7.00 – Nella notte le forze russe hanno sfondato le difese di Kiev nel Lugansk, gran parte del Donbass è ormai sotto il controllo di Mosca.
9.00 – Niente pistole Taser alla municipale: la Consulta boccia la legge della Regione Lombardia.
10.00 – Rapporto Legambiente sulle rinnovabili: di questo passo l’Italia raggiungerà gli obiettivi del 2030 tra 124 anni.
11.00 – Il governo annuncia di aver raggiunto l’intesa sull’applicazione della direttiva Bolkestein riguardo alle concessioni balneari.
12.00 – L’Inghilterra annuncia un grande progetto per riportare le foreste su 100.000 ettari di territorio.
13.00 – La Corte Costituzionale ha stabilito che la quarantena non lede le libertà personali, respingendo la censura sollevata dal Tribunale di Reggio Calabria.
15.20 – Lavrov (ministro Esteri Russia): “il piano di pace proposto dall’Italia non è fatto da politici seri”.
16.00 – Vaiolo delle scimmie: anche l’Italia avvia autoisolamento per contatti dei positivi e valuta la vaccinazione per i sanitari.
18.00 – Colloquio telefonico tra Putin e Draghi, al centro crisi alimentare e apertura dei porti.
Documentario del 2020 di 84 minuti diretto da Josh Tickell e Rebecca Harrell Tickell. Ispirato al libro, da cui trae anche il titolo, Kiss the ground How the Food You Eat Can Reverse Climate (Come il cibo che mangi può cambiare il clima) dello stesso Josh Tickell, ci mostra quella che è una “soluzione semplice per curare il nostro Pianeta e che sta proprio sotto i nostri piedi”. Fin dall’età del bronzo l’uomo ha arato e seminato, ha coltivato la terra e tratto da essa tutto ciò che gli necessitava per vivere preoccupandosi sempre meno dei tempi naturali che essa richiede per rigenerarsi e far si che si attivi il virtuoso scambio di carbonio tra la terra e l’atmosfera attraverso la fotosintesi, recuperando CO2 e fissandone una parte al suolo.
I metodi di coltivazione di un tempo, considerati oggi poco produttivi ed economicamente inadeguati, prevedevano per il terreno un periodo di “riposo” che si effettuava dopo ogni coltura. Un metodo a “rotazione”: il terreno che era stato coltivato a grano poteva essere lasciato a pascolo o diventare una coltivazione di patate. Oggi le enormi mono culture e gli allevamenti intensivi, da addebitarsi sicuramente alla grande richiesta di cibo dovuta sia all’aumento delle popolazioni sia alla ricerca di produrre di più ad un minor costo, hanno portato a deforestazioni, desertificazione e cambiamenti climatici quasi irreversibili. Oggi la terra è “sporca” e ha subito un processo di erosione sempre più pesante dovuto ai concimi chimici e a pesticidi altamente tossici, ancora oggi in uso, derivati dallo zyklon b, il gas utilizzato dai nazisti nei campi di sterminio. Una tragica invenzione del chimico tedesco Fritz Haber considerato il padre delle armi chimiche e Premio Nobel per la sintesi dell’ammoniaca nel 1918.
Solo una gestione sostenibile dei terreni attraverso l’adozione di pratiche che salvaguardino la biodiversità, si può considerare fondamentale per combattere il cambiamento climatico e riuscire a preservare il Pianeta. Il messaggio è semplice, ma uscire dall’attuale sistema può essere difficile. Interessi economici, negazionismo e scetticismo ma anche una profonda avversione ad affrontare rinunce o apportare un qualsiasi cambiamento ad un modus vivendi che sembra ormai stabilito, sono alla base di immobilismo e colpevole indifferenza nonostante ci siano prove tangibili di quanto sta accadendo al nostro Pianeta e di come le previsioni di futuri peggioramenti siano attendibili.
E’ una situazione che riguarda tutti noi poiché una terra povera genera persone povere, provoca crisi sociali, guerre ed emigrazioni di massa. Entro il 2050 si stima che un miliardo di persone diventeranno rifugiati a causa della desertificazione del suolo. “Kiss the ground” è un documentario ponderato, istruttivo, forse un po’ utopico ma pieno di speranza, tratta l’argomento a 360 gradi, dando allo spettatore spunti su cui riflettere e mostra chiaramente cosa si può fare di buono collettivamente ma anche individualmente sempre che ci sia la volontà di impegnarsi. Attraverso le voci e le dichiarazioni di scienziati e agricoltori, spinge a non arrendersi, come dice sorridendo l’attore e attivista vegano Woody Harrelson insieme ad altri testimonials, volti noti dello star system hollywoodiano, come Ian Somerhalder, Patricia e David Arquette, Rosario Dawson e la modella Gisele Bündchen, qui anche in veste di produttore esecutivo. Il documentario è disponibile anche sulla piattaforma Netflix.
“Nella discussione relativa alla sicurezza energetica è stata confermata l’intenzione della parte russa di continuare a garantire forniture ininterrotte di gas naturale all’Italia ai prezzi fissati nei contratti”: è quanto comunica il Cremlino in merito ad una conversazione telefonica che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha avuto oggi pomeriggio con il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi. Durante la telefonata, fa inoltre sapere il Cremlino, “Putin ha sottolineato che la Federazione Russa è pronta a dare un contributo significativo al superamento della crisi alimentare attraverso l’esportazione di grano e fertilizzanti, a condizione che le restrizioni politicamente motivate vengano revocate dall’Occidente”.
La Brigada Provincial de Información, un reparto della polizia spagnola, ha scoperto e smantellato a Madrid il traffico di falsi certificati di vaccinazione contro il Covid-19. Secondo i risultati della Operación Jennifer, che ha visto anche l’intervento della magistratura, 2.200 persone appartenenti all’élite spagnola avrebbero deciso di non vaccinarsi, bypassando le restrizioni attraverso l’acquisto di falsi certificati di vaccinazione contro il Covid-19. Tra gli indagati ci sono importanti cantanti, musicisti, stelle del calcio, uomini d’affari, politici e personale medico di alto livello. Lo scandalo ha coinvolto persone che sono state aggiunte al Registro Nazionale di Immunizzazione in cambio di denaro. Tra questi anche il presidente di PharmaMar, José María Fernández Sousa-Faro, una delle più grandi aziende farmaceutiche in Spagna, che tra i suoi ambiti di ricerca ha anche i farmaci contro il Covid-19.
Soprannominati i camaleonti, gli agenti dell’Intelligence spagnola si sono finti simpatizzanti jihadisti, poi infermieri, medici e pazienti dell’ospedale universitario di La Paz per arrivare fino al leader dell’organizzazione, accusato di aver incassato, grazie all’aiuto di diversi intermediari e operatori sanitari della struttura, 200.000 euro a fronte di 2200 iscrizioni al Registro Nazionale di Immunizzazione. L’operazione, che ha portato per il momento a 15 arresti, è nata quando un poliziotto è entrato nel dark web e ha contattato un gruppo di salafiti (scuola di pensiero sunnita hanbalita) francesi fingendosi seguace. Così, quando gli è stato proposto di recarsi in Francia per un incontro, il poliziotto ha risposto: “Non ho un passaporto covid: non sono vaccinato. Allah non mi permette di mettere nulla di impuro nel mio corpo”. Il gruppo si è quindi offerto di procurargli una certificazione falsa per bypassare le restrizioni, indirizzandolo verso un canale Telegram contenente tutti i dettagli e arrivando dunque all’ospedale di La Paz, dove avvenivano fisicamente le registrazioni.
“All’inizio abbiamo pensato fosse una truffa, ma poi abbiamo notato l’effettiva violazione della sicurezza nel sistema, e non era nemmeno rilevabile”, ha dichiarato la polizia, che ha poi aggiunto: abbiamo motivo di credere “che le tariffe per acquistare i falsi certificati dipendessero dalla posizione sociale. Più era elevata e più il prezzo da pagare era alto“. Tra i 2200 accusati, ci sono Bruno González Cabrera – difensore che ha giocato per Betis, Getafe, Levante e Valladolid -, Fabio Díez Steinaker – atleta di beach volley secondo classificato in Europa e quinto ai Giochi Olimpici di Sydney – e l’ex pugile e lottatore valenciano José Luis Zapater, alias Titín, protagonista di più di mille combattimenti. A questi si aggiungono José María Fernández Sousa-Faro, presidente di PharmaMar, e Trinitario Casanova, uno degli uomini più ricchi della Spagna.
Nel pieno della crisi pandemica i Governi di tutto il mondo hanno cercato di preservare il sistema scolastico confidando sulla DAD, la didattica a distanza che ha sfruttato la digitalizzazione per consentire il conseguimento delle lezioni in remoto. Prive di un’infrastruttura statale dedicata, le varie Amministrazioni hanno dovuto appoggiarsi a entità private, le quali, accusa ora lo Human Rights Watch, hanno spesso venduto i dati raccolti dagli studenti minorenni.
L’investigazione recentemente pubblicata ha coinvolto 164 industrie del settore – le cosiddette “EdTech” – supportate da 48 diversi Governi. Analizzando i dettagli tecnici e le policy di queste realtà, l’organizzazione non governativa ha stimato che la maggior parte di loro ha messo a rischio la privacy dei minori, quando non l’ha compromessa del tutto. Nell’89% dei casi presi in considerazione, le informazioni raccolte sarebbero state infatti cedute ad aziende terze, le quali si occupano di sviluppare meccanismi di targetizzazione delle pubblicità e di brokeraggio dati.
Le piattaforme didattiche in questione avrebbero spiato gli infanti illegalmente, installando nei propri sistemi infrastrutture e tecnologie capaci di tracciare le abitudini dei singoli utenti. Quanto raccolto, sarebbe poi stato utilizzato da realtà esterne alla didattica per sviluppare algoritmi capaci di sintetizzare le caratteristiche e gli interessi dimostrati dai bambini di oggi, cosa che in molte nazioni è considerata illegale. Per capire la portata della manovra, basti sapere che lo Human Rights Watch stima che le 164 EdTech abbiano complessivamente condiviso le informazioni raccolte con 196 aziende specializzate nelle inserzioni pubblicitarie, ovvero che i pacchetti di informazioni siano finiti in mano a più imprese di quante non siano quelle che li hanno raccolti.
Il report in questione cita un unico caso italiano, quello di WeSchool. L’EdTech in questione è stata accusata di aver ceduto i dati a Facebook e Nielsen Group, accusa che è stata però immediatamente contestata dall’azienda. Luca Ghirimoldi, Head of Operations di WeSchool, ci ha sottolineato che quanto riscontrato dal report faccia riferimento a un contratto che non è stato applicato nel contesto della DAD, contesto che in epoca di massima crisi sanitaria ha imposto soluzioni straordinarie concordate direttamente con il Ministero dell’Educazione.
In pratica, il documento in questione non garantisce all’azienda la possibilità di adoperare i dati raccolti ai fini commerciali, al massimo questi possono essere usati nell’ottica della ricerca. In tal senso, lo scorso aprile, WeSchool, Fondazione Cariplo e il Politecnico di Milano hanno pubblicato uno studio sull’innovazione digitale dei processi educativi che si è basato proprio sui dettagli informatici recuperati in periodo pandemico.
Sul tema, Ghirimoldi ci ha assicurato che «tutti i dati personali (compresi gli id degli utenti) sono stati completamente anonimizzati prima della condivisione e condivisi tramite un repository criptato». Siamo dunque tutelati? Prima di poterne esserne certi è importante vedere cosa avrà da ribattere lo Human Rights Watch, entità con cui abbiamo provato a entrare in contatto, ma che non ci ha ancora fornito un riscontro diretto. Non ci stupirebbe scoprire che l’organizzazione sia al momento inabissata dalle contestazioni sui risultati della sua ricerca, a prescindere che le obiezioni in questione siano legittime o meno.
“Il consumo eccessivo nei paesi più ricchi del mondo sta distruggendo l’ambiente dei bambini a livello globale”: è quanto comunica l’Unicef tramite una nota, nella quale viene appunto sottolineato che secondo un rapporto pubblicato dall’Unicef Office of Research – Innocenti la maggior parte dei paesi ricchi stia creando condizioni malsane, pericolose e nocive per i bambini di tutto il mondo. Il report in questione si è concentrato sul modo in cui “39 paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dell’Unione Europea (UE) se la cavano nel fornire ambienti sani ai bambini” e da esso è emerso che “se tutti nel mondo consumassero risorse al ritmo in cui lo fanno le persone nei paesi dell’OCSE e dell’UE” sarebbe necessario l’equivalente di “3,3 pianeti Terra per mantenere i livelli di consumo”.
La città di Davos, in Svizzera, in questi giorni è blindata da polizia e militari per garantire la sicurezza dei partecipanti ad uno dei convegni economico-politici più importanti a livello internazionale: il World Economic Forum 2022 che si è aperto domenica scorsa 22 maggio. Anche quest’anno l’agenda di Davos è fittissima di tutti i principali temi che hanno il potere di rimodellare il futuro della comunità internazionale, con una particolare attenzione agli eventi senza precedenti che stanno ridisegnando le alleanze e gli equilibri globali, a partire dalla guerra in Ucraina e dalle relazion...
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La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per sei cittadini che avevano preso parte alla manifestazione nazionale del 15 ottobre 2011, quando centinaia di migliaia di persone si riversarono nelle strade di Roma in una delle più partecipate proteste della recente storia italiana, per protestare contro il precariato e le politiche di austerità attuate dal governo con l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica e quindi lo stato sociale per far fronte alla crisi economica. In primo grado, nel 2016, i giudici stabilirono una quindicina di condanne per un totale di oltre 60 anni di reclusione e due assoluzioni. Nel 2019, in appello, le condanne divennero nove, fra cui due patteggiamenti e una prescrizione. Infine, pochi giorni fa, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei sei imputati presentato in seguito alla decisione del giudice di secondo grado, confermandone la condanna a 5 anni e 4 mesi di carcere.
I reati contestati vanno dal tentato omicidio a resistenza a pubblico ufficiale, devastazioni, lesioni, incendio doloso, turbativa dell’ordine pubblico e interruzione di pubblico servizio. La decisione della Cassazione ha chiuso il terzo e ultimo grado di giudizio, rendendo effettive e immediate le condanne. Diverse le reazioni da parte delle organizzazioni coinvolte nella manifestazione del 15 ottobre 2011 o comunque attive nella tutela dei diritti dei cittadini. “Lo stato si assolve e chiude in carcere la dignità”, titola il proprio comunicato il Movimento per il Diritto all’Abitare. “Tutti colpevoli di dignità per aver manifestato insieme a centinaia di migliaia di persone contro la precarietà e lo sfruttamento, per il diritto all’abitare e alla salute, contro le nocività e per la difesa dei territori”, scrive in riferimento alle condanne.
Il digiuno fa tradizionalmente parte di molte diete religiose, ma di recente ha iniziato a riscuotere interesse nella comunità scientifica. Oltre a far dimagrire, il digiuno intermittente potrebbe avere ulteriori effetti benefici sulla salute, in alcune categorie di individui. Per alcune persone invece non è consigliato praticarlo, se non in maniera saltuaria.
Il digiuno intermittente è uno schema dietetico basato su periodi di restrizione calorica alternati a periodi di normale assunzione di cibo, su base ricorrente. I principali benefici dovuti a questo tipo di regime alimentare sono la regolazione del glucosio nel sangue, un miglioramento dei livelli di trigliceridi e colesterolo, i livelli della pressione sanguigna e la frequenza cardiaca a riposo. Pare anche che questo digiuno serva a controllare i radicali liberi, ritardando l’insorgenza di malattie quali ictus, demenza e morbo di Parkinson. I periodi di restrizione calorica possono essere effettuati in diversi modi, ma in ogni caso si tratta sempre di periodi di digiuno molto brevi, con astinenza dal cibo al massimo per 16 ore, ad esempio dalle ore 20 della sera fino alle ore 12 del mattino seguente, saltando il solo pasto della colazione. Non si tratta quindi di digiuni severi con astensione totale dal cibo per l’intera giornata, o prolungati nel tempo per vari giorni. Questo è il motivo per cui si chiama digiuno intermittente o a intermittenza.
Questo approccio alimentare non va confuso con la celebre dieta mima-digiuno (detta anche la dieta della longevità) lanciata a livello commerciale alcuni anni fa dal biologo italiano Valter Longo e che ha riscosso molto successo in alcuni Paesi occidentali. Si tratta infatti di 2 regimi dietetici molto diversi. Lo schema di digiuno in cui si lasciano trascorrere 16 ore della giornata senza cibo, si basa sullo schema 16/8, e significa che per 16 ore si digiuna e per 8 ore si può mangiare e fare 2 pasti. Come detto sopra, questo schema si può applicare dalle 20 di sera alle 12 del mattino seguente, e in questo caso faremo i 2 pasti tra le ore 12 e le ore 20 al massimo (così sono 16 ore di astinenza dal cibo, con l’aiuto anche delle ore notturne in cui non si ha nemmeno il condizionamento psicologico della voglia di cibo). Un altro modo di applicare lo schema 16/8 è quello di saltare la cena e quindi fare le 16 ore di digiuno tra le 16 del pomeriggio e le 8 del mattino. In questo caso i 2 pasti giornalieri saranno una colazione e un pranzo, da effettuarsi a proprio piacimento tra le 8 e le 16 della giornata. Dopo l’ultimo pasto, viene evitato anche il più piccolo spuntino e si possono assumere solo liquidi senza calorie come acqua, tè o caffè, in modo da abituare l’organismo a «lavorare» per bruciare i grassi di riserva e di deposito accumulati nei tessuti, in condizioni di riduzione di assenza di cibo. Così facendo, si evita anche di accumulare grassi sul finire della giornata, cosa che accade invece a chi è abituato a cenare molto tardi, senza avere poi il tempo di smaltire l’energia accumulata poco prima di andare a letto.
Il digiuno intermittente fa dimagrire?
Certamente. Questo dato è assodato dalle esperienze cliniche in tutto il mondo. Il digiuno intermittente crea infatti un deficit calorico che va a stimolare il metabolismo: per dimagrire bene però questo deficit va associato ad un’alimentazione sana e ad una corretta attività fisica. Quando dico “dimagrire bene” intendo che si può dimagrire in vari modi, ad esempio perdendo solo il grasso e i liquidi in eccesso (dimagrimento sano) oppure perdendo troppo muscolo e poco grasso (dimagrimento debilitativo, che abbassa lo stato di salute generale e squilibra il metabolismo). Anche uno studio condotto da un team dell’Università della California San Francisco ha provato che il digiuno intermittente fa dimagrire esattamente come una qualsiasi altra dieta che preveda una riduzione delle calorie giornaliere e del loro consumo in orari non specificati, ma può portare ad una perdita di massa muscolare se non eseguito adottando delle regole dietetiche giuste durante i pasti, come avere un adeguato introito di proteine, bere acqua a sufficienza, ecc.
Vantaggi e svantaggi
Nella tabella seguente sono riassunti i principali vantaggi e svantaggi che la pratica del digiuno intermittente comporta.
Il digiuno è adatto a tutti?
Non è adatto a qualsiasi persona e non va quindi consigliato o applicato indistintamente. Per alcuni individui può infatti peggiorare lo stato di salute. Il fatto che funzioni su alcuni non significa che vada bene per tutti. Pur non trattandosi di una vera e propria dieta, anche in questo caso è fondamentale essere seguiti da uno specialista esperto, un medico o un nutrizionista. Questo perché pur non trattandosi di un digiuno completo, un tale regime alimentare non è adatto a tutti e non è raccomandabile, per esempio, ai bambini, ai ragazzi in fase in crescita, alle donne in gravidanza o in allattamento, agli anziani (tranne casi rari di anziani obesi e troppo dipendenti dal cibo o dai dolci, per i quali invece il digiuno può migliorare lo stato di salute) e alle persone con una malattia cronica. Gli sportivi professionisti non possono seguire diete a restrizione calorica o digiuni, pena un indebolimento generale dell’organismo e un calo della prestazione atletica che comprometterebbe il loro lavoro. Lo stesso dicasi per lavoratori di settori particolari dove l’impegno fisico quotidiano e il dispendio di calorie è molto elevato, come ad es. quelli dell’edilizia stradale (carpentieri, muratori) o i raccoglitori stagionali della frutta. In generale, in tutte le professioni dove si svolge un lavoro di tipo fisico e stancante, in cui si sta in piedi o si cammina di continuo, digiunare o saltare i pasti canonici non è raccomandabile perché indebolisce e può portare a carenze di nutrienti nel corpo. Queste professioni sono infatti diverse dai sedentari o dai pensionati che non svolgono una regolare attività lavorativa, e hanno un fabbisogno energetico superiore che non va trascurato ma anzi adeguatamente coperto, proprio come avviene per gli sportivi.
Infine, qualsiasi forma di digiuno è assolutamente da evitare in tutti i casi di disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia), in cui la terapia alimentare fa parte di una strategia complessiva di guarigione e il cibo va gestito in maniera molto più oculata di come succede in persone sane, sempre con l’aiuto del professionista medico.
Nonostante diversi esperti ritengano che il vaiolo delle scimmie non sia una malattia particolarmente pericolosa, le autorità sanitarie di vari Stati stanno iniziando ad attuare misure di contrasto che ricordano quelle già messe in campo in relazione al Covid-19. Se negli scorsi giorni hanno fatto discutere le scelte adottate in Belgio, dove è stata imposta la quarantena per i positivi al vaiolo delle scimmie, adesso a catturare l’attenzione è il Regno Unito, dove si sta già procedendo alla somministrazione del vaccino, che viene offerto ai contatti stretti di persone a cui è stato diagnosticata la patologia. “È in corso la vaccinazione dei contatti ad alto rischio”, si legge infatti sul sito dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA), la quale precisa che “a partire dalle 10:00 del 23 maggio 2022, oltre 1.000 dosi di Imvanex” (il vaccino contro il vaiolo delle scimmie) “sono state fornite, o stanno per esserlo, alle strutture del servizio sanitario nazionale”. A perseguire una strada simile, però, potrebbe presto essere anche la Francia, con l’Autorità nazionale per la salute (Has) che nella giornata di martedì ha raccomandato “l’attuazione di una strategia di vaccinazione reattiva, ovvero intorno a un caso confermato”.
La raccomandazione dell’Autorità nazionale per la salute, che pur non essendo un ente governativo si occupa di “svolgere compiti specifici su cui riferisce al governo e al parlamento”, potrebbe determinare l’adozione in Francia di tale politica sanitaria. Il suo parere, infatti, è stato emesso dopo la richiesta fattale dalla Direction générale de la santé (una delle Direzioni generali del Ministero della Salute francese) di “specificare la strategia di vaccinazione da attuare per ridurre la trasmissione umana del virus”. Ebbene, alla luce di tale richiesta l’Has ha fatto sapere di ritenere di dover procedere con una “strategia di vaccinazione reattiva” visti i “tempi di incubazione della malattia, spesso compresi tra 6 e 16 giorni”. Il vaccino – esclusivamente di “terza generazione” (quale è l’Imvanex) – dovrebbe essere somministrato negli adulti il cui contatto con una persona infetta è considerato a rischio di esporli al virus, compresi gli operatori sanitari. Nello specifico, la raccomandazione è quella di iniettare il vaccino nei 4 giorni successivi al “contatto rischioso” o comunque al massimo nei 14 giorni successivi. Lo schema vaccinale prevedrebbe inoltre due dosi (tre per i pazienti immunocompromessi) somministrate a distanza di 28 giorni l’una dall’altra. Oltre a ciò, l’Has sottolinea l’importanza di avere presto dati sull’efficacia e la sicurezza di una dose di richiamo nelle persone vaccinatesi contro il vaiolo umano durante l’infanzia: il vaccino contro il vaiolo, infatti, in passato era obbligatorio in Francia, motivo per cui ci sono persone sottopostesi ad esso.
Tuttavia, nonostante i vecchi vaccini contro il vaiolo secondo le autorità sanitarie potrebbero essere protettivi anche nei confronti della variante delle scimmie, la società danese Bavarian Nordic, produttrice dell’unico vaccino specifico contro il vaiolo delle scimmie, sembra essere pronta ad accrescere il proprio fatturato grazie alla vendita del prodotto in questione. Dopo che negli scorsi giorni la società aveva annunciato di essersi già “assicurata un contratto con un paese europeo non divulgato per la fornitura del suo vaccino contro il vaiolo IMVANEX®”, nella giornata di ieri ha fatto sapere di aver stipulato un “contratto di fornitura con un paese sconosciuto per il vaccino contro il vaiolo dell’azienda con l’obiettivo di garantire una fornitura sufficiente per soddisfare i requisiti del paese relativi alla vaccinazione di individui a rischio di vaiolo delle scimmie nel breve e medio termine”. “Sebbene i termini dell’accordo rimangano riservati, l’ordine avrà un impatto positivo sulle linee guida finanziarie della Società per il 2022”, aggiunge a tal proposito la Bavarian Nordic, specificando inoltre di essere “attualmente in dialogo con molti altri governi in merito alla fornitura del vaccino per mitigare l’attuale epidemia di vaiolo delle scimmie e per esplorare opportunità di collaborazione a lungo termine così da costruire scorte per la preparazione futura”. Dialogo che probabilmente sempre più paesi europei saranno interessati ad avere, dato che il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha già comunicato che “la vaccinazione dei contatti stretti ad alto rischio dovrebbe essere presa in considerazione dopo una valutazione del rapporto rischio-beneficio”.
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