A Milano il Partito democratico si è opposto a una mozione di Europa verde che proponeva il conferimento a Julian Assange della cittadinanza onoraria milanese e si opponeva alla sua estradizione dal Regno Unito agli USA, dove rischia ergastolo e pena di morte. I dem hanno preferito ridimensionare notevolmente la proposta, presentando due emendamenti per eliminare la richiesta di cittadinanza onoraria e il riferimento all’estradizione e preferendo puntare a un più neutrale accenno alla libertà di informazione. Ad opporsi agli emendamenti, oltre ai Verdi, due esponenti della maggioranza, che si vede dunque spaccata sull’argomento. Alla fine la mozione è stata approvata, seppur ridimensionata e privata del suo iniziale significato.
“Spiattellare così documenti riservati non va bene, configge con il diritto di uno Stato a secretare cose che non vuole diffondere” ha commentato Daniele Nahum, del PD, aggiungendo che pur avendo “i suoi limiti”, gli Stati Uniti non sono certo “la Cina o la Russia”. Come fa notare Francesca Cucchiara, consigliera dei verdi e ideatrice della mozione, “Non possiamo prendercela solo quando i diritti umani vengono violati da Paesi diversi dalle democrazie occidentali“, aggiungendo come quanto successo sia espressione di un chiaro timore di un incidente diplomatico con gli Stati Uniti. Di altro parere Lisa Noja, di Italia Viva, che ritiene che Assange abbia “messo a rischio la democrazia liberale”. Va ricordato che i documenti pubblicati da Assange hanno permesso alla popolazione mondiale di venire a conoscenza dei crimini di guerra commessi dall’esercito degli Stati Uniti nel contesto delle guerre in Medio Oriente.
Il diritto alla libertà di informazione e alla libertà del giornalismo, così come la più generale lotta per i diritti umani, si delineano così più come argomenti politicamente efficaci da usare secondo necessità che dichiarazioni concrete d’intenti. A confermarlo, le affermazioni del capogruppo dem Filippo Barberis: “Le posizioni assunte dal Comune di Milano hanno una rilevanza che va al di là delle funzioni amministrative e giuridiche strette dell’ente, per cui occorre anche rispetto ed equilibrio nelle vicende su cui l’aula non si esprime”.
Se volete potete ricordare i film di Stanley Kubrick, da Arancia meccanica a Eyes Wide Shut, oppure Pirandello e il suo teatro, raccolto complessivamente sotto il titolo Maschere nude, ma potete anche pensare alle maschere sull’attaccapanni e agli incappucciati dei quadri di René Magritte o, che so, potete sfogliare l’importante studio Il volto demoniaco del potere (1958) di Gerhard Ritter, riedito qualche anno fa da Il Mulino con una copertina molto esplicita che, mostrando le maschere, allude al degrado dei poteri nascosti nell’anonimato.
Vorrei anche tener presente il noto lavoro di Mihail Bachtin su Rabelais e la cultura popolare nel Rinascimento (1958), che mette al centro il grottesco, il basso corporeo, il travestimento, il capovolgimento dei poteri costituiti, sovvertiti simbolicamente, soprattutto nel tempo di Carnevale. Ma ora che il carnevale è permanente, che le maschere, l’abbigliarsi provocatorio, i tatuaggi, le irrisioni sono continue e in ogni luogo, si è persa la coscienza che la maschera è legata a un tempo specifico dell’anno o all’esistenza di un palcoscenico predisposto. Il palcoscenico, scriveva il sociologo Goffman, è l’intera scena sociale, quotidiana.
La maschera, di conseguenza, è un abito universale, insieme del potere e della ribellione che lo investe, la maschera è la trappola del vivere come diceva Pirandello, è il nascondimento dei veri interessi, è la forma di una ipocrisia generalizzata, di cui la prima responsabile è stata la televisione, focolare di un indottrinamento lento, progressivo, inesorabile. Pensiamo a The Truman show, dove la maschera trionfa benché nessuno ne porti realmente una.
La maschera è funzionale al potere perché allontana, o perfino esclude la confidenza, l’incontro, ne abbiamo imparato qualcosa negli ultimi tempi. Dunque, maschere di un comando che non può più essere smascherato in quanto usa volti scoperti, a lui funzionali, di comodo. A noi governati, invece, sono toccate maschere di protezione, come fossimo chirurghi, pompieri, motociclisti, fedeli religiosi che le mettono per i più svariati motivi.
Il camerino delle attrici e degli attori impegnati nel trucco si è moltiplicato con il make up nella vita quotidiana. Roland Barthes scriveva negli anni Cinquanta che il make up prepara il tempo di una bellezza che esiste finché rispetta certi canoni, la grammatica del mostrarsi e della sua rappresentazione. Dunque la maschera vive, diciamo fortunatamente, un paradosso, può essere pensata per il nascondimento o per l’esibizione, e in questo equivoco si nasconde la forza di un potere occulto ed esibito insieme.
Siamo insomma asserviti a forze impersonali, cioè a un potere non più antropomorfico: così afferma Mario Soldati in uno scritto di quasi cinquant’anni fa raccolto nel suo libro Le sere (Rizzoli 1994).
[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]
La Guardia di Finanza ha messo in atto una maxi operazione contro la pirateria audiovisiva, la cosiddetta IPTV, realizzata attraverso la trasmissione non autorizzata di contenuti su siti web e canali Telegram. Il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi ha sequestrato oltre 500 risorse web e 40 canali Telegram, alcuni dei quali contavano fino a 20 mila iscritti. Allo stesso tempo è stato sviluppato un sistema di tracciamento che ha consentito di individuare i fruitori dei servizi. L’operazione è stata avviata in previsione dell’ultima giornata di campionato di calcio di serie A e della finale di Conference League.
8.40 – Guerra in Ucraina: secondo agenzia ONU quasi 4.000 le vittime civili da inizio conflitto.
9.00 – Milano: il Consiglio Comunale vota contro la proposta di cittadinanza onoraria a Julian Assange, decisivo il voto del PD.
10.00 – Salonicco (Grecia) decine di migliaia in piazza contro la violenza della polizia dopo il ferimento di un ventenne a una manifestazione.
10.30 – I pescatori dell’Adriatico entrano in sciopero contro il caro gasolio.
11.00 – Inchiesta del quotidiano messicano “Milenio” rivela: la legalizzazione della cannabis negli Usa ha ridotto del 50% la produzione illegale in Messico.
14.00 – BRICS: L’alleanza di Russia, Cina e paesi emergenti verso l’allargamento, all’ultimo incontro partecipano 9 paesi osservatori.
15.30 – Crolla un ghiacciaio sul versante svizzero del monte Gran Combin, 2 morti e 9 feriti.
16.00 – Telefonata tra Draghi e Zelensky, il premier ucraino chiede all’Italia l’invio di altre armi.
18.00 – Il cardinale Zuppi, nuovo capo della Conferenza Episcopale, annuncia un rapporto sui casi di pedofilia nella chiesa italiana.
19.30 – La chiesa ortodossa ucraina, formalmente sotto l’autorità di Mosca, annuncia di aver tagliato ogni ponte con la chiesa russa e l’intenzione di divenire autonoma.
Il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “Ci aspettiamo un ulteriore supporto per la difesa dai nostri partner”, ha scritto a tal proposito il presidente ucraino su Twitter, sottolineando che Draghi è stato “informato sulla situazione al fronte”. Non solo, perché durante la telefonata è stato anche “sollevato il problema dell’approvvigionamento di carburante” e “sono stati discussi i modi per prevenire la crisi alimentare”. “Dobbiamo sbloccare i porti insieme”, si legge a tal proposito nel Tweet del presidente ucraino.
Le paghe degli amministratori locali aumenteranno notevolmente, arrivando in alcuni casi anche a raddoppiare: è ciò che è stato stabilito nel silenzio più assoluto dal Parlamento, tramite una disposizione contenuta all’intero della legge di Bilancio per il 2022. Ad essere particolarmente interessati dalla norma, sono i sindaci delle città capoluogo di regione, di provincia e quelli delle città metropolitane: il comma 583 dell’articolo 1 della legge, infatti, prevede che “l’indennità di funzione dei sindaci metropolitani e dei sindaci dei comuni ubicati nelle regioni a statuto ordinario è parametrata al trattamento economico complessivo dei presidenti delle regioni” e che ciò viene fatto “in relazione alla popolazione risultante dall’ultimo censimento ufficiale”. Di conseguenza, mentre l’indennità dei sindaci metropolitani viene integralmente equiparata a quella dei presidenti di regione (13.800 euro lordi al mese), quella relativa ai sindaci dei comuni capoluogo di regione e capoluogo di provincia con oltre 100.000 abitanti è pari all’80%, con la percentuale che diminuisce gradualmente in base al numero di cittadini del comune. I sindaci metropolitani, dunque, passeranno dagli attuali 7.018 euro lordi al mese ai sopracitati 13.800 euro lordi, quelli dei comuni capoluogo di regione da 7.018 a 11.040 euro lordi ed i sindaci dei comuni capoluogo di provincia con più di 100.000 abitanti passeranno da 5.205 ad 11.040 euro lordi. Tali cifre però non saranno percepite sin da subito, dato che l’incremento sarà applicato per il 45% nel 2022, per il 68% nel 2023 ed integralmente solo dal 2024.
Detto ciò, l’aumento non riguarderà solo i sindaci ma anche gli altri amministratori comunali. Le indennità relative ai vicesindaci, agli assessori ed ai presidenti di consiglio comunale, infatti, si accresceranno in proporzione a quella del rispettivo sindaco. Per quanto riguarda nello specifico il modo in cui avverrà tale adeguamento, la legge prevede che esso dovrà essere effettuato basandosi sulle percentuali “previste per le medesime finalità dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell’interno 4 aprile 2000, n. 119″, il quale determina le indennità di tali amministratori locali in proporzione a quelle dei sindaci prevedendo anche in tal caso il seguente principio: più grande è il numero di abitanti del comune, maggiore sarà la quota riconosciuta agli amministratori. Per quanto concerne, infine, le somme percepite dai consiglieri comunali, ad essi a quanto pare si applicherà direttamente la quota massima del 25% dell’indennità dei sindaci così come previsto dall’articolo 82 del Testo unico per gli enti locali (Tuel), dato che nella legge di bilancio non vengono fornite indicazioni a riguardo. “In nessun caso l’ammontare percepito nell’ambito di un mese da un consigliere può superare l’importo pari ad un quarto dell’indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o presidente”, si legge infatti all’interno del Tuel.
Venendo ai motivi di tali aumenti, bisogna innanzitutto sottolineare che essi non siano di certo immotivati, non solo perché indennità eccessivamente basse costituiscono un disincentivo alla partecipazione politica a tempo pieno, ma anche poiché la condizione dei sindaci è di gran lunga differente da quella dei politici nazionali. Ad esempio i parlamentari, a differenza dei sindaci, si possono avvalere dell’insindacabilità prevista dall’articolo 68 della Costituzione. Se però ulteriori tutele in tal senso non potevano di certo essere garantite tramite un provvedimento contenuto all’interno della legge di bilancio, quantomeno la disparità economica (l’importo percepito dai parlamentari, se si tiene conto anche di diaria e rimborsi, supera i 15mila euro) poteva essere diminuita tramite la stessa. Per questo, dunque, tramite tale provvedimento si è deciso di assicurare un maggiore riconoscimento economico alle persone che ricoprono la carica di sindaco.
Tuttavia, non si può non notare che tali aumenti arrivino dopo anni di tagli e senza che vi sia stato un dibattito pubblico a riguardo. Un dato di fatto già di per sé ambiguo, la cui enigmaticità non può che divenire maggiore se si tiene conto di quanto sottolineato da Open Polis. Quest’ultima, infatti, fa notare come la misura arrivi proprio quando si avvicina la fine della legislatura ed il conseguente taglio dei parlamentari, la cui presenza all’interno delle aule della Camera e del Senato sarà infatti notevolmente ridotta dalla prossima legislatura. A quanto pare, però, grazie agli aumenti delle indennità sopracitati molti onorevoli avranno la possibilità di riciclarsi, ovverosia di continuare a vivere di politica spostandosi proprio nelle amministrazioni locali.
Il passaggio alle rinnovabili sarebbe uno dei punti fondamentali per tanto decantata transizione ecologica italiana. Ufficialmente il governo Draghi continua a puntare a completare la svolta verde entro il 2030, come d’altra parte previsto dalle direttive euroee. Tuttavia i dati recentemente raccolti da Legambiente per la XVI edizione di Comunità Rinnovabili mostrano una realtà ben diversa: continuando di questo passo l’Italia raggiungerà gli obiettivi nel 2146, impiegando ben 124 anni in più del previsto per raggiungere gli obiettivi. Un dato che mostra come, al di là delle parole, l’Italia sia ferma al palo nell’istallazione di nuove fonti di energia pulita.
Molti progetti sono rimasti fermi e la “colpa” non è stata solo della pandemia. Il sistema di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di progetti è spesso troppo ostico e non è d’aiuto per il decollo green italiano. Gli impianti da fonti rinnovabili presenti oggi nel territorio sono 1,35 milioni (60 GW di potenza complessiva) e lo scorso anno ne sono stati installati una quantità pari a 1351 MW, con un contributo complessivo portato al sistema elettrico di soli 115,7 TWh. Un aumento misero (+1,58%) rispetto al 2020, denuncia il rapporto di Legambiente in cui è stata fatta un’analisi dettagliata dello sviluppo delle fonti rinnovabili nel territorio italiano.
Se da una parte la speranza sembra affievolirsi, dall’altra “Amministrazioni pubbliche, imprese e territori che si muovono in tante direzioni diverse per realizzare impianti da fonti rinnovabili”. Sono cresciute le Comunità Energetiche, 100 mappate negli ultimi tre anni di cui 59 nate tra giugno 2021 e maggio 2022. I numeri degli impianti sono insufficienti allontanando rischiosamente l’obiettivo di 70 GW, dall’altra parte il Bel Paese si riempie però di opportunità di autoproduzione e scambio di energia grazie alle Comunità Energetiche da fonti rinnovabili. Delle 100 mappate da Legambiente, effettivamente operative sono 35, 41 ancora in fase progettuale e 24 in procinto di nascere.
Ad oggi 40 Comuni italiani sono 100% rinnovabili e 3.493 sono invece 100% elettrici. Un buon esempio di autoconsumo che potrebbe essere punto di partenza per capire come modificare realmente il sistema energetico in Italia: basta volerlo.
Mentre dunque i numeri sugli impianti sono deludenti, quelli relativi alla diffusione delle singole tecnologie danno molta speranza. Da Legambiente chiariscono come esistano 7.127 Comuni con almeno un impianto solare termico, 7.855 con impianti solari fotovoltaici in cui sono distribuiti 22,1 GW di potenza, 1.054 in cui è presente almeno un impianto eolico con 11,2 GW, 1.523 con almeno un impianto idroelettrico, per complessivi 23 GW. Come sottolineato dalla responsabile energia di Legambiente, esistono tutte le condizioni che permetterebbero un vero salto qualitativo energetico. Eppure ci sono decine di progetti per le CER (Comunità energetiche rinnovabili) bloccati perché il governo tarda a presentare strumenti e coordinate per la diffusione di progetti invece essenziali per la lotta contro l’emergenza climatica e che favorirebbero le tasche degli italiani. Lentezze e difficoltà che mancano di una giustificazione valida, visto anche come il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) abbia stanziato 2,2 miliardi di euro per favorirne la realizzazione.
Da quando, ad inizio 2020, il mondo ha dovuto fare i conti con il Covid-19, mai un’analisi sulle misure di contrasto largamente messe in campo dai governi è stata condotta. Appare dunque doveroso cercare di rispondere alla seguente domanda: ma, alla fine dei conti, mascherine e lockdown hanno consentito di contrastare efficacemente il virus? Arrivare ad una risposta secca, è d’obbligo anticiparlo, è pressoché impossibile: sono diversi infatti gli studi da cui emerge l’utilità di tali misure, tuttavia sulla base di alcune ricerche scientifiche, di alcune tesi e degli effetti collaterali delle restrizioni, ci si chiede se il modus operandi cui si sono rifatti gran parte dei Paesi fosse l’unico percorribile.
Le mascherine sono state utili?
Le mascherine sembrano essere state efficaci nello svolgere il loro compito, quello di contrastare la trasmissione del virus, con vari studi che hanno posto la lente di ingrandimento sul tema. Da una ricerca pubblicata sul sito ScienceDirect e svolta con l’intento di valutare l’efficacia dell’uso delle mascherine nel prevenire la trasmissione del SARS-CoV-2, è emerso che “indossarle potrebbe ridurre il rischio di infezione”. Sono infatti stati analizzati 6 studi che includevano un totale di 1233 partecipanti, e dagli stessi si è evinto che le mascherine fossero in generale associate a “un rischio significativamente ridotto di infezione da Covid-19” e che negli operatori sanitari – al centro di 5 delle 6 ricerche analizzate – le mascherine avessero diminuito il rischio di “quasi il 70%”.
Da un lavoro pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface, invece, si apprende che le mascherine diminuiscano il rischio di contagio diretto, ossia tramite le goccioline di saliva. Grazie ad un nuovo modello teorico in grado di valutare il rischio di contagio associato a queste goccioline, si è infatti arrivati alla conclusione per cui le mascherine forniscano “un’eccellente protezione, limitando efficacemente la trasmissione degli agenti patogeni anche a brevi distanze fisiche, ovvero 1 metro”. Precisamente, “a distanza ravvicinata l’esposizione al virus associata ad una persona infetta che indossa una mascherina chirurgica è di circa tre volte inferiore al suo valore corrispondente senza mascherina” ed indossare correttamente una mascherina N95 (con un’efficacia filtrante del 95%) “potrebbe ridurre ulteriormente l’esposizione a un livello di infezione quasi inesistente”. Tale protezione potrebbe appunto derivare dalla “capacità delle mascherine di bloccare le goccioline più grandi, che caricano più copie del virus rispetto a quelle più piccole”, ma anche dalla “soppressione della velocità del flusso d’aria”, che “si traduce in una minore distanza di propagazione delle goccioline”.
Infine non si può non citare uno studio, pubblicato sulla rivista BMJ Global Health, che ha “fornito la prima prova dell’efficacia dell’uso della mascherina”. Lo studio, condotto dal 28 febbraio al 27 marzo 2020 a Pechino, ha riguardato 124 famiglie con almeno un caso di Covid confermato ed il suo obiettivo era quello di verificare quanto le misure di prevenzione – tra cui l’utilizzo delle mascherine – incidessero sulla trasmissione secondaria del SARS-CoV-2 nelle famiglie. Ne è emerso che “l’utilizzo della mascherina da parte del caso primario e dei contatti familiari prima che il caso primario sviluppasse i sintomi si è rivelato efficace al 79% nel ridurre la trasmissione”.
Un nuovo studio sulle mascherine e le decisioni politiche lasciano perplessi
C’è tuttavia anche un’ipotesi emersa da un recente studio che getta alcune ombre sull’effetto delle mascherine sul decorso della malattia. “Un meccanismo mediante il quale le mascherine contribuiscono al tasso di mortalità Covid-19”: è questo il titolo dello studio pubblicato sulla rivista Medicine, il cui obiettivo era appunto quello di “determinare se l’uso obbligatorio della mascherina avesse influenzato il tasso di mortalità in Kansas, negli Stati Uniti, tra il 1 agosto e il 15 ottobre 2020”. Gli studiosi sono arrivati alla conclusione per cui “indossare mascherine potrebbe comportare un grande rischio per gli individui, che non sarebbe mitigato da una riduzione del tasso di infezione”, e che quindi “il loro utilizzo potrebbe essere inadatto, se non controindicato, come intervento epidemiologico contro il Covid-19”. I ricercatori hanno formulato tale tesi in virtù di un’analisi basata sui dati delle contee del Kansas, dalla quale si è evinto che quelle in cui vi era l’obbligo di indossare la mascherina avessero “tassi di mortalità significativamente più elevati” rispetto a quelle in cui tale imposizione non vi era: “questi risultati suggeriscono fortemente che l’obbligo di indossare la mascherina ha effettivamente causato circa 1,5 volte il numero di decessi o circa il 50% in più di decessi rispetto ai posti in cui non vi era l’obbligo di utilizzare la mascherina”, si legge in tal senso nello studio. I ricercatori hanno ipotizzato che la causa di questa tendenza risieda nell'”effetto Foegen”, ossia nella “reinalazione profonda di goccioline ipercondensate o virioni puri catturati nelle mascherine”, che “possono peggiorare la prognosi e potrebbero essere collegate agli effetti a lungo termine dell’infezione da Covid-19”. Una teoria che tuttavia rappresenta al momento una semplice ipotesi: “sebbene l’effetto Foegen sia stato dimostrato in vivo in un modello animale, sono necessarie ulteriori ricerche per comprenderlo appieno”, si legge infatti nello studio.
A prescindere da ciò, però, non si può non sottolineare che le decisioni politiche adottate in merito alle mascherine lascino comunque perplessi. Nel corso del periodo emergenziale, infatti, in diversi paesi tra cui l’Italia si è insistito sull’obbligo di indossarle anche all’aperto nonostante diverse ricerche avessero dimostrato che non vi fosse una reale necessità di utilizzarle all’esterno. Basterà citare uno studio risalente all’aprile 2021 dell’Health Protection Surveillance Centre (Hpsc), l’ente che monitora la situazione epidemiologica in Irlanda, dal quale era emerso che solo un caso di Covid su mille fosse riconducibile ad un’infezione avvenuta all’aperto. A ciò si aggiunga che esattamente un anno fa il Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’agenzia governativa di controllo sulla sanità negli Stati Uniti, aveva ammesso che le misure imposte per l’utilizzo delle mascherine all’aperto si fossero basate su studi sbagliati e su stime completamente inesatte, nonché che i dati disponibili supportassero l’ipotesi che il rischio di trasmissione all’esterno fosse alquanto basso.
Il lockdown è stato efficace?
Venendo al lockdown, bisogna precisare che varie ricerche confermino che tale misura abbia salvato la vita delle persone. A tal proposito, non si può non citare uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature con il quale sono stati stimati gli effetti degli “interventi non farmaceutici” – tra cui appunto il lockdown – messi in campo in diversi paesi europei contro il Covid. Dalla ricerca – con cui nello specifico è stato studiato l’effetto di tali misure in 11 paesi europei dal febbraio 2020 al 4 maggio 2020 – è emerso che “i principali interventi non farmaceutici, e in particolare i lockdown, abbiano avuto un grande effetto sulla riduzione della trasmissione”: grazie al lockdown, infatti, quest’ultima è stata ridotta dell’81%. Inoltre, secondo le stime dei ricercatori, grazie agli interventi non farmaceutici 3,1 milioni di decessi sono stati evitati nel periodo preso in considerazione.
Anche secondo un’altra ricerca pubblicata su SpringerLink tale misura restrittiva si è rivelata essere efficace. Con l’intento di valutare a livello internazionale l’effetto del lockdown sul numero di nuovi contagi, i ricercatori hanno analizzato dati provenienti da centinaia di paesi: i risultati emersi hanno suggerito che il lockdown sia “efficace nel ridurre il numero di nuovi casi nei paesi che lo implementano rispetto a quelli che non lo fanno” e che ciò sia “particolarmente vero circa 10 giorni dopo la sua attuazione”, con la sua efficacia che “continua a crescere fino a 20 giorni dall’implementazione”.
Vi sono però anche studi che non giungono a conclusioni totalmente positive. Tra questi va certamente menzionata una ricerca pubblicata sulla rivista European Journal of Medical Research con cui è stato analizzato, in 27 paesi selezionati casualmente, l’impatto del lockdown sulla “prevalenza” del Covid (una misura di frequenza impiegata in epidemiologia per esprimere il rapporto fra il numero di persone malate in una popolazione e il numero totale degli individui) e sulla mortalità legata al virus durante la pandemia del 2020. A finire sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori sono stati precisamente i “15 giorni antecedenti, i 15 giorni durante ed i 15 giorni successivi al lockdown”, ed i risultati emersi non sono stati ottimali. Questi ultimi – si legge infatti nella ricerca – hanno evidenziato che “15 giorni dopo il lockdown i casi giornalieri di Covid-19 ed il fattore di crescita della malattia mostrassero un trend in calo” ma che non ci fosse “nessun calo significativo della prevalenza media e del tasso di mortalità medio causato dalla pandemia rispetto ai 15 giorni precedenti ed ai 15 giorni durante il lockdown”.
Esistevano alternative al lockdown?
Alla luce di tali ricerche, la domanda che sorge spontanea è la seguente: esistevano alternative al lockdown? Per rispondere a tale quesito innanzitutto non si può non citare il caso delle Isole Faroe, che scegliendo di percorrere una strada alternativa hanno ottenuto risultati di tutto rispetto. Le Faroe, infatti, non imponendo alcun lockdown generalizzato durante il primo anno pandemico hanno avuto numeri migliori della vicina Islanda, dove la politica sanitaria è stata ben più rigida. Nelle Isole Faroe la lotta al virus si è basata principalmente su delle semplici raccomandazioni del governo, che ha invitato i cittadini a seguire determinate regole anziché imporle, e sull’implementazione di un massiccio regime di test. L’Islanda invece ha attuato misure rigorose con cui sono state chiuse nel mese di marzo 2020, tra l’altro, le università e le scuole secondarie nonché poi anche tutte le piscine, i musei ed i bar. Successivamente, a differenza di quanto fatto nelle Faroe, con la nuova ondata autunnale è stata disposta nuovamente la chiusura di bar, palestre e luoghi di intrattenimento. Eppure, confrontando i numeri sul Covid tra le due nazioni, quelli delle Isole Faroe paiono migliori: al 28 febbraio 2021, infatti, i casi confermati nelle Faroe erano poco meno di 14.000 per milione di persone ed i decessi erano di 20 per milione, mentre in Islanda vi erano circa 16.000 casi e 80 decessi per milione. Certo, alla data del 28 febbraio 2021 nelle Faroe il 5,8% della popolazione era completamente vaccinata ed in Islanda il 3,4%, tuttavia si tratta di una leggera differenza che può aver inciso solo limitatamente. Inoltre, se da un lato il minor numero di abitanti delle Isole Faroe (circa 50.000) rispetto a quello dell’Islanda (circa 366.000) potrebbe far pensare che il paragone sia totalmente fuorviante, la densità di popolazione dimostra che ciò non sia esatto, in quanto quella delle Isole Faroe (34,8 abitanti per chilometro quadrato) è molto più elevata di quella dell’Islanda (3,09 abitanti per chilometro quadrato).
Infine, una risposta a tale quesito potrebbe risiedere nella Dichiarazione di Great Barrington, un documento dell’ottobre 2020 nel quale era stato suggerito un modo di operare differente per contenere la pandemia. A redigerlo erano stati tre autorevoli epidemiologi – il dott. Martin Kulldorff, la dott.ssa Sunetra Gupta ed il dott. Jay Bhattacharya – che avevano proposto un metodo chiamato “Protezione Focalizzata” e basato sul fatto che l’incidenza della mortalità da Covid fosse “più di mille volte superiore negli anziani e nei malati rispetto ai giovani”. Gli autori avevano consigliato di permettere alle persone meno vulnerabili di “vivere normalmente la loro vita così da costruire l’immunità al virus attraverso l’infezione naturale” e di proteggere, invece, i soggetti più a rischio. Seppur si trattasse di una mera tesi, non si può non sottolineare che essa fosse sostenuta da epidemiologi di spessore e che nonostante ciò non sia stata presa minimamente in considerazione. Per questo, il fatto che il lockdown generalizzato costituisse l’unico nonché il miglior rimedio alla pandemia continua a generare dubbi, soprattutto se si considera che due anni di restrizioni hanno prodotto diversi effetti collaterali tra cui seri problemi psicologici nei bambini. Disturbi da stress post-traumatico, ansia e depressione sono solo alcune delle conseguenze di tali scelte, i cui effetti, evidentemente, sono tutt’altro che esclusivamente positivi.
Il G7 si impegnerà a decarbonizzare la maggior parte della produzione elettrica entro il 2035: è quanto viene affermato all’intero del comunicato relativo alla riunione dei ministri di Energia e Clima tenutasi a Berlino. “Ci impegniamo ulteriormente a raggiungere l’obiettivo di avere settori elettrici prevalentemente decarbonizzati entro il 2035”, si legge nel documento, nel quale viene appunto affermato che verrà data priorità “agli impegni relativi alla transizione nel settore energetico” e che, tra l’altro, i paesi del G7 si impegneranno anche ad “aumentare significativamente” i trasporti “a basse o zero emissioni di carbonio”.
Sono già oltre 11 mila le firme raccolte dalla petizione Salviamo bosco, collina e borgo medievale di Collestrada! lanciata dall’associazione Colle della Strada sulla piattaforma change.org. Lo scopo: riportare l’attenzione sulla realizzazione del “Nodo di Perugia”, un tratto di strada di 7 km che andrebbe a unire i comuni di Collestrada e Madonna del Piano, in provincia di Perugia. Il rischio, secondo gli ambientalisti, è che la costruzione di gallerie e viadotti, necessaria per completare l’opera, comprometta irreparabilmente la zona boschiva collinare, denominata Sito di Importanza Comunitaria e Zona Speciale di Conservazione e sottoposta a vincolo ministeriale (con Decreto Ministeriale dell 14 novembre 1962).
L’opera verrebbe realizzata per porre una soluzione all’annoso problema del congestionamento del traffico tra i due comuni, ma andrebbe a compromettere un’area di territorio di rilevante interesse naturalistico, per via della vegetazione che vi fiorisce e delle numerose specie di uccelli rapaci e migratori che vi fanno il nido. Simona Cianetti, portavoce del coordinamento Sciogliamo il Nodo, formato da 25 associazioni che si oppongono alla costruzione dell’opera sin dalla sua prima progettazione nel 2003, lo definisce “un’irrimediabile sfregio all’ambiente”, in quanto andrebbe a compromettere non solo l’ecosistema, ma anche il panorama naturale della collina, nonché il patrimonio storico del territorio. Secondo quanto riferito da Cianetti, inoltre, la costruzione della strada comporterebbe la violazione di vincoli e impegni presi con l’UE, che ha in parte finanziato il mantenimento di queste zone imponendo vincoli quali il divieto di modifica del suolo e del sottosuolo.
Riconoscendo la necessità di individuare un’impellente soluzione al problema del traffico, le associazioni chiedono di valutare alternative “dal punto di vista del tracciato stradale, dello sviluppo della rete di trasporto intermodale e della ricerca di sistemi innovativi di comunicazione meno impattanti su territorio, ambiente ed ecosistema”. Tra queste, l’ampliamento delle rampe stradali già esistenti, “più veloce e semplice da realizzare” per Cianetti.
L’assessore alle Infrastrutture e Trasporti della Regione Umbria Enrico Melasecche non ha fino ad ora rilasciato commenti in merito alla realizzazione dell’opera.
Ti ricordiamo che il nostro giornale non ospita alcuna pubblicità e non riceve alcun contributo pubblico. È un progetto che esiste solo grazie a Voi lettori.
Per continuare a leggere senza limiti e accedere a tutti i contenuti esclusivi, abbonati adesso al costo di un caffè a settimana. Oltre a sostenere un progetto editoriale unico nel suo genere, potrai beneficiare di un’informazione verificata, di qualità, coraggiosa e senza filtri.
Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nell'informativa sulla privacy.
Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza durante la navigazione nel sito. Di questi, i cookie che sono classificati come necessari sono memorizzati sul tuo browser in quanto sono essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito web. Utilizziamo anche cookie di terze parti che ci aiutano ad analizzare e capire come utilizzi questo sito web. Questi cookie vengono memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Hai anche la possibilità di rinunciare a questi cookie, Ma l'opt-out di alcuni di questi cookie può influenzare la tua esperienza di navigazione.
I cookie necessari sono assolutamente indispensabili per il corretto funzionamento del sito web. Questi cookie assicurano le funzionalità di base e le caratteristiche di sicurezza del sito web, in modo anonimo.
Cookie
Durata
Descrizione
__cf_bm
1 hour
This cookie, set by Cloudflare, is used to support Cloudflare Bot Management.
cookielawinfo-checkbox-advertisement
1 year
Set by the GDPR Cookie Consent plugin, this cookie is used to record the user consent for the cookies in the "Advertisement" category .
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent.Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 mesi
Il cookie è impostato dal consenso dei cookie GDPR per registrare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Funzionale".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Necessario".
cookielawinfo-checkbox-others
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent.Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Altro".
cookielawinfo-checkbox-performance
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Performance".
CookieLawInfoConsent
1 year
CookieYes sets this cookie to record the default button state of the corresponding category and the status of CCPA. It works only in coordination with the primary cookie.
csrftoken
1 year
This cookie is associated with Django web development platform for python. Used to help protect the website against Cross-Site Request Forgery attacks
JSESSIONID
session
New Relic uses this cookie to store a session identifier so that New Relic can monitor session counts for an application.
viewed_cookie_policy
11 mesi
Il cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent e viene utilizzato per memorizzare se l'utente ha acconsentito o meno all'uso dei cookie. Non memorizza alcun dato personale.
wpEmojiSettingsSupports
session
WordPress sets this cookie when a user interacts with emojis on a WordPress site. It helps determine if the user's browser can display emojis properly.
I cookie funzionali aiutano ad eseguire alcune funzionalità come la condivisione del contenuto del sito web su piattaforme di social media, la raccolta di feedback e altre caratteristiche di terze parti.
Cookie
Durata
Descrizione
yt-player-headers-readable
never
The yt-player-headers-readable cookie is used by YouTube to store user preferences related to video playback and interface, enhancing the user's viewing experience.
yt-remote-cast-available
session
The yt-remote-cast-available cookie is used to store the user's preferences regarding whether casting is available on their YouTube video player.
yt-remote-cast-installed
session
The yt-remote-cast-installed cookie is used to store the user's video player preferences using embedded YouTube video.
yt-remote-connected-devices
never
YouTube sets this cookie to store the user's video preferences using embedded YouTube videos.
yt-remote-device-id
never
YouTube sets this cookie to store the user's video preferences using embedded YouTube videos.
yt-remote-fast-check-period
session
The yt-remote-fast-check-period cookie is used by YouTube to store the user's video player preferences for embedded YouTube videos.
yt-remote-session-app
session
The yt-remote-session-app cookie is used by YouTube to store user preferences and information about the interface of the embedded YouTube video player.
yt-remote-session-name
session
The yt-remote-session-name cookie is used by YouTube to store the user's video player preferences using embedded YouTube video.
ytidb::LAST_RESULT_ENTRY_KEY
never
The cookie ytidb::LAST_RESULT_ENTRY_KEY is used by YouTube to store the last search result entry that was clicked by the user. This information is used to improve the user experience by providing more relevant search results in the future.
I cookie di performance sono utilizzati per capire e analizzare gli indici di performance chiave del sito web che aiuta a fornire una migliore esperienza utente per i visitatori.
Cookie
Durata
Descrizione
SRM_B
1 year 24 days
Used by Microsoft Advertising as a unique ID for visitors.
I cookie analitici sono utilizzati per capire come i visitatori interagiscono con il sito web. Questi cookie aiutano a fornire informazioni sulle metriche del numero di visitatori, la frequenza di rimbalzo, la fonte del traffico, ecc.
Cookie
Durata
Descrizione
_clck
1 year
Microsoft Clarity sets this cookie to retain the browser's Clarity User ID and settings exclusive to that website. This guarantees that actions taken during subsequent visits to the same website will be linked to the same user ID.
_clsk
1 day
Microsoft Clarity sets this cookie to store and consolidate a user's pageviews into a single session recording.
_ga
2 years
The _ga cookie, installed by Google Analytics, calculates visitor, session and campaign data and also keeps track of site usage for the site's analytics report. The cookie stores information anonymously and assigns a randomly generated number to recognize unique visitors.
_ga_*
1 year 1 month 4 days
Google Analytics sets this cookie to store and count page views.
_gat_gtag_UA_178106852_1
1 minute
Set by Google to distinguish users.
_gid
1 day
Installed by Google Analytics, _gid cookie stores information on how visitors use a website, while also creating an analytics report of the website's performance. Some of the data that are collected include the number of visitors, their source, and the pages they visit anonymously.
bugsnag-anonymous-id
never
BugSnag/Juicer sets this cookie for bug reporting and other analytical purposes.
CLID
1 year
Microsoft Clarity set this cookie to store information about how visitors interact with the website. The cookie helps to provide an analysis report. The data collection includes the number of visitors, where they visit the website, and the pages visited.
MR
7 days
This cookie, set by Bing, is used to collect user information for analytics purposes.
SM
session
Microsoft Clarity cookie set this cookie for synchronizing the MUID across Microsoft domains.
vuid
1 year 1 month 4 days
Vimeo installs this cookie to collect tracking information by setting a unique ID to embed videos on the website.
I cookie pubblicitari sono utilizzati per fornire ai visitatori annunci pertinenti e campagne di marketing. Questi cookie tracciano i visitatori attraverso i siti web e raccolgono informazioni per fornire annunci personalizzati.
Cookie
Durata
Descrizione
_fbp
3 months
This cookie is set by Facebook to display advertisements when either on Facebook or on a digital platform powered by Facebook advertising, after visiting the website.
_tt_enable_cookie
1 year 24 days
Tiktok set this cookie to collect data about behaviour and activities on the website and to measure the effectiveness of the advertising.
_ttp
1 year 24 days
TikTok set this cookie to track and improve the performance of advertising campaigns, as well as to personalise the user experience.
ANONCHK
10 minutes
The ANONCHK cookie, set by Bing, is used to store a user's session ID and verify ads' clicks on the Bing search engine. The cookie helps in reporting and personalization as well.
fr
3 months
Facebook sets this cookie to show relevant advertisements by tracking user behaviour across the web, on sites with Facebook pixel or Facebook social plugin.
MUID
1 year 24 days
Bing sets this cookie to recognise unique web browsers visiting Microsoft sites. This cookie is used for advertising, site analytics, and other operations.
test_cookie
16 minutes
doubleclick.net sets this cookie to determine if the user's browser supports cookies.
VISITOR_INFO1_LIVE
6 months
YouTube sets this cookie to measure bandwidth, determining whether the user gets the new or old player interface.
VISITOR_PRIVACY_METADATA
6 months
YouTube sets this cookie to store the user's cookie consent state for the current domain.
YSC
session
Youtube sets this cookie to track the views of embedded videos on Youtube pages.
yt.innertube::nextId
never
YouTube sets this cookie to register a unique ID to store data on what videos from YouTube the user has seen.
yt.innertube::requests
never
YouTube sets this cookie to register a unique ID to store data on what videos from YouTube the user has seen.