mercoledì 25 Marzo 2026
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Ancora Italia: il movimento per la sovranità democratica riempie le sale nel silenzio dei media

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Il 16 e il 17 luglio si è svolto a Napoli il II Congresso nazionale di Ancora Italia, partito nato “dal basso” lo scorso anno e sviluppatosi nel silenzio dei media e dell’opinione pubblica. In migliaia, tra curiosi e iscritti al movimento, hanno affollato il Palapartenope, dove sono intervenuti diversi esponenti della politica italiana, tra cui l’eurodeputata Francesca Donato e Marco Rizzo, segretario generale del Partito Comunista. Francesco Toscano e Mario Gallo, rispettivamente presidente e segretario nazionale di Ancora Italia, hanno invece introdotto la discussione del programma politico e le linee di indirizzo verso le prossime elezioni, che dovrebbero avvenire nel 2023, crisi politica permettendo. Ad ogni modo, come emerge dal manifesto, il partito ha le idee chiare sul principio da seguire: la piena sovranità nazionale, raggiungibile attraverso l’uscita da Unione europea e NATO e la realizzazione di un modello economico lontano dalla “logica del vincolo esterno che umilia il principio di autodeterminazione dei popoli”.

Lo scorso 9 giugno, la senatrice ex-M5S Bianca Laura Granato ha aderito ad Ancora Italia, che ha fatto così il suo ingresso al Senato con “Uniti per la Costituzione-C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C.-Ancora Italia-Progetto SMART-I.d.V.”, un insieme di forze politiche che copre 13 dei 321 seggi a Palazzo Madama e condivide alcuni punti programmatici comuni, relativi all’idea di crisi irreversibile del globalismo, neoliberismo e dell’unipolarismo a trazione statunitense. «Noi di Ancora Italia vogliamo tornare a una politica solida, partecipata, con sezioni territoriali che vivono, dove la gente può discutere e formarsi, rappresentando così dei corpi intermedi – indispensabili per la democrazia – seri», ha dichiarato il presidente di Ancora Italia Francesco Toscano in un’intervista a L’Indipendente. Al centro, dunque, la partecipazione fisica, perno dei partiti novecenteschi che negli ultimi anni ha lasciato spazio alla dimensione virtuale, e la lotta alla disillusione politica, con l’obiettivo di convincere i cittadini a credere nuovamente nella res pubblica, partecipandovi attivamente. «Lo scopo del sistema attuale è di impedire ai singoli di esercitare, organizzandosi, una forma di contropotere democratico rispetto alla violenza tecnica della finanza, con il risultato di allontanarli dalla vita pubblica», ha poi aggiunto Francesco Toscano.

Nella relazione congressuale di Ancora Italia si legge: “In un periodo storico caratterizzato dalla presenza di un governo pericoloso, nemico delle libertà fondamentali ed eterodiretto dall’esterno, il nostro dovere è quello di organizzare il crescente dissenso presente nel nostro Paese intorno ad una prospettiva di radicale cambiamento da perseguire con metodi democratici e partecipativi, nel rispetto di quella Costituzione ripetutamente tradita da Draghi e dai suoi ministri“. Il partito è nato a poche settimane di distanza dall’insediamento dell’ex presidente della Banca Centrale Europea (BCE) a Palazzo Chigi, e adesso guarda alle prossime elezioni, ribadendo tuttavia l’impegno permanente rivolto verso i cittadini, a prescindere dall’appuntamento elettorale e dalla copertura mediatica.

[di Salvatore Toscano]

Zelensky silura i capi dell’intelligence mentre tenta la controffensiva nel Donbass

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Non accennano a diminuire gli scontri in Ucraina nella regione del Donbass e mentre Kiev tenta una controffensiva grazie alle armi inviate dai Paesi NATO, Mosca intensifica le operazioni per prevenire gli attacchi ucraini nelle aree già conquistate. Ma importanti sviluppi si registrano anche sul fronte dell’intelligence ucraina: il presidente Volodymyr Zelensky ha licenziato, infatti, due figure chiave dei servizi di sicurezza. Si tratta del capo della SBU – il servizio segreto ucraino – Ivan Bakanov e della procuratrice generale Iryna Venediktova. Questo risulta un dato molto importante per capire il livello di solidità del governo di Kiev che pare indebolito da elementi destabilizzanti: lo stesso Zelensky, infatti, ha spiegato che la decisione è stata presa sulla base di centinaia di casi di presunto tradimento e collaborazione con la Russia.

«Ho deciso di rimuovere il procuratore generale dal suo incarico e il capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina dalle sue funzioni. Ad oggi, ci sono 651 procedimenti penali contro dipendenti dell’ufficio del pubblico ministero e di altre forze dell’ordine per alto tradimento e collaborazione con i servizi russi» ha affermato il leader ucraino. Il decreto firmato da Zelensky sul licenziamento di Bakanov cita l’articolo 47 della Carta disciplinare delle forze armate ucraine, secondo cui un ufficiale o un funzionario può essere rimosso per “mancato esercizio delle funzioni, che ha provocato vittime umane o altre gravi conseguenze”. Iryna Venediktova è stata sostituita, con un ulteriore decreto, dal neoprocuratore generale Oleksiy Symonenko.

Intanto, Kiev tenta la controffensiva con le armi occidentali, in particolare con i lanciarazzi multipli HIMARS, grazie ai quali – stando alle fonti di Kiev – l’esercito ha compiuto una serie di attacchi su 30 hub logistici e di munizioni russi. Inoltre, secondo quanto riferito dall’agenzia russa TASS, le forze armate ucraine hanno bombardato la città di Stakhanov, nel Lugansk, con sistemi di lancio multiplo di fabbricazione statunitense. Anche nel Donetsk, le forze ucraine stanno tentando il recupero dei territori perduti: sono stati lanciati, infatti, dai soldati di Kiev, dieci razzi dai sistemi di lancio multipli di Grad nella città di Makeyevka. Domenica sera è stato aperto il fuoco dalle postazioni ucraine ad Avdeyevka e sono stati sparati otto proiettili di artiglieria da 152 mm in un distretto di Donetsk.

Per questo, il ministro della difesa russo, Serghei Shoigu, ha ordinato alle truppe schierate nell’est dell’Ucraina di eliminare le armi fornite dagli USA a Kiev. Shoigu ha ordinato di effettuare attacchi chirurgici per schiacciare i missili a lungo raggio e i mezzi di artiglieria del nemico, utilizzati per bombardare le aree residenziali del Donbass e per continuare l’incenerimento intenzionale dei campi di grano e degli impianti di stoccaggio del grano. Lo ha riferito oggi il Ministero della difesa russo ai giornalisti.

Nonostante la controffensiva ucraina, prosegue l’avanzata di Mosca, il cui obiettivo è il completamento della conquista del Donbass. Nei giorni scorsi, l’esercito russo aveva continuato ad effettuare dei raid, ma l’avanzata risultava quasi congelata a causa di una pausa operativa. Ora ci si aspetta che le forze moscovite riprendano intensità nelle operazioni per la fase finale della battaglia per il controllo del Donbass: questa si svolgerà soprattutto nelle città di Sloviansk e Kramatorsk, entrambe nell’oblast di Donetsk, al momento sbarrate dalla battaglia che si sta svolgendo a Bakhmut. Questa zona può essere considerata strategica per il conflitto. Sloviansk, infatti, è cruciale da un punto di vista politico-culturale – perché il sentimento filorusso è particolarmente elevato – e geografico: è, infatti vicina all’autostrada MO3 che collega Kiev a Kharkiv e prosegue fino al confine russo vicino a Rostov sul Don. Mentre Kramatorsk è uno dei più importanti centri industriali dell’est del Paese.

La strategia di Mosca per le offensive delle prossime settimane potrebbe prevedere molteplici attacchi in contemporanea su diversi obiettivi e non concentrarsi su una città sola, come avvenuto negli scorsi mesi. A Bakhmut si sta combattendo una delle battaglie più cruenti delle ultime settimane e la strategia adottata nel Lugansk di circondare le città e costringere i nemici a ripiegare potrebbe essere ripetuta anche qui. Se Bakhmut cadrà, gli ucraini saranno costretti a ripiegare su Sloviansk e Kramatorsk, rendendo sempre più vicino il raggiungimento dell’obiettivo russo. Per questo, le prossime settimane saranno decisive per una svolta del conflitto.

Se, da un lato, Zelensky continua a promettere al suo popolo che le zone sotto il controllo russo saranno riconquistate, dall’altro, la sua amministrazione risulta parzialmente indebolita dai numerosi tradimenti interni che lo stesso leader ucraino ha apertamente denunciato e che mostrano insofferenza negli ambienti politici e militari più vicini al Premier. Dal canto suo, Mosca ha fatto sapere – tramite il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov – che non c’è un lasso di tempo prestabilito per la fine dell’offensiva in Ucraina: «Non abbiamo dubbi sul fatto che l’operazione militare speciale sarà conclusa una volta raggiunti tutti i suoi obiettivi. Non c’è un lasso di tempo chiaro e l’importante è l’effettiva attuazione di questa operazione».

[di Giorgia Audiello]

Le immagini “reali” dello spazio in verità non sono così reali

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Solamente settimana scorsa, il James Webb Space Telescope (JWST) ci ha regalato la sua prima fotografia dello spazio profondo, offrendoci uno spaccato mozzafiato e iperdettagliato che molti hanno identificato come il vero aspetto del cosmo. Questo presupposto di verosimiglianza non è però del tutto affidabile, se non altro perché il JWST si appoggia in tutta probabilità a una formalizzazione dell’immagine che prevede molti passaggi e manipolazioni. Il telescopio in questione sembra infatti ereditare dal suo predecessore, il telescopio Hubble, uno schema di gestione dei colori che è noto agli astronomi e agli appassionati con il nome di “Hubble Palette”. Per comprendere il senso di questa convenzione, bisogna prima approfondire, seppur superficialmente, il funzionamento dei satelliti presi in analisi. Le immagini dello spazio raccolte a fini scientifici vengono catturate da strumenti dotati di molteplici lenti e sensori, alcuni dei quali sono in grado di intercettare lunghezze d’onda luminose normalmente invisibili all’occhio umano.

La prima immagine scattata James Webb Space Telescope nella versione diffusa

Si tratta di un approccio narrowband (a banda stretta) in cui le singole “frequenze” sono immortalate con degli scatti monocromatici che, in un secondo momento, vengono stratificati per creare un’unica figura composta. Negli anni, il telescopio Hubble si è concentrato su tre canali: l’idrogeno-alpfa (Ha), il fluoruro di zolfo (SII), l’ossigeno doppiamente ionizzato (OIII), i quali sono stati “tradotti” con il colore verde, con il rosso e con il blu. In altre parole, gli scatti in bianco e nero vengono sintetizzi facendo affidamento sulla formula RGB tradizionalmente adoperata nella fotografia digitale a colori.

Se avessimo modo di guardare personalmente lo scorcio di galassia mostratoci dal James Webb, percepiremmo insomma un panorama estremamente diverso da quello illustratoci dalle immagini diffuse dalla NASA. Non solo, la colorazione degli scatti diffusi al pubblico è reinterpretata anche al fine di divulgare un prodotto che risulti maggiormente in linea con l’idea che la massa ha dello spazio profondo, così che possa apparire più “naturale”. «È una specie di matrimonio tra arte e scienza», ha dichiarato a CNET Alyssa Pagan, Visuals Developer presso lo Space Telescope Science Institute. «Alla fine vuoi che [l’immagine] sia molto convincente, vuoi che sia molto bella, perché lo spazio è bello».

Gli scatti del telescopio Hubble vengono dunque manipolati al fine di risultare più suggestivi e il James Webb sembra destinato a ripercorrere lo stesso identico percorso di gestione dei contenuti. I canoni estetici adoperati dagli addetti ai lavori sono probabilmente condizionati dai gusti personali dei singoli individui, tuttavia la storica dell’arte Elizabeth Kessler propone nel suo libro Picturing the Cosmos un parallelismo interessante, ovvero sostiene che la cifra stilistica adottata dall’agenzia spaziale statunitense mostri affinità con la pittura dell’Ovest americano del XIX secolo. Kessler suggerisce tra le righe che lo spazio di oggi sia rappresentato al pari di quella che era all’epoca la visione romanticizzata del selvaggio west, una nuova frontiera pregna di mistero e opportunità.

[di Walter Ferri]

Google: Tar Lazio conferma multa da oltre 100 milioni inflitta dall’Antitrust

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La maximulta da oltre 100 milioni di euro, irrogata dall’Antitrust nel mese di maggio 2021 alle società Google LLC, Google Italia e Alphabet Inc. per abuso di posizione dominante, è stata confermata dal Tar del Lazio. Tramite una sentenza, il Tribunale Amministrativo Regionale ha infatti respinto il ricorso presentato dalle tre società, che avevano impugnato il provvedimento dell’Autorità secondo cui la condotta realizzata da Google avrebbe ostacolato e procrastinato la pubblicazione dell’app JuicePass – sviluppata da Enel X – sulla piattaforma Android Auto.

(Monthly report n.12) La globalizzazione si è rotta: verso un nuovo ordine mondiale

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È uscito il dodicesimo numero del Monthly Report: la rivista de L’Indipendente che ogni mese fa luce su un tema che reputiamo di particolare rilevanza e non sufficientemente trattato sul mainstream. La globalizzazione si è rotta, il mondo a un punto di svolta verso un nuovo ordine mondiale: questo il titolo del nuovo numero che attraverso 40 pagine fitte di inchieste, approfondimenti e interviste ci porta a conoscere un tema di rilevanza assoluta, acuito dallo scoppio del conflitto ucraino. Il numero oltreché in formato digitale è disponibile anche in formato cartaceo spedito in abbonamento (tutte le info su come riceverlo a questo link).

L’editoriale del nuovo numero: Da Genova a Kiev, e ritorno

A Genova, nel 2001, in centinaia di migliaia provarono a farlo capire a tutti: questa globalizzazione provocherà disastri. Perdita di sovranità alimentare e migrazioni forzate nei paesi poveri, impoverimento e abbattimento delle tutele in quelli ricchi, invasione di prodotti da ogni parte del mondo, devastazione ecologica, nuove guerre per il possesso delle risorse. Il movimento no global venne brutalmente caricato, infiltrato, pestato, gassato, colpito a sassate e persino a colpi di pistola, da migliaia di uomini in divisa che avevano ricevuto l’ordine politico di non avere pietà. Più in alto, nelle stanze dei bottoni del potere politico e mediatico, si lavorò di pura propaganda per mesi terrorizzando i cittadini-telespettatori con le storie sui manifestanti violenti, le finte molotov e i terribili black bloc in realtà pieni di agitatori infiltrati dallo stato. Un ragazzo di nome Carlo con un estintore vuoto in mano a sette metri di distanza da una camionetta dei carabinieri fornì l’alibi finale. Nelle strade italiane gli apparati dello stato tornarono ad uccidere, e i media riuscirono a convincere la maggioranza che fu per legittima difesa.

Chi era in piazza ventuno anni fa aveva ragione. La storia lo ha dimostrato e una sempre crescente maggioranza di cittadini se ne è resa conto. Non è sensato un sistema dove una guerra in Ucraina porta ad una carestia in Africa, dove un manipolo di aziende multinazionali sono diventate talmente potenti da dominare gli Stati, dove milioni di persone devono emigrare per sognare una vita dignitosa, dove per contrastare la concorrenza della verdura proveniente dall’estero bisogna riempire di schiavi sottopagati le campagne italiane. Non è sensato e infatti sta smettendo di funzionare. O i suoi architetti politici, ovvero Stati Uniti ed Europa, accetteranno di discuterne con le buone oppure saranno costretti a farlo con le cattive. È questione di tempo. Cina, Russia, India, Iran, Venezuela, Argentina, Sudafrica, sempre più Paesi pretendono di sedersi al tavolo dove andranno ridiscusse le regole.

Ma la partita non sarà solo tra gli interessi contrapposti di Stati sempre più in clima da terza guerra mondiale. La recenti rivolte indigene in Ecuador, la nuova avanzata dei movimenti socialisti in America Latina e le proteste oceaniche dei contadini indiani dimostrano che molti popoli nel mondo stanno lottando e segnando importanti vittorie per riportare l’interesse dei tanti a soppiantare quello dei pochissimi. “Voi G8, noi sei miliardi”, era uno degli slogan dei no global che ventuno anni fa si fecero massacrare cercando di difendere le ragioni di tutti, inclusi quei tanti che travolti dalla propaganda mediatica tifarono per la repressione. Ancor di più oggi la vera partita non è tra Usa e Cina o tra Europa e Russia. La vera partita è sempre la stessa: la difesa collettiva del genere umano contro un’esigua minoranza di carnefici transnazionali.

L’indice del nuovo numero:

  • Sviluppo e declino della globalizzazione neoliberista
  • Il cosmo e il sapere
  • Le organizzazioni della globalizzazione neoliberista
  • Il mondo unipolare a guida americana è già un ricordo
  • La controglobalizzazione cinese che sfida l’ordine neoliberale
  • Il filo rosso che lega neoliberismo, guerre e pandemie: intervista a Vittorio Agnoletto
  • I popoli indigeni non hanno alcuna intenzione di arrendersi al capitalismo globale
  • Il paradosso della sostenibilità in un mondo globalizzato
  • L’Unione Europea dovrà faticare per raggiungere la sovranità digitale
  • Esperanto, la lingua che sognava di prevenire l’omologazione globale
  • L’economia della felicità, al lavoro per un altro mondo possibile

Il mensile, in formato PDF, può essere scaricato dagli abbonati a questo link: lindipendente.online/monthly-report/

Confermato il nesso tra vaccino Covid e trombocitemia: adolescente sarà risarcito

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È stato accertato il nesso tra la vaccinazione contro il Covid-19 e l’insorgere di trombocitemia autoimmune in un ragazzo di 16 anni residente a Pisa, che ora dovrà essere risarcito dal ministero della Salute in base a quanto previsto dalla legge 210/92. A rendere nota la vicenda è il Codacons, che rappresenta legalmente il ragazzo. Secondo quanto ricostruito dal Dipartimento militare di medicina legale di La Spezia, infatti, il giovane ha riportato “una reazione avversa grave potenzialmente innescata dalla procedura stessa anche se come fattore concausale in soggetto fino ad allora perfettamente sano”. Il danno subito è quindi “ascrivibile alla ottava categoria della tabella A allegata al Dpr 30 dicembre 1981 n 834” per “Menomazione permanente dell’integrità psicofisica”.

Il Codacons ha infatti riferito all’agenzia di stampa Adnkronos che il giovane, uno sportivo che aveva sempre goduto di ottima salute, aveva ricevuto nel luglio 2021 una dose unica di vaccino Moderna. Nell’agosto successivo si erano manifestati i primi sintomi della reazione avversa, con la comparsa di puntini rossi sugli arti. I sintomi erano peggiorati al punto da richiedere il ricovero dopo una visita al Pronto soccorso di Pisa, dove era stato rilevato un valore piastrinico nel sangue di 1000/mm3 (quando il valore minimo dovrebbe essere di 150 mila). Dopo aver effettuato gli esami il giovane, che è rimasto ricoverato fino al 18 ottobre 2021, ha ricevuto una diagnosi di piastrinopenia autoimmune in seguito alla quale i medici, sospettando un nesso con il vaccino anti-Covid, avevano inviato una segnalazione all’Aifa (Agenzia italiana del farmaco). Ulteriori accertamenti effettuati presso il Reparto di Oncoematologia dell’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova e la perizia effettuata dal Dipartimento militare di medicina legale di La Spezia hanno confermato la diagnosi.

Ora il giovane potrà ricevere gli indennizzi per danni da vaccinazione così come previsto dalla normativa vigente, i quali ammonteranno a circa 1500 euro bimestrali per i prossimi 15 anni.

[di Valeria Casolaro]

 

La UE verso nuovi aiuti militari all’Ucraina

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La UE si appresta a discutere di ulteriori aiuti militari all’Ucraina: «Discuteremo un aumento del supporto militare all’Ucraina. Sono sicuro che i ministri raggiungeranno un accordo politico su questo». Lo ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europe Josep Borrell, arrivando al consiglio Affari esteri dell’Ue a Bruxelles. Il Consiglio discuterà anche delle proposte messe sul tavolo per migliorare l’attuazione delle sanzioni già esistenti, che includono il divieto di importare oro dalla Russia. «Occorre essere sicuri che le sanzioni siano efficaci, perché c’è un grande dibattito sulle sanzioni, sul fatto che starebbero colpendo noi più della Russia. Alcuni leader hanno detto che sono state un errore: io non credo» ha asserito Borrell.

La USB con gli atti è misteriosamente vuota: salta la sentenza Eternit

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La Corte d’Appello di Torino è stata costretta a rinviare a fine settembre la sentenza del processo Eternit bis, in programma per il 14 luglio, perché la chiavetta che custodiva gli atti non risulta utilizzabile. Per l’imputato, l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, il procuratore generale Carlo Maria Pellicano aveva chiesto una condanna a 4 anni di prigione con l’accusa di omicidio plurimo aggravato dalla previsione dell’evento. Schmidheiny è infatti accusato di aver provocato la morte di due soggetti in seguito a malattia causata dall’esposizione all’amianto lavorato nello stabilimento di Cavagnolo, in provincia di Torino.

La chiavetta USB conteneva tutti gli atti sui quali si era basata la sentenza in primo grado – per lo più consulenze tecniche – emessa il 23 maggio 2019, la quale condannava Schmidheiny anche al risarcimento delle famiglie delle vittime dell’amianto. Le somme, stabilite a titolo provvisionale, avrebbero dovuto essere versate all’associazione Afeva (Associazione Familiari e Vittime di Amianto), Cgil, Cisl, Uil e gli altri enti costituitisi parte civile. Non è chiaro, al momento, se gli atti non siano mai stati caricati sulla chiavetta USB o se questa sia stata danneggiata. Per recuperare gli atti mancanti il procuratore generale Pellicano si rivolgerà al collega che aveva sostenuto l’accusa in primo grado e che al momento sta utilizzando gran parte degli stessi atti in un processo analogo a Vercelli riguardante le vittime di Casale Monferrato – per ragioni di competenza territoriale, infatti, il processo Eternit è stato infatti diviso in diversi filoni giudiziari.

[di Valeria Casolaro]

Draghi: oggi la missione in Algeria

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Oggi, il Presidente del Consiglio Mario Draghi si recherà ad Algeri per il IV Vertice intergovernativo italo-algerino. L’ultimo si era svolto a Roma nel 2015. Il vertice rappresenta un importante momento di confronto sui maggiori temi dell’agenda internazionale: l’aggressione della Russia all’Ucraina, lo sblocco dell’export del grano ucraino e diversi dossier internazionali (Libia, Sahel, Sahara Occidentale). Verrà quindi confermato il partenariato privilegiato tra Italia e Algeria nel settore energetico. L’Algeria è il nostro primo fornitore di gas, ma la collaborazione si svilupperà anche nell’ambito delle fonti rinnovabili, con particolare riferimento all’idrogeno verde e all’energia solare, eolica e geo termica.

Ring, lo spioncino Amazon cede i dati alla polizia senza alcun mandato

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Dopo diversi anni di speculazioni, alla fine Amazon ha ammesso di aver fornito alla polizia statunitense alcune registrazioni catturate dal suo spioncino Ring senza che le autorità abbiano dovuto fornire alcun tipo di mandato. Nel solo 2022 è capitato almeno undici volte. Si tratta di una nuova doccia fredda che ci ricorda quali siano i rischi nell’affidarsi a una digitalizzazione non accompagnata da opportuni dibattiti deontologici.

Questo inedito spaccato è emerso lo scorso venerdì 15 luglio, giorno in cui il senatore statunitense Edward Markey ha deciso di divulgare i contenuti della missiva che Amazon gli ha inoltrato in risposta ad alcune perplessità sollevate sulla gestione della privacy da parte della Big Tech. Nella lettera, l’azienda ha confermato la pratica di vigilanza, quindi ha rivelato che 2.161 agenzie di polizia sono attualmente iscritte al suo programma di Servizio Pubblico di Sicurezza di Vicinato, un presupposto che, stando all’opinione espressa da un ingegnere informatico di Amazon nel 2020, “semplicemente non è compatibile con una società libera”.

Che i Ring prodotti e commercializzati dal gigantesco e-commerce fossero una risorsa inestimabile per le Forze dell’Ordine era in effetti già noto da diversi anni. Scavando nelle policy del prodotto in questione risulta infatti chiaro che la riservatezza degli audio e dei video raccolti sui server di Amazon sia sempre tutelata “ad eccezione dei casi d’emergenza”. Il sito di riferimento non chiarisce quando una situazione possa essere considerata emergenziale, tuttavia la Big Tech ha chiarito in un comunicato che il criterio di giudizio sia da considerarsi caso per caso e che questi sia dipendente da una “determinazione in buona fede” avanzata dallo staff aziendale. Se Amazon pensa che sia in atto un rapimento, un tentativo di omicidio o un qualche pericolo di morte, il personale fornisce alle autorità tutti i file necessari a sbrogliare il caso. Facendo sempre affidamento su quanto dichiarato sul portale ufficiale, questo approccio alle urgenze si estende anche alle nazioni extra-statunitensi, quindi anche all’Italia.

Dal canto nostro, ci sentiamo di raccomandare a tutti coloro che si sono dotati di questi strumenti di attivare quanto prima le opzioni di crittografia end-to-end, mentre a tutti gli altri sconsigliamo appassionatamente di fare affidamento a Ring o a qualsivoglia apparecchio omologo, soprattutto se si ha intenzione di archiviare i dati raccolti. Quando non sono dannosi, questi strumenti tendono a essere inutili. Nella maggior parte dei casi le imprese promuovono i videocitofoni di nuova generazione millantando risultati miracolosi nel campo della lotta ai furti in abitazione, tuttavia è la stessa polizia a confermare che non esistono statistiche capaci di dimostrare che i marchingegni in questione aiutino a combattere effettivamente il crimine. Anzi, visto che i cittadini statunitensi hanno la libertà di condividere i video dei propri spioncini digitali con le autorità, alcuni agenti lamentano che si sia instaurata in più aree una forma di vigilanza di vicinato che finisce con il rallentare, piuttosto che aiutare, i processi di indagine.

Per quanto riguarda il Bel Paese, nel 2015 l’Espresso sottolineava come le ruberie domestiche si traducano raramente in sentenze schiaccianti. Spesso a fare irruzione nelle dimore sono minorenni, soggetti non schedati o gang in trasferta, entità che difficilmente possono essere rintracciate o che comunque finiscono con il passare poco tempo in cella. Complice una quantità di risorse limitata, le indagini tendono quindi a focalizzarsi su quei casi in cui si ipotizza la presenza di bande organizzate, mentre i crimini secondari rischiano di rimanere impuniti. Un’ulteriore insidia è rappresentata dall’invasione della privacy altrui. Sebbene non sia del tutto illegale puntare telecamere di ripresa in direzione di spazi condivisi, esistono regole ben precise che normano una simile attività di vigilanza, quando ci sono di mezzo delle registrazioni, e non è detto che tutti gli utilizzatori di Ring e affini siano edotti sulle responsabilità legali a cui dovrebbero prestare invece attenzione. 

[di Walter Ferri]