettori, sono Simone Valeri, l’autore dell’articolo. Senza entrare troppo nel merito della questione, ci tengo a precisare solamente una cosa: l’articolo non ha avuto l’intenzione di declinare i termovalorizzatori come impianti pienamente sostenibili e sicuri, bensì di analizzare lo stato dei fatti in relazione alle ben note criticità romane in materia di rifiuti. Alla luce dei dati attualmente disponibili, sembra verosimile che i termovalorizzatori siano quantomeno meno impattanti delle discariche, soprattutto se parliamo di impianti di ultima generazione. Al riguardo, è possibile trovare conferme in diversi studi scientifici sottoposti a revisione paritaria (ad esempio cercando ‘waste-to-energy’ e ‘landfill’ su Google scholar). Gli autori da lei citati, Luca, invece, non mi risulta abbiano pubblicato studi finalizzati a smentire la tesi di cui sopra. Qualora ce ne fossero, sarò però lieto di valutarli ed eventualmente aggiustare il tiro.

    Un caro saluto.

  2. ll primo principio della termodinamica, o principio di conservazione dell’energia, stabilisce che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
    Credere che per magia i rifiuti spariscano bruciati senza lasciare residui, solo perché non li si vede più e le centraline di controllo inquinanti non hanno una scala adeguata per rilevarli, è profondamente da ignoranti.

    Caro omonimo dell’autore, vinca la pigrizia e usi un semplice motore di ricerca per constatare quanto ho già scritto. (Se non lo vuole fare o non ne è in grado, non è un problema mio).

    D’altronde l’autore crede anche nell’efficacia e sicurezza dei vaccini Covid (vedasi forum de L’Indipendente), quindi non mi stupisce che, anche nel settore ambiente, si beva gli studi finanziati da coloro che hanno conflitti di interessi milionari.

  3. Che un termovalorizzatore, alias inceneritore, inquini meno di una discarica è falso.
    L’articolo è tendenzioso, a partire dal titolo.
    Sono più di 15 anni che il Dr. Stefano Montanari, la Dr.ssa Gatti e molti altri scienziati stanno denunciando le emissioni di NANOPOLVERI e altre sostanze tossiche e cancerogene (impossibili da fermare per qualunque filtro e troppo piccole per essere rilevate dalle centraline) e dei liquami ultra tossici generati che vanno poi smaltiti in apposite discariche.
    L’autore dell’articolo dimostra una grande ignoranza sul tema.

      • ll primo principio della termodinamica, o principio di conservazione dell’energia, stabilisce che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
        Credere che per magia i rifiuti spariscano bruciati senza lasciare residui, solo perché non li si vede più e le centraline di controllo inquinanti non hanno una scala adeguata per rilevarli, è profondamente da ignoranti.

        Caro omonimo dell’autore, vinca la pigrizia e usi un semplice motore di ricerca per constatare quanto ho già scritto. (Se non lo vuole fare o non ne è in grado, non è un problema mio).

        D’altronde l’autore crede anche nell’efficacia e sicurezza dei vaccini Covid (vedasi forum de L’Indipendente), quindi non mi stupisce che, anche nel settore ambiente, si beva gli studi finanziati da coloro che hanno conflitti di interessi milionari.

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