domenica 8 Febbraio 2026
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Due antichissime specie di delfini preistorici sono state scoperte in Svizzera

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Gli scienziati dell’Università di Zurigo hanno scoperto due specie di delfini preistoriche. Questi, 20 milioni di anni fa, nuotavano nelle acque che coprivano la Svizzera, oggi una terra nel cuore dell’Europa, senza più alcuno sbocco sul mare. Il paese, infatti, faceva parte di un paesaggio insulare le cui parti basse (Mittelland) erano ricoperte dall’oceano pullulante di pesci, squali, delfini, cozze e ricci di mare. I ricercatori hanno esaminato circa 300 fossili qui ritrovati e poi conservati in quattro musei svizzeri; si parla di frammenti di denti, vertebre e ossa rinvenuti negli strati dei sedimenti marini. Grazie all’individuazione delle ossa dell’orecchio interno, non facili da ritrovare ma importantissime per classificare le specie, sono riusciti a scoprire degli esemplari fino a oggi sconosciuti.

I reperti sono stati analizzati con la microtomografia computerizzata, tecnica di imaging 3D, la quale ha permesso di effettuare una ricerca meticolosa con la creazione di immagini estremamente precise dei tessuti più molli presenti attorno alle ossa dure dell’orecchio. Così facendo, gli esperti sono riusciti ad analizzare la capacità uditiva degli antichi animali e le loro preferenze relative all’habitat. In base ai dati e alle informazioni emerse è stato stabilito che le due nuove specie individuate appartengono ai gruppi dei kentriodontidi e degli squalodelfinidi, i quali possono essere collegati ai delfini attualmente esistenti e ai capodogli.

Questa è la seconda recente scoperta paleontologica riguardante animali marini in Svizzera. Poche settimane fa, infatti, gli scienziati hanno annunciato di essere riusciti a individuare la natura di alcuni reperti rinvenuti sulle Alpi svizzere fra il 1976 e il 1990. Si tratta dei resti di ittiosauro. Gli ittiosauri erano rettili marini, contemporanei ai dinosauri, i quali si ritiene si siano evoluti da specie terrestri: non erano dotati di branchie e, per respirare, ogni tanto dovevano necessariamente tornare in superficie. Inoltre non deponevano uova, ma partorivano, come oggi fanno le balene e i delfini. I primi esemplari fecero la loro comparsa circa 250 milioni di anni fa, in quello che viene definito Triassico. In questo periodo si diffusero ampiamente nell’oceano Tetide (braccio oceanico disposto in senso Est-Ovest che, tra il Permiano e il Miocene, separava l’Africa settentrionale dall’Europa e dall’Asia) e, in contemporanea, aumentarono di dimensioni. Attorno a 100 milioni di anni fa, si estinsero.

La scoperta dei resti fossili – vertebre, costole e un dente – sulle Alpi svizzere, risale a più di 30 anni fa e la si deve a un gruppo di ricerca dell’Università di Zurigo. All’epoca, il team aveva sì accertato la provenienza dei resti da grandi dinosauri marini, ma non era riuscito ad andare più nello specifico a causa dei pochi ritrovamenti a disposizione. Oggi, grazie ai ricercatori delle Università di Bonn e Zurigo, è arrivata la sterzata alle indagini con l’individuazione di tre dinosauri marini. Questi misurano circa 20 metri di lunghezza e il loro peso stimato è di 80 tonnellate. Per quanto riguarda il dente ritrovato, questo mostra una radice lunga 60 millimetri, una caratteristica non da poco, considerando che l’esemplare più grande conosciuto appartenente a un ittiosauro lungo quasi 18 metri, ha una radice di 20 millimetri.

[di Eugenia Greco]

Usa, diciottenne spara in una scuola elementare: 21 morti

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Ennesima strage delle armi negli Stati Uniti, la più grave in un decennio. Nella scuola elementare a Uvalde, nei pressi di San Antonio in Texas, un ex studente di 18 anni, Salvador Ramos, ha fatto irruzione ed ha sparato all’impazzata. Secondo quanto dichiarato dalle autorità sarebbero 21 le vittime: 19 bambini e due adulti. Il killer avrebbe anche sparato alla propria nonna, prima di dirigersi verso la scuola, che conta quasi 500 iscritti per la maggior parte ispanici. Secondo quanto riportato dalla BBC, solamente quest’anno sarebbero già 27 le sparatorie avvenute all’interno delle scuole negli Stati Uniti.

Martedì 24 maggio

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9.00 – Unicef, oltre 20 milioni di bambini che vivono nei 39 Paesi dell’Ocse e dell’Ue hanno livelli elevati di piombo nel sangue.

9.30 – La Dia perquisisce la casa dell’inviato di Report Paolo Mondani e la redazione il giorno dopo la messa in onda dell’inchiesta sulla strage di Capaci.

10.20 – Il ministro dell’Economia tedesco annuncia che l’Ue «concorderà probabilmente un embargo sulle importazioni di petrolio entro pochi giorni».

10.30 – Giappone, Usa, India e Australia investiranno 50 miliardi di dollari in infrastrutture nell’Indo-Pacifico.

11.00 – Pechino a Washington: “Non c’è forza al mondo che possa salvare il destino delle forze dell’indipendenza di Taiwan dal fallimento”.

12.30 – Rosato, presidente di Italia Viva, annuncia che dal 15 giugno partirà la raccolta firme per abolire il reddito di cittadinanza.

16.00 – Jet cinesi e russi volano sul mar del Giappone durante un incontro tra i leader del blocco dei Quad a Tokyo incentrato sulla sicurezza regionale.

17.45 – Tedros Adhanom Ghebreyesus è stato rieletto Direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità per la seconda volta.

19.30 – Sicilia, tornati in attività i vulcani Etna, Vulcano e Stromboli.

20.15 – Crisi del grano, la Nato chiede a Putin di sbloccare i porti ucraini per permettere la ripresa dell’export.

Jet cinesi e russi volano sul Mar del Giappone durante incontro Quad

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Jet militari cinesi e russi hanno volato, in un’esercitazione militare congiunta, sul Mar del Giappone e sul Mar Cinese orientale mentre a Tokyo era in corso un incontro dei leader dei paesi Quad (Giappone, Usa, India e Australia) incentrato sulla sicurezza regionale. A riferirlo è il ministro della Difesa nipponico Nobuo Kishi, che ha condannato l’esercitazione definendola “provocatoria” e “inaccettabile”. Si tratta della quarta volta da novembre che voli congiunti a lunga distanza di Russia e Cina vengono avvistati vicino al Giappone, senza violarne lo spazio territoriale.

In Italia dall’inizio dell’anno sono spariti oltre mille minori stranieri

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Sono 1173 i minori stranieri non accompagnati (MSNA), ovvero i minorenni stranieri che si trovano sul territorio italiano privi di adulti responsabili della loro assistenza, scomparsi in Italia nei soli primi 4 mesi del 2022. Si tratta di quasi 10 bambini o ragazzi al giorno, svaniti nel nulla dopo essersi allontanati dalle strutture cui sono dati in affidamento dalle forze dell’ordine o dalle prefetture. Un fenomeno silenzioso, che non cattura l’attenzione dei mezzi di informazione, se non in forma episodica, nonostante la tendenza crescente degli ultimi anni.

Si definisce minore straniero non accompagnato il “minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”. Si tratta di giovani di età inferiore ai 18 anni rintracciati sul territorio dalle forze dell’ordine, o giunti sul suolo italiano a seguito di sbarchi insieme ad altri migranti, che una volta intercettati vengono inseriti in apposite strutture dalle prefetture.

Con l’entrata in vigore della l. 47/2017, la cosiddetta “legge Zampa”, è infatti fatto divieto il respingimento alla frontiera dei MSNA a prescindere dal motivo per il quale questi facciano ingresso sul suolo italiano. Secondo la normativa vigente (art. 403 cc) questi devono essere inseriti in un “luogo sicuro” individuato dalle autorità. Tuttavia, come riportato da Melting Pot e confermato verificando i dati forniti dagli stessi report governativi, il numero di minori che ogni anno sparisce dalle strutture adibite alla loro accoglienza è incredibilmente alto: nei soli primi 4 mesi del 2022 sono 1173 i MSNA “usciti di competenza” dal sistema per “allontanamento”, a fronte dei 5239 in ingresso in Italia nello stesso periodo (dei quali 2746 provenienti dall’Ucraina). Confrontando i dati disponibili, è possibile notare come nel 2021, a fronte di 11.578 MSNA rintracciati sul territorio italiano, siano 3776 i casi di “allontanamento” complessivi dalle strutture. I dati possono essere confrontanti con quelli del ministero dell’Interno sui minori stranieri scomparsi: nel primo semestre del 2021 erano 3434, a fronte dei 1627 del 2020 e dei 2243 del 2019. Come sottolineato dal prefetto Silvano Riccio, «È peraltro evidente che gli stranieri che si allontanano dai centri di accoglienza presentano maggiori difficoltà sotto il profilo della ricerca e del possibile ritrovamento, atteso che molti di questi considerano l’Italia come Paese di transito e raggiungono altri Paesi, soprattutto del Centro e Nord Europa».

Tra le ragioni che spingono i minori ad allontanarsi dalle strutture, nella maggior parte dei casi per essere inseriti nei circuiti dell’economia sommersa e dell’illegalità, vi sono i lunghi ed estenuanti iter delle procedure di accoglienza, che possono durare anche anni prima di essere portati a compimento, e il bisogno di ripagare i debiti di viaggio. Giunti spesso in Europa sulla base della richiesta di ingenti somme da pagare da parte dei trafficanti, complice l’estrema dilatazione dei tempi di regolarizzazione, molti di questi giovani finiscono spesso per essere prede dei circuiti di sfruttamento.

La sparizione dei minori nella trattazione mediatica è spesso un tema preso sottogamba, «probabilmente perché non percepiti come portatori di conflittualità sociale, né di minaccia alla sicurezza nazionale. […] La loro non-presenza sul territorio è demarcata con espressioni come: irreperibili; scomparsi in reti criminali di sfruttamento; in transito verso altri Paesi; scappati dal sistema di accoglienza; sottrattisi all’identificazione, definizioni perlopiù utilizzate nella reportistica istituzionale e delle ONG sul tema, e poi riprese dai mezzi di informazione».

Si tratta di un’emergenza che non riguarda solamente l’Italia, ma l’intera Europa: sono infatti almeno 18 mila i MSNA giunti nel continente e poi scomparsi tra gennaio 2018 e dicembre 2020, secondo l’indagine svolta dal Guardian Lost in Europe. Il dato potrebbe tuttavia essere fortemente sottostimato, poiché non tutti i Paesi europei avevano a disposizione dati aggiornati o esaurienti da fornire. A ciò va anche aggiunto il fatto che le procedure di segnalazione di scomparsa non sempre vengono effettuate a dovere, come mostra report della Fondazione ISMU, la quale denuncia come “l’insufficiente cooperazione tra le diverse autorità” e la mancanza di “pratiche consolidate riconosciute e un protocollo per la cooperazione transfrontaliera” rendano difficili le procedure di ricerca a livello europeo.

[di Valeria Casolaro]

Oms: Tedros Adhanom Ghebreyesus rieletto Direttore Generale

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Tedros Adhanom Ghebreyesus è stato rieletto Direttore Generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dall’Assemblea mondiale della sanità, l’organo legislativo della stessa. Sul sito dell’Oms, infatti, si legge che nella giornata di oggi Tedros è stato eletto “per un secondo mandato quinquennale”, dopo essere stato eletto per la prima volta nel 2017. Il nuovo mandato di Tedros, che era l’unico candidato, “inizierà ufficialmente il 16 agosto 2022”.

Report fa un’inchiesta sulla strage di Capaci e la DIA lo perquisisce

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Questa mattina, la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha eseguito il mandato della Procura di Caltanissetta perquisendo la casa dell’inviato di Report, Paolo Mondani, e la redazione giornalistica che proprio ieri aveva mandato in onda un’inchiesta sulla strage di Capaci, da cui sono emersi potenziali elementi di rilievo investigativo. In particolare, si è evidenziata la presenza di Stefano delle Chiaie, leader dell’organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale, sul luogo dell’attentato che il 23 maggio 1992 ucciderà Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Si tratterebbe di un elemento di congiunzione fra le stragi terroristiche di matrice neofascista degli anni di piombo e quelle di mafia del 1992-1993, accomunate dalla volontà di “destabilizzare per stabilizzare”.

Diverse sentenze della Corte europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) hanno chiarito che perquisizioni e sequestri nei confronti dei giornalisti, anche nel caso di pubblicazioni di notizie su inchieste giudiziarie in corso, rappresentano una violazione della libertà di espressione. L’USIGRai (Unione Sindacale Giornalisti Rai) ha commentato l’accaduto definendolo un “sintomo grave di arretramento della libertà di espressione” in Italia e ribadendo l’impegno a tutelare “in ogni sede il diritto dei cittadini ad essere informati e la protezione delle fonti giornalistiche“. Il segreto delle fonti rappresenta, infatti, un cardine involabile della professione giornalistica, soprattutto per quella di inchiesta, come sottolinea in una nota il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli. Proprio sulla verifica della “genuinità” delle fonti utilizzate per l’inchiesta verterebbe l’oggetto della perquisizione disposta dalla Procura di Caltanissetta, la quale sostiene la non validità delle affermazioni di Alberto Lo Cicero, autista del boss Mariano Tullio Troia e collaboratore di giustizia, che hanno portato al collegamento con Delle Chiaie. Il procuratore Salvatore De Luca ha dichiarato che “Alberto Lo Cicero sia nel corso delle conversazioni intercettate, che nel corso degli interrogatori da lui resi, al pubblico ministero e ai carabinieri, non fa alcuna menzione di Stefano Delle Chiaie”. Tuttavia, durante la puntata di Report, sono emersi elementi che, se confermati dalle autorità giudiziarie, proverebbero il coinvolgimento del fondatore di Avanguardia Nazionale nella strage di Capaci. Tra questi, rientrano le dichiarazioni di Maria Romeo, testimone protetta ed ex compagna di Lo Cicero, circa la presenza di Delle Chiaie a Capaci alcuni giorni prima della strage e l’incontro con Marco Tullio Troia.

Le modalità della perquisizione, non solo in redazione ma anche nell’abitazione privata dell’inviato Mondani (per ora non indagato) a cui sono stati sequestrati pc e cellulare, riflettono un atteggiamento inverso da quello sostenuto da Report e dai suoi giornalisti, caratterizzato dalla voglia di collaborazione con la magistratura per far luce sulla strage di Capaci, come dimostra la disponibilità di Paolo Mondani nel sostenere un colloquio con il procuratore diversi giorni prima della messa in onda del servizio. Successivamente alla perquisizione, il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha dichiarato: «Da parte nostra c’è massima collaborazione. Siamo contenti se abbiamo dato un contributo alla magistratura per esplorare parti oscure».

[Di Salvatore Toscano]

L’ennesima gaffe di Biden: annuncia aiuti militari a Taiwan e poi corregge il tiro

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Dopo un incontro con il primo ministro giapponese Fumio Kishida, Joe Biden ha tenuto una conferenza stampa che ha fatto molto discutere. Alla domanda «Non avete voluto immischiarvi nel conflitto ucraino per ovvie ragioni, ma sareste disponibili ad essere coinvolti militarmente per difendere Taiwan, nel caso succedesse una cosa simile?» rivoltagli da una giornalista, il presidente USA ha risposto: «Sì», aggiungendo poi che gli ipotetici tentativi della Cina di annettere Taiwan «non sarebbe una cosa appropriata». Attraverso le parole di Biden, l’America in mondovisione ha sostanzialmente mostrato un radicale cambio di strategia nei confronti della questione, tant’è che molti esperti hanno definito quel “Sì” una delle più potenti dichiarazioni mai fatte dagli USA nei confronti della Cina.

Per quale motivo? La risposta è abbastanza scontata. Se gli Stati Uniti intervenissero militarmente in difesa di Taiwan, in caso di invasione cinese, sarebbe di fatto una guerra che vedrebbe USA e Cina scontrarsi faccia a faccia. Per evitare che le tensioni arrivino fino a questo punto, è intervenuta la Casa Bianca, che ha cercato di mediare e ridimensionare le parole di Biden con un comunicato stampa: “la nostra linea non è cambiata”. Non è la prima volta che accade: il presidente USA tende spesso a fare delle uscite poco “ponderate”, a cui il suo staff deve porre rimedio in fretta e furia.

Infatti la strategia americana nei confronti di Taiwan è sempre la stessa da molti anni, e si basa su una specie di “ambiguità” e che consiste, di fatto, nel non sbilanciarsi mai né in un senso né nell’altro. In pratica, non si sa davvero in che modo potrebbero intervenire gli Stati Uniti in caso di attacco cinese a Taiwan, un’isola di poco più di 24 milioni di abitanti a sud della Cina. Questa “incertezza” tiene in piedi un precario equilibrio tra Biden e la Cina, notoriamente suscettibile sulla questione Taiwan. Spieghiamola un attimo.

Tra la Cina e l’isola la tensione va avanti almeno dal 1949, anno in cui a Taiwan (il cui nome ufficiale è Repubblica di Cina) trovò rifugio il governo nazionalista cinese cacciato dal comunismo di Mao Zedong, durante una guerra civile. Da quel momento la Cina fu divisa in due: da una parte un governo riconosciuto dall’Occidente (quello rifugiatosi a Taiwan) e dall’altro il Partito comunista appena insediatosi. Ci fu un cambio di rotta solo negli anni ’70, quando prima gli Stati Uniti e poi il resto dell’Occidente cambiarono idea e riconobbero come unico governo quello comunista di Pechino.

Ma la Cina può davvero attaccare Taiwan? Difficile dirlo. Ciò che è certo è che Pechino vuole avere il controllo sull’isola, che di fatto reputa già una sua parte e che il presidente Xi Jinping ha più volte detto di voler risolvere la questione, senza mai escludere totalmente il ricorso alle armi.

Tornando a Biden, poche ore dopo la sua dichiarazione, ha ribadito – probabilmente su suggerimento del suo staff – che al momento la strategia USA continua a seguire quell’ambiguità di cui vi abbiamo parlato sopra. «No, La politica non è cambiata affatto. L’ho detto ieri quando ho fatto la mia dichiarazione».

Ma non è la prima volta che Biden è costretto a correggere il tiro. Gli era già capitato nel 2021, quando durante un’intervista all’ABC News aveva detto che gli Stati Uniti avevano stretto un patto (definito “sacro”) che prevedeva difesa per Taiwan in caso di attacco cinese. In realtà un accordo del genere non c’è mai stato.

Tuttavia, a prescindere da dichiarazioni e smentite, in questi giorni Biden ha presentato in Giappone un piano di investimenti e rafforzamento dei rapporti commerciali chiamato Indo-Pacific Economic Framework (Ipef), che prende il nome dall’area di interesse in cui intende agire. Si tratta, infatti, di una strategia che ha l’obiettivo di rafforzare e ampliare la presenza USA nel Pacifico, arginando e contenendo l’espansione della Cina. È importante mantenere «un Indo-Pacifico libero e aperto», motivo per cui all’accordo «hanno già aderito 13 Paesi», che beneficeranno anche di agevolazioni economiche. Immediata la risposta cinese, secondo cui tale strategia è destinata a fallire, soprattutto se dovesse diventare uno “strumento politico” nelle mani americane.

[di Gloria Ferrari]

Guerra Ucraina: ok Consiglio Ue ad altri 500 milioni di aiuti militari

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Il Consiglio Ue ha “adottato due misure di assistenza” nell’ambito del cosiddetto “Fondo europeo per la pace (EPF)”, che consentiranno all’Unione europea di “sostenere ulteriormente” le forze armate ucraine nonché di “proteggere la popolazione civile dall’attuale aggressione militare russa”. A comunicarlo è stato proprio il Consiglio Ue tramite una nota, nella quale viene specificato che “dopo aver adottato tre tranche di sostegno per un totale di 1,5 miliardi quest’anno, una quarta tranche aggiungerà altri 500 milioni di euro alle risorse già mobilitate nell’ambito dell’EPF per l’Ucraina, portando così l’importo totale a 2 miliardi di euro”.

Dalla crisi ucraina al nuovo ordine internazionale multipolare

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“La Russia oggi è la minaccia più diretta all’ordine mondiale, a causa della sua invasione dell’Ucraina”: così si è espressa la Presidente della Commissione europea Ursula von der Layen in occasione del ventottesimo vertice UE-Giappone a Tokyo lo scorso 12 maggio. Il conflitto tra Russia e Ucraina, infatti, sta mettendo in crisi l’ordine mondiale unipolare e sta accelerando, invece, la costruzione di una nuova architettura internazionale fondata sul cosiddetto multipolarismo: un modello geopolitico che si oppone all’unipolarismo e che prevede una molteplicità di centri decisionali indipendenti...

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