Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha inflitto un duro colpo al progetto del porto crocieristico di Fiumicino, annullando la valutazione di impatto ambientale che aveva dato il via libera all’opera. La decisione, che accoglie i ricorsi presentati da Lipu, associazione Saifo e cittadini residenti, di fatto blocca uno degli interventi infrastrutturali più ambiziosi previsti sul litorale romano, peraltro inserito tra quelli strategici per il Giubileo. Il progetto prevedeva la realizzazione di un porto con circa 1.200 posti barca, un grande terminal crocieristico, aree commerciali, un hotel e un parco urbano nell’area dell’ex faro a Isola Sacra.
Al centro della decisione dei giudici amministrativi c’è soprattutto la natura stessa dell’opera. Secondo il TAR, il progetto non può essere considerato un semplice porto turistico, come invece era stato qualificato durante l’iter autorizzativo, perché la componente destinata al traffico crocieristico assume un ruolo determinante. L’infrastruttura, infatti, prevede un terminal capace di accogliere oltre un milione di passeggeri all’anno, con un molo destinato alle grandi navi da crociera in funzione di home port per circa 200 giorni l’anno. Per questo motivo, il tribunale ritiene che si tratti di un porto polifunzionale e non di un approdo dedicato prevalentemente alla nautica da diporto. Una diversa classificazione dell’opera comporta anche conseguenze sul piano delle competenze amministrative. Per il collegio, il Comune di Fiumicino non avrebbe potuto promuovere la procedura di Valutazione di impatto ambientale per un’infrastruttura di questo tipo, determinando così un vizio che investe l’intero procedimento. Nella sentenza si evidenzia inoltre come l’errata qualificazione del progetto abbia finito per alterare anche la valutazione degli effetti sull’ambiente, offrendo, secondo i giudici, «una falsa rappresentazione pregiudizievole degli interessi ambientali».
Il tribunale ha inoltre evidenziato come il frazionamento delle valutazioni ambientali e paesaggistiche contrasti con il Codice dell’ambiente, configurando un vizio sostanziale del procedimento. Il decreto di Via era stato adottato dal Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero della Cultura, ma senza includere il rilascio del titolo paesaggistico, nonostante il progetto ricada in aree sottoposte a vincolo. Per i giudici, questa impostazione è «anomala» e «irrazionale», e l’incompletezza della documentazione avrebbe dovuto portare al diniego del concerto ministeriale. Un ulteriore profilo di criticità riguarda il rischio idrogeologico: il TAR ha rilevato il mancato coinvolgimento dell’Autorità di Bacino nella fase istruttoria, nonostante parte dell’area interessata ricada in zona a rischio idraulico R3. I giudici sottolineano che «il procedimento che ha condotto all’adozione del decreto di Via risulta viziato anche per difetto di istruttoria, poiché il mancato coinvolgimento dell’Autorità di bacino ha compromesso la correttezza del processo valutativo sul rischio idrogeologico sotteso alla realizzazione dell’opera».
Il TAR ha riconosciuto la legittimazione ad agire di Lipu, Saifo e dei cittadini residenti, mentre ha dichiarato il difetto di legittimazione del Comitato Tavoli del Porto, costituito in epoca troppo recente, e dell’Unione Inquilini Fiumicino, ritenuta non portatrice di interessi ambientali diretti. Con l’annullamento del provvedimento, l’iter autorizzativo non può proseguire e sarà necessario ripartire da una corretta qualificazione dell’intervento, avviando un nuovo procedimento conforme alle competenze previste dalla normativa vigente.
A esultare sono, ovviamente, le associazioni vincitrici, le quali hanno evidenziato come il pronunciamento «segni un punto fermo nella tutela della salute pubblica e dell’ambiente in un contesto territoriale completamente inadatto a questo tipo di progettualità». La Fiumicino Waterfront, società partecipata dal colosso statunitense Royal Caribbean, ha già annunciato che farà ricorso. L’amministratore delegato Galliano Di Marco ha fatto sapere: «Rispettiamo quanto stabilito senza commentare la decisione, procederemo in Appello nei tempi e modi previsti dalla legge». Il Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Cultura, il Comune di Fiumicino, la Regione Lazio e la società concessionaria sono stati condannati in solido al pagamento delle spese di lite, quantificate in 10mila euro.




