La tutela climatica è un obbligo giuridico: voto storico all’ONU, anche l’Italia a favore

«La più alta corte del mondo ha parlato e oggi l’Assemblea Generale ha risposto». Con queste parole António Guterres, massimo esponente delle Nazioni Unite, ha commentato la sessione fiume che ha portato l’Assemblea Generale a rilanciare l’obbligo giuridico della tutela climatica. La risoluzione è stata promossa da Vanuatu, il piccolo Stato del Pacifico minacciato dall’innalzamento del livello dei mari, ed è passata con un ampio consenso, registrando 141 voti a favore, tra cui quello dell’Italia. Viene così data forza politica al parere consultivo che la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) aveva pronunciato lo scorso anno, esortando i Paesi a rispettare gli obblighi legali per ridurre le emissioni di gas serra e proteggere il clima.

La sessione del 20 maggio scorso è stata definita da António Guterres come una seduta storica, all’interno del quale è stata approvata una risoluzione che riconosce la tutela del clima come un obbligo giuridico internazionale e non una mera facoltà. Nello specifico vengono rilanciati gli obblighi relativi alla riduzione delle emissioni di gas serra, tra le principali cause dei cambiamenti climatici, e al risarcimento per i Paesi più colpiti da questi ultimi. Ciò è già sancito dai numerosi trattati sul tema, come l’accordo di Parigi del 2015, e dal diritto consuetudinario ma, alla luce delle continue violazioni, l’Assemblea Generale ha deciso di mettere ordine e riportare il tema in agenda. Il messaggio è politico e, seppur non vincolante, fa da guida interpretativa al diritto internazionale oltre che da appiglio ulteriore per i tribunali impegnati nelle cause contro gli Stati. C’è poi l’impatto non trascurabile sull’opinione pubblica, che restituisce forza alla società civile impegnata nelle azioni di pressione.

L’appuntamento del 20 maggio scorso chiude un cerchio aperto da Vanuatu nel 2023. In quell’occasione il piccolo Stato dell’Oceano Pacifico mise d’accordo, in sede ONU, 132 Paesi per adottare una risoluzione dell’Assemblea Generale che chiedeva alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) chiarimenti sugli obblighi degli Stati relativi al cambiamento climatico e sulle eventuali conseguenze legali delle loro azioni. Due anni dopo la CIG ha espresso il suo parere, non vincolante, sulla questione, ribadendo che gli Stati debbano agire con uno spirito cooperativo a tutela del clima, pena l’andare incontro alle conseguenze legali sancite dal diritto internazionale. Vanuatu è così tornato al Palazzo di Vetro a New York per tradurre in forza politica il parere della CIG, raccogliendo anche più consensi rispetto al 2023. Sono stati 141 i Paesi schieratisi a favore della risoluzione, tra cui l’Italia che, attraverso il rappresentante Gianluca Greco, ha posto l’attenzione sull’abbandono delle fonti fossili e sul rilancio della transizione energetica.

28 Stati membri si sono invece astenuti (tra cui la Turchia, che ospiterà la prossima conferenza sul clima) mentre 8 hanno votato contro: Bielorussia, Iran, Israele, Liberia, Yemen, Arabia Saudita, Stati Uniti e Russia. Soltanto questi ultimi due Paesi emettono circa 8,5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente all’anno, pari al 17% delle emissioni globali. Il fronte degli avversatori teme l’intensificazione di processi, contenziosi e richieste di risarcimento per la mancata tutela climatica.

Nonostante i tentativi di pressione, l’Assemblea Generale dell’ONU ha dato un segnale di rilancio del diritto internazionale, in un periodo particolarmente critico. «Voglio elogiare la leadership dei paesi insulari del Pacifico e di altri piccoli stati insulari in via di sviluppo» — ha detto Guterres, aggiungendo che «i meno responsabili del cambiamento climatico stanno pagando il prezzo più alto. Questa ingiustizia deve finire». Lo stesso Vanuatu, che emette meno dello 0,01% delle emissioni totali di gas serra, è tra i Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici, minacciato nella sua esistenza dall’innalzamento del livello dei mari.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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2 Commenti

  1. Bene chissà che finalmente arrestino Meloni, Von del Cazz e tutti gli altri che con la scusa della Russia, invece di continuare con la decarbonizzazione, continuano a fare guerre del cazzo su chi comanda chi, invece di procedere in pace, col chi collabora come.

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