venerdì 7 Ottobre 2022

Commissione Esteri: la maggioranza forza le dimissioni del presidente “filorusso” Petrocelli

In poco meno di 24 ore, tra il 3 e il 4 maggio, tutti i componenti della Commissione Esteri del Senato si sono dimessi. L’obiettivo dichiarato è quello di obbligare alle dimissioni il presidente della Commissione Vito Petrocelli, senatore contrario all’invio delle armi a Kiev e accusato di essere un sostenitore di Putin in seguito a un tweet del 25 aprile, in cui aveva scritto: “Buona liberaZione”, con la Z (simbolo delle forze militari russe in Ucraina) maiuscola. A qualche ora dalla dichiarazione via social è arrivata anche l’espulsione dal suo partito, il Movimento 5 Stelle.

Nel tardo pomeriggio del 3 maggio, Laura Garavini (Italia Viva) si è dimessa dal proprio incarico, dando il via all’effetto domino che ha portato alle dimissioni collettive dei componenti della Commissione Esteri del Senato: prima i rappresentanti del Pd, poi la Lega e infine le altre forze politiche. Alternativa, partito d’opposizione presente in Parlamento, ha commentato scrivendo in una nota che “la prepotenza della maggioranza e del governo che vogliono usare ed abusare del Parlamento a loro piacimento ormai non ha limite”. Tony Iwoby, il capogruppo leghista in Commissione, ha invece dichiarato: «La affari esteri deve lavorare a pieno regime e deve essere in grado di affrontare le delicate questioni che quotidianamente vanno dipanate. La Commissione non merita di rimanere ostaggio di un presidente sfiduciato che ne impedisce la piena funzionalità». L’azione dei parlamentari ha seguito la richiesta formale di dimissioni rivolta a Petrocelli, a cui il senatore aveva risposto in un’intervista all’Agi: «Non mi dimetto perché sento di rappresentare la nostra Costituzione, la volontà della maggioranza degli italiani che non hanno più partiti che la rappresentino in Parlamento». Petrocelli ha poi ribadito la propria posizione sull’invio di armi a Kiev, spingendo sulla divulgazione in Parlamento da parte del governo circa le forniture spedite (in parte finite in mano russa) e l’impegno militare intrapreso dal nostro paese. Dopo aver definito il suo tweet una provocazione, l’ex senatore M5S ha dichiarato: «Ho profondo rispetto del 25 aprile. Vederla trasformata in una operazione di marketing bellico con bandiere Nato e slogan dei neo-nazisti ucraini rappresenta una vergogna incancellabile per chi lo ha permesso».

Infine, Petrocelli ha sottolineato l’importanza del ruolo della diplomazia, lasciata a se stessa nelle ultime settimane a favore dell’escalation verbale tra le potenze. Da più di due mesi le richieste della Russia ai tavoli dei negoziati non sono cambiate: denazificazione, smilitarizzazione, neutralità, Crimea russa e status di autonomia per il Donbass. «L’Europa ha il dovere morale di sedersi a quei tavoli, difendere la sovranità e indipendenza dell’Ucraina, trattare per bloccare l’escalation apocalittica che gli Stati Uniti hanno cercato e imposto. L’Ue non lo sta facendo e l’Italia, purtroppo, ha da subito preso le stesse posizioni del governo di estrema destra polacco piuttosto che quelle più moderate di Francia e Germania».

[Di Salvatore Toscano]

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