L’Emilia-Romagna sarà la prima regione italiana a sperimentare un avvio anticipato delle attività nelle scuole primarie, senza però modificare il calendario delle lezioni. Dal 31 agosto al 14 settembre, in 42 Comuni, i bambini e le bambine dai 6 agli 11 anni potranno frequentare attività extrascolastiche volontarie, pensate per aiutare le famiglie nel difficile passaggio tra la fine dei centri estivi e il rientro a scuola, fissato comunque al 15 settembre. La misura, finanziata dalla Regione con 3 milioni di euro, parte come progetto pilota e dovrebbe diventare strutturale dal 2027, con l’obiettivo di estendersi a tutto il territorio regionale.
La decisione arriva dopo un anno di studi e confronti interni. Già nel settembre 2025 la Regione aveva avviato una commissione per ascoltare scuole, sindacati, associazioni, genitori ed enti locali, partendo da un’ipotesi più ampia di revisione del calendario, con un possibile allungamento dell’anno scolastico a settembre e a giugno e l’introduzione di una pausa primaverile. Alla fine, però, la scelta si è orientata verso una soluzione diversa: attività gestite da educatori esterni, proprio per evitare tensioni sul fronte della didattica obbligatoria. Come ha spiegato l’assessora alla Scuola Isabella Conti, intervenire sui giorni di lezione «avrebbe scontentato tanto una parte di genitori quanto del mondo della scuola». I singoli Comuni potranno decidere orari e l’eventuale introduzione di una quota simbolica, poiché, ha aggiunto Conti, organizzare il servizio per tutti richiede personale retribuito e «se poi una famiglia iscrive il figlio e non lo manda, per noi è uno sperpero di denaro pubblico».
Non sono mancate le proteste degli operatori turistici, timorosi di perdere presenze sulle spiagge. Mauro Vanni, presidente delle cooperative bagnini di Rimini, ha definito l’iniziativa «una follia»: «A noi bagnini chiedono di allungare la stagione e destagionalizzare. Che senso ha, se poi si decide di riaprire la scuola già il 31 agosto?». Anche Patrizia Rinaldis di Federalberghi Rimini ha auspicato che resti solo una sperimentazione, sottolineando che gli albergatori lottano «per posticipare l’inizio della scuola».
Il progetto, intitolato La scuola che riparte insieme, è stato inoltre presentato al Parlamento europeo dall’assessore regionale Alessio Mammi come modello di comunità educante. L’idea si ricollega all’esperienza della “Scuola diffusa” nata a Reggio Emilia durante la pandemia, oggi indicata fra le pratiche più avanzate in Europa per l’integrazione tra scuola, territorio e Terzo settore. La sperimentazione coinvolge il 12,7% dei Comuni emiliano-romagnoli, ma l’obiettivo è estendere la misura a tutta la regione dal 2027, finanziandola attraverso la legge regionale sulla natalità. Nel frattempo, verrà lanciato il portale Open Schools per mappare le iniziative e rendere trasparenti orari e criteri di accesso.




