giovedì 26 Marzo 2026
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Draghi al Senato detta le condizioni per rimanere a capo del governo

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Dopo la comunicazione delle dimissioni e sei giorni di attesa, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha chiesto al Senato un nuovo e ampio patto di fiducia «per restare ancora insieme». Gli impegni presenti e futuri richiedono «un governo forte e coeso e un Parlamento che lo accompagni», ha dichiarato durante le comunicazioni all’Aula, avventando stoccate non solo al Movimento 5 Stelle ma anche al centrodestra, attivo nello «sfarinamento della maggioranza» che nelle scorse settimane ha riguardato «la riforma del CSM, del catasto e delle concessioni balneari». La conferma della fiducia potrebbe arrivare, dopo cinque ore di discussione generale, in serata, con il Pd che spinge verso il rinnovo. Tuttavia, resta da capire quanto sarà ampia l’eventuale maggioranza, dal momento in cui il M5S ha accolto criticamente il discorso di Draghi e Lega e Forza Italia hanno annunciato la presentazione di una risoluzione in cui si chiede o un rimpasto di governo senza i pentastellati o il voto dei cittadini.

La strada tracciata dal presidente del Consiglio nel discorso al Senato è chiara: raggiungere i 55 obiettivi del PNRR entro la fine dell’anno per ricevere la rata da 20 miliardi di euro dall’Unione europea. Ciò che, invece, appare superfluo è «il bisogno di sostegno a proteste contro il governo». Il riferimento non è soltanto ai dissidi interni alla maggioranza, concentrati in larga misura sul decreto Concorrenza – «che va approvato prima della pausa estiva» – ma anche a quelli popolari. Nel discorso, viene citata la protesta di Piombino, dove nelle scorse settimane migliaia di cittadini hanno manifestato contro la decisione dell’esecutivo di costruire un rigassificatore: un’opera inquinante e a forte impatto negativo sul turismo per i manifestanti e un elemento fondamentale nella strategia che porterà all’abbandono delle importazioni di gas russo entro un anno e mezzo secondo Draghi. Spazio poi al reddito di cittadinanza, descritto come «una misura importante per ridurre la povertà che può essere migliorata per favorire chi ha più bisogno e ridurre gli effetti negativi sul mercato del lavoro». Un improbabile segnale di apertura verso il M5S, che ha infatti accolto in modo critico il discorso di Draghi ma si ritrova a riflettere sul voto, con lo spettro di una nuova spaccatura guidata dal capogruppo Davide Crippa che, insieme a Maurizio Cattoi e Nicola Provenza, rappresenta il fronte governista.

Con il discorso al Senato – una sorta di manifesto delle azioni intraprese e degli obiettivi da raggiungere dall’esecutivo – Mario Draghi ha formalizzato la sua evoluzione da uomo tecnico a politico, raggiungendo un risultato impensabile per i suoi predecessori: la legittimazione di fronte agli occhi dei cittadini che i governi tecnici faticano, per natura, a ottenere. Prima attaccato dalla forza politica che aveva ottenuto più voti a inizio Legislatura, poi rivoluto da una parte di essa e non solo: «La mobilitazione di questi giorni è senza precedenti e impossibile da ignorare. Mi hanno colpito in particolare l’appello di circa 2000 sindaci e quello del personale sanitario», ha dichiarato Draghi, dimenticando la raccolta firme lanciata da Il Sole 24 ORE e accolta da CEO, imprenditori e banchieri: insomma, l’élite finanziaria italiana. A questa, si sono aggiunti poi gli appelli internazionali provenienti da Stati Uniti, Ucraina, Germania, Francia e altri paesi europei a restare alla guida dell’esecutivo e continuare a essere un “pilastro” nella crisi geopolitica attuale. Non una mobilitazione popolare, ma istituzionale, comunque sufficiente per il presidente del Consiglio a rivedere le proprie dimissioni e a chiedere ai partiti l’ennesimo sforzo per la nazione, dopo quello compiuto nei primi mesi dell’esecutivo e poi affievolito: «Voi siete pronti a ricostruire questo patto di fiducia? Questa risposta dovete darla agli italiani, non a me».

[di Salvatore Toscano]

Nel PNRR spuntano 114 milioni per un sito che non funziona da 18 anni

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La cosa era già stata comunicata a febbraio, tuttavia la notizia sta colpendo l’attenzione pubblica solamente ora, man mano che sta prendendo forma: una fetta da 114 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stata immolata per resuscitare Italia.it, portale web annunciato nel 2004 e condannato sin da subito a un destino non particolarmente brillante. Molti a questo punto si chiedono se un singolo sito si meriti una spesa tanto onerosa, soprattutto in un periodo fatto di crisi intermittenti.

Se il nome della pagina non vi dice nulla, forse sarete comunque in grado di ricollegare il progetto a una memoria da tempo sopita, ovvero al tentativo di rilancio che questa aveva subito nel 2007, occasione in cui un ingessatissimo Francesco Rutelli aveva provato a promuoverne le funzionalità con un video divenuto tristemente celebre per l’uso stentato che il politico faceva della lingua inglese. In un modo o nell’altro, Italia.it ha comunque incarnato ad annate alterne i sogni di crescita del settore turistico. Per promuovere le bellezze italiane sulla Rete si sono spesi così circa 22 milioni di finanziamenti, tuttavia il disegno originale si è infine arenato nel 2014, quando lo staff che lo gestiva è stato lasciato di fatto senza stipendio. Si trattò di un piccolo assaggio di quello che poi si sarebbe rivelato il crac di PromuoviItalia.

Dei 114 milioni di euro citati, al momento ne sono stati assegnati circa 41 – 29 nel settembre 2021 e altri 12 lo scorso febbraio –, cifre che superano di gran lunga il budget assorbito dal portale fino a oggi e che si stanno traducendo in risultati apparentemente poco entusiasmanti. È innegabile che Italia.it abbia goduto di un encomiabile restyling, tuttavia le rozze funzionalità del sito non sembrano giustificare affatto un investimento di tal portata. Prima di gridare al furto, bisogna altresì prendere in considerazione il traguardo a cui sta puntando il Ministero del Turismo: l’istituzione di un “hub digitale” che comprenderà anche un’app con cui lo Stato vuole fare incetta dei dati dei viaggiatori.

«Attraverso il portale e soprattutto attraverso l’app, ogni persona potrà pianificare la sua esperienza turistica risparmiando tempo, perché ogni utente verrà profilato e geolocalizzato e, grazie a sistemi di intelligenza artificiale, verranno proposti contenuti su misura, infatti ognuno vedrà contenuti differenti» aveva annunciato trionfalmente Andrea Scotti, consigliere per il Ministero del Turismo, in occasione della Borsa italiana del turismo tenutasi a Milano lo scorso aprile. Non solo gli strumenti digitali previsti verteranno verso una profilazione minuziosa, ma il sito e l’applicazione per cellulare fungeranno anche da “portafogli” in cui saranno depositate prenotazioni, biglietti e pagamenti. Volendo si potranno persino riscattare NFT distribuiti nei principali punti d’interesse del Bel Paese, nonché accumulare punti fedeltà da ottenersi condividendo le proprie esperienze sui profili social. 

La raccolta delle informazioni ha poco sorprendentemente motivo di esistere anche al di là del mero servizio al cliente. Lo scopo più importante dell’intera operazione è probabilmente quello di fornire agli operatori turistici dei dati aggiornati in tempo reale, un valore aggiunto che forse potrebbe valere effettivamente la somma messa in campo dal Governo, qualora l’operazione sia portata a termine con successo. Attraverso questo progetto, l’Ente nazione del turismo (ENIT) si è posto obiettivi decisamente elevati, tuttavia molti sono pronti a scommettere che Italia.it sarà destinata comunque a collassare su sé stessa, se non altro perché il modo in cui è stata presentata richiama alla memoria quanto visto con ItsArt, il «Netflix italiano» dedicato all’arte che nel giro di un anno ha perso 7,5 milioni di euro

[di Walter Ferri]

Il mondo unipolare a guida americana è già un ricordo

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L'idea di fondo della globalizzazione era quella di allargare, approfondire e accelerare l'interconnessione, a livello mondiale, tra tutti gli aspetti della vita sociale contemporanea. Un fine all'apparenza nobile, ma che nasconde negli stessi principi ispiratori la propria deriva. Si tratta di linee guida comuni a tre istituzioni chiave della politica economica mondiale con sede a Washington: Fondo Monetario Internazionale (FMI), Banca mondiale e Tesoro degli Stati Uniti. Tali principi sono conosciuti con la formula Washington Consensus e consistono in disciplina fiscale, priorità della spesa...

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Crisi di governo, Draghi: “Ricostruire patto di fiducia”

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«Serve un nuovo patto di fiducia, sincero e concreto, come quello che ci ha permesso finora di cambiare in meglio il Paese. I partiti e voi parlamentari – siete pronti a ricostruire questo patto?». Il premier Mario Draghi ha concluso così il suo intervento di questa mattina in Senato, dove ha chiesto ai parlamentari di ricostruire nuovamente il patto di fiducia per avere un governo che possa muoversi «con efficacia e tempestività su 4 fronti, tra cui il PNRR». Solamente la settimana scorsa il premier aveva annunciato le proprie dimissioni, per via del venir meno della maggioranza di governo.

Sorpresa: gli italiani leggono più libri e tornano a comprarli in libreria

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I dati parlano chiaro: rispetto al periodo pre pandemico leggiamo molto di più. Anche se i primi mesi del 2022 non sono riusciti ad eguagliare i numeri record del 2021 (come era prevedibile accadesse), gli italiani si dedicano molto di più alla lettura rispetto al 2019. Secondo le stime raccolte dall’Associazione Italiana Editori (AIE), nei primi sei mesi di quest’anno l’editoria (dai romanzi ai saggi, acquistati nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione) ha venduto il 3,6% di copie in meno rispetto all’anno scorso. Ma, rispetto al 2019, il dato resta positivo, con un 14,5% in più di copie vendute (pari a 670 milioni di euro, 30 milioni in meno rispetto al 2021 ma 86 in più rispetto al 2019).

Quello di quest’anno è un calo, rispetto al 2021, che ci si aspettava: durante il periodo pandemico gli italiani hanno trascorso molto più tempo a casa e molte attività all’aperto sono state sostituite con quelle “indoor”. In quell’anno le copie vendute erano state quasi 48 milioni: 1,7 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2022, che però registra un +5,8 milioni rispetto al 2019.

Fonte: AIE, Associazione Italiana Editori

Ma c’è un altro dato interessante. Negli ultimi mesi è cambiato in parte anche il modo in cui acquistiamo i libri. I dati, in controtendenza rispetto alle aspettative, mostrano che le vendite online sono state in piccola parte sostituite dal recupero delle librerie fisiche.

A proposito di questo: con un approfondimento di ottobre del 2021, vi avevamo raccontato che tra il 2012 e il 2017 ad aver chiuso erano state circa 2300 librerie. Una crisi che, senza distinzioni, aveva toccato – e continua a farlo – l’Italia intera, da Nord a Sud. Le chiusure avevano poi subito una forte impennata dopo le restrizioni imposte durante la pandemia, fatali per molti commercianti. Mettendo da parte i grandi colossi, per i librai indipendenti infatti è spesso difficile fare i conti con mancati investimenti e gli elevati costi di gestione degli spazi fisici (gli affitti per esempio). Oltre a questo, nel tempo ha inciso sulla sorte delle librerie il nostro modo di fare acquisti, che si è orientato sempre più sull’online.

Tuttavia le librerie online hanno venduto nei primi sei mesi libri per 284,8 milioni a prezzo di copertina: cifre che, a livello di quote di mercato, si traducono per le librerie online in una discesa dal 47% al 42,5% (cioè 43 milioni di ricavi in meno), mentre per quelle fisiche ad una risalita dal 47,8% al 52,8% (passate a 353,8 milioni, 21 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2021).

I fumetti hanno trainato la crescita della vendita di libri, con un +23,7% rispetto all’anno precedente e +245,4% rispetto al periodo pre-pandemia. Allo stesso modo meritano un riconoscimento anche la narrativa straniera (+4,8% rispetto al 2021 e del 26,2% rispetto al 2019) e le guide turistiche, che con la fine delle restrizioni hanno venduto il 100% in più.

Fonte: AIE, Associazione Italiana Editori

[di Gloria Ferrari]

Trieste in fiamme: blackout generale nella città

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Ieri mattina è scoppiato un vasto rogo a Trieste, sull’altopiano carsico: le fiamme si sono spinte a ridosso dell’autostrada A4. Per precauzione è stato chiuso un tratto autostradale di 30 chilometri compreso tra Redipuglia e Lisert. Coinvolta dall’incendio anche la rete di trasmissione nazionale che ha subito un blocco: poco dopo le 17 c’è stato infatti un blackout generale – durato 15 minuti – a Trieste, Muggia e nei comuni limitrofi. In serata il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga ha firmato un decreto di emergenza della Regione «per gestire la situazione straordinaria». Fedriga ha spiegato che sarà fornita assistenza tempestiva alle persone coinvolte nell’incendio.

Martedì 19 luglio

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8.00 – Ex-Ilva, inizia davanti la prefettura di Taranto la protesta dei lavoratori per i mancati stipendi.

8.30 – Ecuador, morte 13 persone durante scontri in carcere.

9.00 – Gazprom, per «cause di forza maggiore» saranno interrotte le forniture di gas all’Europa.

10.00 – Terracina: arrestata la sindaca Roberta Tintari, l’accusa nei suoi confronti è di corruzione.

11.30 – Crisi politica, Draghi incontra Mattarella a 24 ore dalle comunicazioni in Parlamento.

14.00 – Ue: al via i negoziati per l’adesione dell’Albania e della Macedonia del Nord.

17.00 – Carburanti, firmato Decreto Interministeriale: sconto di 30 centesimi esteso fino al 21 agosto.

19.00 – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ed il suo omologo russo Vladimir Putin si incontrano a Teheran.

La più grande riserva d’acqua degli Stati Uniti si è ridotta al suo minimo storico

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È il più grande lago artificiale degli Stati Uniti e si trova in una situazione tragica. Il livello delle acque del lago Mead è ai minimi storici ma anche il vicino fiume Colorado rischia di prosciugarsi. L’allarme è partito in quanto esiste il rischio del cosiddetto deadpool, punto di non ritorno al quale le acque che costituiscono l’immenso bacino Mead si stanno avvicinando. La dedapool (“pozza morta”) si verifica ogni qualvolta l’acqua in un serbatoio scende così in basso da non potere scorrere a valle della diga. Per quanto la siccità nella regione statunitense sia un problema che persiste da anni, l’US Bureau of Reclamation, agenzia federale che supervisiona lo sfruttamento delle risorse idriche nella parte occidentale degli Stati Uniti, ha riscontrato cambiamenti senza precedenti non solo nella regolamentazione dell’acqua del lago Mead, il cui livello è sceso di circa 6 metri nell’ultimo anno, ma anche del lago Powell.

La siccità estrema e il cambiamento climatico sono alla base del problema, incentivato anche dalla forma tipicamente a V dei Canyon Glen e Boulder che fanno fluire l’acqua con più difficoltà, specialmente quando non ce n’è abbastanza. La mancanza di preziosa acqua ha fatto sì che in certi punti si palesassero detriti di diversi tipi, con tanto di parti di imbarcazioni ma anche resti di due persone. I corpi ritrovati, a quanto pare di uomini assassinati, è quel che ha attirato più l’attenzione dei media, distogliendo il focus da un problema tangibile che potenzialmente di morti potrebbe causarne ben più di due.

Situato a 50 km da Las Vegas, il Mead è di fondamentale importanza in quanto l’acqua che in esso è contenuta, insieme alla risorsa idrica del fiume Colorado, garantisce la sopravvivenza di circa 40 milioni di persone. Ridottasi a un ritmo preoccupante, il bacino contiene ora acqua solo per un quarto della sua normale capacità. Il lago, creato dalla diga di Hoover costruita per sbarrare proprio il fiume Colorado nel Black Canyon in Arizona, è stato inaugurato nel 1935 dal presidente Roosevelt. In meno di cinque anni l’immenso bacino di 640 chilometri quadrati era stato costruito per fare fronte alla Grande depressione. In questo modo era stato possibile fornire energia elettrica a basso costo all’industria americana. E senza esso, la zona sarebbe caratterizzata da grave aridità, che vista l’attuale situazione minaccia ora di infiltrarsi e causare difficoltà in città quali Las Vegas, Phoenix e Tucson, che contano da sempre sulla risorsa idrica ora caratterizzata da preoccupante siccità.

E il “nuovo” caso del bacino si aggiunge a un problema ormai sempre più diffuso. A febbraio 2022 uno studio pubblicato su Nature Climate Change sottolineava come la siccità nell’Ovest degli Stati Uniti fosse stata la peggiore mai riscontrata negli ultimi 1200 anni. Essa è poi direttamente collegata ai continui incendi – tra l’altro sempre più intensi – che devastano l’area statunitense. Lo studio sopracitato palesa come circa il 42% della prepotente siccità nell’area possa essere attribuito all’innalzamento medio delle temperature.

Se di riscaldamento globale si parla da molto tempo non è una gran sorpresa venire a conoscenza del fatto che l’importante bacino idrico sia stato a rischio più volte, specialmente negli ultimi anni. Sempre più spesso il Mead è arrivato a contenere sempre meno acqua e quella di questa estate non è altro che la volta in cui la mancanza di acqua è più preoccupante che mai.

[di Francesca Naima]

Carburanti: sconto 30 centesimi esteso fino al 21 agosto

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“Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, e il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, hanno firmato il Decreto Interministeriale che proroga fino al 21 agosto le misure attualmente in vigore per ridurre il prezzo finale dei carburanti”. È quanto reso noto dai due Ministeri tramite un comunicato stampa congiunto, con il quale viene specificato che “si estende così fino a tale data il taglio di 30 centesimi al litro per benzina, diesel, gpl e metano per autotrazione”.

Gli ultimi dati sulla situazione finanziaria del calcio italiano sono impressionanti

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Sul calcio italiano grava un debito di 5,4 miliardi di euro. La pandemia da Covid-19 ha contribuito solo in parte (1,3 miliardi) allo squilibrio strutturale che caratterizza un sistema ormai insostenibile, dove la crescita dei ricavi è resa vana dall’aumento degli stipendi dei calciatori e dagli ammortamenti e dalle svalutazioni. Dal 2007 al 2019 il calcio professionistico italiano ha prodotto un “rosso aggregato” pari a 4,1 miliardi di euro (circa un milione al giorno), nonostante il fatturato complessivo dei club di Serie A, B e C abbia raggiunto nel 2019 i quasi 3,9 miliardi di euro, con un aumento di 1,5 miliardi rispetto a 12 anni prima. Sono solo alcuni dei dati contenuti nella nuova edizione del Report Calcio curato dal centro studi della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), che nella loro complessità disegnano plasticamente un settore economicamente allo sbando, che non riesce a ritrovare una sostenibilità economica nemmeno a fronte dell’aumento esponenziale dei ricavi.

Secondo il rapporto il 90% della crescita dei ricavi tra il 2007-2008 e il 2018-2019 è stata utilizzata per coprire l’aumento degli stipendi e degli ammortamenti/svalutazioni. I club si ritrovano, dunque, con bilanci in rosso e investimenti che non tornano: lo scenario peggiore per chi vede nel calcio un’impresa con cui arricchirsi, in teoria. Non a caso, lo sport più seguito dagli italiani viene definito nel rapporto come “uno dei principali settori industriali italiani e un asset strategico dell’intero Sistema Paese”, capace di attirare capitali esteri e fondi di investimento, con un impatto sul Prodotto Interno Lordo (PIL) pari a 10,2 miliardi di euro. Il calo è impressionante anche per quanto riguarda la passione che il calcio è ancora capace di generare: gli italiani a cui interessa e piace il campionato italiano sono oggi il 55%, contro il 64% del 2019, meno 9% in appena due anni.

Un quadro che dovrebbe spingere a una riflessione profonda a partire dalle stesse fondamenta di un gioco che è diventato sempre più macchina da soldi, peraltro inefficiente, perdendo le radici che hanno appassionato generazioni in tutto il mondo. «Questo rapporto è un monito. Non possiamo più rinviare una presa d’atto collettiva su dati onestamente impietosi. Dobbiamo lavorare per un risanamento generale e una diversa gestione dei nostri club», ha dichiarato il presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Parole ovvie. Ma dalle istituzioni dello sport più popolare d’Italia non viene nessuna idea per rivitalizzare il giocattolo, se non l’appoggio all’unica soluzione che i padroni dei club inseguono da anni, ovvero innalzare gli incassi attraverso speculazioni immobiliari, mascherate lessicalmente attraverso la più accettabile definizione di “ammodernamento degli impianti”. Lo stesso Gravina, infatti, in una intervista di pochi mesi fa aveva dichiarato: «Il tema degli stadi è attuale, il domani è ora e non possiamo più perdere terreno se vogliamo recuperare tutto quello che abbiamo perso».

Bene sottolineare a questo punto che quando parlano di “stadi nuovi” e “impianti di proprietà” le dirigenze del calcio intendono non tanto la costruzione di semplici stadi, ma di tutto quello che ci sta intorno: quartieri residenziali, centri commerciali, ristoranti, uffici, tutto su demanio pubblico gentilmente concesso alle proprietà. Questa è la ragione che spinge sempre più fondi esteri a entrare in un settore che se no – dati alla mano – non farebbe gola nemmeno al più sprovveduto tra gli imprenditori. Il nuovo stadio della Roma, per fare un esempio, nel suo progetto originario – poi rivisto – prevedeva niente meno che 960 mila metri cubi di cemento. Un sistema incapace di stare finanziariamente a galla con la palla cerca insomma di sopravvivere attraverso il cemento.

[di Salvatore Toscano]