mercoledì 25 Marzo 2026
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Domenica 17 luglio

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9.00 – Aerei, sciopero di 4 ore del personale: aeroporti nel caos.

9.30 – Grecia, si schianta aereo cargo ucraino che trasportava materiale bellico destinato al Bangladesh: morto equipaggio, popolazione invitata a chiudersi in casa.

12.00 – Ucraina, Kiev avverte: forze russe pronte a nuova fase dell’offensiva.

14.00 – Crisi di governo, l’appello dei sindaci italiani: “Draghi resti”.

15.40 – Incendi: 14 mila evacuati in Francia, tra loro molti turisti.

18.00 – Gas, Ursula von der Leyen in Azerbaigian per siglare accordo per aumentare importazioni gas naturale e sostenere espansione di un gasdotto.

18.40 – Somalia, attentato in hotel a Johwar: almeno 12 morti e numerosi feriti.

 

Sciopero compagnie aeree: cancellati 360 voli

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Lo sciopero del personale di Ryanair, EasyJet e Volotea – annunciato ieri dalla Uiltraporti insieme a Filt Cgil – ha portato oggi alla cancellazione di 360 voli, come riferito da Claudio Tarlazzi, segretario generale della Uiltraporti. Tarlazzi ha dichiarato che c’è grande partecipazione allo sciopero perché le ragioni della protesta sono ampiamente condivise. Tra le altre cose, si denuncia il mancato adeguamento ai minimi salariali previsti dal contratto nazionale e arbitrarie decurtazioni della busta paga. «In assenza di segnali concreti da parte di Ryanair, quella di oggi sarà solo la prima azione di sciopero di una serie che interesserà tutto il periodo estivo», hanno avvertito i sindacati.

«Draghi resti»: l’appello dei sindaci al Premier e alle forze politiche

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I sindaci delle principali città italiane, da Milano a Roma, ieri hanno scritto una lettera aperta al premier Mario Draghi e ai partiti, chiedendo di risolvere la crisi politica di queste ore per il bene della nazione. «Chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buone ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo», si legge nella lettera. I sindaci invitano le forze di maggioranza ad anteporre l’interesse del Paese ai propri problemi interni. Dura la critica della leader dell’opposizione Giorgia Meloni che definisce l’iniziativa dei sindaci una «forzatura istituzionale». Anche i parlamentari e i sindaci della Lega non hanno aderito all’appello lanciato dai primi cittadini per un Draghi bis.

Torino diventerà il nuovo polo tecnologico militare della NATO

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Da capitale del settore automobilistico a quella d’innovazione tecnologica in ambito militare: così Torino si rinnova e si appresta a diventare il principale polo europeo nel campo della tecnologia bellica. L’“occasione” per la trasformazione in chiave strategico-militare della città sabauda è stata fornita dall’impellente esigenza della NATO di ammodernare il proprio arsenale bellico tecnologico in funzione anticinese e antirussa, due nazioni estremamente avanzate in questo campo: «dobbiamo mantenere la nostra spinta tecnologica ora che Cina e Russia ci sfidano in questo settore chiave», ha dichiarato il segretario della Nato Jens Stoltenberg.

Così, lo scorso 7 aprile 2022 i Ministri degli esteri dell’Alleanza hanno approvato la Carta per il “Defence innovation accelerator for the north Atlantic” (Acceleratore di innovazione nella difesa per l’Atlantico del nord), il cui acronimo è DIANA e che comprende un fondo finanziato e gestito da 21 paesi alleati su 30: si tratta del NATO Innovation Fund, il primo fondo di investimenti multi-sovrano al mondo, la cui costituzione è stata firmata il 30 giugno 2022 al Vertice di Madrid anche dal ministro della difesa italiano Lorenzo Guerini. Il Fondo partirà con un capitale di un miliardo di euro e finanzierà per i prossimi quindici anni start up e piccole e medie imprese ad alto contenuto tecnologico. Si concentrerà in particolare sulle cosiddette deep technologies, le tecnologie emergenti che la NATO ha identificato come prioritarie: esse comprendono i settori dell’aerospazio, dell’intelligenza artificiale, delle biotecnologie e della bioingegneria, dei computer quantistici, della sicurezza informatica, dei motori ipersonici, della robotica, dell’industria navale e delle telecomunicazioni.

All’interno di questo progetto, Torino è stata scelta come prima sede europea degli acceleratori di startup nel campo della sicurezza. «Nell’ambito del progetto Diana, un’azione coordinata dalla NATO che prevede l’istituzione di alcuni acceleratori d’impresa per le startup, l’Italia ha partecipato insieme a decine di altre candidature in ambito europeo, e Torino è stata scelta per i primi nove acceleratori che saranno creati in ambito Nato», ha annunciato il sottosegretario alla difesa Giorgio Mulè, a margine dell’Innovation Cybersecurity Summit a Roma.

A Torino, la sede di DIANA sarà ospitata nelle Officine grandi riparazioni: da qui, all’inizio del 2023 saranno lanciate le prime nove gare e definiti i progetti da finanziare. Mentre dal 2026 in avanti, la sede sarà spostata all’interno della città dell’Aerospazio: un progetto che prevede la riqualificazione di un’area di 184000 metri quadrati attorno a corso Marche – nella periferia ovest della città – e sarà finanziato con 300 milioni del PNRR e altri 800 provenienti dalle 70 aziende del settore che vi stabiliranno la loro sede. Tra queste, anche Leonardo, azienda italiana attiva nei settori della difesa e dell’aerospazio, partecipata al 30% dal Ministero dell’economia e che coordinerà tre progetti del nuovo sistema di difesa europeo: il sistema di navigazione satellitare Galileo, finanziato dall’Unione europea con 35,5 milioni di euro; quello di tecnologia sicura Essor, che ha ricevuto 34,6 milioni; e il progetto degli anti-droni Jey Cuas, che costerà altri 13 milioni di euro. Una parte degli spazi della città sarà destinata al nuovo campus del Politecnico, mentre l’altra sarà occupata dagli uffici del programma DIANA e da alcune aree per la sperimentazione di nuove tecnologie di terra e di volo.

È prevista quindi una collaborazione tra Leonardo e il Politecnico: in questo modo, “si creerà un sistema interconnesso dove coesistono l’accademia, la ricerca e i laboratori di sviluppo tecnologico, le start up e le piccole medie imprese, e la grande impresa”, si legge sul progetto della città dell’Aerospazio pubblicato sul sito del comune di Torino. Secondo Stoltenberg, gli investimenti e la ricerca del progetto DIANA serviranno «a dare vita a quelle tecnologie nascenti che hanno il potere di trasformare la nostra sicurezza nei decenni a venire, rafforzando l’ecosistema dell’innovazione dell’Alleanza e sostenendo la sicurezza del nostro miliardo di cittadini».

Il programma di accelerazione della tecnologia militare promosso dalla NATO risponde alla crescente instabilità geopolitica che vede ormai un’insanabile contrapposizione tra il cosiddetto Occidente e il resto del mondo: se da un lato, infatti, il programma di ammodernamento dell’industria militare può essere considerato di routine ai fini della difesa, anche per non soccombere ad altre superpotenze, dall’altro, esso non è pensato solo a scopo preventivo, bensì è finalizzato al mantenimento (o al ripristino) dell’ormai debole egemonia occidentale globale: ciò non può che condurre ad una corsa agli armamenti da cui a guadagnarci sarà soprattutto l’industria bellica e le imprese ad essa collegate.

Non a caso, le due ONG Rete europea contro il commercio di armi e Transnational Institute hanno denunciato che il programma DIANA è legato al nuovo business delle armi europeo, dal momento che l’UE ha destinato 8 miliardi di euro alla difesa comune entro il 2027 e 600 milioni di euro solo per il 2022: nel rapporto intitolato “Accendere le fiamme: come l’UE sta alimentando una nuova corsa agli armamenti”, le due associazioni fanno presente che nove dei sedici rappresentanti dell’organo consultivo dell’Unione europea che ha portato alla creazione del bilancio militare per il 2022 sono vicini a società d’armi e alle lobby dell’industria delle armi. Nel rapporto si legge che “Il processo decisionale è stato indirizzato da aziende altamente lucrative che sfruttano gli spazi politici per il proprio guadagno”.

Anche per questo, a Torino, alcuni attivisti e collettivi studenteschi hanno contestato un convegno promosso dal Politecnico con la partecipazione di alcune aziende del settore aerospaziale, accusando l’università di «collusione con l’industria delle armi». Tra la cooperazione e la collaborazione tra nazioni e il modello geopolitico dell’egemonia unipolare, ancora una volta, il “mondo liberal” ha scelto il secondo, con tutti i rischi che ciò comporta: a cominciare dall’escalation militare e dall’esasperazione del confronto sul fronte dell’innovazione. Il che non avvantaggerà di certo i cittadini, ma le società d’armi e le imprese che vi orbitano attorno, tra cui proprio quelle che Torino si appresta ad ospitare, guadagnandosi così il nuovo titolo di “città delle armi”.

[di Giorgia Audiello]

Kiev avverte: nuova fase dell’offensiva russa in Ucraina

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Secondo il portavoce dell’intelligence militare ucraina, Vadym Skibitskyi, le forze armate russe stanno preparando una nuova fase dell’offensiva in Ucraina. «Possiamo vedere bombardamenti lungo l’intera linea di contatto, lungo l’intera linea del fronte. C’è un uso attivo dell’aviazione tattica e degli elicotteri d’attacco. E’ chiaro che sono in corso i preparativi per la fase successiva dell’offensiva», ha affermato citato dal Kyiv Independent. La stessa cosa si legge nell’ultimo bollettino dell’intelligence britannica, secondo cui “le forze armate russe stanno aumentando le linee difensive nelle zone occupate nel sud dell’Ucraina e rafforzando le operazioni militari in tutte le aree”. 

L’agenda globale e il falso mito della sovrappopolazione

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La questione demografica è un tema che spesso suscita dibattiti e preoccupazioni non sono in Italia, ma in tutto il mondo: si tratta, infatti, di un elemento essenziale per lo sviluppo e il futuro di ogni nazione. Proprio recentemente hanno suscitato scalpore le esternazioni del magnate statunitense Elon Musk secondo cui il problema che affligge il pianeta non è quello della sovrappopolazione, bensì l’esatto contrario: un inarrestabile calo demografico. Tuttavia, ad ossessionare l’opinione pubblica e le istituzioni occidentali, soprattutto dagli anni Sessanta in avanti, è il problema di un’esp...

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Incendi devastano la Francia e diversi Paesi europei

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Nelle ultime settimane si sono registrati gravi incendi nel sud-ovest della Francia, in particolare nella regione della Gironda. Secondo i dati ufficiali sono stati distrutti ben 7000 ettari di terreno. La Francia si trova nel pieno di una grave siccità, con restrizioni idriche in diverse regioni, e sta affrontando la seconda ondata di caldo dell’estate 2022. Il presidente Macron l’ha definita una «stagione eccezionalmente dura», aggiungendo che «è già stato perso il triplo delle aree forestali rispetto al 2020». Ha poi ringraziato i vigili del fuoco per i loro «sforzi eroici». Siccità e alte temperature nelle ultime settimane hanno alimentato i roghi anche in Spagna, Portogallo e Grecia.

Ryanair, arriva la conferma: domani sciopero di 4 ore del personale

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Domani si terrà uno sciopero di 4 ore, dalle 14 alle 18, di “piloti e assistenti di volo delle compagnie aeree Ryanair, Malta Air e della società CrewLink”: a confermarlo sono Filt Cgil e Uiltrasporti tramite un comunicato. “Ci auguriamo di avere al più presto risposte concrete per assicurare alle lavoratrici e ai lavoratori condizioni di lavoro dignitose, così da poter evitare ulteriori disagi ai passeggeri in questo periodo estivo”, si legge a tal proposito nel comunicato delle organizzazioni sindacali, le quali sottolineano che dopo gli scioperi degli scorsi 8 e 25 giugno i lavoratori rivendicano – tra l’altro – “condizioni contrattuali e salariali in linea con il contratto nazionale del trasporto aereo”. Anche altre compagnie low cost come Easyjet e Volotea hanno inoltre convocato una mobilitazione per domani, che dovrebbe tenersi sempre dalle 14 alle 18.

Duecentomila brasiliani portano a processo una multinazionale inglese

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Circa duecentomila cittadini brasiliani potranno portare a processo la BHP, ovverosia la multinazionale anglo-australiana che gestiva la diga di Fundão al momento del crollo verificatosi nel 2015. I cittadini potranno infatti chiedere giustizia nei confronti del più grande disastro ambientale mai verificatosi in Brasile rifacendosi ad un tribunale del Regno Unito: a stabilirlo è stata la Corte d’appello britannica, la quale ha sostanzialmente sconfessato una precedente sentenza secondo cui i tribunali inglesi non avrebbero dovuto esaminare il caso.

Intentando la causa, i ricorrenti chiederanno almeno 5 miliardi di sterline (equivalenti a 6 miliardi di dollari) di risarcimento al gigante minerario, che aveva la sua sede in Inghilterra al momento del crollo della diga. “La stragrande maggioranza dei ricorrenti che hanno recuperato i danni ha ricevuto solo somme molto modeste in relazione ai danni morali per l’interruzione dell’approvvigionamento idrico”, si legge a tal proposito nella sentenza, la quale praticamente afferma che il risarcimento pagato in Brasile non fosse adeguato. La giustizia brasiliana, infatti, ha messo da tempo una pietra sulla questione andando ad imporre dei risarcimenti irrisori per le comunità colpite.

Adesso però la giustizia britannica ha riaperto il caso, con una decisione che ovviamente non è stata accolta di buon grado dalla BHP. Un portavoce della società, infatti, ha dichiarato: «Rivedremo la sentenza e considereremo i nostri prossimi passi, che potrebbero includere una richiesta di autorizzazione per ricorrere in appello alla corte suprema». In tal senso, l’azione legale non è ritenuta «necessaria» dalla multinazionale in quanto duplicherebbe «questioni già coperte dal lavoro esistente e in corso della ‘Fondazione Renova’», creata dalla BHP insieme ad altre società per risarcire individui e alcune piccole imprese oltre che per mitigare gli impatti ambientali del disastro. D’altro canto, invece, esulta lo studio legale internazionale PGMBM che difende i ricorrenti, con il global managing partner, Tom Goodhead, che parla di «un enorme passo in avanti».

A prescindere dalle singole posizioni, però, ad essere certo è il fatto che la giustizia farà il suo corso, il che pare alquanto necessario. Si tratta infatti – come anticipato precedentemente – del più grande disastro ambientale nella storia del Brasile. Quando nel 2015 la diga di Fundão crollò, vennero rilasciati rifiuti minerari tossici lungo 400 miglia (640 chilometri) di corsi d’acqua, morirono 19 persone, e vennero distrutti diversi villaggi, rendendo migliaia di individui dei senzatetto e danneggiando i mezzi di sussistenza di altre centinaia di migliaia di persone.

[di Raffaele De Luca]

Nel 2021 le donne accolte nei centri antiviolenza sono aumentate del 3,5%

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Nell’anno 2021 nei centri antiviolenza sono state accolte complessivamente 20.711 donne, con un incremento rispetto al 2020 del 3,5%: è quanto emerge dall’ultimo report dell’Associazione nazionale D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza). Quest’ultima, fa sapere che “le caratteristiche della donna che si rivolge a un Centro antiviolenza D.i.Re sono consolidate negli anni” e che in tal senso “per quanto riguarda l’età, anche nel 2021 quasi la metà (46%) delle donne accolte ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni”. I Centri della Rete inoltre accolgono soprattutto donne italiane – un “dato costante negli anni” – così come ad essere consolidato è il dato relativo all’autore della violenza, che è “prevalentemente italiano”.