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venerdì 22 Ottobre 2021

Il costo della transizione ecologica è finito in bolletta?

Qualche giorno fa il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha annunciato un rincaro del 40% nei costi della bolletta elettrica. Una notizia che ha letteralmente freddato gli italiani, soprattutto dopo i sacrifici economici legati all’emergenza pandemica. Un vero e proprio allarmismo quello fatto dalle istituzioni, per giunta, in assenza di spiegazioni dettagliate e senza delle necessarie ammissioni di colpa. Ciononostante, per il prossimo trimestre sarebbe quindi previsto questo aumento tutt’altro che trascurabile. Riguardo le motivazioni che lo hanno scaturito, però, si è generata molta confusione. Cerchiamo di fare chiarezza. Lo stesso ministro, seppur superficialmente, quando ha annunciato la novità ha dichiarato che questo «succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta e perché aumenta anche il prezzo della CO2 prodotta».

In sostanza, Cingolani ha imputato il rincaro a due fattori: all’incremento nel costo delle materie prime da cui dipendiamo e alla ‘transizione ecologica’. Nel primo caso, le cause, a loro volta, dipendono da più fattori. Da un lato, l’aumento dei costi del gas metano, da cui dipende la maggior parte dell’energia elettrica italiana, è stato dovuto ad un inverno europeo particolarmente lungo, il quale ha impedito un rifornimento adeguato per tale fonte energetica. Inoltre, manutenzioni, incidenti, nonché le stesse crisi politiche in Ucraina e Bielorussia potrebbero aver giocato un ruolo chiave. C’è poi da dire che il rincaro delle materie prime è dipeso sicuramente anche dall’aumento della domanda determinato dalla ripresa economica post-pandemia.

Per quanto riguarda invece il fattore ‘transizione ecologica’ le cose appaiono forse ancor più complesse. «In questo contesto – spiega QualEnergia – un ruolo lo ha avuto indubbiamente il rincaro dei certificati Ets di scambio della CO2». In altre parole, infatti – ora più che mai – tanto più un’azienda continua ad emettere gas serra, tanto più questi avranno dei costi via via maggiori, così come stabilito dal cosiddetto ‘mercato del carbonio’. Tuttavia, il peso di questi aumenti, analizzando meglio la questione, sembrerebbe più che marginale. Innanzitutto, a livello europeo, solo un quinto dell’attuale aumento dei prezzi dell’energia può essere effettivamente attribuito alla crescita del prezzo della CO2. E in Italia, in particolare, questo fattore inciderebbe non più del 20% nei rincari della bolletta. Da questo emerge quindi un’importante verità: dipendiamo ancora troppo dal gas naturale mentre la transizione energetica è in ritardo. Questo è il problema.

L’approvvigionamento di energia italiano, infatti, è ancora fortemente vincolato al gas. In particolare, per più del 39% del mix energetico. Una fonte fossile da molti considerata come un ‘ponte’ verso la transizione ecologica che tuttavia impedisce la spinta e la conversione alle rinnovabili di cui si avrebbe bisogno. Al riguardo Cingolani avrebbe giustificato questa persistenza centrale del gas affermando che è necessaria per evitare le fluttuazioni delle fonti pulite. È sì vero che le rinnovabili sono caratterizzate da una certa intermittenza (fornitura di energia non continua), ma questo si risolverebbe investendo molto di più in capacità di accumulo. Ad ogni modo, nel complesso, per i ritardi nella conversione energetica vera e propria il ministro non ha ancora trovato delle scuse adeguate. Perché è chiaro che, al di la di ogni possibile causa, se ci fossero più rinnovabili, gli aumenti dei prezzi del gas e del carbonio graverebbero molto meno sulle bollette degli italiani. Questo, non a caso, è stato ribadito su più fronti. A rincarare la dose, ad esempio, un comunicato congiunto delle principali associazioni ambientaliste. Queste, per l’appunto, sottolineano quanto la maggiorazione della bolletta sia frutto della dipendenza dal gas e chiedono a gran voce che si acceleri sulla transizione ecologica.

In ultimo, ma non meno importante, qualunque sia la motivazione alla base del fenomeno, non è accettabile che a pagare siano i cittadini. Fortunatamente, però, sembra che l’ondata di critiche scaturita dalla notizia abbia smosso le acque. «Bisogna ragionare su come viene costruita la bolletta e qui va un po’ riscritto il metodo di calcolo. Lo stiamo facendo in queste ore, ci stiamo lavorando», ha dichiarato ieri il ministro Cingolani. Oltre poi a fornire le dovute spiegazioni, sembra quindi che sia in atto un tentativo finalizzato ad evitare, o per lo meno a mitigare, tale allarmante rincaro.

[di Simone Valeri]

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