Contrastare la proliferazione del granchio blu nel mare Adriatico favorendo, in laboratorio, la riproduzione di un suo predatore naturale. Uno dei più letali: l’Octopus vulgaris, meglio conosciuto come polpo. È questa l’idea che ha preso forma nei laboratori della sede di Cesenatico dell’Università di Bologna, dove un team di ricercatori del dipartimento di scienze veterinarie sta costruendo una strategia di contenimento biologico contro il granchio blu: una specie invasiva che ha smesso da tempo di essere soltanto un’emergenza ecologica, diventando un fattore di destabilizzazione economica per l’intero sistema produttivo costiero.
Un invasore senza rivali
Originario delle coste atlantiche americane, il granchio blu ha raggiunto il Mediterraneo attraverso le acque di zavorra delle navi cargo, trovando in questi mari un ambiente straordinariamente favorevole: clima mite, scarsa competizione e una formidabile capacità riproduttiva. A partire dal 2023 la sua presenza ha assunto proporzioni che non lasciano spazio all’ottimismo.
Nelle aree lagunari e alle foci dei fiumi, in particolare alla Sacca di Goro, nel Ferrarese, e nel Delta del Po, ha praticamente azzerato la produzione di vongole e mitili, colpendo al cuore un’economia che su quei molluschi si fondava interamente. Basti pensare che fino a pochi anni fa quella zona soddisfaceva il 90% del fabbisogno di vongole veraci dell’intera Unione Europea. Le sue robuste chele distruggono reti e nasse, gonfiando i costi dei pescatori e riducendo drasticamente i raccolti. E in modo più silenzioso ma altrettanto devastante, la sua voracità sta alterando l’intera catena alimentare costiera, a danno di specie ittiche autoctone e della biodiversità nel suo complesso. Il motivo è semplice: ha trovato un mare privo di predatori naturali. Ed è proprio qui che entra in gioco l’idea di usare il polpo.
La scelta del polpo
Il coordinatore del progetto OctoBlu è il professor Oliviero Mordenti che lavora al centro universitario di produzioni ittiche di Cesenatico. Mordenti ha spiegato a L’Indipendente come la preferenza alimentare del polpo verso i crostacei non fosse un’ipotesi di partenza, ma una constatazione diretta: «Abbiamo scoperto che i polpi sono ghiotti di granchi blu. Se tu gli fornisci una rosa di alimenti tra cui scegliere, lui va sempre sul crostaceo». Una predisposizione tanto marcata da diventare un dato scientifico, recentemente confermato da uno studio che colloca il polpo tra i nemici numero uno del granchio blu — insieme allo squalo blu, alle anguille e ai branzini striati, rispetto ai quali tuttavia il polpo risulta di gran lunga il più vorace ed efficace.

La differenza di taglia non è un ostacolo. I test in laboratorio hanno dimostrato che un esemplare da 500 grammi è perfettamente in grado di attaccare e neutralizzare un granchio di dimensioni analoghe. Il metabolismo fa il resto: una femmina di tre chili consuma ogni giorno una quantità di cibo pari al 10% del proprio peso corporeo, una pressione predatoria tutt’altro che trascurabile. C’è poi un ulteriore elemento: una femmina che si nutre prevalentemente di crostacei arriva a raddoppiare la propria produzione di uova, rafforzando le prospettive di sopravvivenza della specie in natura e, con esse, l’efficacia dell’intera strategia.
Non meno rilevante, sottolinea Mordenti, è il profilo ecologico del predatore scelto: «Il polpo è una specie autoctona del Mediterraneo e dell’Adriatico. Ripopolarlo non introduce alcun elemento estraneo all’ecosistema: lo rafforza, restituendogli un equilibrio che esisteva già in natura e che l’invasione del granchio blu ha alterato. È una soluzione che non crea nuovi problemi, ma risolve quelli esistenti».
Tane artificiali e parallarve in libertà
Il piano operativo non prevede il rilascio di esemplari adulti, bensì la liberazione massiva di stadi giovanili: le cosiddette parallarve. «Una femmina è in grado di produrre fino a 700.000 piccoli», sottolinea Mordenti. Ma prima di immetterli in mare, il team ha dovuto risolvere un problema di habitat: il polpo ha bisogno di rocce e anfratti dove nascondersi, strutture che i fondali sabbiosi dell’Adriatico settentrionale non sempre offrono. La soluzione è stata costruire tane artificiali, realizzate perlopiù con mattoni, che i cozzari di Cesenatico si occuperanno di collocare sul fondo del mare, diventando così la prima casa dei piccoli polpi alla loro uscita dal laboratorio.
Con un finanziamento di circa 130.000 euro stanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Feampa), la prima sperimentazione è partita davanti a Riccione, dove esistono già strutture sommerse predisposte anni fa dalla Regione. «Se i risultati saranno positivi — annuncia Mordenti — siamo pronti ad ampliare il progetto anche a Cesenatico e nel Ravennate». Resterà invece escluso per ora il cuore del Ferrarese, paradossalmente tra le zone più colpite dall’emergenza. La ragione è strettamente ambientale: i forti sbalzi di temperatura e di salinità che caratterizzano quelle acque rendono l’habitat incompatibile con la sopravvivenza del polpo.
Verso Lubiana e oltre
Il progetto guarda anche oltre i confini nazionali. A giugno il team di Mordenti sarà a Lubiana per il convegno europeo dedicato all’acquacoltura, dove presenterà la ricerca e si confronterà con colleghi da tutta Europa. Un passaggio che potrebbe aprire la strada a una collaborazione continentale su una problematica che, con sfumature diverse, riguarda molti mari europei. L’obiettivo finale rimane ambizioso ma concreto: un ripopolamento sistematico del polpo lungo l’intera costa adriatica, capace di contribuire in modo del tutto naturale al contenimento di una specie che ha messo in ginocchio un’economia secolare e minaccia l’equilibrio di uno dei mari più produttivi d’Europa.





In Turchia se non mi sbaglio il granchio blu è entrato nelle catene alimentari industriali scatolame di confezioni di granchio blu si trova sugli scaffali degli alimentari